Prigione

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Carcere (disambigua) - Per una trattazione più specifica vedi Carcere (Italia).
Isola di Alcatraz e relativa prigione (in disuso)

La prigione (detta anche galera, carcere , gattabuia, penitenziario, istituto di pena, casa circondariale o casa di reclusione) è un luogo dove vengono reclusi individui privati della libertà personale in quanto, dopo un regolare processo, riconosciuti colpevoli di reati per i quali è prevista una pena detentiva, nonché alcune categorie di imputati in attesa di giudizio per reati gravi, ove ciò sia previsto dalla legge.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il termine indica, nell'uso corrente, sia il luogo dove deve viene eseguita una pena, sia una particolare tipologia edilizia destinata all'esecuzione della pena stessa.

Nella terminologia tecnico-giuridica spesso si usano solo i termini carcere ed "istituto", abbreviazione di "istituto di pena"; per definire la condizione di un condannato o di una persona comunque trattenuta si usa il termine "detenuto", talvolta con la specificazione "intramurario" (se all'interno di un carcere) od "extramurario" (se fuori dal carcere, cioè se all'esterno di un carcere, ad esempio per una pena alternativa), così come si parla di periodo intramurario ed extramurario o di trattamento intramurario od extramurario. Altre espressioni, anche relative alla pena, meno comunemente usate, sono "bagno penale", "segrete", "reclusione", "ai lavori forzati", (con tono scherzoso si usa anche "andare al fresco" e "in gattabuia").[1]

Il termine "prigione" deriva dal latino prehensio, l'azione di prendere nel senso di catturare, mentre la parola "carcere" deriverebbe dal latino carcer, che ha radice dal verbo coercio (che letteralmente significa costringere) da cui il significato di luogo ove si restringe, si rinchiude ed anche si castiga e si punisce. Il suo primo significato fu quello di "recinto" e, più propriamente al plurale, delle sbarre del circo, dalle quali erompevano i carri partecipanti alle corse; solo in un secondo tempo, assunse quello di 'prigione', intesa come costrizione o comunque luogo in cui rinchiudere soggetti privati della libertà personale.

V'è, però, qualche voce discorde che vuole l'espressione "carcere" derivante dall'ebraico carcar (tumulare, sotterrare), con riferimento all'abitudine di calare i prigionieri in locali sotterranei, a cui fa riferimento anche l'episodio biblico di Giuseppe (Gen,39:7), usanza ripresa in epoca medioevale (locali allora definiti segrete).

Termini ed espressioni alternative[modifica | modifica sorgente]

Spesso nel linguaggio comune vengono utilizzati diversi termini e/o lucuzioni per riferrisi al concetto di carcere, ad esempio:

  • "galera" deriva dalla pena inflitta al prigioniero in epoca antica (sino al XVIII secolo), costretto a remare nelle galee o galere.
  • "bagno penale" deriva dalla conversione dei bagni pubblici di Costantinopoli in prigione nel XVI secolo, termine poi in uso a fine Ottocento per gli istituti penitenziari.
  • "segrete" è relativo alle prigioni dei castelli medievali, in luoghi reconditi o nascosti, spesso sotterranei.
  • "gattabuia" si riferiva alla scarsa illuminazione, per la presenza solo di feritoie e non finestre vere e proprie (allo scopo di impedire evasioni o perché locali sotterranei o fortezze dotate di feritoie e non di finestre).
  • l'espressione "al fresco" si riferisce alla mancanza od alla scarsità di riscaldamento

Storia[modifica | modifica sorgente]

Giuridicamente, il problema penitenziario sorge dal giorno in cui la società politicamente e giuridicamente organizzata, avocando a sé ogni potere, stabilisce sanzioni penali per i trasgressori delle leggi, isolandoli in appositi luoghi detti appunto carceri che, secondo alcuni, deriverebbe dal latino coercere(cioè costringere), secondo altri dall'aramaico carcar che significa tumulare[2](riferendosi alla prassi di trattenere i prigionieri in cisterne sotterranee allo scopo di una più facile vigilanza). Ne troviamo, infatti, già menzione nella Bibbia, quando Giuseppe, figlio di Giacobbe, arrestato dai fratelli, fu calato in una cisterna in attesa di essere venduto schiavo al Ministro del Faraone (Gn 39,7). Le prigioni nacquero, verosimilmente, col sorgere della civile convivenza umana e svolsero, inizialmente, la funzione di allontanare dalla vita attiva e separare dalla comunità quei soggetti che il potere dominante considerava minacciosi per sé e/o nocivi alla comunità stessa.

