Io e Annie

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Io e Annie
Io e Annie.jpg
Diane Keaton e Woody Allen in una scena del film
Titolo originale Annie Hall
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 1977
Durata 93 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere commedia romantica
Regia Woody Allen
Soggetto Woody Allen, Marshall Brickman
Sceneggiatura Woody Allen, Marshall Brickman
Produttore Charles H. Joffe
Produttore esecutivo Robert Greenhut
Casa di produzione Rollins-Joffe Productions
Fotografia Gordon Willis
Montaggio Wendy Greene Bricmont, Ralph Rosenblum
Scenografia Mel Bourne
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Io e Annie (Annie Hall) è un film di Woody Allen del 1977.

Venne inizialmente distribuito in Italia con il titolo di Io e le donne[1].

Nel 1992 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[2]

Nel 1998 l'American Film Institute l'ha inserito al trentunesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi,[3] mentre dieci anni dopo, nella lista aggiornata, è sceso al trentacinquesimo posto.[4] Io e Annie si trova inoltre al 4º posto nella classifica delle migliori cento commedie statunitensi, ed un'espressione pronunciata in esso è stata inserita al 55º posto della classifica delle migliori cento battute del cinema statunitense.

Io e Annie è il film che consacra Allen tra i più grandi registi americani, facendogli vincere 4 Premi Oscar 1978: miglior film, miglior regista, migliore sceneggiatura originale e miglior attrice protagonista.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il comico Alvy Singer si è lasciato con Annie dopo un anno circa di relazione e si ritrova ora a raccontare la storia del loro rapporto, cercando di capire quali suoi problemi sviluppati durante l'infanzia (depressione, nevrosi) possano essere stati complici della fine della storia.

Partendo dal loro primo incontro, Alvy spiega l'evoluzione del loro amore, dalle prime fasi di felicità al deterioramento, fino alla definitiva rottura.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Originariamente il film doveva chiamarsi Anedonia[1] (termine usato in psicologia e psichiatria per indicare l'incapacità di un paziente a provare piacere, anche in circostanze e attività normalmente piacevoli come dormire, nutrirsi, copulare e avere contatti sociali), ma tale titolo fu giudicato inappropriato[5].

Il primo montaggio del film durava quattro ore ed era incentrato sulla figura di Alvy, ma Allen lo modificò profondamente concentrandolo sulle parti che riguardavano la storia d'amore tra Alvy e Annie, facendolo divenire una "commedia romantica nevrotica"[1].

Nel film Allen utilizza variegate tecniche cinematografiche, dallo split screen, ai sottotitoli che svelano agli spettatori i pensieri dei personaggi (ben diversi da ciò che stanno dicendo ad alta voce). Inoltre, qui per la prima volta Allen fa parlare i personaggi fuori campo, espediente che utilizzerà spesso nei suoi successivi film.

Cast[modifica | modifica wikitesto]

Nella pellicola si segnala, in un piccolo ruolo, l'esordio sul grande schermo un'ancora sconosciuta Sigourney Weaver (è una delle ragazze di Alvy Singer[6]). Anche un giovane Jeff Goldblum fa una piccola apparizione (è un ragazzo al telefono, inquadrato per pochi secondi[6]).

È inoltre presente nel film un breve cameo del celebre sociologo canadese Marshall McLuhan, nei panni di sé stesso[7].

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Sequel[modifica | modifica wikitesto]

Allen ha ammesso d'essere stato avvicinato più volte dalle case cinematografiche per realizzare un sequel di Io e Annie, ma visto il suo disinteressamento al profitto tipico dello show-business di Hollywood, non volle svendere la sua opera e per questo continuò a rifiutare le proposte[8].

Nel 1995 ha parlato per la prima volta delle sue idee riguardanti un seguito, approfondendo i motivi dell'abbandono[9]:

(EN)
« I did think once – I'm not going to do it – but I did think once that it would be interesting to see Annie Hall and the guy I played years later. Diane Keaton and I could meet now that we're about twenty years older, and it could be interesting, because we parted, to meet one day and see what our lives have become. But it smacks to me of exploitation....Sequelism has become an annoying thing. I don't think Francis Coppola should have done Godfather III because Godfather II was quite great. When they make a sequel, it's just a thirst for more money, so I don't like that idea so much. »
(IT)
« Una volta ci ho pensato [riferito al seguito] – non ho intenzione di farlo – ma una volta ho pensato a quanto sarebbe stato interessante vedere Annie Hall e il personaggio da me interpretato alcuni anni più tardi. Diane Keaton e io ci incontriamo ora che siamo più vecchi di circa vent'anni, e potrebbe essere interessante, dal momento che ci siamo lasciati, incontrarci un giorno e vedere come sono diventate le nostre vite. Però a me sapeva di sfruttamento... Il sequelismo è diventato una cosa fastidiosa. Non credo che Francis Coppola dovesse fare Il padrino - Parte III dal momento che Il padrino - Parte II era molto buono. Quando si fa un seguito è solo per sete di altri soldi, e così l'idea non mi è più piaciuta tanto. »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Weekend RDS - I film da Oscar!, RDS.it. URL consultato il 20 novembre 2010.
  2. ^ (EN) National Film Registry, National Film Preservation Board. URL consultato il 4 gennaio 2012.
  3. ^ (EN) AFI's 100 Years... 100 Movies, American Film Institute. URL consultato il 12 ottobre 2014.
  4. ^ (EN) AFI's 100 Years... 100 Movies - 10th Anniversary Edition, American Film Institute. URL consultato il 12 ottobre 2014.
  5. ^ (EN) Ralph Rosenblum e Robert Karen, When The Shooting Stops... The Cutting Begins: A Film Editor's Story, Da Capo Press, 1986, p. 289. ISBN 0-306-80272-4
  6. ^ a b Trivia, IMDb.com. URL consultato il 30 giugno 2011.
  7. ^ (EN) Jennifer B. McDonald, Misunderstanding McLuhan: Flashback to ‘Annie Hall’ in The New York Times.com, 7 gennaio 2011. URL consultato il 16 luglio 2011.
  8. ^ (EN) Peter Biskind, Reconstructing Woody, Vanity Fair, dicembre 2005. URL consultato il 6 novembre 2009.
  9. ^ Woody Allen; Stig Bjorkman, Woody Allen on Woody Allen, London, Faber and Faber, 2004. p. 75-93.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Oscar al miglior film Successore
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