La montagna incantata

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La montagna incantata
Titolo originale Der Zauberberg
Altri titoli La montagna magica
1924 Der Zauberberg (1).jpg
Frontespiziono della prima edizione tedesca del 1924
Autore Thomas Mann
1ª ed. originale 1924
1ª ed. italiana 1932
Genere romanzo
Lingua originale tedesco
Ambientazione Germania, Svizzera
Personaggi Hans Castorp, Joachim Ziemssen, Lodovico Settembrini, Madame Chauchat, Leo Naphta, Pieter Peeperkorn
« La montagna incantata è un fedele, complesso, esauriente ritratto della civiltà occidentale dei primi decenni del Novecento e, nella sua incantata fusione di prosa e poesia, di vastità scientifica e di arte raffinata, è il libro, forse, più grandioso che sia stato scritto nella prima metà del secolo »
(Ervino Pocar, Introduzione a La montagna incantata, Milano, Mondadori, 1965)

La montagna incantata (titolo originale Der Zauberberg) è un romanzo dello scrittore tedesco Thomas Mann pubblicato nel 1924.

Genesi dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

Mann iniziò a lavorare a La montagna incantata nel 1912, concependo inizialmente il progetto come un racconto breve in cui sviluppare in chiave ironica alcuni dei temi già presenti in La morte a Venezia. L'idea centrale riflette le esperienze ed impressioni relative al soggiorno della moglie, Katia Pringsheim, a quel tempo sofferente di una malattia polmonare, nel sanatorio del dottor Friedrich Jessen a Davos in Svizzera, durato diversi mesi. Mann le fece visita nel maggio e giugno del 1912, facendo la conoscenza del personale e dei degenti di questo centro medico cosmopolita. Secondo quanto affermato dallo stesso scrittore in un'appendice più tardi aggiunta al volume, l'esperienza fornì il materiale per il primo capitolo (L'arrivo) del romanzo.

Lo scoppio della prima guerra mondiale interruppe il lavoro sul libro. Il conflitto e le difficili condizioni del dopoguerra indussero l'autore a un sostanziale riesame della società borghese europea che tenesse conto delle perverse tendenze distruttive mostrate da una gran parte dell'umanità cosiddetta "civilizzata". Si trovò inoltre a considerare con rinnovata attenzione l'atteggiamento dell'individuo nei confronti di questioni quali la malattia, la morte, la sessualità. Ne conseguì una sostanziale revisione del testo che venne notevolmente ampliato e finalmente completato nel 1924. Der Zauberberg fu pubblicato in due volumi, nel novembre dello stesso anno, dall'editore S. Fischer Verlag a Berlino.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il Berghotel Sanatorium Schatzalp (ex sanatorio Berghof) di Davos (Svizzera) citato nel romanzo

La storia è ambientata negli anni precedenti la prima guerra mondiale. Il protagonista è il giovane ingegnere di Amburgo Hans Castorp, agli inizi della carriera nell'industria navale. La narrazione inizia con la visita di Castorp, programmata per tre settimane, al cugino, militare di carriera, Joachim Ziemssen presso il sanatorio Berghof a Davos, sulle Alpi svizzere, qui ricoverato a causa della tubercolosi.

Poco prima del previsto ritorno, Castorp si sottopone a una visita a causa di una leggera infezione bronchiale e viene persuaso a rinviare la partenza in attesa di un miglioramento delle sue condizioni di salute. La prima metà del romanzo descrive i primi mesi del soggiorno durante i quali il protagonista fa la conoscenza di una serie di personaggi che costituiscono un microcosmo della società europea del tempo. Particolare impressione fa su Castorp il massone, umanista ed enciclopedista italiano Lodovico Settembrini, allievo di Giosuè Carducci, che ne diventa una sorta di mentore. Un'altra rilevante figura è costituita da Madame Chauchat, moglie di un funzionario russo, di cui Castorp si innamora fin dai primi giorni, ma con cui avrà modo di parlare solo assai più tardi, poco prima della partenza di questa per un lungo soggiorno in Spagna e in altre località europee.

