Karl-Maria Kertbeny

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Karl Maria Kertbeny da giovane, verso il 1845-1850. Museo Nazionale Ungherese

Karl-Maria Alexandru Kertbeny o Károly Mária (Vienna, 28 febbraio 1824Budapest, 23 gennaio 1882) è stato uno scrittore, traduttore, bibliografo e patriota ungherese.

Fu pioniere del movimento di liberazione omosessuale. Fu lui a creare, in un suo opuscolo del 1869, la parola "omosessualità".

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Il 28 febbraio del 1824, a Vienna, vedeva la luce Karl Maria Benkert (poi Károly Mária Kertbeny), traduttore e scrittore in proprio, inventore del neologismo ”omosessualità”. Fu Havelock Ellis nei suoi Studi sulla psicologia sessuale (pubblicati tra il 1896 ed il 1928) a rivelare che:

« La parola omosessuale è stata inventata nel 1869 da un medico ungherese chiamato Benkert, che scriveva sotto lo pseudonimo di Kertbeny. Tale parola apparve per la prima volta in un opuscolo anonimo indirizzato al Ministro della Giustizia Prussiano, sotto forma di lettera »

Ellis lo aveva saputo da un'altra lettera che Karl Heinrich Ulrichs aveva scritto ad un amico (Karl Egells), nel 1884, lamentandosi del fatto che Benkert-Kertbeny avesse creato questo neologismo "impuro" (composto dal greco omoios = lo stesso, e dal latino sexus = sesso) perché geloso del suo "urningo". Anzi, sono parecchie le parole inventate dallo scrittore ungherese, delle quali avrebbero qualche fortuna solo "omosessualismo", "omosessuale", "normalsessuale", oltre a "eterosessuale" ed "omosessualità".

In qualche modo Ulrichs e Kertbeny si devono essere conosciuti, magari indirettamente, dato che già nel 1865, nella prefazione al quarto volume della sua serie, Formatrix, Ulrichs spiega che il primo riferimento scritto alle mie teorie è apparso in Erinnerungen an Charles Sealsfield, di Kertbeny, pubblicato a Lipsia nel 1864, a pag. 74. Sull'Annuario di Magnus Hirschfeld del 1905 apparve poi la notizia che i due furono in corrispondenza e che

« Benkert fu uno dei primi compagni che Ulrichs conobbe mentre era un funzionario dello Stato. »

Kertbeny scrisse pure che

« Le piante rampicanti dei vecchi pregiudizi hanno invaso l'Europa di oggi e non tollerano nulla che si frapponga al loro avanzare. Nulla che appartenga allo sviluppo delle nostre idee di tradizione e di morale e alle tesi di Numa Numantius »
(che era lo pseudonimo inizialmente utilizzato da Ulrichs.)
Una foto di Kertbeny (o Benkert) nel 1850/60.

Le informazioni di Ellis, comunque, hanno contribuito a diffondere alcuni errori duri a morire. Innanzitutto, il nome, che ancora oggi viene scritto in molti modi diversi: in ungherese è Károly Mária, che in tedesco è Karl-Maria Benkert. Poi, Kertbeny Karoli non è uno "pseudonimo" di Benkert, ma un anagramma "legale" che egli venne autorizzato a portare dal 1845 in poi. Ancora, Kertbeny è stato un po' di tutto: scrittore, libraio, giornalista, traduttore, bibliografo, poeta, storico, critico d'arte e perfino esportatore di vini, ma medico no. Non ha mai ricevuto un dottorato in nessun argomento e non ha mai scritto di medicina o di scienze naturali.

Infine, scrisse al ministro Adolf Leonhardt alcune lettere aperte per rispondere ad un invito pubblico. Ciò avvenne dopo che, nel 1866 la Prussia tenne a battesimo la Confederazione della Germania Settentrionale. Per poter unificare anche i codici civili e penali dei numerosi Stati che ne fanno parte, la Prussia crea una commissione di sette membri che, tenendo come riferimento iniziale il codice prussiano, sollecita la collettività ad esprimere la sua opinione sul progetto di unificazione. Numerosi giuristi e intellettuali fanno così conoscere, o per corrispondenza o attraverso la pubblicazione di documenti, i loro suggerimenti e commenti su questo primo progetto di codice penale unitario.

