Judith Butler

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Judith Butler

Judith Butler (Cleveland, 24 febbraio 1956) è una filosofa post-strutturalista statunitense. Si occupa di filosofia politica, etica, teoria letteraria, femminismo e Queer Theory. Dal 1993 insegna al Dipartimento di retorica e letterature comparate all'Università di Berkeley, dove dirige il programma di Critical Theory. Tiene lezioni all'European Graduate School.

Le sue opere più note, Gender Trouble e Bodies That Matter, ridiscutono la nozione di genere e sviluppano la sua teoria della performatività di genere [1] che oggi ha un ruolo di primo piano nella riflessione femminista e queer. E' un'attivista del movimento per i diritti degli omosessuali e interviene pubblicamente su temi di politica contemporanea. In particolare, critica la politica israeliana e il suo effetto sul conflitto israelo-palestinese, sottolineando come Israele non rappresenti tutti gli ebrei o tutta l'opinione ebraica. [2]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Butler è nata a Cleveland, Ohio da una famiglia russo-ungherese di origine ebraica. [3] La maggior parte della famiglia materna morì nell'Olocausto.[4]

Si è laureata in filosofia all'università di Yale nel 1984 con una dissertazione su "Hegelian Reflections in XX Century France".

Ha insegnato alla George Washington University e alla Johns Hopkins University. Dal 1993 è docente all'Università di Berkeley.

Vive a Berkeley con la compagna, la filosofa politica Wendy Brown. Hanno un figlio, Isaac.

Pensiero[modifica | modifica sorgente]

Butler inizia a sviluppare il tema della performatività di genere nel saggio Performative Acts and Gender Constitution (1988), dove analizza l'idea freudiana dell'identità personale modellata in termini di normalità. Butler contesta l'affermazione di Freud secondo cui la lesbica deriverebbe il proprio comportamento dal modello maschile, percepito come norma. Butler si oppone all'innatismo di genere e argomenta in favore della performatività di genere: la performance di genere crea il genere. [5]

Con Gender Trouble (1990), Butler esamina le opere di Simone de Beauvoir, Julia Kristeva, Sigmund Freud, Jacques Lacan, Luce Irigaray, Monique Wittig, Jacques Derrida e Michel Foucault, argomentando che la coerenza delle categorie sessuali, per esempio l'apparente normalità del genere maschile, sono il costrutto culturale della ripetizione nel tempo di atti corporei stilizzati. Questi atti corporei stilizzati, con la loro ripetizione, creano l'apparenza ontologica del genere. In questo senso Butler teorizza che il genere, il sesso e la sessualità sono performativi. [6] Butler, seguendo la lezione di Foucault, sostiene che la costruzione del soggetto sessuato, desiderante, non sia una scelta, ma una conseguenza del discorso disciplinario. L'apparente ovvietà del sesso come fatto biologico naturale dimostra, secondo Butler, quanto profondamente sia nascosta, nel discorso, la sua produzione. Allo stesso modo sono costruiti come naturali la dualità sessuale e l'eterosessualità. [7] Butler sostiene che senza una critica del sesso come prodotto del discorso, la distinzione sesso/genere come strategia femminista per contestare l'asimmetria di genere è inefficace. Butler sostiene che il femminismo abbia commesso un errore nel trattare le "donne" come un gruppo astorico dalle caratteristiche comuni, in quanto tale approccio rinforza la visione binaria delle relazioni di genere. Secondo Butler, le femministe dovrebbero analizzare come il potere determini la comprensione del genere femminile non solo nella società, ma all'interno del movimento femminista stesso. [8] [9]

In Bodies That Matter (1993), Butler, ricorrendo alla nozione di iteratività sviluppata da Derrida, sottolinea il ruolo svolto, nella performatività, dalla ripetizione. E' l'iteratività a rendere possibile la costruzione del soggetto sessuato come "naturale".

Censura e discorso dell'odio sono al centro della riflessione di Excitable Speeches (1997). Butler ritiene che la censura, benché in alcuni casi sia peggio della tolleranza, in altri possa essere necessaria. Butler considera la censura un effetto del potere statale e, riprendendo una tesi di Lacan, una condizione primordiale del linguaggio e del discorso: l'Io linguistico come effetto di una censura originaria. Pertanto, secondo Butler, un vero discorso di opposizione è impossibile, dato che il principio cui si oppone, la censura, è allo stesso tempo il principio che fonda il discorso di opposizione.

