Paola Capriolo

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Paola Capriolo (Milano, 1º gennaio 1962) è una scrittrice italiana.

Collabora alle pagine culturali del Corriere della Sera e svolge attività di traduttrice, soprattutto dal tedesco. Sue opere sono tradotte in Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Grecia, Lettonia, Olanda, Portogallo, Spagna, Stati Uniti, Svezia e Ungheria.

La scrittrice[modifica | modifica sorgente]

Paola Capriolo scrive romanzi non legati a temi di attualità: i suoi libri sono visionari, fantastici, permeati da un'ansia di fuga dalla realtà. Per la scrittrice milanese la letteratura risponde a precise esigenze interiori, non deve adeguarsi ad alcun modello.

Capisaldi i concetti fondamentali della narrativa della scrittrice: il concetto di Necessità e quello di Immanenza. La scrittrice ha la consapevolezza-visione della vita umana sia effimera e caduca.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • La grande Eulalia, Feltrinelli, (1988). È una raccolta di quattro racconti di carattere magico-fiabesco. Le prime due storie riguardano, rispettivamente, una compagnia itinerante di attori con una nuova prima-donna, e un maestro scultore e il suo apprendista ribelle; le ultime due storie invece risultano legate, e sono incentrate sulla vita in una prigione isolata. Il primo racconto, La grande Eulalia, è imperniato sul mestiere dell’attore, e segue la carriera della giovane Eulalia che entra nel teatro itinerante, diventa famosa come cantante e s’innamora del riflesso di un bell’uomo che intravede nel suo specchio. Il secondo, La donna di pietra, tratta del giovane apprendista che si trova ammaliato da una donna in carne e ossa che egli cerca di riprodurre in pietra. Gli ultimi due racconti, Il gigante (un diario) e Lettere a Luisa, sono connessi tematicamente dal duetto di piano e violino tra due suonatori che non s’incontrano mai: Adele, moglie del comandante della prigione, e il prigioniero innominato. Tutti e quattro i racconti coinvolgono protagonisti affascinati dalle loro ricerche artistiche alle quali dedicano tutte le proprie energie, soffrendo però la disillusione, la sconfitta e/o la morte.
  • Il nocchiero, Feltrinelli, (1989). Racconta la storia di Walter, trascinato nel processo spaventoso che consiste nel traghettare di notte verso un'isola un carico non specificato. Il personaggio sviluppa anche una passione per un "braccio" che intravede un giorno nell'Hotel Excelsior; s'infatua quindi della misteriosa "Carmen", eppure si sposa con la semplice "Linda". Malgrado la sua tendenza a vivere giorno per giorno piuttosto che cercare la verità, Walter si preoccupa sempre più del lato fosco del suo mestiere, e cioè inizia a domandarsi in che cosa consista il suo carico e quale sia la sua destinazione, chiedendosi inoltre se Linda sia effettivamente Carmen. Linda possiede un braccialetto simile a quello portato da Carmen, eppure nient'altro - né atteggiamento né portamento - sembra collegarla a quella donna elegante. Egli prova ad informarsi su questi due misteri (donna e lavoro), intuendo che siano in qualche modo collegati, e inquieto lotta con la propria coscienza. Condivide le sue preoccupazioni con i suoi due amici (anche loro chiamati Walter), che provano a dissuaderlo, come se fosse meglio non tener conto della "realtà" né indagarla. Infine, però, Walter decide per la tenebrosa rivelazione finale.
  • Il doppio regno, Bompiani, (1991). È la storia, scritta sotto forma di diario, di una protagonista senza nome che si trova in un albergo isolato dopo essere fuggita da un'onda gigantesca, terrificante. L'albergo, labirinto di scure sale e corridoi collegati, e popolato da un esercito di camerieri in divisa tutti uguali, è luogo di routine e di riti apparentemente privi di senso. Sebbene sogni, ricordi e "realtà" si confondano nella mente tormentata della protagonista, si affeziona man mano al suo ambiente. L'albergo le offre un rifugio dal suo mondo personale instabile e inquieto, eppure l'arrivo di tre estranei nella seconda parte del racconto la fa vacillare perché si sente mortificata quando la scambiano per un cameriere. Sono loro che cominciano a chiamarla "Cara" mentre provano a trovare un senso in alcune delle cose che ella racconta loro e a persuaderla a partire insieme a loro. Ma Cara è tormentata dai suoi ricordi indistinti e non vuol credere in alcuna realtà al di fuori dei confini dell'albergo.
