Ernesto de Martino

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Ernesto de Martino

Ernesto de Martino (Napoli, 1º dicembre 1908Roma, 9 maggio 1965) è stato un etnologo, filosofo e storico delle religioni italiano.

Biografia intellettuale[modifica | modifica sorgente]

Dopo la laurea in Lettere conseguita presso l'Università di Napoli nel 1932, con una tesi in Storia delle religioni sui gephyrismi eleusini sotto la direzione di Adolfo Omodeo, si interessò alle discipline etnologiche.

Almeno fino al 1936 dimostra idee convintamente fasciste, iscrivendosi ai GUF e alla Milizia Universitaria, collaborando a "L'Universale" di Berto Ricci e facendo circolare in una cerchia ristretta di collaboratori un "Saggio sulla religione civile" poi rimasto inedito, in cui De Martino esprime idee non dissimili da quelle formulate negli stessi anni dalla Scuola di mistica fascista[1].

Il suo primo libro, Naturalismo e storicismo nell'etnologia (1941), è un tentativo di sottoporre l'etnologia al vaglio critico della filosofia storicista di Benedetto Croce. Secondo de Martino, infatti, l'etnologia solo attraverso la filosofia storicista avrebbe potuto riscattarsi dal suo naturalismo (tratto che accomuna, per de Martino, tanto la scuola sociologica francese che gli indirizzi "pseudostorici" tedeschi e viennesi). Fu lo stesso Croce a introdurre il giovane de Martino all'editore Laterza, suggerendo la pubblicazione del libro, in cui, nonostante qualche ingenuità, si può già scorgere in nuce l'idea del successivo lavoro sul "magismo etnologico".

Scritto negli anni della II guerra mondiale e pubblicato nel 1948, Il mondo magico è il libro nel quale Ernesto de Martino elabora alcune delle idee che rimarranno centrali in tutta la sua opera successiva. Qui de Martino costruisce la sua interpretazione del magismo come epoca storica nella quale la labilità di una "presenza" non ancora decisa viene padroneggiata attraverso la magia, in una dinamica di crisi e riscatto.

In quel periodo, De Martino cominciò a militare nei partiti della Sinistra. Prima, dal 1945, lavora come segretario di federazione, in Puglia, per il Partito Socialista Italiano; influenzato da Gramsci e da Carlo Levi, cinque anni dopo, entra a far parte del Partito Comunista Italiano[2]. Anche per questa ragione, negli anni che seguono, de Martino comincia a interessarsi sempre di più allo studio etnografico delle società contadine del sud Italia. Di questa fase, talvolta detta "meridionalista", fanno parte le opere più note al grande pubblico: Morte e pianto rituale, Sud e magia, La terra del rimorso.

Innovativo nelle sue ricerche fu l'approccio multidisciplinare che lo portò a costituire un'équipe di recerca etnografica. Ad esempio, La terra del rimorso è la sintesi delle sue ricerche sul campo (il Salento) affiancato da un medico, uno psichiatra, una psicologa, uno storico delle religioni, un'antropologa culturale (Amalia Signorelli), un etnomusicologo (Diego Carpitella) e, infine, un documentarista cinematografico. Nello studio del fenomeno del tarantismo vengono utilizzati anche filmati girati tra Copertino, Nardò e Galatina.

A queste monografie segue la pubblicazione dell'importante raccolta di saggi Furore Simbolo Valore (1962).

De Martino è stato collaboratore di Raffaele Pettazzoni all'Università "La Sapienza" di Roma, nell'ambito della Scuola romana di Storia delle Religioni. Come ordinario di Storia delle religioni e di Etnologia, dal 1957 fino alla morte ha insegnato all'Università di Cagliari, dove ha avuto uno stuolo di allievi. Con Alberto Mario Cirese, Giovanni Lilliu, Cesare Cases, la sua assistente Clara Gallini, e in seguito altri studiosi, quali Giulio Angioni, Pietro Clemente, e Pier Giorgio Solinas, saranno esponenti di una significativa scuola antropologica all'Università di Cagliari.

La fine del mondo, pubblicato postumo nel 1977 a cura di Clara Gallini, è il primo e più importante di una serie di inediti con la cui pubblicazione si aggiungono elementi al ritratto di uno dei maggiori intellettuali italiani del XX secolo.

La presenza[modifica | modifica sorgente]

La presenza in senso antropologico, nella definizione di de Martino è intesa come la capacità di conservare nella coscienza le memorie e le esperienze necessarie per rispondere in modo adeguato ad una determinata situazione storica, partecipandovi attivamente attraverso l'iniziativa personale e andandovi oltre attraverso l'azione.

La presenza significa dunque esserci (il "da-sein" heideggeriano) come persone dotate di senso, in un contesto dotato di senso.

