La donna del ritratto

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La donna del ritratto
Donnaritratto.png
Una scena del film
Titolo originale The Woman in the Window
Lingua originale inglese
Paese di produzione USA
Anno 1944
Durata 107 min

99 min (ristampa TCM)

Colore b/n
Audio sonoro Mono (RCA Sound System)
Rapporto 1,37 : 1
Genere thriller
Regia Fritz Lang
Soggetto dal romanzo Once Off Guard di J. H. Wallis
Sceneggiatura Nunnally Johnson
Produttore Nunnally Johnson
Casa di produzione RKO Radio Pictures
Fotografia Milton R. Krasner (con il nome Milton Krasner)
Montaggio Gene Fowler Jr., Marjorie Fowler (con il nome Marjorie Johnson), Thomas Pratt (non accreditato)
Effetti speciali Paul K. Lerpae (con il nome Paul Lerpae), Harry Redmond Jr. (non accreditato)

Vernon L. Walker (effetti visuali fotografici) (con il nome Vernon Walker)

Musiche Arthur Lange
Scenografia Duncan Cramer

Julia Heron (arredatore)

Costumi Muriel King
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Riedizione del doppiaggio anni '50:

La donna del ritratto (The Woman in the Window) è un film del 1944 diretto da Fritz Lang.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il professore di criminologia Richard Wanley rimane solo in città dopo aver accompagnato alla stazione moglie e figli in partenza per le vacanze. Si reca al club per una serata con gli amici e vede in una vetrina il ritratto di una donna affascinante.

Quando esce dal club si ferma di nuovo a contemplare il ritratto. Inaspettatamente sul vetro della vetrina si materializza l'immagine della donna. Ella ha nome Alice. Scambia qualche battuta con Wanley e lo invita a casa propria, con la scusa di mostrargli i disegni relativi al ritratto. Ma l'incontro galante è bruscamente interrotto dalla visita dell'amante della donna, un ricco uomo d'affari. Costui, geloso e adirato, si getta contro Wanley, che, afferrate istintivamente e per legittima difesa un paio di forbici posate su un tavolino, utilizzate precedentemente per stappare una bottiglia, uccide l'aggressore. Il suo primo impulso è quello di chiamare la polizia e denunciare l'accaduto, ma riflettendo sulle conseguenze sociali dell'apparire pubblicamente implicato in un assassinio, cambia proposito. Presa l'auto, si reca fuori città e si libera del cadavere gettandolo in un bosco.

Un boy scout ritrova il corpo e iniziano le indagini. Wanley ha lasciato molte tracce dietro di sé. L'indagine viene affidata al procuratore Frank Laior, uno degli amici del club. Laior insiste perché Wanley lo accompagni a effettuare un sopralluogo nella zona dove è stato ritrovato il cadavere. Un ricattatore, Heidt, che stava pedinando l'uomo ucciso, si presenta da Alice e la minaccia di rivelare quanto sa alla polizia se non gli viene versta una grossa somma di denaro. Alice e Wanley decidono di liberarsi anche di Heidt, ma il tentativo pare non riescire. Il cerchio si chiude su Wanley, il quale non sembra avere più alcuna via di scampo.

Wanley si sveglia nella poltrona del club con in grembo il Cantico dei Cantici, il libro che stava leggendo. Tutto quello che ha vissuto così intensamente, non è stato altro che un sogno. Attorno a lui, riconosce i volti dei protagonisti della sua storia nelle persone che frequentano il circolo. Uscito in strada, una donna gli si avvicina per chiedergli un fiammifero: spaventato fugge senza girarsi.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film fu prodotto dalla Christie Corporation e dalla International Pictures.

Soggetto[modifica | modifica wikitesto]

Il soggetto è tratto dal romanzo Once Off Guard di J. H. Wallis: il libro conteneva un finale tragico che Lang non ritenne di riprendere.

Sceneggiatura[modifica | modifica wikitesto]

Il film fu sceneggiato da Nunnally Johnson, che con questa sceneggiatura iniziò la sua collaborazione con la International Pictures Inc da lui stesso fondata. Anch'egli non era inizialmente disposto ad accettare il finale voluto da Lang, ma il regista riuscì a convincerlo: racconta come superò la propria riluttanza in una lettera inviata a Pierre Rissient, datata 23 gennaio 1969.

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

Le riprese furono effettuate dall'11 aprile al 9 giugno 1944[1].

