M - Il mostro di Düsseldorf

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M - Il mostro di Düsseldorf
M - fritz lang.jpg
Una celebre immagine del film
Titolo originale M - Eine Stadt sucht einen Mörder
Paese di produzione Germania
Anno 1931
Durata 117 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere poliziesco, thriller
Regia Fritz Lang
Sceneggiatura Thea von Harbou, Fritz Lang
Fotografia Fritz Arno Wagner
Montaggio Paul Falkenberg
Musiche Edvard Grieg
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Doppiaggio (1960):

(DE)
« Warte, warte nur ein Weilchen,

bald kommt der Schwarzmann zu dir
mit dem kleinen Hackebeilchen
macht er Schabefleisch aus dir
du bist raus! »

(IT)
« Scappa scappa monellaccio,

se no viene l'uomo nero
col suo lungo coltellaccio,
per tagliare a pezzettini
proprio te! »

(Filastrocca cantata in apertura della pellicola da una bambina che gioca alla "conta".)

M - Il mostro di Düsseldorf (M - Eine Stadt sucht einen Mörder) è un film tedesco del 1931, diretto da Fritz Lang. Il film si ispira ai delitti commessi da Fritz Haarmann e Peter Kürten, che commisero una serie di efferati crimini in Germania negli anni venti.

Trama[modifica | modifica sorgente]

In una città tedesca (il film è ambientato a Berlino, ma il titolo italiano richiama il caso di cronaca del 1925[1], che ha ispirato il film, avvenuto a Düsseldorf) la popolazione è terrorizzata da un maniaco (a quanto sembra un pedofilo) che ha adescato e ucciso otto bambine.
La polizia è messa sotto pressione dall'opinione pubblica quando il Mostro uccide un'altra bambina, e si impegna a fondo nella ricerca, ma non dispone di nessun indizio. La popolazione cade nel panico, e molti arrivano ad accusarsi a vicenda. I poliziotti organizzano numerose retate nei quartieri frequentati dalla malavita, creando gravi problemi alle associazioni criminali della città. Le maggiori organizzazioni criminali decidono quindi, per ridurre la pressione della polizia nella città, di trovare il "Mostro", chiamando un capo originario del luogo ma ricercato dalla polizia di molte nazioni, che organizza la ricerca usando anche i mendicanti come spie per le strade.

Polizia e criminali giungono quasi contemporaneamente a scoprire l'identità del criminale, ma questi ultimi lo scovano prima, grazie all'aiuto di un mendicante cieco che ne riconosce il fischio, e per seguirlo gli tracciano sulla giacca una M. di gesso (M. è l'iniziale della parola tedesca Mörder, "assassino"). Vistosi scoperto, l'assassino, un certo Hans Beckert, si nasconde in un palazzo di uffici. Alla fine i criminali riescono a catturare il mostro poco prima dell'arrivo della polizia, e lo processano.

Al cospetto di un originale tribunale fatto di ladri, assassini e prostitute, il mostro che aveva scosso la città rivela la sua pazzia, una forza malvagia che lo spinge a tali crimini; il processo, dopo un acceso dibattito, sta per chiudersi con un verdetto di morte, quando è interrotto dall'arrivo della polizia, che ha scoperto il covo dei criminali grazie alla confessione di un malvivente rimasto intrappolato nell'edificio dove si nascondeva il mostro. La polizia arresta anche i capi del crimine locale e consegna il "Mostro" alla giustizia ordinaria.

Peter Lorre in una scena del film.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Il film fu prodotto da Seymour Nebenzahl per Nero-Film AG.

Riprese[modifica | modifica sorgente]

La lavorazione durò sei settimane, da gennaio a marzo 1931. Le scene di massa furono girate in un hangar per dirigibili allora inutilizzato, presso l'aeroporto di Berlino-Staaken.

Prima[modifica | modifica sorgente]

Il film fu presentato l'11 maggio 1931, all'Ufa Palast am Zoo di Berlino.

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Il film è da considerare come uno dei prototipi del filone noir che si sviluppò poi in America negli anni Quaranta. Il film in Italia non ebbe mai il visto della censura, né negli anni 30 né nel primo dopoguerra. Solo nel 1960 uscì nelle sale, con quasi trent'anni di ritardo.

