Gardenia blu

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Gardenia blu
Gardenia Blu.PNG
Anne Baxter (Norah Larkin)
Titolo originale The Blue Gardenia
Lingua originale Inglese
Paese di produzione USA
Anno 1953
Durata 90 min
Colore B/N
Audio sonoro
Rapporto 1,37:1
Genere thriller, noir
Regia Fritz Lang
Soggetto Vera Caspary (racconto)
Sceneggiatura Charles Hoffman
Produttore Alex Gottlieb
Casa di produzione Warner Bros.
Distribuzione (Italia) Warner Bros. (1953)
Fotografia Nicholas Musuraca
Montaggio Edward Mann
Effetti speciali Willis Cook
Musiche Raoul Kraushaar
Tema musicale Blue Gardenia scritta da Bob Russell e Lester Lee, eseguita da Nat King Cole
Scenografia Daniel Hall
Costumi Maria P. Donovan, Izzy Berne
Trucco Gene Hibbs, James R. Barker
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Gardenia blu è un film del 1953 diretto da Fritz Lang.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Los Angeles: il giorno del suo compleanno, Norah, appena lasciata, per lettera, dal fidanzato combattente in Corea, cerca di consolarsi accettando l'invito a cena, in un locale esotico, chiamato "Gardenia blu", da parte di Harry Prebble, pittore donnaiolo, assiduo frequentatore, alla ricerca di nuove avventure, della centrale telefonica, in cui essa lavora insieme a due amiche con cui condivide l'appartamento.

Stordita dal generoso consumo di cocktail, lo segue poi nella sua abitazione, dove cerca, in qualche modo, di opporsi alle sue avances. Al risveglio, fugge dall'appartamento, con un gran mal di testa e senza altri ricordi che non la vaga immagine di un attizzatoio e di uno specchio infranto.

Quando il giorno successivo il giornale locale esce con la notizia della morte violenta di Harry, la giovane telefonista non ha dubbi sulla propria colpevolezza. Mentre il giornalista Casey Mayo, cavalca, senza scrupoli, la notizia, montando ad arte il caso dalle colonne del "Daily Chronicle", Norah cerca di eliminare le tracce che possano, in qualche modo, portare a lei. Ma i suoi maldestri tentativi producono il solo effetto di tradirla di fronte alle amiche.

In preda al rimorso, e contando sull'onestà di Mayo, decide di raccontargli la sua verità, ma la polizia è in agguato e la arresta. Fortunatamente, alcuni particolari della confessione della giovane - in particolare quelli relativi alla musica ascoltata quella sera: una melodia di Nat King Cole, intitolata "Gardenia Blu" e non la versione del Tristano e Isotta di Richard Wagner che era stata trovata sul piatto del giradischi - inducono il giornalista a seguire un'altra pista che lo porterà ad individuare l'omicida in una delle tante donne sedotte ed ingannate dal pittore.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Gardenia blu, il nuovo progetto del produttore Alex Gottlieb, servì a reintrodurre Lang a Hollywood, dopo un periodo di forzata disoccupazione: a sua insaputa era stato incluso dal "Comitato per le attività antiamericane" nella "lista nera" degli artisti sospettati di simpatie comuniste.

Soggetto[modifica | modifica wikitesto]

Il produttore Alex Gottlieb, il 3 settembre 1952, aveva comprato i diritti del racconto di Vera Gaspary, che era stato pubblicato sulla rivista Today's Woman.

Il 16 ottobre 1952 la rivista "Variety" annuncia che la regia del nuovo film di Alex Gottlieb è stata assegnata a Fritz Lang.[1]

Sceneggiatura[modifica | modifica wikitesto]

Lang, nel mese successivo, lavora alla sceneggiatura in compagnia di Charles Hoffman.