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film fu distribuito dalla RKO Radio Pictures.

Prima[modifica | modifica wikitesto]

Il film uscì nelle sale cinematografiche USA il 10 ottobre 1944 con il titolo originale The Woman in the Window.[2]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Il film ebbe successo di critica e di pubblico.

«...in questo vecchio professore in pantofole è ciascuno di noi che è rappresentato. Il realismo non fa che accentuare l'identificazione con il protagonista e spiega il successo ottenuto presso la critica, il solo di cui Lang potesse vantarsi nel terzo periodo della sua carriera, insieme a quello più limitato di Anche i boia muoiono».[3]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Claude Beylie:

«La donna del ritratto si presenta dapprima come un brillante esercizio di stile, che ricama attorno ai temi cari all'autore di M e di Furia: la colpa, l'auto punizione, l'ironia del destino, ecc. Checché se ne dica il rovesciamento finale non ha niente di arbitrario. Lang ha anzi costruito tutto il film sulle nozioni di proiezione dei demoni nascosti, del desiderio soggiacente, e del passaggio all'azione. Il vecchio cliché del demone meridiano trova in questo ingranaggio notturno la sua illustrazione più convincente. La lentezza voluta del ritmo, il rifiuto della suspense tradizionale a vantaggio di una certa fluidità onirica, certe astuzie di regia, fanno di questo film una gioia per gli occhi e per lo spirito».[4]

Paolo Mereghetti:

«Uno dei migliori ritratti del grigiore borghese e di quello che potrebbe nascondere dietro la sua faccia rispettosa. Il finale a sorpresa spesso criticato (ma girato magistralmente con un'unica inquadratura [...]) è stato difeso da Lang come l' "unico in grado di rendere plausibile l'intera storia».[5]

Temi[modifica | modifica wikitesto]

  • Temi del film noir:
    • la dark lady: "...Lei indossa un abito scuro con lustrini e fuma da un lungo bocchino, mentre l'ala nera che decora il cappello scende a coprire il lato destro del viso. La bruna signora scaturita dalle tenebre - disponibile, accogliente - è soltanto uno dei mascheramenti dell'eterno giardiniere di pietra, la morte. La femme fatale, o dark lady nella tradizione anglosassone, si rivela infatti remota, quasi asessuata, e Richard non riesce ad averla, difficile persino toccarla." (Stefano Socci)[6]
    • l'atmosfera notturna metropolitana fatta di bar, locali notturni, strade e stazioni di servizio, spazi oscuri e claustrofobici. (Marco Settimini)
    • Il delitto e le indagini.
  • Temi psicanalitici:
    • il film è un'indagine sul mondo onirico, sul mondo dei desideri e dei sogni. Il sogno del protagonista dà vita al fantasma immaginario, all’oggetto del desiderio: "All'interno della struttura di un film poliziesco, sotto la quale scorre un'insostenibile angoscia, Fritz Lang si concede una passeggiata da curioso nell'inconscio di un professore convinto dell'infallibilità delle proprie teorie." (Henry Chapier)[7]
    • sdoppiamento tra realtà e apparenza.
    • labilità del confine tra bene e male, veglia e sonno, innocenza e colpevolezza.
    • la W di Wanley è la M rovesciata del mostro di Düsseldorf: ritorna il tema del doppio, della parte in ombra, del male nascosto.[8]
  • Temi tipici di Lang
    • Tema della colpa, della giustizia, del destino, del crimine.

Caratteri del racconto cinematografico[modifica | modifica wikitesto]

Il film è raccontato con una narrazione minuziosamente realistica ma si sviluppa con un andamento potentemente onirico:

  • Il rigore della messa in scena conferisce verosimiglianza e realismo al racconto e ogni elemento della scenografia contribuisce a giocare fra sogno e realtà. Per i conoscitori di Lang l’immagine allo specchio svolge un ruolo chiave fin dai primi film. Riflessi sul vetro, immagini dipinte, fotogrammi: l’invisibile diventa visibile.
  • Lo spettatore è proiettato in un'inchiesta giudiziaria non per scoprire il responsabile di un assassinio, una verità che gli è nota, ma le tracce rimaste nell'ombra, lasciate inconsapevolmente, che vanno a tradirne la colpevolezza: le impronte degli pneumatici nel fango, l’escoriazione alla mano, i fili di lana della giacca. La macchina da presa e la fotografia sono i potenti mezzi di rivelazione della colpa commessa.

