Crimini e misfatti

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Crimini e misfatti
Crimini e misfatti.JPG
Martin Landau e Woody Allen durante il dialogo finale
Titolo originale Crimes and Misdemeanors
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 1989
Durata 97 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico, commedia
Regia Woody Allen
Soggetto Woody Allen
Sceneggiatura Woody Allen
Produttore Robert Greenhut
Fotografia Sven Nykvist
Montaggio Susan E. Morse
Scenografia Santo Loquasto
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Crimini e misfatti (Crimes and Misdemeanors) è un film del 1989 scritto, diretto e interpretato da Woody Allen, con Martin Landau, Mia Farrow e Alan Alda.

È stato candidato, tra gli altri, a 3 Premi Oscar 1990 (Miglior regia, Miglior sceneggiatura e Miglior attore non protagonista a Martin Landau) e al Golden Globe per il miglior film drammatico: ha vinto 7 premi internazionali, tra cui il David di Donatello per la migliore sceneggiatura straniera.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Due storie parallele si sfiorano nella società della medio-alta borghesia ebraica newyorchese:

Judah, noto chirurgo oculista e filantropo, tradisce da anni la moglie per l'ex hostess Dolores. Quest'ultima, innamorata del medico e sull'orlo di una crisi di nervi, è ossessionata a tal punto da quella situazione senza sbocco, da volersi rivelare alla moglie tradita, arrivando a scriverle una lettera che Judah riesce casualmente a distruggere prima che giunga a destinazione. Ciononostante, Dolores continua a incalzare e minacciare il suo amante, il quale, per non rovinare la sua ottima reputazione, e ormai stanco di tenere in piedi quella doppia vita, si vede costretto a chiedere l'aiuto di suo fratello, criminale incallito e senza scrupoli, che assolda un sicario e la fa uccidere. Judah entra così in una profonda crisi di coscienza da cui uscirà a fatica.

Il documentarista Cliff Stern (Woody Allen), deluso della sua vita e di un rapporto coniugale che si trascina stancamente, vede in Halley, che lavora nel mondo del cinema, la via d'uscita ai suoi problemi. I due si conoscono durante la realizzazione di un documentario, a lui commissionato, sulla figura del miliardario Lester, uomo di successo e dalla dubbia moralità, che però ricopre di attenzioni proprio Halley. Cliff si innamora della donna e inizia un timido corteggiamento, mentre tenta con ogni mezzo di gettare fango sulla figura del suo antagonista, anche utilizzando il documentario che sta realizzando per lui: la ragazza, incerta e confusa, tiene a bada le timide avance di Cliff. Cliff e Halley sono legati anche dalla realizzazione di un documentario sul professor Louis Levy, la cui figura intellettuale, complessa e profonda, affascina i due, abituati alla vacua apparenza di figure ipertrofiche, di cui perfetta incarnazione è proprio Lester; tutto andrà in fumo proprio a seguito dell'inattesa fine del professore, il quale, a dispetto della spessore della sua elaborazione intellettuale sulla celebrazione della vita, sceglie invece il suicidio, non trovando poi di meglio che accompagnare la sua scelta estrema e contraddittoria con una banale e insulsa frasetta di addio (il personaggio è interpretato da Martin S. Bergmann, che, nella realtà, è proprio un professore di psicologia all'Università di New York)[1][2]. Una svolta alla vita sentimentale di Halley si avrà con il suo temporaneo trasferimento a Londra, dove la donna insegue un'inattesa occasione di lavoro, in una decisione che getta nello sconforto Cliff. A Londra, infatti, Halley incontrerà casualmente Lester, e cederà infine al suo corteggiamento invadente e accanito.

Cliff verrà a sapere di quella scelta tempo dopo, incontrando la coppia durante il ricevimento per un matrimonio ebraico. In quella stessa occasione Cliff conosce Judah e i due, senza volerlo, si ritrovano in disparte e iniziano a conversare: raccontandosi in terza persona, tracciano un bilancio delle loro esistenze, i cui esiti sono il frutto delle loro diverse e quotidiane scelte morali.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

  • «All'inizio c'era il personaggio di Martin Landau e c'erano idee strettamente religiose: l'universo è un posto senza Dio e, a meno che noi non ci costruiamo una nostra etica, non c'è nessuno che ci punisca (...) La seconda storia, il triangolo fra me, Mia Farrow e Alan Alda, è nata per rinforzare alcuni di questi temi, e discutere sul problema, universale, della tremenda adorazione per il successo.»[3]
  • «(...) Per Allen il cinema delega al pubblico la possibilità di un giudizio etico, di un finale narrativo. Tocca a ciascun spettatore (come al paziente in analisi) assolvere o condannare la qualità della vita rappresentata sullo schermo. Ancora più che in La rosa purpurea del Cairo è lo spettatore il personaggio chiave della fabula (...).»[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) In the Shadow of Moloch, vol. 98, New York Times Book Review, 1993, p. 43. URL consultato il 17 agosto 2012.
  2. ^ (EN) Martin S. Bergmann, IMDb.com. URL consultato il 2 giugno 2011.
  3. ^ Woody Allen intervistato da Silvia Bizio, L'espresso, 25 febbraio 1990
  4. ^ Elio Ghirlanda, Annamaria Tella, Woody Allen, Il Castoro Cinema, 1995, pag. 131-132.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]