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

Il regista inizia le riprese il 28 novembre 1952 e le termina la notte di Natale. [2]

Prima[modifica | modifica wikitesto]

Il film uscì nelle sale cinematografiche il 28 marzo 1953.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Collocamento nell'opera di Lang[modifica | modifica wikitesto]

Gardenia blu si situa nel punto di intersezione tra il periodo noir del regista (La bestia umana, Il grande caldo, il western Rancho Notorious) e il periodo caratterizzato dall'attenzione per i temi relativi alla società delle comunicazioni di massa e all'influenza dei mass media sui comportamenti individuali. Quando la città dorme, L'alibi era perfetto insieme a Gardenia blu costituiscono, secondo il critico Renato Venturelli, la newpaper's trilogy.[3]

I massmedia[modifica | modifica wikitesto]

« Casey, all'aeroporto: «Che cos'è?». Il fotografo Al: «Musica, in scatola. Mettono tutto in scatola oggigiorno». Il flashback dell'omicidio svolto per immagini commentate dalla voce di Rose e il ritorno del numero di Crystal: GR 1466.

[...] Se in Gardenia blu l'autore descrive con asprezza e cattiveria l'universo articolato dei media (telefono, stampa, radio), la chiave volumetrica dell'opera è giustamente una scatola. Il mobile-radio, la cabina telefonica, il giradischi, l'altoparlante: contenitori, altari, feretri. Le telecomunicazioni uccidono. »

(Stefano Socci, Fritz Lang, p. 100.)

La società americana[modifica | modifica wikitesto]

Il ritratto che il regista fa della società americana è definito da Peter Bogdanovich velenoso e corrosivo. Renato Venturelli osserva:

« ...al dilà del cinismo incarnato dal giornalista di Richard Conte, quello che apppare è un mondo di voci senza volto, di identità schermate, di incubi neri nascosti in un involucro di commedia rosa. »
(Renato Venturelli, L'età del noir, p. 393.)

I ruoli maschili e femminili[modifica | modifica wikitesto]

Janet Bergstrom conclude la sua analisi del film con queste osservazioni:

« The Blue Gardenia ostenta il cliché maschile e quello femminile: gli uomini si vantano dei propri successi sessuali, mentre le donne sono orgogliose di comportarsi come mogli virtuose e fedeli o come casalinghe. [...] Dal punto di vista privilegiato di Lang - come se fosse distaccato dal nostro mondo di attese emotive rimosse e di premi senza valore - entrambi i sessi sono prigionieri di un sistema mutevole, limitante e intrinsecamente repressivo, al cui interno la conoscenza è inferenza, le prove sono circostanziali, le convinzioni sono provvisorie e la giustizia è una questione di coincidenze. »
(Janet Bergstrom, Il mistero di "The Blue Gardenia", in *Paolo Bertetto-Bernard Eisenschitz, Fritz Lang. La messa in scena, p.399.)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Janet Bergstrom, Il mistero di "Blue Gardenia, in *Paolo Bertetto-Bernard Eisenschitz, Fritz Lang. La messa in scena, pp. 392-393.
  2. ^ Janet Bergstrom, Il mistero di "The Blue Gardenia", in *Paolo Bertetto-Bernard Eisenschitz, Fritz Lang. La messa in scena, pp. 392-393.
  3. ^ Renato Venturelli, L'età del noir", pp. 391-397.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Peter Bogdanovich, Il cinema secondo Fritz Lang, traduzione di Massimo Armenzoni, Parma, Pratiche Editrice, 1988. ISBN 88-7380-109-9
  • Michael E. Grost, The Films of Fritz Lang
  • Renato Venturelli, L'età del noir", Einaudi Editore, Torino, 2007 ISBN 978-88-06-18718-7
  • Stefano Socci Fritz Lang, Il Castoro Cinema, Milano, 1995
  • Paolo Bertetto-Bernard Eisenschitz, Fritz Lang. La messa in scena, Lindau, Torino 1993 ISBN 88-7180-050-8
  • Lotte H. Eisner, Fritz Lang, traduzione Margaret Kunzle e Graziella Controzzi, Mazzotta, Milano 1978. ISBN 88-202-0237-9

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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