Personaggi[modifica | modifica sorgente]

Il protagonista[modifica | modifica sorgente]

Peter Lorre è Hans Beckert, un assassino seriale che probabilmente è un pedofilo sadico, che uccide bambine. A causa dei suoi crimini, che portano la polizia a disturbare pesantemente gli affari della criminalità locale, sarà inseguito dai criminali, che lo vorranno linciare, ma, alla fine, sarà arrestato dalla polizia. Non è spiegato, però, se Hans sarà portato in manicomio o condannato a morte.

È da segnalare anche l'interpretazione di Peter Lorre, che impersona il criminale psicopatico con un trasporto impressionante, specie nella sua difesa finale davanti al tribunale formato dai criminali della città:

« Quando cammino per le strade ho sempre la sensazione che qualcuno mi stia seguendo, ma sono invece io che inseguo me stesso. Silenzioso, ma io lo sento. Spesso ho l'impressione di correre dietro a me stesso. Allora voglio scappare, scappare, ma non posso fuggire! Devo uscire ed essere inseguito. Devo correre, correre per strade senza fine. Voglio andare via, ma con me corrono i fantasmi di madri, di bambini. Non mi lasciano un momento, sono sempre là, sempre, sempre. Soltanto quando uccido, solo allora... E poi non mi ricordo più nulla. Dopo, dopo mi trovo dinanzi a un manifesto e leggo quello che ho fatto. E leggo, leggo. Io ho fatto questo? Ma se non ricordo più nulla! Ma chi potrà mai credermi? Chi può sapere come sono fatto dentro? Che cos'è che sento urlare dentro al mio cervello? E come uccido: non voglio! Devo! Non voglio! Devo! E poi sento urlare una voce, e io non la posso sentire![2] »
(M. Il Mostro)

Inoltre Lang ritrae benissimo sia i facili entusiasmi della folla (i tentativi di linciaggio del presunto mostro), sia i dubbi legati alla pena di morte per crimini odiosi (è giusto mettere a morte una persona comunque non padrona delle sue azioni?).

Il processo davanti alla banda dei criminali

Altri Personaggi[modifica | modifica sorgente]

  • Otto Wernicke è l'ispettore Karl Lohmann, un uomo rispettoso della legge e pulito che guida le ricerche del mostro e, inizialmente, cerca l'assassino seriale tra i criminali. Sarà lui, insieme a un plotone di agenti, ad arrestare il mostro e con lui i criminali che lo volevano uccidere.
  • Grundgens Gustaf è Schranker, potente capo criminale noto alla polizia di mezzo mondo (da Los Angeles a Berlino), ricercato per un triplice omicidio di poliziotti. È chiamato dai criminali locali per avere un aiuto nella cattura dell'assassino. Freddo e spietato oltre che maniacale nella precisione, sarà arrestato insieme agli altri criminali.

Tecnica cinematografica[modifica | modifica sorgente]

Il sonoro[modifica | modifica sorgente]

Considerato uno dei capolavori dell'espressionismo tedesco, è il primo film di Lang ad avvalersi del sonoro. Il grande regista utilizza questa nuova possibilità tecnica in maniera magistrale, per esempio legando la scoperta dell'identità del mostro al motivetto che questo fischietta sempre (il tema del IV movimento della suite Peer Gynt op. 46 di Edvard Grieg[3]).

Il sonoro è utilizzato come "contrappunto e complemento all'immagine": una parola o una frase possono introdurre nuove scene, oppure anticipare allo spettatore il corso degli eventi. Alcuni esempi: la prima inquadratura è nera e la voce di una bambina canta una filastrocca che nomina un "uomo nero"; per strada uno strillone grida il titolo dell'articolo "Chi è l'assassino?" e la macchina da presa inquadra Lorre al tavolo dietro la finestra.[4]

Uso di simboli[modifica | modifica sorgente]

«Lang non rinuncia a simboli e a metafore: il palloncino impigliato tra i fili del telegrafo suggerisce l’anima della bambina appena uccisa; di fronte a una vetrina il volto dell’assassino si specchia incorniciato dai coltelli esposti; il tribunale della malavita nel finale del film è forse il più impressionante dispositivo simbolico di quella vera e propria ossessione della relatività della giustizia che percorre tutto il cinema di Lang». [5]

Fuori campo[modifica | modifica sorgente]

Nel libro Manuale del film gli autori, Rondolino-Tommasi, dedicano una analisi dettagliata della sequenza iniziale di questa pellicola e dimostrano come si debba considerare "un brano esemplare per quel che riguarda l'uso espressivo del Fuori campo".[6]

Aspetto documentaristico[modifica | modifica sorgente]

Lang assorbe l'atmosfera politica e sociale tedesca del suo tempo, se ne appropria e la dispiega come materia su cui elaborare tematiche artistiche.[7]

Il soggetto del film gli era stato suggerito dalla lettura dei quotidiani, tra i fatti di cronaca nera.