  • La ragazza dalla stella d'oro, Einaudi, (1991)
  • Vissi d'amore, Bompiani, (1992). È basato sulla storia della Tosca di Puccini, narrato con cambiamenti essenziali soprattutto in relazione al personaggio di Scarpia, il quale è convinto della propria missione di far rispettare la legge divina nel mondo. Per lui è essenziale mostrarsi severo, privo di passioni, spietato. Però, l'incontro in chiesa con Tosca, cantante famosa, gli fa cambiare prospettiva, si invaghisce di lei e desidera incontrarla ancora. Si rende conto di questo suo cambiamento, benché continui a sfuggire dalla società ed a mantenere la sua reputazione. Tosca viene ritratta in modo ambiguo nella narrazione della Capriolo (a Cavaradossi l'autrice si riferisce appena), attratta sì dal barone, eppure distaccata, padrona di se stessa. La scena centrale ci rivela Tosca, condotta - ma esibendo poca riluttanza - da Scarpia, attraverso la soglia della camera di tortura, il cosiddetto "Paradiso", verso l'incontro sensualmente sadico che determinerà il loro destino.
  • La spettatrice, Bompiani, (1995). L'attore Vulpius viene fissato dallo sguardo di una misteriosa signora dal suo palco di teatro, e questa esperienza fa sì che anch'egli a sua volta sviluppi un'ossessione per veder recitare la propria ragazza, di nome Dora. Egli persuade la ragazza a rappresentargli rituali sempre più bizzarri, di notte, nel teatro vuoto, con l'effetto di sfinirla in senso sia fisico sia emotivo. Dora, a cui viene negata la vita normale, spensierata, che aveva cercato, prova ad accontentare Vulpius, anche se si sente a disagio con le sue richieste, convincendosi invece che costituiscono una parte della formazione professionale dell'attore. Rinuncia alla propria felicità e, in fin dei conti, alla vita, per lui, mentre Vulpius non dimostra alcuna sollecitudine nei confronti di lei e poco rimorso alla sua morte. Egli non si sente "reale" che nel teatro, cercando la sicurezza nel mondo di maschere, di costumi teatrali, e nella ripetizione eterna di gesti ma con sempre meno variazione, fino al punto che l'immobilità (cioè, la morte) diventa per lui l'unico stato valido.
  • L'assoluto artificiale. Nichilismo e mondo dell'espressione nell'opera saggistica di Gottfried Benn, Bompiani, (1996)
  • Un uomo di carattere, Bompiani, (1996). Narra la lotta fisica e mentale dell'ingegnere Erasmo Stiler, il quale cerca di coltivare l'affetto sia del suo giardino sia di sua cugina Zelda, come osservato e riportato dall'amico e artista dilettante Daniele Bausa, il suo "spettatore". Stiler ha ereditato una villa circondata da un'area incolta che prova a sottomettere al suo controllo. Lavora con estrema determinazione per creare un giardino ordinato, ma da cui sia bandita ogni forma animalesca, e nel quale le piante sono sottoposte ad un rigidissimo controllo. Bausa è critico ma anche pieno di ammirazione per i risultati dell'impresa. Al centro del giardino si trova una statua classica di Artemide la quale, si scopre più tardi, Stiler ha scelto a causa della somiglianza con sua cugina, con cui è entrato in una forma di rapporto amoroso. Zelda e sua madre arrivano come ospiti a casa di Stiler, ma Zelda si sente a disagio nel giardino, e tanto distrae l'ingegnere dai suoi lavori che egli è costretto a scegliere - o la donna o il giardino. Piuttosto che accettare un compromesso, il giardino ha la meglio, e ancora una volta Stiler si dedica totalmente alla sua impresa.
