Il padrino - Parte III

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Il padrino - Parte III
Padrino3.jpg
Una scena del film
Titolo originale The Godfather: Part III
Paese di produzione USA, Italia
Anno 1990
Durata 170 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1,85:1
Genere gangster, drammatico
Regia Francis Ford Coppola
Soggetto Francis Ford Coppola, Mario Puzo
Sceneggiatura Francis Ford Coppola, Mario Puzo
Produttore Francis Ford Coppola
Casa di produzione Paramount Pictures
Zoetrope Studios
Fotografia Gordon Willis
Montaggio Lisa Fruchtman
Barry Malkin
Walter Murch
Effetti speciali Industrial Light & Magic
Musiche Carmine Coppola
Tema musicale Nino Rota
Scenografia Dean Tavoularis
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
« La politica e i criminali sono la stessa cosa. »
(Michael Corleone a Don Tommasino)

Il padrino - Parte III (The Godfather: Part III) è un film del 1990 diretto da Francis Ford Coppola, terza ed ultima parte della trilogia sulla famiglia Corleone iniziata nel 1972.

Trama[modifica | modifica sorgente]

New York, 1979: Michael Corleone, da anni tornato a New York, è ormai miliardario, e gode della fama di una persona rispettabile. Indebolito dal diabete, è impegnato in una sincera attività volta a guadagnarsi onorabilità sociale e a estraniare definitivamente la propria famiglia dal mondo della Mafia. L'ex boss è impegnato a garantire la sicurezza di sua figlia Mary, presidente onorario della "Fondazione Vito Andolini Corleone", impegnata nell'opera di rinascita culturale e sociale della Sicilia, e nella scelta di un successore. Cerca invano di convincere il figlio Anthony Vito a lavorare con lui, ma il figlio, con l'appoggio della madre, sceglie di intraprendere la carriera di cantante lirico. Appoggiato dalla zia Connie, sorella di Michael, il nipote Vincent Mancini, figlio illegittimo di Sonny e irascibile e violento come il padre, entra al servizio dello zio.

Ricevuta dall'Arcivescovo Gilday una bolla papale con un titolo onorifico conferitogli da Papa Paolo VI in virtù delle sue opere benefiche, Michael investe seicento milioni di dollari nella Banca Vaticana, per entrare nella Internazionale Immobiliare e assumerne il controllo. La società è controllata dal Vaticano insieme ad altri ed è un affare assai lucroso che gli assicurerebbe un enorme patrimonio. Tale investimento serve all'Arcivescovo Gilday per evitare il rischio di una bancarotta fraudolenta causata dalle manovre di un gruppo di avidi uomini d'affari cattolici, guidati dal potente Licio Lucchesi, un influente uomo politico italiano, che guida la maggior parte dei clan mafiosi in Italia. L'uomo è anche alla guida del corrotto banchiere svizzero Frederick Keinszig.

Michael scopre ben presto di trovarsi in un brutto impiccio. Forze occulte pongono ostacoli alla sua presa di controllo dell'Internazionale Immobiliare di Lucchesi e, mentre è ad una riunione ad Atlantic City con altri quattro boss nel New Jersey, la capitale del gioco d'azzardo, annuncia di volersi ritirare dal gioco per dedicarsi ai suoi nuovi affari completamente legali e puliti: ma proprio in quel frangente arriva Zasa che uccide i quattro boss, ma fallisce su Michael.

Mentre quest'ultimo ha una grave crisi diabetica, Vincent, con l'approvazione della zia Connie, uccide Joey Zasa e la situazione della malavita newyorkese precipita nel caos. Giunto a Palermo per assistere al debutto nell'opera di Anthony, Michael scopre tramite Vincent, che ha finto di volerlo tradire, che Don Altobello era complice di Zasa e che tutto era in realtà manipolato da Lucchesi, il quale vuole impedirgli di entrare nella Internazionale Immobiliare per mantenerne il controllo. Il Papa è l'unico che può esprimere il voto decisivo che permetta a Michael di assumere il controllo della società controllata dal Vaticano e alla morte di Paolo VI Michael scopre che il nuovo papa, Giovanni Paolo I, ha deciso di ratificare il contratto con la famiglia Corleone, ma che nel contempo è in previsione un suo assassinio a breve termine. Infatti, poco tempo dopo, Lucchesi e l'Arcivescovo Gilday fanno avvelenare il suo .