Il rito aiuta l'uomo a sopportare una sorta di "crisi della presenza" che esso avverte di fronte alla natura, sentendo minacciata la propria stessa vita. I comportamenti stereotipati dei riti offrono rassicuranti modelli da seguire, costruendo quella che viene in seguito definita come "tradizione".

Il campanile[modifica | modifica sorgente]

Ne La fine del mondo, Ernesto de Martino racconta di una volta in Calabria quando, cercando una strada, egli e i suoi collaboratori fecero salire in auto un anziano pastore perché indicasse loro la giusta direzione da seguire, promettendogli di riportarlo poi al posto di partenza. L'uomo salì in auto pieno di diffidenza, che si trasformò via via in una vera e propria angoscia territoriale, non appena dalla visuale del finestrino sparì alla vista il campanile di Marcellinara, il suo paese. Il campanile rappresentava per l'uomo il punto di riferimento del suo circoscritto spazio domestico, senza il quale egli si sentiva realmente spaesato. Quando lo riportarono indietro in fretta l'uomo stava penosamente sporto fuori dal finestrino, scrutando l'orizzonte per veder riapparire il campanile. Solo quando lo rivide, il suo viso finalmente si riappacificò.

In un altro esempio, per esprimere il medesimo concetto, De Martino racconta degli Achilpa, cacciatori e raccoglitori australiani, nomadi da sempre e per sopravvivenza, che avevano però l'usanza di piantare al centro del loro accampamento un palo sacro, intorno al quale celebravano un rito ogni volta che "approdavano" in un luogo nuovo. Il giorno che il palo si spezzò, i membri della tribù si lasciarono morire, sopraffatti dall'angoscia.

Crisi della presenza[modifica | modifica sorgente]

Il concetto di spaesamento, come una condizione molto "rischiosa" in cui gli individui temono di perdere i propri riferimenti domestici, che in qualche modo fungono da "indici di senso", viene meglio chiarito da de Martino nella sua idea di presenza. La crisi della presenza caratterizza allora quelle condizioni diverse nelle quali l'individuo, al cospetto di particolari eventi o situazioni (malattia, morte, conflitti morali, migrazione), sperimenta un'incertezza, una crisi radicale del suo essere storico (della "possibilità di esserci in una storia umana", scrive de Martino) in quel dato momento scoprendosi incapace di agire e determinare la propria azione. Su questi temi si è soffermata una sua studentessa e collaboratrice, la scrittrice Muzi Epifani, nella commedia La fuga, scritta a dieci anni dalla sua scomparsa. In questa opera, dedicata a de Martino, il protagonista Ernesto discute sulla mutazione del ruolo della donna nella società post-industriale.

L'elaborazione del lutto ed il pianto rituale antico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Morte di Gesù negli studi antropologici.

In Morte e pianto rituale. Dal lamento funebre antico al pianto di Maria, 1958, affronta il senso della morte di Cristo in rapporto alla condizione esistenziale dell’uomo nel mondo e al momento traumatico della esperienza della morte dei propri cari. Di fronte alla "crisi del cordoglio" che può portare al crollo esistenziale, emerge la esigenza di elaborare culturalmente il lutto, nella forma socialmente codificata del rito.

La consolazione offerta dal credo religioso riconduce a forme sopportabili la carica drammatica del lutto, riferendola simbolicamente alla morte tragica di Cristo sulla croce, forme che consentono di ritrovarsi uguali nel dolore, ma che diventano anche promessa di resurrezione.

« È possibile interpretare la genesi del protocristianesimo come esemplarizzazione di una storica risoluzione del cordoglio che trasforma Gesù morto in Cristo risorto e il morto che torna nel morto-risorto presente nella chiesa e nel banchetto eucaristico. Le apparizioni di Cristo dopo la morte testimoniano la Resurrezione e la presenza di Cristo nella chiesa sino al compimento del piano temporale di salvezza. Dopo l'Ascensione la discesa dello S.S. inaugura l'epoca in cui il morto-risorto è con i credenti sino alla fine, per donare la spinta alla testimonianza missionaria. (291:) "Il Cristianesimo diventa un grande rituale funerario per una morte esemplare risolutiva del vario morire storico e come pedagogia del distacco e del trascendimento rispetto a ciò che muore (il che poteva aver luogo solo in quanto il morto era l'unto dell'Uomo-Dio)". Abbiamo un esempio storico di soluzione della crisi e la garanzia mediante la fede della presenza del Risorto nella comunità. La celebrazione eucaristica rappresenta contemporaneamente l'evento passato di un Cristo al centro del piano temporale di salvezza (mito che garantisce e fonda la salvezza futura) e l'evento futuro della definitiva Parusia.[3] »