Le esigenze di costrizione finirono con l'imporre, immediatamente, sistemi durissimi, peraltro inaspriti nei luoghi ove l'esercizio del potere divino era affidato ai responsabili della cosa pubblica, poiché si riteneva che l'offesa arrecata dal reo si estendesse alla divinità.

Le testimonianze più lontane che ci sono pervenute ci descrivono prigioni orrende, cieche, ricavate nelle profondità della terra, in cui comunque la detenzione poteva essere lunga solo per gli oppositori del re. Infatti, quando si puniva una persona per un reato comune, o si comminava una punizione corporale (fustigazione, marchiatura, ecc.) per violazioni ritenute modeste oppure la pena era la morte, eseguita con sistemi più o meno crudeli, anche se di regola la morte poteva essere sostituita con la vendita come schiavo, di regola in luoghi lontani (ovviamente se il reo era giovane).

Le prigioni vere e proprie, quali strutture apposite per la custodia di persone indesiderabili, entrarono, però, in uso probabilmente dopo l'origine della "città". Per quanto delle prigioni si trovi già menzione nella Bibbia, le prime notizie abbastanza precise, relative ad esse, risalgono alla Grecia ed a Roma antiche.
Presso quei due popoli le prigioni erano composte da ambienti in cui i prigionieri erano protetti da un semplice vestibolo, nel quale, in taluni casi, avevano la libertà di incontrare parenti ed amici, anche al fine di far versare un risarcimento alla vittima, che poteva portare ad una cancellazione o mitigazione della pena. Il carcere, comunque, non veniva mai preso in considerazione come misura punitiva, in quanto esso serviva in linea di principio ad continendos homines, non ad puniendos.

Nel diritto romano, come del resto negli altri sistemi giuridici prima dell'era contemporanea (cioè sino al 1789), il carcere era considerato come un mezzo di detenzione preventiva in attesa della pena capitale o corporale, non era quindi previsto l'ergastolo (tra le prigioni romane più celebri si ricordi il carcere Mamertino che era riservato a coloro che si macchiavano di reati contro lo Stato, ne furono relegati tra l'altro Pietro apostolo e Paolo di Tarso prima del martirio). Dell'antica Grecia funzionava il "sofronistero" dove erano rinchiusi i minorenni traviati, e il "pritaneo" dove fu rinchiuso Socrate, 30 giorni prima di ingoiare la cicuta[3].

I regni romano-barbarici introdussero la faida che autorizzava direttamente la vittima a rivalersi in qualsiasi misura sull'aggressore, anche nel senso che un guerriero forte e combattivo aveva sempre ragione. Nel sistema feudale alla vendetta privata si sostituì la composizione pubblica, giudice essendo il feudatario con dominio sul territorio. A poco a poco al feudatario si sostituì il potere comunale prima e poi del re. La carcerazione riapparve quindi prima di tutto come luogo di segregazione degli oppositori del re(celebre la Bastiglia in Francia costruita nel 1360 e distrutta nel 1789). Il senso era che, salvo che in casi eclatanti, in cui era ritenuta opportuna una punizione esemplare, il re non voleva giustificare in un processo una carcerazione che tutti sapevano esser dettata solo da motivi politici. In epoca moderna in Francia ed in Inghilterra si fece gran uso dei prigionieri come lavoratori forzati nelle colonie, in un primo momento venduti come schiavi per un periodo (da 10 a 17 anni) ai coloni, poi, quando questi sostituirono gli schiavi neri (meno costosi e più abbondanti) ai detenuti, come schiavi di stato per l'esecuzione di opere pubbliche in luoghi impervi. Cessato il principio della schiavitù e ridottosi molto l'uso della pena di morte, i detenuti furono ammassati in isole prima in lontane zone coloniali, poi in isole della madrepatria (famosissime Cayenna (F), Alcatraz (USA) e, in Italia, Asinara, Pianosa, Ventotene, ecc.) sino a quando nuove concezioni umanitarie e l'ostilità del personale di guardia verso tali sistemazioni non indussero a legare le prigioni al territorio.

Il principio finalistico del carcere, quale istituto di espiazione di pena, risale alla Chiesa dei primi tempi della religione cristiana.
Il principio secondo il quale la pena deve essere espiata nelle carceri andrebbe quindi fatto risalire all'ordinamento di diritto canonico, che prevedeva il ricorso all'afflizione del corpo per i chierici e per i laici che avessero peccato e commesso reati sulla base del principio che la Chiesa non ammetteva le cosiddette pene di sangue, se non nei casi ritenuti più gravi, cioè eresia e stregoneria(cioè alleanza col demonio).