Anche la vita di Michael è in pericolo, poiché Altobello si reca nel paese di Montelepre, dove assolda un sicario siciliano (Mosca) per ucciderlo. Quando Don Tommasino, suo vecchio amico e protettore, viene assassinato dal sicario, Michael comprende che tutto il suo operato per estraniarsi dal crimine è stato vano. Non potendo proseguire, cede il comando al nipote, che per l'occasione assume il nome di Don Vincenzo Corleone. La sera del debutto di Anthony al Teatro Massimo di Palermo, Vincent manda sicari a eliminare Frederick Keinszig (che viene soffocato e impiccato ad un ponte) e l'Arcivescovo Gilday (che viene crivellato), mentre Connie Corleone avvelena Don Altobello con dei cannoli. La sera stessa il mafioso Calò uccide Lucchesi conficcandogli i suoi stessi occhiali nel collo. All'uscita del Teatro Massimo, il sicario di Don Altobello quasi riesce a uccidere Michael, colpendo per errore la figlia Mary.

Il film termina mostrando la fine di Michael, ormai anziano, molti anni dopo la morte di Mary, in una villa in Sicilia. Il boss, come suo padre prima di lui, si spegne sereno ma completamente solo e abbandonato da tutti mentre è nella quiete del giardino della meravigliosa villa.

La mafia e la Cavalleria rusticana[modifica | modifica sorgente]

L'opera lirica che fa da sottofondo alla parte finale del film è la Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni. L'Intermezzo dell'opera fa da colonna sonora anche alla famosa sequenza in cui scorrono al rallentatore i titoli di testa di Toro scatenato, il film in cui Martin Scorsese indaga il machismo, l'orgoglio e la gelosia degli italo-americani. La musica dello spettacolo è ben presente nella storia raccontata da Coppola sia nel culmine d'azione finale sia nell'epilogo, dove l'Intermezzo accompagna la morte solitaria del vecchio padrino.

Ciò che è meno noto riguardo all'opera lirica è che la storia che mette in scena è la forma più pura ed edificante di un mito intorno alla Sicilia e alla mafia: un mito non privo di affinità con quella che è stata per un secolo e mezzo l'ideologia ufficiale della mafia siciliana. Si pensava che la mafia non fosse un'organizzazione, ma un senso spavaldo dell'orgoglio e dell'onore profondamente radicato nell'identità di ogni siciliano. La nozione cavalleria rusticana si contrapponeva frontalmente all'idea che la mafia potesse avere una storia, una qualunque storia, nel senso proprio del termine.

Il semplicissimo intreccio tragico incentrato sul triangolo lui-lei-l'altro, con sottofondo la stereotipata e di moda terra esotica assolata, passionale e abitata da cupi contadini dalla pelle scura, ha alimentato per un secolo l'idea che non esistesse alcuna differenza tra la mafiosità e l'identità siciliana[1]. Non sembra essere proprio un caso che Coppola abbia scelto proprio questo spettacolo come contraltare alla fine del potere della famiglia Corleone. Anche se la scelta è stata indubbiamente dettata anche dalla popolarità internazionale dell'opera e della sua ambientazione in una mitica Sicilia ottocentesca.

Riferimenti a vicende reali[modifica | modifica sorgente]

In questo terzo e ultimo film della saga dei Corleone, la storia di Michael si incrocia anche con gli intrighi vaticani: quelli dell'arcivescovo Paul Marcinkus, di Roberto Calvi, il banchiere di Dio, per arrivare al presunto assassinio di papa Giovanni Paolo I, morto pochi giorni dopo aver aperto i dossier sulle finanze vaticane (in realtà nel 1979, anno in cui è ambientato il film, erano già morti sia papa Paolo VI che Giovanni Paolo I, ed era già stato eletto papa Giovanni Paolo II). Naturalmente queste vicende sono fatte evidenti attraverso personaggi di finzione perfettamente sovrapponibili ai loro omologhi, ma con nomi inventati (Gilday/Marcinkus) e mediante la ricostruzione puntuale di alcuni eventi (il finto suicidio di Keinszig/Calvi sul Ponte dei Frati Neri a Londra).

Secondo quanto dice il regista Coppola[senza fonte], la figura di Licio Lucchesi si identifica con la figura di Giulio Andreotti (la frase che Calò sussurra a Lucchesi prima di ucciderlo, "il potere logora chi non ce l'ha", è stata effettivamente pronunciata da Andreotti in risposta ad analoga battuta di Berlinguer sulla sua prolungata permanenza al potere: "il potere logora", disse il leader comunista). Vi sono inoltre altre coincidenze sui nomi scelti per il film che avvalorano queste corrispondenze con fatti e persone: ad esempio il nome di Lucchesi, Licio, è probabilmente ispirato a Licio Gelli, mentre il cognome Keinszig assomiglia a quello di Manuela Kleinszig (compagna del faccendiere Flavio Carboni).

