Tonio Kröger

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Tonio Kröger
Titolo originale Tonio Kröger
Autore Thomas Mann
1ª ed. originale 1903
Genere Racconto
Lingua originale tedesco
Protagonisti Tonio Kröger

Tonio Kröger è un racconto di Thomas Mann (premio Nobel per la letteratura nel 1929), pubblicato nel febbraio del 1903 sulla Neue Deutsche Rundschau, e nello stesso anno presso l'editore Fischer nella raccolta Tristan. Sechs Novellen. La novella era stata terminata l’anno precedente.

Il racconto in certi tratti coincide con l'autobiografia dello stesso Mann. Nell'opera, a metà strada fra il racconto ed il romanzo breve, l'autore affronta il problema del difficile rapporto con la vita degli individui "diversi", intendendo con quest'aggettivo quei soggetti più artisticamente dotati che non riescono però a godere delle bellezze dell'esistenza più semplice e quotidiana, come invece riescono benissimo a fare le persone definite "normali" e prive di tali doti: queste ultime difatti non soffrono, non sono travagliate nel loro animo e vivono la vera vita, felice.

Approfondita nella 1ª parte del lavoro (capitoli I e II) è l’analisi del disagio adolescenziale nel quale, con spirito veramente innovatore, lo scrittore ravvisa le possibili basi del formarsi di una coscienza artistica. Altro rilevante problema affrontato da Mann è quello relativo alla corretta individuazione e definizione del concetto di "artista": chi egli sia, quali i suoi problemi, come debba comportarsi nel mondo. Tale importanza attribuiva Mann a questo tema, che per lungo tempo il titolo provvisorio della novella è stato Literatur.


Trama[modifica | modifica wikitesto]

Tonio è un ragazzo caratterizzato da un'estrema sensibilità e dall’incipiente temperamento artistico: figlio del console e grossista di grano Kroger e di una bella donna del sud. Dalla madre ha ereditato gli occhi scuri e il volto dalle fattezze squadrate (oltre che il nome inusuale, preso dallo zio materno Antonio). Vive in una vecchia casa in una città affacciata sul Mar Baltico
Allevato in un ambiente di commercianti, dove ciò che conta è la ditta di famiglia, sente la forte contraddizione fra questo modo di concepire la vita (tutto teso agli affari) e la forte tendenza verso il mondo dell’arte: il contrasto tra il padre autoritario e la madre, che invece ama la libertà, accompagna per tutto l'opera questo contrastante oscillare fra il mondo degli artisti e dei borghesi che soltanto nell’ultimo capitolo troverà quell’intuizione che sarà da preludio ad una possibile risoluzione.

Nel primo periodo della sua vita egli si appassiona un po' morbosamente a due giovani, il compagno di scuola Hans Hansen[1] e la giovane ragazza Ingeborg Holm, entrambi di fattezze nordiche, occhi azzurri e capelli chiari. In seguito al dolore per la morte del padre e delle seconde nozze della madre, Tonio decide di girovagare per l'Italia, dove si perde nella concupiscenza dei sensi (capitolo III). Un Tonio Kröger più maturo ed ormai artista formato conversa (IV capitolo) con la pittrice Lisaweta Iwanowna sul tema dell’arte, interrogandosi su chi sia l’artista, e ricevendone la sentenza finale che egli è soltanto "un borghese su strade sbagliate".

Capitoli[modifica | modifica wikitesto]

I[modifica | modifica wikitesto]

Il quattordicenne Tonio rimane profondamente colpito dal fresco e semplice Hans, un ragazzo da lui reputato straordinariamente bello: Tonio lo ama di sincero affetto, quella forma dell'amicizia che soltanto durante l'adolescenza può sbocciare. Il biondo Hans appare, sia esteriormente che caratterialmente, l'esatto contrario di Tonio: l'uno difatti ama gli sport e la vita all'aria aperta, mentre l'altro è già un appassionato e studioso letterato.

Tonio suona il violino, compone già versi ed ha scritto un libretto d'opera tratto da un episodio del Don Carlos di Schiller: invidia un po' l'amico nordico a causa della sua schiettezza di fronte al mondo, cosa che a lui invece risulta da sempre tanto difficile. La difficoltà di condivider qualcosa assieme fa soffrire Tonio, che si scopre così acutamente geloso di Hans: purtroppo per lui però i due rimangono di fatto estranei.

II[modifica | modifica wikitesto]

In qualità d'insegnante di danza giunge in città il maestro Francois Knaak: le lezioni si svolgono in case private e sono riservate solo ai membri delle famiglie più altolocate. Anche Tonio ne prende parte, e sarà qui che incontrerà per la prima volta l'affascinante Inge; la sua timidezza e connaturata indecisione però gl'impediscono di farsi avanti. Non osa rivolgerle la parola, anche se lei, allegra e spensierata, l'ha già notato.

III[modifica | modifica wikitesto]

Sintetizza i due precedenti, e mostra quale sia stato il naturale sbocco dei giovanili turbamenti del protagonista: si è dedicato alla letteratura, cioè all'arte, ma non ha saputo resistere alla concupiscenza, e si è perduto così nelle "turpi passioni". Questo capitolo mostra però anche che Tonio Kröger ha cominciato a trovare la sua via: anche se oscilla ancora fra l'amore per le cose "semplici, umane e mediocri" e la tendenza alla realizzazione artistica più alta, si è reso conto che la sofferenza è parte integrante degli animi sensibili che tendono all'arte, e che un prezzo bisogna comunque pagarlo per ottenere quanto si desidera.

