Codice Hays

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Codice Hays è il nome con cui è comunemente indicato, dal nome del suo creatore Will H. Hays, il Production Code, una serie di linee-guida che per molti decenni ha governato e limitato la produzione del cinema negli USA.

La Motion Picture Producers and Distributors of America (MPPDA, che sarebbe poi diventata la Motion Picture Association of America, o MPAA) adottò il codice nel 1930, iniziando però ad applicarlo effettivamente nel 1934, e lo abbandonò solo nel 1967 a favore del successivo MPAA film rating system.

Il "Production Code" specificava cosa fosse o non fosse considerato "moralmente accettabile" nella produzione di film.

Code Hays

Regole del Codice[modifica | modifica wikitesto]

Il "Production Code" elencava tre "Principi generali":

  1. Non sarà prodotto nessun film che abbassi gli standard morali degli spettatori. Per questo motivo la simpatia del pubblico non dovrà mai essere indirizzata verso il crimine, i comportamenti devianti, il male o il peccato.
  2. Saranno presentati solo standard di vita corretti, con le sole limitazioni necessarie al dramma e all'intrattenimento.
  3. La Legge, naturale, divina o umana, non sarà mai messa in ridicolo, né sarà mai sollecitata la simpatia dello spettatore per la sua violazione.

Diverse restrizioni specifiche vennero poi stilate come "Applicazioni particolari" di questi tre principi fondamentali:

  • Il nudo e le danze lascive furono proibiti.
  • La ridicolizzazione della religione fu proibita; i ministri del culto non potevano essere rappresentati come personaggi comici o malvagi.
  • La rappresentazione dell'uso di droghe fu proibita, come pure il consumo di alcolici, "quando non richiesto dalla trama o per un'adeguata caratterizzazione".
  • I metodi di esecuzioni di delitti (per esempio l'incendio doloso, o il contrabbando ecc.) non potevano essere presentati in modo esplicito.
  • Le allusioni alle "perversioni sessuali" (tra cui, all'epoca, veniva inclusa l'omosessualità) e alle malattie veneree furono proibite, come lo fu anche la rappresentazione del parto.
  • La sezione sul linguaggio bandì varie parole e locuzioni offensive.
  • Le scene di omicidio dovevano essere girate in modo tale da scoraggiarne l'emulazione nella vita reale, e assassinii brutali non potevano essere mostrati in dettaglio. "La vendetta ai tempi moderni" non doveva apparire giustificata.
  • La santità del matrimonio e della famiglia doveva essere sostenuta. "I film non dovranno concludere che le forme più basse di rapporti sessuali sono cose accettate o comuni". L'adulterio e il sesso illegale, per quanto si riconoscesse potessero essere necessari per la trama, non potevano essere espliciti o giustificati, e non dovevano essere presentati come un'opzione attraente.
  • Le rappresentazioni di relazioni fra persone di razze diverse erano proibite.
  • "Scene passionali" non dovevano essere introdotte se non necessarie per la trama. "Baci eccessivi e lussuriosi vanno evitati", assieme ad altre trattazioni che "potrebbero stimolare gli elementi più bassi e grossolani".
  • La bandiera degli Stati Uniti d'America doveva essere trattata rispettosamente, così come i popoli e la storia delle altre nazioni.
  • La volgarità, e cioè "soggetti bassi, disgustosi, spiacevoli, sebbene non necessariamente negativi" dovevano essere trattati entro i dettami del buon gusto. Temi come la pena capitale, la tortura, la crudeltà verso i minori e gli animali, la prostituzione e le operazioni chirurgiche dovevano essere trattati con uguale sensibilità.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Prima del Production Code[modifica | modifica wikitesto]

Dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva sentenziato, nel 1915, nella causa Mutual Film Corporation v. Industrial Commission of Ohio, che le pellicole cinematografiche non erano coperte dal Primo emendamento, le città avevano iniziato a porre divieti sulla pubblica esibizione di film "immorali", e gli studios temevano che presto sarebbe seguita una legislazione statale o federale.

Nei primi anni venti, tre grossi scandali avevano turbato Hollywood: i processi per omicidio della star delle commedie Roscoe 'Fatty' Arbuckle (ingiustamente accusato della morte dell'attrice Virginia Rappe ad una festa), l'assassinio del regista William Desmond Taylor (e le rivelazioni sul suo stile di vita), e la morte dovuta alla droga del popolare attore Wallace Reid. Queste storie, avvenute in rapida successione, furono trattate con sensazionalismo e clamore dalla stampa e costituirono i titoli di tutti i quotidiani del paese. Sembrarono confermare in pieno la percezione che molti avevano di Hollywood come "città del peccato".

Il pubblico sdegno per questa supposta immoralità, sia in Hollywood sia nei film, portò alla creazione, nel 1922, dell'Associazione dei produttori e distributori di pellicole cinematografiche (Motion Pictures Producers and Distributors Association, che divenne la Motion Picture Association of America nel 1945). Intenzionata a presentare un'immagine positiva dell'industria cinematografica, l'Associazione era guidata da Will H. Hays, che in precedenza era stato Postmaster General e capo della campagna elettorale del 1920 per il presidente Warren G. Harding. Hays chiese di stabilire una serie di standard morali per i film.

A questo fine Hays tentò di rafforzare tramite la sua associazione l'autorità morale sui film hollywoodiani per otto anni, ma con scarsi effetti. L'ufficio di Hays rilasciò infatti una lista di divieti e di cautele nel 1927, ma i registi continuarono a realizzare ciò che volevano, e in molti casi i tagli proposti di alcune battute o scene non vennero effettuati.