Poiché nel codice prussiano del 14 aprile 1851 c'è un paragrafo (il § 143) che punisce gli "atti contro natura" commessi tra uomini e perfino con animali, Benkert teme che esso entrerà a far parte del nuovo codice unitario, se qualcuno non interviene. Così prende la penna e scrive al presidente della Commissione dei Sette, che è proprio Leonhardt, per sostenere la tesi che lo Stato non ha alcun diritto di intromettersi negli affari privati degli individui in quel che riguarda il loro comportamento sessuale, anche se si tratta di atti omosessuali, appunto. Kertbeny non ebbe comunque fortuna, ed il paragrafo 143 fu introdotto nel codice penale della Confederazione modificato solo nel numero, 152, che poco più tardi, modificato un'altra volta, divenne famoso come il § 175 del nuovo codice del Secondo Reich tedesco (1871).

Il militante[modifica | modifica sorgente]

A differenza di quanto aveva fatto Ulrichs, Kertbeny non fece mai coming out. Egli giustificava il suo interesse per l'omosessualità con il suicidio di un amico d'infanzia, vittima di un ricattatore. La sua seconda lettera anonima a Leonhardt è addirittura firmata "un normalsessuale". Per un breve periodo fu anche fidanzato con una donna molto più anziana di lui, Vilma Motuschitzky, ed ebbe un fugace rapporto con Bettina von Arnim, ma molto più lunga nel tempo fu l'amicizia che intrattenne con il poeta gay Alfred Meissner.

Nel gennaio del 1855, quando morì l'unico fratello, Enrich Maria (1825-1855), Kertbeny si lamentò con la madre che Con lui si estingue la nostra stirpe, perché non possiamo contare su una discendenza. Probabilmente colpito dalla sifilide, dall'età di 38 anni cominciò ad accusarne le conseguenze più gravi, che furono la causa principale della morte, avvenuta il 23 gennaio 1882, a Budapest.

Oltre a coniare la parola "omosessuale", Benkert-Kertbeny ebbe un'intensa attività di traduttore e scrittore, collaborò con Gustav Jaeger fornendogli informazioni e materiali che finirono nel libro Entdeckung der Seele (La scoperta dell'anima, 1880): in esso è esposta la teoria secondo cui l'attrazione sessuale ha un'origine olfattiva. Fu questa l'opera che rese popolare tra i medici e la massa dei lettori il nuovo termine di Benkert ed il suo opposto, eterosessuale, che sarebbe stato propagandato da Marc André Raffalovitch qualche anno più tardi. Negli ultimi anni di vita, verso il 1880, Benkert scrisse anche un saggio sulla situazione della comunità omosessuale europea, che sarebbe stato pubblicato molto tempo dopo la sua morte, nel 1900, sul secondo numero dello Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen curato da Magnus Hirschfeld, sempre a cura di Jaeger.

Il primo uso documentato della parola "homosexual", in una lettera di Kertbeny, nel 1868. Foto: Biblioteca nazionale ungherese.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Karl Maria Kertbeny, Schriften zur Homosexualitätsforschung (a cura di Manfred Herzer), Rosa Winkel verlag, Berlin 2000. ISBN 3-86149-103-6

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Jean Claude Féray, Une histoire critique du mot "homosexualité", Arcadie, numeri 325 pp. 11–21; 326 pp. 115–124; 327 pp. 171–181; 328 pp. 246–258, Janvier-Avril 1981.
  • Jean Claude Féray e Manfred Herzer, Kertbeny, une énigmatique "mosaïque d'incongruités", Études finno-ougriennes, anno XXII, pp. 215–239.
  • Jean Claude Féray e Manfred Herzer, Une légende et une énigme concernant Karl Maria Kertbeny, in: Actes du colloque international, Sorbonne, 1er et 2 décembre 1989, vol. 1, Cahiers Gai-Kitsch-Camp, Lille 1989 (ma 1991), pp. 22–30.
  • Manfred Herzer, Kertbeny and the nameless love, Journal of homosexuality, XII 1985, fascicolo 1, pp. 1–26.
  • John Lauritsen e David Thorstad, Per una storia del movimento dei diritti omosessuali (1864-1935), Savelli, Roma 1979.

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