Crimini e misfatti

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Crimini e misfatti
Crimini e misfatti.JPG
Martin Landau e Woody Allen durante il dialogo finale
Titolo originale Crimes and Misdemeanors
Paese Stati Uniti
Anno 1989
Durata 107 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico, commedia
Regia Woody Allen
Soggetto Woody Allen
Sceneggiatura Woody Allen
Produttore Robert Greenhut
Fotografia Sven Nykvist
Montaggio Susan E. Morse
Scenografia Santo Loquasto
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Crimini e misfatti (Crimes and Misdemeanors) è un film del 1989 scritto, diretto e interpretato da Woody Allen, con Martin Landau, Mia Farrow e Alan Alda.

È stato candidato, tra gli altri, a 3 Premi Oscar 1990 (Miglior regia, Miglior sceneggiatura e Miglior attore non protagonista a Martin Landau) e al Golden Globe per il miglior film drammatico: ha vinto 7 premi internazionali, tra cui il David di Donatello per la migliore sceneggiatura straniera.

Indice

[modifica] Trama

New York: due storie parallele si sfiorano nella società medio-alta borghese ebraica.

Judah, noto chirurgo oculista, tradisce da anni la moglie per l'ex hostess Dolores, innamorata del medico e sull'orlo di una crisi di nervi, ossessionata da volersi rivelare alla moglie tradita, fino a scriverle una lettera che Judah riesce a distruggere prima che arrivi a destinazione. Ciononostante, Dolores continua a perseguitare e minacciare il suo amante, il quale, per non rovinare la sua ottima reputazione e ormai stanco di tenere in piedi la doppia vita, si vede costretto a chiedere l'aiuto di suo fratello, criminale senza scrupoli, che si offre come sicario e la uccide. Judah entra così in una profonda crisi di coscienza da cui ne uscirà a fatica.

Il documentarista Cliff Stern, deluso della sua vita e del suo rapporto coniugale, vede in Halley, che lavora nel mondo del cinema, la via d'uscita ai suoi problemi. I due si conoscono durante la realizzazione di un suo documentario sulla figura del miliardario Lester, uomo di successo e dalla dubbia moralità, che però ricopre di attenzioni proprio Halley. Mentre Cliff se ne innamora e inizia un timido corteggiamento, tenta con ogni mezzo di gettare fango sulla figura del suo antagonista, benché stia lavorando per lui: ciononostante la ragazza, ignara dei sentimenti di Cliff per lei, sceglierà Lester. Cliff e Halley erano legati anche dalla realizzazione di un documentario sul professor Louis Levy; tutto andrà in fumo proprio a seguito dell'inatteso suicidio del professore (interpretato da Martin S. Bergmann, che nella realtà è proprio un professore di psicologia all'Università di New York)[1].

Tempo dopo, durante un ricevimento, Cliff e Judah si conoscono e si ritrovano a conversare, tracciando un bilancio della loro esistenza e raccontandosi in terza persona.

[modifica] Critica

  • «All'inizio c'era il personaggio di Martin Landau e c'erano idee strettamente religiose: l'universo è un posto senza Dio e, a meno che noi non ci costruiamo una nostra etica, non c'è nessuno che ci punisca (...) La seconda storia, il triangolo fra me, Mia Farrow e Alan Alda, è nata per rinforzare alcuni di questi temi, e discutere sul problema, universale, della tremenda adorazione per il successo.»[2]
  • «(...) Per Allen il cinema delega al pubblico la possibilità di un giudizio etico, di un finale narrativo. Tocca a ciascun spettatore (come al paziente in analisi) assolvere o condannare la qualità della vita rappresentata sullo schermo. Ancora più che in La rosa purpurea del Cairo è lo spettatore il personaggio chiave della fabula (...).»[3]

[modifica] Note

  1. ^ (EN) Martin S. Bergmann. IMDb.com. URL consultato il 2 giugno 2011.
  2. ^ Woody Allen intervistato da Silvia Bizio, L'espresso, 25 febbraio 1990
  3. ^ Elio Ghirlanda, Annamaria Tella, Woody Allen, Il Castoro Cinema, 1995, pag. 131-132.

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