Butler teorizza inoltre che il discorso dell'odio esista retrospettivamente, dopo essere stato dichiarato tale dall'autorità. In questo modo, lo Stato riserva a sé il potere di definire i limiti del discorso accettabile. Perciò Butler critica le tesi anti-pornografiche della teorica femminista Catharine MacKinnon, in quanto non mettono in discussione il potere censorio dello Stato. Inoltre, poiché il discorso dell'odio dipende dal contesto, Butler dubita dell'efficacia della censura e sottolinea le difficoltà di un'identificazione sistematica del discorso dell'odio.

Undoing Gender (2004), una raccolta di saggi divulgativi su sesso, genere e psicanalisi, affronta fra gli altri il tema del desiderio in quanto prodotto delle norme sociali. Analizza inoltre il caso di David Reimer, il cui sesso fu "riassegnato" da maschio a femmina dopo una circoncisione maldestra subita a 8 mesi d'età.

In Giving an Account of Oneself (2005), Butler sviluppa un'etica basata sull'opacità del soggetto a se stesso. Ispirandosi al pensiero di Theodor Adorno, Michel Foucault, Friedrich Nietzsche, Jean Laplanche, Adriana Cavarero e Emmanuel Levinas, Butler teorizza che la formazione del soggetto è sociale, relativa a una comunità di altri e alle sue norme, che sono all'origine del suo "io" grammaticale. L'opacità del soggetto a se stesso lo rende, pertanto, non pienamente responsabile delle sue azioni. Butler teorizza dunque un'etica in cui il sé responsabile riconosca i limiti della propria capacità di rendere conto di se stesso agli altri e rispetti questi limiti in quanto intrinsecamente umani. La società in cui uno diventa umano è ciò che il soggetto non può sapere di se stesso. In tal modo, Butler situa la critica sociale e politica al centro della pratica etica.

Subjects of Sex/Gender/Desire (2005) è una critica al movimento femminista contemporaneo, che rischia, secondo Butler, di imitare le strategie dell'oppressore, specie quando lo riduce a soggetto singolo. Butler identifica vari livelli di oppressione, non riassumibili nei termini di una gerarchia che situa le donne al livello più basso.

Attivismo[modifica | modifica sorgente]

Butler è attivista del movimento per i diritti degli omosessuali, del movimento femminista e di quello contro le guerre in Iraq, Afghanistan, Libano. Ha sostenuto il movimento Occupy Wall Street e nel 2005 la campagna Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro Israele. Fa parte del comitato di consulenza dell'organizzazione Jewish Voice for Peace ed è membro esecutivo della Faculty for Israeli-Palestinian Peace negli Stati Uniti e del Jenin Theatre in Palestina.

Caso Adorno[modifica | modifica sorgente]

Nel 2012 Judith Butler ha ricevuto dalla città di Francoforte il Premio Adorno. In passato il premio è stato assegnato, fra gli altri, a Jürgen Habermas, Zygmunt Bauman e Jacques Derrida. Nell'occasione, il comitato del premio fu criticato dall'ambasciatore israeliano in Germania, dal Consiglio Centrale degli Ebrei tedesco e dal direttore del Centro Wiesenthal di Gerusalemme a causa degli appelli di Butler a boicottare Israele. [10] Butler replicò che riteneva quelle critiche dirette non contro di lei, ma contro tutti coloro che si oppongono alla attuale politica israeliana.[11][12]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Interview, Believer, maggio 2003
  2. ^ US-Philosophin Butler: Israel vertritt mich nicht, Der Standard, 15 settembre 2012
  3. ^ Interview with Judith Butler, maggio 2001
  4. ^ Judith Butler: As a Jew, I was taught it was ethically imperative to speak up, Haaretz, 24 febbraio 2010
  5. ^ Rivkin, Julie, and Michael Ryan. Literary Theory: An Anthology. 2nd ed. Malden, Massachusetts: Blackwell Pub., 2004. Print.
  6. ^ Butler explicitly formulates her theory of performativity in the final pages of Gender Trouble, specifically in the final section of her chapter "Subversive Bodily Acts" entitled "Bodily Inscriptions, Performative Subversions" and elaborates performativity in relation to the question of political agency in her conclusion, "From Parody to Politics." See Judith Butler, Gender Trouble: Feminism and the Subversion of Identity, New York, Routledge, 1999, pp. 171-90.
  7. ^ Judith Butler, Concluding Unscientific Postscript in Gender Trouble: Feminism and the Subversion of Identity, New York, Routledge [1990], 1999, pp. 135-41.
  8. ^ Corpi che contano. I limiti discorsivi del sesso, DWpress
  9. ^ Feminist Perspectives on Sex and Gender, Stanford Encyclopedia of Philosophy.
  10. ^ German Jews oppose award for US philosopher, Ynetnews
  11. ^ Frankfurt ripped for honoring Jewish-American scholar who backs Israel boycott, Haaretz, 7 settembre 2012
  12. ^ Sostengo un giudaismo non associato alla violenza di Stato, 3 settembre 2012