Sequenze esemplari[modifica | modifica wikitesto]

  • La sequenza "della vetrina" (la galleria d'arte dov'è esposto il ritratto della donna) è un momento cruciale: la stessa sequenza viene presentata per ben tre volte nel corso del film, appena leggermente variata.

Densa di significati espliciti e impliciti e di grande vigore formale, rappresenta uno dei rari momenti della storia del cinema in cui i rapporti fra percezione e immaginazione vengono rappresentati con estrema chiarezza. Come si deduce già dal titolo, il film è un compendio di superfici vitree e rivelatrici, di riflessi ingannevoli. È una riflessione sulla natura illusoria del cinema e la sua controversa costruzione della realtà con la macchina da presa.[9] La sequenza racconta il ruolo dell'arte che è quello di dare realtà ai sogni: la pittura e il cinema danno vita ai desideri profondi, ai fantasmi dell'inconscio. La condizione allucinatoria è condivisa dal protagonista e dallo spettatore: è il professore a essere ingannato insieme allo spettatore, testimone e alter ego silenzioso.

In un interessante saggio, Il riflesso, la lacrima, il nero, lo studioso di cinema Paolo Bertetto, che al regista ha dedicato importanti lavori, afferma, a proposito di questa sequenza: "...è il ritratto dipinto che produce sia l'immagine riflessa sul vetro che la donna-modello-fittizio". E ancora: "... non solo il ritratto non ha bisogno del modello, ma il ritratto crea l'immagine somigliante, impersonificata in una donna e lo fa attraverso la mediazione del vetro, del doppio differenziale nel vetro. Ne La donna del ritratto il manufatto dipinto crea l'immagine e il corpo illusivo dell'attore in un meccanismo di passaggio invertito dalla copia al presunto modello, che dimostra invero che nel cinema in definitiva non esistono più né copia né modello in senso tradizionale, ma solo simulacri di vario tipo".[10]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ IMDb Business
  2. ^ Stefano Socci, Fritz Lang, Il castoro cinema, Milano 1955, p. 144.
  3. ^ Luc Moullet, Fritz Lang, p. 64.
  4. ^ Claude Beylie, I capolavori del cinema, p.137.
  5. ^ Paolo Mereghetti, Dizionario dei Film, p. 330.
  6. ^ Stefano Socci, Fritz Lang, Il Castoro Cinema, 1995, p. 74.
  7. ^ Henry Chapier, in Combat, 22 aprile 1972.
  8. ^ Critikat,com, Analisi del film
  9. ^ Helmut Weihsmann, L'architettura della notte. Sogno contro realtà? Note su "The woman in the window, in Paolo Bertetto-Bernard Eisenschitz, Fritz Lang. La messa in scena, Lindau, Torino 1993, pp. 281-295.
  10. ^ Paolo Bertetto, Il riflesso, la lacrima, il nero, pp. 73-74

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Georges Sturm, Alice o la donna schermo. Sulle prime sequenze di "The Woman in the Window, in Paolo Bertetto-Bernard Eisenschitz, Fritz Lang. La messa in scena, pp. 331-339, Lindau, Torino 1993. ISBN 88-7180-050-8
  • Helmut Weihsmann, L'architettura della notte. Sogno contro realtà? Note su "The woman in the window, in Paolo Bertetto-Bernard Eisenschitz, Fritz Lang. La messa in scena, pp. 281-295, Lindau, Torino 1993. ISBN 88-7180-050-8
  • Paolo Mereghetti, Dizionario dei Film, Baldini - Castoldi, Milano 1993. ISBN 88-859-8897-0
  • Stefano Socci, Fritz Lang, La nuova Italia, Il Castoro Cinema, Milano 1995. ISBN 978-88-8033-022-6
  • Peter Bogdanovich, Il cinema secondo Fritz Lang, traduzione di Massimo Armenzoni, Parma, Pratiche Editrice, 1988. ISBN 88-7380-109-9
  • Lotte H. Eisner, Fritz Lang, traduzione Margaret Kunzle e Graziella Controzzi ,Mazzotta, Milano 1978. ISBN 88-202-0237-9
  • Luc Moullet, Fritz Lang, Seghers, Parigi, 1963
  • Claude Beylie, I capolavori del cinema, Vallardi, 1990. ISBN 88-11-92332-8

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