De Martino indaga la persistenza, nelle realtà marginalizzate della Lucania, del pianto funebre, rito antichissimo e diffuso prima del Cristianesimo in tutta l’area mediterranea. Anche il pianto rituale nasce a fronte della crisi del cordoglio e della esigenza di elaborare culturalmente il lutto, destorificando l’evento luttuoso, soggettivamente vissuto, per riportarlo ad una dimensione mitico-rituale.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Naturalismo e storicismo nell'etnologia, Laterza, Bari, 1941; n. ed. con introduzione e cura di Stefano De Matteis, Argo, Lecce, 1996
  • Il mondo magico: prolegomeni a una storia del magismo, Einaudi, Torino, 1948; n. ed. Boringhieri, Torino, 1973 (con introduzione di Cesare Cases e in appendice testi di Benedetto Croce, Enzo Paci, Raffaele Pettazzoni e Mircea Eliade)
  • Morte e pianto rituale nel mondo antico: dal lamento pagano al pianto di Maria, Einaudi, Torino, 1958; n. ed. Bollati Boringhieri, Torino, 2000 (con introduzione di Clara Gallini)
  • Sud e magia, Feltrinelli, Milano, 1959; n. ed. 2002 (con introduzione di Umberto Galimberti)
  • La terra del rimorso. Contributo a una storia religiosa del Sud, Il Saggiatore, Milano, 1961
  • Furore, simbolo, valore, Il Saggiatore, Milano, 1962; poi Feltrinelli, Milano, 1980 (con introduzione di Luigi M. Lombardi Satriani) e ivi 2002 (con introduzione di Marcello Massenzio)
  • Magia e civiltà. Un'antologia critica fondamentale per lo studio del concetto di magia nella civiltà occidentale, Garzanti, Milano, 1962
  • Mondo popolare e magia in Lucania, a cura e con prefazione di Rocco Brienza, Basilicata, Roma-Matera, 1975
  • La fine del mondo. Contributo all'analisi delle apocalissi culturali, a cura di Clara Gallini, Einaudi, Torino, 1977; n. ed. 2002 (con introduzione di Clara Gallini e Marcello Massenzio)
  • La collana viola: lettere 1945-1950 (con Cesare Pavese), a cura di Pietro Angelini, Bollati Boringhieri, Torino, 1991
  • Scritti minori su religione, marxismo e psicoanalisi, a cura di Roberto Altamura e Patrizia Ferretti, Nuove edizioni romane, Roma, 1993
  • Compagni e amici: lettere di Ernesto de Martino e Pietro Secchia, a cura di Riccardo Di Donato, La nuova Italia, Firenze, 1993
  • Storia e metastoria: i fondamenti di una teoria del sacro, introduzione e cura di Marcello Massenzio, Argo, Lecce, 1995
  • Note di campo: spedizione in Lucania, 30 settembre - 31 ottobre 1952, edizione critica a cura di Clara Gallini, Argo, Lecce, 1995
  • L'opera a cui lavoro: apparato critico e documentario alla Spedizione etnologica in Lucania, a cura di Clara Gallini, Argo, Lecce, 1996
  • Una vicinanza discreta: lettere (con Renato Boccassino), a cura di Francesco Pompeo, Oleandro, Roma, 1996
  • I viaggi nel Sud di Ernesto de Martino, a cura di Clara Gallini e Francesco Faeta, fotografie di Arturo Zavattini, Franco Pinna e Ando Gilardi, Bollati Boringhieri, Torino, 1999
  • Panorami e spedizioni: le trasmissioni radiofoniche del 1953-54, a cura di Luigi M. Lombardi Satriani e Letizia Bindi, Bollati Boringhieri, Torino, 2002
  • Musiche tradizionali del Salento: le registrazioni di Diego Carpitella ed Ernesto de Martino (1959, 1960), a cura e testi di Maurizio Agamennone, Squilibri, Roma, 2005 (con 2 cd)
  • Scritti filosofici, a cura di Roberto Pastina, Il mulino, Bologna, 2005
  • Dal laboratorio del mondo magico: carteggi 1940-1943, a cura di Pietro Angelini, Argo, Lecce, 2007
  • Ricerca sui guaritori e la loro clientela, a cura di Adelina Talamonti, Argo, Lecce, 2008 (con introduzione di Clara Gallini)
  • Etnografia del tarantismo pugliese. I materiali della spedizione nel Salento del 1959, a cura di Amalia Signorelli e Valerio Panza, Introduzione e commenti di Amalia Signorelli, Argo, Lecce 2011.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giordana Charuty, Ernesto de Martino, les vies antérieures d'un anthropologue, Parenthèses, 2009.
  2. ^ Ernesto De Martino
  3. ^ Ernesto de Martino, La Fine del Mondo, Einaudi, Torino, 1977.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 12350298 SBN: IT\ICCU\CFIV\033030