La malattia si rivela in realtà tubercolosi e tratterrà il protagonista lontano dalla vita attiva per sette anni. La narrazione segue la percezione del tempo degli stessi malati per cui esso trascorre quasi inavvertitamente: mentre la prima parte del romanzo descrive il primo anno di soggiorno di Castorp, la seconda tratta dei restanti sei. All'umanista Settembrini si affianca intanto il gesuita Leo Naphta, la cui filosofia a tratti cinica e radicale fa da contraltare alle posizioni moderate dell'italiano, mettendone in luce i limiti senza però fornire una visione organica del mondo che possa essere accettata dall'animo essenzialmente borghese di Castorp. Alle accanite discussioni tra i due intellettuali il protagonista assiste rendendosi via via sempre più partecipe, mentre il cugino Joachim, che spesso lo accompagna, mantiene sempre un marcato riserbo. Quest'ultimo, insofferente all'inattività a cui le condizioni di salute lo costringono, decide all'improvviso e risolutamente di far ritorno al "piano" e alla carriera militare nonostante l'opinione contraria dei medici, i quali invece dichiarano "guarito" Castorp che si rifiuta però di lasciare la clinica. Diversi mesi più tardi, a causa di un aggravarsi della malattia, Joachim fa ritorno a Davos in compagnia della madre e, poco tempo dopo, muore.

Negli ultimi capitoli del romanzo, fa la sua comparsa, accompagnato dalla signora Chauchat, il magnate Pieter Peeperkorn, ultima figura ad esercitare una forte influenza sul protagonista. Nonostante questi goda dei favori della mai dimenticata dama russa e ne sia dunque rivale in amore, Castorp rimane affascinato dalla forte personalità del ricco edonista olandese. Poco dopo però questi, quasi inspiegabilmente, si suicida.

Nella parte finale del romanzo inizia a serpeggiare nel sanatorio una forte insofferenza e inquietudine; simbolo probabilmente della fine della Belle époque, ma anche delle future contraddizioni della Repubblica di Weimar. Persino le discussioni tra Naphta e Settembrini si fanno più veementi e il primo sfida l'altro a duello. Al rifiuto di Settembrini di sparare all'amico però Naphta si spara in testa uccidendosi. Verso la conclusione, la prima guerra mondiale ha inizio e Castorp scende al "piano" per arruolarsi nell'esercito.

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Hans Castorp[modifica | modifica wikitesto]

Un giovane uomo poco più che ventenne. Secondo lo stesso autore il protagonista del romanzo è un cavaliere indagatore, come il "puro folle" alla ricerca del Santo Graal nella tradizione mitico-letteraria del Parzival; tuttavia, egli rimane come ad uno stato embrionale ed abortito, pallido e mediocre in quanto perfetta rappresentazione della borghesia tedesca. Fortemente diviso tra influenze contrastanti, capace dei più alti ideali umanistici, ma allo stesso tempo soggetto anche a pesante filisteismo ed apparente radicalismo ideologico.

Come è suo solito, Mann scegli il nome del suo protagonista con accurata attenzione: Hans è un nome tedesco assai generico, quasi anonimo, ma che si riferisce anche alla figura presente nella fiaba "La fortuna di Hans" (Hans im Glück) dei Fratelli Grimm e all'apostolo Giovanni evangelista, il discepolo prediletto di Gesù che ha avuto la visione dell'Apocalisse. Castorp è invece il cognome di un eminente personalità storica medioevale della città natale di Thomas Mann, Lubecca, il sindaco e ricco mercante del XV secolo Hinrich Castorp.

In un certo senso Hans Castorp può esser inteso come la personificazione della giovane repubblica di Weimar: da una parte 'umanesimo, dall'altra il radicalismo più estremo - rappresentati rispettivamente da Settembrini e Naphta - cercano di attrarlo a sé ottenendo il suo favore, ma Castorp non pare in grado di poter fare una scelta compiuta e decisa. Il leggero ma costante stato febbrile che lo accompagna è sottile metafora della propria mancanza di chiarezza interiore: l'alterazione di temperatura corporea (37,6°) è un punto intermedio tra l'esser sano e l'esser malato. Infine la temperatura esterna dell'ambiente in cui si ritrova improvvisamente a vivere è spesso fuori equilibrio; o è troppo caldo o troppo freddo e tende quindi agli estremi (ad esempio l'episodio della nevicata in pieno agosto), non avendo mai una sua stabilità.

Settembrini[modifica | modifica wikitesto]

Settembrini viene ben a rappresentare l'ideale attivo e positivo dell'illuminismo, dell'umanesimo, della democrazia, della tolleranza e dei diritti umani. Spesso egli trova Castorp letteralmente immerso nel buio, tanto che prima di iniziare le loro quasi quotidiane conversazioni vi è la necessità di accendere la luce. Egli si paragona volentieri alla figura della mitologia greca Prometeo, colui che ha portato nel mondo umano il dono del fuoco e quindi di conseguenza anche dell'illuminazione. Il suo mentore è Giosuè Carducci, il poeta italiano che ha anche scritto tra l'altro un inno dedicato a Lucifero, "la forza vindice della ragione."