Opere[modifica | modifica sorgente]

Traduzioni italiane[modifica | modifica sorgente]

  • Fare e disfare il genere, Mimesis, 2014, di prossima pubblicazione, a cura di Federico Zappino (2004, Undoing Gender)
  • Strade che divergono. Ebraicità e critica del sionismo, Raffaello Cortina, 2013 (2012, Parting Ways: Jewishness and the Critique of Zionism)
  • La vita psichica del potere. Teorie del soggetto, Mimesis, 2013, a cura di Federico Zappino; con un dialogo in appendice tra Lorenzo Bernini e Federico Zappino, Quale futuro per il soggetto queer?. ISBN 978-88-575-1606-6 (1997, The Psychic Life of Power. Theories in Subjection)
  • Vite precarie. I poteri del lutto e della violenza, Postmedia Books, 2013, a cura di Olivia Guaraldo (2004, Precarious Life: The Powers of Mourning and Violence)
  • A chi spetta una buona vita?, Nottetempo, 2013, a cura di Nicola Perugini (2012, Can One Lead A Good Life in Bad Life?) ISBN 88-7452-417-X
  • Questione di genere. Il femminismo e la sovversione dell'identità, Laterza, 2013 (1990, Gender Trouble. Feminism and the Subversion of Identity)
  • Parole che provocano. Per una politica del performativo, Raffaello Cortina, 2010 (1997, Excitable Speech)
  • Dialoghi sulla Sinistra. Contingenza, egemonia, universalità, con Ernesto Laclau e Slavoj Žižek, Laterza, 2010, a cura di Laura Bazzicalupo (2000, Contingency, Hegemony, Universality)
  • Soggetti di desiderio, Laterza, 2009, presentazione di Adriana Cavarero (1988, Subjects of Desire)
  • La disfatta del genere, Meltemi, 2006 (2004, Undoing Gender)
  • Critica della violenza etica, Feltrinelli, 2006 (2005, Giving an Account of Oneself)
  • La rivendicazione di Antigone. La parentela tra la vita e la morte, Bollati Boringhieri, 2003 (2000, Antigone's Claim: Kinship Between Life and Death)
  • Corpi che contano. I limiti discorsivi del "Sesso", Feltrinelli, 1996, presentazione di Adriana Cavarero (1993, Bodies That Matter: On the Discursive Limits of "Sex")

Su Judith Butler[modifica | modifica sorgente]

  • Monica Pasquino e Sandra Plastina (a cura di), Fare e disfare. Otto saggi a partire da Judith Butler, Mimesis 2009. ISBN 978-88-8483-766-0
  • Lorenzo Bernini e Olivia Guaraldo (a cura di), Differenza e relazione. L'ontologia dell'umano nel pensiero di Judith Butler e Adriana Cavarero, ombre corte 2009. ISBN 978-88-95366-46-3
  • Nicola Perugini, saggio introduttivo per A chi spetta una buona vita? Nottetempo, 2013 (2012, Can One Lead A Good Life in Bad Life?) ISBN 88-7452-417-X
  • Federico Zappino, Il potere della melanconia, saggio introduttivo a La vita psichica del potere. Teorie del soggetto, Mimesis 2013. ISBN 978-88-575-1606-6
  • Giacomo Viggiani, La de-costruzione del soggetto. Un'introduzione a Judith Butler, Edizioni Accademiche Italiane 2014. 978-3639852677.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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