Lang dichiara a Peter Bogdanovich:

« Penso che ogni film serio, che descriva i contemporanei, dovrebbe essere una sorta di documentario del suo tempo. Solo allora, secondo me, si raggiunge un certo grado di verità in un film. In questo senso Furia è un documentario, M è un documentario. »
(Peter Bogdanovich, Il cinema secondo Fritz Lang, p.21.)

Montaggio[modifica | modifica sorgente]

Il film è anche una dimostrazione dell'eccelsa tecnica di Lang e del montatore Paul Falkenberg, che introducono innovazioni narrative, mutuate in parte dall'opera di Ejzenštejn, che avranno un impatto importantissimo sul cinema che seguirà.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Nel 1933 è stato indicato tra i migliori film stranieri dell'anno dal National Board of Review of Motion Pictures.

Critica[modifica | modifica sorgente]

  • Il Dizionario Mereghetti, che gli assegna quattro stelle su quattro di giudizio, scrive: «Al suo primo film parlato, Lang continua a impiegare con maestria le metafore visive e le immagini evocative che avevano fatto grande il muto, e insieme si vale in modo assai moderno delle risorse del sonoro».[8]
  • Ondacinema lo inserisce tra le Pietre Miliari del cinema scrivendo: «Entrare nel mondo di M significa sprofondare in una regione cinematografica di pura e rara bellezza, di oscura e inesorabile perfezione alla ricerca del mostro che dimora inquieto in ogni uomo».[9]

Rifacimenti e riprese[modifica | modifica sorgente]

  • Nel 1951 ne è stato girato un rifacimento a opera di Joseph Losey, intitolato M.
  • Al film sembra essere ispirato l'episodio "Il tribunale della malavita" della quarta serie del telefilm Miami Vice.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Peter Kürten, il "Vampiro di Düsseldorf".
  2. ^ Stefano Socci, Fritz Lang, Castoro Cinema n. 168, Milano, 1995, pag. 46. ISBN 88-8033-022-5
  3. ^ È da notare che nel doppiaggio italiano del 1960 il tema fischiettato è diverso dalla versione originale ed è solo vagamente somigliante al celebre tema di Grieg.
  4. ^ * Comune di Roma. Assessorato alla cultura, Fritz Lang, Roma, Edizioni carte segrete, 1990, (Catalogo della mostra tenuta presso il Palazzo delle esposizioni di Roma dal 28 novembre al 10 dicembre e presso Il Labirinto dal 6 al 14 dicembre 1990), p.28
  5. ^ Francesco Bono, p.28 in Comune di Roma. Assessorato alla cultura, Fritz Lang, Roma, Edizioni carte segrete, 1990, (Catalogo della mostra tenuta presso il Palazzo delle esposizioni di Roma dal 28 novembre al 10 dicembre e presso Il Labirinto dal 6 al 14 dicembre 1990)
  6. ^ Gianni Rondolino-Dario Tomasi, Manuale del film. Linguaggio, racconto, analisi., UTET, Novara, 2011, pp. 135-144.
  7. ^ "Dizionario del cinema", di Fernaldo Di Giammatteo, Newton&Compton, Roma, 1995, pag.59.
  8. ^ Il Mereghetti - Dizionario dei Film 2011. Milano, Baldini Castoldi Dalai editore, 2010. ISBN 9788860736260 p. 2089
  9. ^ M - il mostro di Dusseldorf | Recensione | Ondacinema

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Peter Bogdanovich,Il cinema secondo Fritz Lang, traduzione di Massimo Armenzoni, Parma, Pratiche Editrice, 1988. ISBN 88-7380-109-9
  • Stefano Socci, Fritz Lang, La nuova Italia, Il Castoro Cinema, Milano 1995. ISBN 978-88-8033-022-6

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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