  • Con i miei mille occhi, Bompiani, (1997). Nella sua rielaborazione del mito di Narciso ed Eco raccontata dalla Foresta onnivedente, la storia rivela come le parole e i miti viaggino nel tempo, come sono entrambi ripetuti, rivissuti, ricreati. Il Narciso della Capriolo è un pittore che si isola dal mondo, cercando di rappresentare la natura nelle sue varie forme e luci. All'inizio si dedica del tutto alla sua arte, ossessionato dalle proprie rappresentazioni, e ignora Eco o almeno non si rende conto della presenza della forma eterea che prova a "parlare" con lui, a rivelarsi a lui. Come l'antico Narciso, il pittore subisce il fascino della propria immagine intravista in uno stagno ombreggiato da cui la Foresta aveva tentato invano di tenerlo lontano. Egli diventa poi sempre più catturato dalla rappresentazione, che è diventata ormai l'autorappresentazione, trascorrendo ore interminabili a fissare la propria immagine negli specchi che si è procurato, oppure a dipingerla su tela. Comunque, a differenza del suo mitico predecessore, il protagonista viene liberato dalla sua autoossessione da Eco che infine riprende la sua forma umana tramite il ritratto di lei dipinto su tela dall'artista.
  • Barbara, Bompiani, (1998). La storia, una leggenda medievale cavalleresca, parla dell'incontro fatale di un nobile con la sua fidanzata, l'eponima "femme fatale", e dei loro successivi rapporti turbati. Rassegnato ora alla vecchiaia e al vivere confinato nel suo castello, egli ripensa alla sua vita passata, cogliendo l'occasione dell'arrivo di un ospite inaspettato per raccontargli la propria storia. Quest'ultima abbonda di elementi fiabeschi - incontri casuali, illusioni, cambiamenti improvvisi, avventure, successi e fallimenti - i quali dirigono o inquadrano il racconto. Il lettore apprende come Barbara, in virtù della propria natura enigmatica e con i suoi giardini-labirinto, eserciti il proprio potere sul nobile, ingannandolo, incitandolo perfino a commettere l'omicidio. Ad un tratto divenuto consapevole dell'enormità del proprio atto, il nobile fugge per evitare la cattura e, non tenendo conto dei consigli di un eremita incontrato sulla via, si impegna in una ricerca di fama e fortuna. Quando tenta poi di rivedere Barbara viene arrestato e chiuso in carcere. Il nobile incontra successivamente ogni tipo di ostacolo che gli impedisce di appellarsi al sovrano, e alla fine progetta la propria vendetta su di Barbara, tentativo, tuttavia, destinato a fallire.
  • Il sogno dell'agnello, Bompiani, (1999). Raffigura la lotta di due emarginati contro una società "modello" in un mondo sorprendentemente moderno dominato dai computer, un "paradiso terrestre" abitato da cittadini giovani e belli. La ragazzina Sara e il vecchio barbone (che si fa chiamare "principe"), che insieme formano una strana coppia, cercano di liberarsi dall'ordine e dal controllo, dall'ignoranza, dai sentimenti tiepidi. In compenso devono far fronte all'incomprensione e all'ostilità che aumentano sempre finché l'ambiente stesso comincia a trasformarsi. Con delle allusioni fortemente bibliche i cittadini subiscono una serie di pestilenze e sognano tutti un agnello che sanguina da una profonda ferita. Ritenuti responsabili di queste piaghe, o visioni apocalittiche, Sara e il principe vengono inseguiti e intimiditi fino al punto in cui Sara sfugge appena alla morte per annegamento ad opera della folla di cittadini impazziti in una "caccia alle streghe" carnevalesca. I due amici lasciano il paese alla ricerca di un mondo più puro.
  • Una di loro, Bompiani, (2001). La storia vede il protagonista mosso a riflettere sulla sua immersione solitaria nell'estetica. Nell'albergo di montagna dove si è stabilito per le vacanze, per rivedere le bozze di un saggio e per cominciare a scrivere un libro intitolato "Narciso e Narciso", egli s'imbatte in una cameriera straniera, Iasmina, con cui prova ad instaurare un rapporto di amicizia. Quando successivamente ella sparisce, egli s'avvia in un'esplorazione del mistero che circonda sia lei sia la sua "gente", indagine che rivela l'esistenza degradante e umiliante che Iasmina e gli "altri" sono costretti a fare nell'edificio in rovina dove vivono, respinti dalla società. Vuole trovare, infatti, il modo di scappare dall'introversione e dagli interessi ristretti ed entrare invece nel mondo obiettivo intorno a sé, ma le sue indagini arrivano solo fino ad un certo punto. Nel corso del suo viaggio in treno di ritorno a casa, il protagonista, imprevedibilmente, sente il bisogno di tornare indietro, forse per mostrare compassione per le sofferenze delle persone di quest "altra realtà".