Cast[modifica | modifica sorgente]

  • Sofia Coppola ottenne la parte di Mary Corleone all'ultimo momento, dopo che era stata scelta Winona Ryder[2]: la Ryder aveva lasciato il set dopo un giorno di riprese, dicendo di essere stanca dagli impegni cinematografici di un anno che l'aveva vista protagonista di 3 pellicole[3]. La decisione del cambio di ruolo "era stata contestata da molti sul set e anche alla Paramount"[3]. In fase di analisi critica dopo l'uscita del film " (...) la performance di Sofia venne unanimemente ritenuta il punto debole della pellicola. Coppola si farà, poi, perdonare da Winona Ryder affidandole il ruolo di Mina nel successivo Dracula[2]: la figlia del regista, che ottenne anche un Razzie Award alla peggior attrice non protagonista (nonché un premio speciale come Peggior esordiente del decennio), appare nei tre film della saga in tre ruoli diversi: nel primo è Michael Francis Rizzi, figlio di Connie Corleone e Carlo Rizzi, nel secondo è un'immigrata presente sulla stessa nave che porta Vito Andolini a New York dalla Sicilia mentre nel terzo film è appunto Mary.
  • Lo script originale prevedeva la presenza del personaggio di Tom Hagen, che doveva essere di nuovo interpretato da Robert Duvall. L'attore però abbandonò l'incarico per via di divergenze di contratto con la Paramount Pictures. Per colmare il vuoto lasciato da Hagen, venne creato il personaggio di B.J. Harrison, il nuovo avvocato della Famiglia Corleone.
  • Don Tommasino doveva essere di nuovo interpretato da Corrado Gaipa, ma l'attore morì prima dell'inizio della produzione. Fu sostituito da Vittorio Duse.

Riprese[modifica | modifica sorgente]

  • Le scene ambientate a Corleone, in verità, furono girate a Forza d'Agrò a Savoca e Motta Camastra in provincia di Messina.
  • Altre scene molto importanti vennero girate nel Castello degli Schiavi che si trova a Fiumefreddo di Sicilia in provincia di Catania.
  • La Villa più volte ripresa dove i Corleone alloggiano in Sicilia è Villa Whitaker a Palermo.
  • Le scene ambientate alla Città del Vaticano in realtà furono girate all'interno del Palazzo Farnese (Caprarola) sito nel piccolo paese di Caprarola in provincia di Viterbo.
  • Durante le riprese del film, Al Pacino, accompagnato da Andy Garcia e Diane Keaton, si recò a Corleone per cercare i suoi parenti, visto che la famiglia di sua madre Rose era appunto originaria del piccolo paese del palermitano. Si fermò in un noto ristorante alle porte della cittadina e chiese al proprietario se conoscesse delle persone con il cognome "Gelardi" che facevano di mestiere i marmisti. Il proprietario del ristorante contattò telefonicamente i signori indicati da Pacino e si sentì rispondere al telefono "Non abbiamo tempo per vedere nessuno". Al Pacino, indignato, dopo ore di attesa, lasciò Corleone. La notizia fu ripresa dall'Ansa e, successivamente, da molti quotidiani nazionali.

Doppiaggio[modifica | modifica sorgente]

Galleria fotografica delle location[modifica | modifica sorgente]

Le diverse edizioni[modifica | modifica sorgente]

The Godfather Saga, (in italiano, The Godfather: 1901-1959), è il film montato in ordine cronologico coi primi due film della saga. Un'operazione fatta nel 1977 da Coppola per finanziare il suo film Apocalypse Now. Fu fatta soprattutto per la tv e il mercato VHS. La durata è di 434 minuti. Nel 1992 solo per il mercato VHS (5 cassette) fu fatta un ulteriore versione cronologica, Godfather Trilogy 1901-1980, comprendente anche la Parte III, con scene inedite, per una durata complessiva di 583 minuti.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ John Dickie Cosa Nostra: storia della mafia siciliana, edizione mondolibri 2004, pp.XI-XVI
  2. ^ a b Francis Ford Coppola, Dino Audino Editore, 1996 - monografia a cura di Francesco Costa, prefazione di Valerio Caprara
  3. ^ a b Lawrence Grobel, Io, Al Pacino, p. 112, Sperling & Kupfer 2006

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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