Dal 1930 al 1934: l'era 'Pre-Codice'[modifica | modifica wikitesto]

Con l'avvento dei dialoghi nel 1927, si sentì la necessità di un codice scritto più restrittivo. Fu così steso il Production Code, che venne adottato il 31 marzo 1930, ma non vennero prese iniziative perché entrasse formalmente in vigore. Il periodo tra il 1930 e il 1934 è spesso definito l'era 'pre-Codice' perché, anche se il codice in teoria già esisteva, fu di fatto ignorato dagli studios.

Questo e i codici successivi furono spesso denominati 'Codice Hays' perché Hays ne era stato il promotore. Anche se il nome di Hays è stato spesso associato alla censura, egli era comunque di carattere pacato e facilmente manipolabile.

La MPPDA rispose alle critiche rivolte ai film 'pre-Codice' violenti e razzisti con un inasprimento del codice stesso. Il codice fu successivamente rafforzato dalla creazione della Catholic Legion of Decency, che definì "indecenti" i film per i quali chiedeva il boicottaggio da parte dei Cattolici.

Inasprimento[modifica | modifica wikitesto]

Il codice nella versione del 1930 non aveva strumenti efficaci di applicazione. Un emendamento al codice, adottato il 13 giugno 1934, creò allora la Production Code Administration, decidendo che da allora ogni film dovesse ottenere un certificato di approvazione prima di approdare nelle sale. Da allora, per tutto il ventennio successivo tutti i film prodotti negli Stati Uniti aderirono più o meno rigidamente al codice.

Si noti che il "Production Code" fu un codice di auto-regolamentazione e non fu creato o imposto da autorità federali, statali o cittadine. Infatti gli studi di Hollywood adottarono il codice soprattutto nella speranza di evitare la censura governativa, preferendo regolarsi da sé piuttosto che sottostare a regole imposte dal governo.

Il cartoon Betty Boop nelle maglie della censura: esempio di un "prima" e un "dopo" del personaggio di Fleischer rivisto con abiti più castigati e meno succinti

L'introduzione del "Production Code" causò la scomparsa di molti comitati locali di censura. Nel frattempo l'U.S. Customs Department (il dipartimento delle Dogane) proibì l'importazione del film Estasi del 1932-33, in cui recitava un'attrice che sarebbe diventata famosa col nome di Hedy Lamarr. Contro il provvedimento venne fatto appello davanti alla Corte Suprema, che aveva già espresso il parere secondo cui l'opera cinematografica non ricadeva sotto la protezione del Primo Emendamento.

Joseph I. Breen fu eletto capo della neonata Production Code Administration. Sotto la sua guida, gli sforzi del Production Code divennero ben noti per la loro rigidezza. La facoltà di Breen di modificare la sceneggiatura e le scene filmate provocò l'ira di molti sceneggiatori, registi e produttori di Hollywood.

Il primo intervento che coinvolse una major cinematografica fu nella pellicola del 1934 Tarzan e la compagna, nella quale una breve scena di nudo dell'attrice Maureen O'Sullivan venne eliminata dal negativo del film. Altri casi famosi di censura, celebrati in seguito nella pellicola del 2004 di Martin Scorsese The Aviator, coinvolsero il film western del 1943 Il mio corpo ti scalderà, prodotto e diretto da Howard Hughes. La pellicola non ricevette il certificato di approvazione e venne tenuta lontana dalle sale cinematografiche per alcuni anni, soprattutto perché le locandine pubblicitarie della pellicola focalizzavano l'attenzione sul prosperoso seno dell'attrice Jane Russell. Tuttavia Hughes riuscì a persuadere Breen che ciò non violava il codice e che la pellicola potesse essere mostrata al pubblico.

Gli anni cinquanta ed i primi anni sessanta[modifica | modifica wikitesto]

Le produzioni hollywoodiane lavorarono sempre al limite dei dettami del Production Code fino ai tardi anni cinquanta, nei quali ebbe termine l'epoca d'oro di Hollywood, quando il cinema dovette affrontare l'avvento di minacciosi contendenti. Il primo di questi fu l'avvento della televisione, che permetteva al pubblico americano di non abbandonare le proprie abitazioni per vedere delle pellicole cinematografiche. Hollywood capì la necessità di dover offrire agli americani qualcosa che la televisione non sarebbe stata in grado di dare, poiché anche la televisione era soggetta ad un codice di regolamentazione ancora più restrittivo.

Oltre all'avvento della televisione, c'era la crescente concorrenza del cinema straniero, con produzioni di grande eccellenza come Ladri di biciclette di Vittorio De Sica del 1948. Anche questa pellicola fu soggetta ad una controversia della censura quando l'MPAA chiese di tagliare la scena nella quale il protagonista parla con delle prostitute di un bordello senza alcuna considerazione del fatto che non vi fosse nella fattispecie alcuna allusione sessuale.

Si è quindi scoperto che l'integrazione verticale nell'industria cinematografica violava le leggi antitrust, e gli studios furono forzati ad abbandonare la proprietà delle sale cinematografiche della Paramount, in accordo con il verdetto del cosiddetto Caso Paramount. Gli studios non potevano bloccare l'importazione di film stranieri, che non erano vincolati dal Production Code. Le regole antitrust aiutarono anche a spianare la strada per le case di produzione cinematografica indipendenti che avrebbero mostrato agli spettatori film creati da personaggi quali Andy Warhol e altri che lavoravano al di fuori del meccanismo degli studios.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Muscio, Giuliana La Casa Bianca e le sette majors - cinema e mass media negli anni del new deal, il poligrafo, Padova, ottobre 1990 ISBN 88-7115-011-2
  • Vito Russo, Lo schermo velato, Milano, Baldini & Castoldi, 1999

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]