I suoi principi etici sono quelli dei valori borghesi e del lavoro; cerca di contrastare il fascino morboso che Castorp pare intrattenere con la morte e la malattia, mettendolo in guardia contro la "compagna di malattia" Madame Chauchat, cercando di dare prova di una visione positiva della vita: il suo antagonista Naphta lo descrive come "Zivilisationsliterat". Mann originariamente ha costruito Settembrini come una caricatura del romanziere liberal-democratico, rappresentato per esempio dal fratello Heinrich Mann. Tuttavia, mentre il romanzo era in corso d'opera, Mann stesso è diventato un sostenitore dichiarato della Repubblica di Weimar, il che può spiegare come mai accada che Settembrini, soprattutto nei capitoli successivi a quelli immediatamente iniziali, diventa la voce dell'autore.

Nelle caratteristiche fisiche Settembrini ricorda il compositore italiano Ruggero Leoncavallo, mentre il nome è preso da quello del patriota italiano del XIX secolo Luigi Settembrini .

Naphta[modifica | modifica wikitesto]

L'antagonista principale di Settembrini, Leo Naphta, è un membro della compagnia di Gesù, divenuto hegeliano-marxista ma nato Ebreo; una parodia del filosofo tedesco György Lukács, come informa Mann in una lettera del 1949.

Madame Chauchat[modifica | modifica wikitesto]

Clawdia Chauchat rappresenta la tentazione data dall'erotismo, la lussuria e l'amore, il tutto in una forma degenerata ed ampiamente morbosa, dominata da "passività asiatica". Lei si trova ad essere proprio uno dei motivi principali per il soggiorno prolungato di Castorp sulla montagna magica. La promessa femminile del piacere sessuale come ostacolo alla gioia maschile per l'azione nel mondo imita i temi del mito riguardante Circe ma presente anche nelle ninfe delle "montagne di Venere" nell'opera lirica Tannhäuser (opera) di Richard Wagner.

Caratteristiche feline che contraddistinguono la donna sono fatte notare abbastanza spesso; il suo cognome poi deriva dal francese "chaud chat" (gatto caldo), mentre il suo primo nome include anche un accenno all'inglese claw-artiglio. (Il suo nome può anche essere un riferimento alla mitragliatrice Chauchat in dotazione all'esercito francese durante la prima guerra mondiale. Clawdia Chauchat lascia il Berghof per qualche tempo, ma per ritornare in seguito con un altro compagno impressionante, Mynheer Peeperkorn, che soffre di una malattia tropicale.

Peeperkorn[modifica | modifica wikitesto]

Mynheer-Pieter Peeperkorn, nuovo amante di Clavdia Chauchat, entra nel paesaggio del Berghof piuttosto tardi; ma è certamente una delle persone maggiormente predominanti del romanzo: rappresenta il principio e lo spirito dionisiaco. Il suo forte comportamento e l'accentuata personalità, con la sua aura di importanza che lo attraversa, in combinazione con un imbarazzo evidente e la strana incapacità di completare nemmeno una volta una qualche dichiarazione od affermazione, ricorda alcune figure delle precedenti novelle dell'autore (per esempio, Herr Klöterjahn in Tristano (racconto)); personaggi che sono da un lato fonte di ammirazione per la loro prorompente energia vitale ma anche, dall'altro, condannati a causa della loro estrema ingenuità.

In conclusione, questa persona rappresenta la forma più grottesca di un carattere dionisiaco; il dio greco Dioniso è importante anche nella filosofia di Friedrich Nietzsche e La nascita della tragedia è la fonte del titolo "La montagna incantata". Estremismo di Peepercorn si ripercuote anche nell'atto finale del suicidio da lui compiuto, eseguito anche in modo alquanto strano. Con Mynheer Peeperkorn l'autore del romanzo personalizza contemporaneamente il suo rivale, l'influente poeta tedesco Gerhart Hauptmann, ma anche alcune proprietà di Goethe (con il quale spesso è stato confrontato Hauptmann).