  • Con i miei mille occhi, Bompiani, (1997). Nella sua rielaborazione del mito di Narciso ed Eco raccontata dalla Foresta onnivedente, la storia rivela come le parole e i miti viaggino nel tempo, come sono entrambi ripetuti, rivissuti, ricreati. Il Narciso della Capriolo è un pittore che si isola dal mondo, cercando di rappresentare la natura nelle sue varie forme e luci. All'inizio si dedica del tutto alla sua arte, ossessionato dalle proprie rappresentazioni, e ignora Eco o almeno non si rende conto della presenza della forma eterea che prova a "parlare" con lui, a rivelarsi a lui. Come l'antico Narciso, il pittore subisce il fascino della propria immagine intravista in uno stagno ombreggiato da cui la Foresta aveva tentato invano di tenerlo lontano. Egli diventa poi sempre più catturato dalla rappresentazione, che è diventata ormai l'autorappresentazione, trascorrendo ore interminabili a fissare la propria immagine negli specchi che si è procurato, oppure a dipingerla su tela. Comunque, a differenza del suo mitico predecessore, il protagonista viene liberato dalla sua autoossessione da Eco che infine riprende la sua forma umana tramite il ritratto di lei dipinto su tela dall'artista.
  • Qualcosa nella notte. Storia di Gilgamesh, signore di Uruk, e dell'uomo selvatico cresciuto tra le gazzelle, Mondadori, (2003). È una reinterpretazione dell'antico poema mitico della Mesopotamia e rappresenta un'amicizia che finisce per trasformare due individui. Eroe "per due terzi dio e per un terzo uomo", Gilgamesh viene tormentato nel sonno da incubi, i quali rivelano le ansie esistenziali che di giorno egli rifiuta di riconoscere. Diventa amico dell' "uomo selvatico", Enkidu, trattandolo come un fratello e mostrandogli i costumi della società civilizzata, sebbene egli, a sua volta, impari da Enkidu e dai suoi modi di fare più "naturali". Dopo che saranno tornati trionfanti da una ricerca gloriosa (almeno, secondo Gilgamesh), Enkidu si sentirà incapace di adattarsi ulteriormente all'esistenza civilizzata, e va lentamente verso la morte. Gilgamesh lamenta in modo sentito la scomparsa dell'amico, e parte per fare una nuova ricerca, questa volta per consultare il saggio Ziusudra, "il Lontano". Sollevato dalle sue preoccupazioni mentali (circa l'immortalità), il re fa ritorno a casa, per diventare, forse, un sovrano più illuminato.
  • Una luce nerissima, Mondadori, (2005). Come il precedente romanzo Qualcosa nella notte, la storia riprende il tema del mito, in questo caso quello del Golem, ma esamina inoltre la situazione di due comunità che abitano nella stessa città, ma che sono separate fisicamente da un fiume così come sono divise sia dalla fede sia dalle condizioni economiche. Gli ebrei, che abitano nel ghetto, sono miseri, oppressi e perseguitati, ma si adattano al loro destino con calma rassegnazione e grande determinazione. Essi si sentono protetti dal loro rabbino e lontanissimi dal mondo del ricco, onnipotente imperatore che risiede nel suo castello, situato in alto sulla collina a dominare la sua parte della città. Tuttavia, è il ghetto che vede la creazione di un nuovo essere, Yossel, il quale provocherà un cambiamento dell'equilibrio del potere. La narrazione vivida, elegante e sommamente lirica analizza contrapposizioni eterne come quelle tra bene e male, fede e superstizione, orgoglio e umiltà (e falsa umiltà), pregiudizio e rassegnazione, debolezza e forza, creazione e distruzione, misura giusta e smoderatezza, come pure aspetti dell'eccitazione sessuale e della sensualità, dell'innocenza e della colpevolezza.
  • Rilke. Biografia di uno sguardo, Ananke, (2006)
  • L' amico invisibile, Einaudi, (2006)
  • Maria Callas, EL, (2007)
  • Ancilla, Perrone, (2008)
  • Il pianista muto, Bompiani, (2009)
  • Indira Gandhi, EL, (2009)
  • La macchina dei sogni, Piemme, (2009)
  • NO!, EL, (2010). Una giovane ragazza di colore, Rosa Parks, nell'anno 1955 rifiuta di cedere il posto su un autobus ad un bianco e va in prigione. Da lì Rosa intraprende un percorso di rivoluzione, dal boicottaggio degli autobus di Montgomery fino alla fine della segregazione dei "negri" sugli autobus.

Le traduzioni[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gillian Ania. Paola Capriolo: Mitologia, musica, metamorfosi 1988-1998, Franco Cesati, Firenze, 2006

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