IV[modifica | modifica wikitesto]

Contiene la famosa conversazione con l'amica russa Lisaweta Iwanowna. Con lei Tonio Kröger discute in un pomeriggio primaverile nel suo atelier a Monaco, ma le sue tesi vengono respinte da Lisaweta che, alla fine della conversazione, lo liquiderà di fatto definendolo un borghese sviato.

V[modifica | modifica wikitesto]

Contiene ancora una conversazione di Tonio con l'amica russa cui comunica la sua intenzione di recarsi in Danimarca passando per la sua città natale al fine di risentire quei nomi, rivedere quei volti, riassaggiare quei cibi.

VI[modifica | modifica wikitesto]

Tonio Kröger dopo 14 anni ritorna allora a Lubecca, la sua città natale. Questa prima tappa dell'avvicinamento alla casa paterna, vera meta del suo viaggio alla riscoperta delle origini, è carica di simbolismi. Qui, uno dopo l’altro rivede i luoghi della sua adolescenza e, perché privo di documenti, rischia di essere anche arrestato perché scambiato per un malfattore in fuga verso la Danimarca. Il poliziotto Petersen, che compie l'interrogatorio, è la manifesta reincarnazione della figura paterna: difatti anche questi, come il padre un tempo, sembra rimproverargli, anche se non espressamente, il suo "stravagante" modo di vivere.

VII[modifica | modifica wikitesto]

Tonio Kröger raggiunge finalmente la Danimarca dove sosta alcuni giorni per poi ripartire alla volta di Aalsgard.

VIII[modifica | modifica wikitesto]

Rappresenta uno dei momenti più significativi della novella per profondità descrittiva, analisi delle situazioni, esasperata introspezione psicologica. Il protagonista ritrova gli amici della prima gioventù: Hans Hansen ed Ingeborg Holm. Tonio si rende conto che, nel sentimento originato dalla gioia di vederli così felici e spensierati c’è la chiave del suo futuro e del suo destino: essere un poeta, ma soprattutto un artista vero. Egli, definito da Lisaweta Iwanowna un borghese su strade sbagliate, intuisce (capitolo IX) che proprio il suo amore borghese sarà quello che farà la differenza, perché sa esprimere, meglio di altri, il conflitto tra la vita e l’arte.

IX[modifica | modifica wikitesto]

Questo breve e sintetico capitolo vede espresse le idee già descritte nel paragrafo precedente, e va annoverato come uno dei capolavori della letteratura tedesca, non solo per la liricità descrittiva, ma anche per la naturale esposizione, in maniera chiara e semplice, di concetti che sino ad allora avevano causato in Tonio Kröger un profondo contrasto esistenziale.

La musicalità del lavoro[modifica | modifica wikitesto]

L’opera è intrisa di musicalità. Il principale riscontro di questa musicalità è riscontrabile nel fatto che intere frasi e periodi vengono ripetuti in corso d’opera come un leit-motiv ricorrente. Questo è naturale in quanto Mann era all’epoca ancora sotto il profondo influsso di quella che chiamerà la sua triade (Schopenhauer-Nietzsche-Wagner), e se del primo ha trasfuso nel lavoro il rigore morale e del secondo ha fatto esplodere alcune contraddizioni, si pensi, ad esempio, ad ‘’Umano, troppo umano’’, del terzo ha sfruttato appunto il motivo ricorrente come conduttore dell’opera. Di fatto l’influsso goethiano che comparirà nella maturità e troverà la sua soluzione nel Doctor Faustus, qui è ancora del tutto assente.

Il simbolismo[modifica | modifica wikitesto]

Il lavoro contiene, specie nel capitolo VI, numerosi richiami simbolici. L'autore, nel rappresentare l'elemento simbolico, si serve soprattutto delle luci. Quando Tonio Kröger torna nella sua città natale è preceduto da un uomo che su una lunga canna reca una fiammella accesa con cui, ad una ad una, va accendendo tutte le luci della via. L'elemento è significativamente usato dall'autore per indicare che gli istanti della memoria si vanno accendendo ad uno ad uno nella sua mente.

Anche al momento della partenza in nave per Copenaghen il ricorso simbolico è ancora una volta alle luci, e qui Mann introduce una gradazione luminosa per indicare da una parte la casa estiva dove trascorreva le ferie con i suoi genitori, e dall'altro il faro che con la sua vampata gli indica fermamente non solo le sue origini, ma anche l'assorbimento di un passato con il quale fino ad allora aveva lottato.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Thomas Mann, Tonio Kröger, traduzione di Salvatore Tito Villari, Garzanti, 1977.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lo stesso Mann raccontò nella propria autobiografia che il personaggio di Hans Hansen fu ispirato da un compagno di scuola dello scrittore, Armin Martens, cui Mann dedicò alcune poesie giovanili. Martens morì in Africa; T. Mann, Romanzo di una vita, Milano 2012, p. 11

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Traduzioni libere in linea. Commento all'opera[modifica | modifica wikitesto]

  • La traduzione integrale del Tonio Kroeger, testo tedesco a fronte, note alla traduzione, commento all'opera, è presente al sito di Heinrich F. Fleck (file .pdf).
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