Più tardi con l'istituzione dell'inquisizione ecclesiastica fu introdotto il carcere a vita come strumento di espiazione morale della pena (a Roma fu costruito nel 1647 il Palazzo delle Prigioni tuttora visibile)[4], ferma restando la possibilità della pena di morte per i reati ritenuti più gravi. Non mancarono, tuttavia, dei fecondi esempi di apostolato: Vincenzo de' Paoli (1581-1660) il quale fondò l'ordine delle Figlie della Carità, benemerite dell'assistenza, oppure Giuseppe Cafasso (1811-1860) che, per aver speso tutta la sua vita in favore dei detenuti, è stato assunto a patrono dei carcerati.

Il movimento illuminista seguendo il filone rivoluzionario e grazie a esponenti come Immanuel Kant (1724-1804), Cesare Beccaria (1738-1794) ed il napoletano Gaetano Filangieri (1753-1788) elaborò un nuovo sistema carcerario basato su principi morali, il libero arbitrio, l'integrità fisica e morale, l'istruzione e il lavoro. La pena, intesa come castigo e dolore, è volta a contrastare non più l'uomo ma il delitto come entità avulsa dal proprio autore. A causa degli austriaci, fu edificato a Milano nel 1764 un carcere di tipo cellulare che si basava sull'isolamento dei detenuti.

Con l'avvento della scuola positiva che si proponeva, non solo lo studio del delitto in sé, ma anche e principalmente dell'uomo delinquente, furono pubblicati i dati sperimentali di eminenti antropologi quali Cesare Lombroso (1835-1909), Enrico Ferri (1856-1929) ed il napoletano Enrico Pessina (1828-1916).

Nel mondo[modifica | modifica sorgente]

In generale in Europa il numero dei detenuti (in rapporto alla popolazione residente) è di poco maggiore che in Italia, ma è molto maggiore, più umano e meglio gestito anche il numero dei posti nelle prigioni, come maggiore è generalmente il ricorso al lavoro in carcere, alle misure alternative alla detenzione e maggiore è rispetto all'Italia il numero (sempre in rapporto alla popolazione residente) anche dei reati denunciati e perseguiti, mentre in generale è inferiore il numero delle fattispecie di reati perseguibili e l'entità delle pene previste.

Il paese al mondo con il maggior numero di detenuti (in rapporto alla popolazione residente) sono gli Stati Uniti d'America, seguiti dalla Cina (limitandosi alla sola Unione Europea, la Lettonia), mentre quello con il minor numero di detenuti in carcere è la Norvegia(ovviamente senza tener conto dei mini-stati con poche migliaia di abitanti, tipo la Città del Vaticano, che non ha nessun detenuto).[5]

La tendenza generale è tentare di ridurre la detenzione carceraria mediante l'applicazione di pene alternative. Un buon esempio viene in tal senso dalla Svezia, che ha chiuso nel 2013 quattro carceri proprio per il successo dell'adozione di pene alternative.[6]

Una speranza di attenuazione del duro regime repressivo viene anche dalla Cina, ove il Comitato centrale del partito ha approvato la graduale abolizione dei campi di lavoro coatto e la riduzione del numero dei reati per cui è prevista la pena di morte.[7]

Italia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Carcere (Italia) e Ordinamento penitenziario italiano.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dizionario Sabatini Coletti 2012
  2. ^ Palazzo D., Appunti di storia del carcere, "Rassegna di studi penitenziari", 1967, pp. 1-23, p. 3
  3. ^ Palazzo D., Appunti di storia del carcere, "Rassegna di studi penitenziari", 1967, pp. 1-23, p. 4
  4. ^ Palazzo D., Appunti di storia del carcere, "Rassegna di studi penitenziari", 1967, pp. 1-23, p. 15
  5. ^ dati generici di orientamento, in corso di approfondimento i dati e le fonti paese per paese, mentre un rapporto sulla sola situazione dell'Unione Europea è stato pubblicato il 15 marzo 2013 dall'associazione Antigone e riassunto su www.cesda.net/?p=5526
  6. ^ Pochi detenuti, celle in vendita-Perché la Svezia chiude 4 carceri- l'Unità-notizie online lavoro, recensioni, cinema, musica-sezione Mondo-di Marina Mastroluca-13 novembre 2013, sito www.lunita.it
  7. ^ notizia riportata da tutti i media, tra cui www.ilmessaggero.it (edizione online del medesimo quotidiano), il 16 novembre 2013

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

diritto Portale Diritto: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di diritto