Ziemssen[modifica | modifica wikitesto]

Joachim Ziemssen è il cugino di Castorp

Interpretazioni[modifica | modifica wikitesto]

La montagna incantata è caratterizzata da una narrativa densa di erudizione e spesso ambigua che ha determinato una certa varietà di giudizi critici. A fianco di uno scrupoloso realismo nella descrizione di personaggi e situazioni, si ritrova un marcato simbolismo, nei toni con cui viene descritto, ad esempio, il fluire del tempo o le impressioni e meditazioni del protagonista. I personaggi stessi, rappresentano, più o meno apertamente, le diverse tendenze filosofiche del tempo con cui Castorp viene, in questo modo, successivamente in contatto. Il rapporto tra l'ordine e l'equilibrio della morale borghese e il vitalismo estetico, già analizzato in un contesto di malattia e morte in La morte a Venezia, è qui interpretato con sottile ironia e presentato in relazione al più ampio panorama del pensiero europeo del primo Novecento.

Il romanzo si rifà apertamente alla tradizione europea, e particolarmente tedesca, del romanzo di formazione o Bildungsroman, benché, come dichiarato dallo stesso autore, ne sia, al tempo stesso, una parodia. Nei capitoli iniziali, il protagonista mostra una spiccata curiosità sia nei confronti delle scienze naturali che delle discipline umanistiche, spesso in contrasto con l'atteggiamento chiuso e riservato del cugino Joachim. Con il passare del tempo impara però a mantenere una certa distanza dalle posizioni pur affascinanti ma estreme del gesuita Naphta, così come sviluppa anche un certo scetticismo rispetto agli slanci retorici dell'umanista Settembrini. A differenza del tipico impianto del romanzo di formazione, è stato sottolineato come la maturità acquisita da Castorp non sembra avere come scopo un futuro vissuto nella pienezza dello spirito finalmente raggiunta. Pare invece, a causa della prospettata e probabile morte nel conflitto mondiale, quasi fine a sé stessa o comunque inutile e inconsistente di fronte all'irrazionalità della guerra.

Fortuna[modifica | modifica wikitesto]

La montagna incantata ebbe una trasposizione per la televisione tedesca nel 1968 per la regia di Ludwig Cremer e una cinematografica nel 1981 per la regia di Hans W. Geißendörfer.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Frontespizio della prima edizione tedesca
Edizioni originali
  • Der Zauberberg, 2 volumi, Berlino: S. Fischer Verlag, 1924. Prima edizione.
  • Der Zauberberg, Francoforte sul Meno: S. Fischer Verlag, 1991, 2002
Traduzioni italiane
  • La montagna incantata, traduzione di Bice Giachetti-Sorteni, Milano: Modernissima, 1932; Milano: dall'Oglio, 1945.
  • La montagna incantata, traduzione e introduzione di Ervino Pocar, Milano: Mondadori, 1965; con, in appendice, La montagna incantata, lezione di Thomas Mann agli studenti di Princeton, Milano: Corbaccio, 1992; con un'introduzione di Giorgio Montefoschi e, in appendice, La montagna incantata, lezione agli studenti di Princeton, Milano: TEA, 2005.
  • La montagna magica, a cura e con introduzione di Luca Crescenzi e un saggio di Michael Neumann; traduzione di Renata Colorni, Milano, A. Mondadori, 2010
Critica

Riportiamo qui solo le monografie dedicate a La montagna incantata. Per una più ampia bibliografia della critica sull'opera di Thomas Mann si veda la relativa voce.

  • Hermann J. Weigand, Thomas Mann's Novel Der Zauberberg: A Study, New York: AMS Press, 1971.
  • Helmut Gutmann, Das Musikkapitel in Thomas Manns "Zauberberg", in «The German Quarterly», 47, 1974, p. 415-431.
  • Borge Kristiansen, Zu Bedeutung und Funktion der Settembrini-Gestalt in Thomas Manns Zauberberg, in Gedenkschrift für Thomas Mann, Copenaghen: 1975 (ISBN 87-980394-1-5).
  • Hermann Kurzke, Wie konservativ ist der Zauberberg?, in Gedenkschrift für Thomas Mann, Copenaghen: 1975, (ISBN 87-980394-1-5).
  • Harold Bloom (a cura di), The Magic Mountain: Modern Critical Interpretations, Chelsea House, 1986.
  • Sthepen Dowden, A Companion to Thomas Mann's Magic Mountain, Camden House, 2002.
  • Nadine Heckner e Michael Walter, Thomas Mann. Der Zauberberg, Hollfeld, 2006.
  • Furio Jesi, "Venusberg - Hexenberg - Zauberberg", in Jesi, Materiali mitologici. Mito e antropologia nella cultura mitteleuropea (1979), Einaudi, Torino 2001, p. 224-52

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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  1. ^ LA MONTAGNA INCANTATA. Lettura integrale del romanzo in venti puntate. (Carissimi Padri. Almanacchi della Grande Pace 1900-1915).