Harakiri (film 1919)

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Harakiri
Titolo originale Harakiri
Lingua originale film muto
Paese di produzione Germania
Anno 1919
Durata 2525 metri (Lotte), 2238 (Socci).
Colore BN
Audio film muto
Genere melodramma
Regia Fritz Lang
Sceneggiatura Max Jungk
Produttore Decla-Bioscop
Fotografia Max Fassbänder
Interpreti e personaggi

Lil Dagover:O-Take-San
Paul Biensfeldt: Daimyo Tokuyawna
Georg John: monaco buddhista
Meinhart Maur: Principe Matahari
Rudolf Lettinger: Karan
Erner Huebsch: Kin-Be-Araki
Niels Prien: Olaf J. Anderson
Herta Heden: Eva
Loni Nest: bambina
Kaete Juster : Hanake

Harakiri o Madame Butterfly è un film muto tedesco diretto nel 1919 da Fritz Lang.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Daimyo Tokugawa è ambasciatore del Giappone in Occidente. Sua figlia O-Take-San rifiuta di diventare una geisha del Tempio, come vorrebbe il bonzo che amministra il culto. Tokugawa deve farsi harakiri. La giovane fugge e si rifugia presso un ufficiale di marina danese di cui si innamora e da cui avrà un figlio. Purtroppo l'ufficiale la dimentica e si sposa con un'altra donna. O-Take-San si suiciderà seguendo, come il proprio padre, il costume giapponese.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato prodotto dalla Decla.

Soggetto[modifica | modifica wikitesto]

Il soggetto del film fu tratto dalla commedia Madam Butterfly di John Luther Long e David Belasco.

Sceneggiatura[modifica | modifica wikitesto]

La commedia fu adattata da Max Jungk che scrisse il trattamento per il film.

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

Il film fu girato nell'intervallo di tempo fra la prima parte e la seconda del film Die Spinnen (I ragni). I costumi e gli accessori erano autentici, forniti dal Museo Etnografico diretto da I.F.G. Umlauff.

Prima[modifica | modifica wikitesto]

La prima si ebbe il 18 dicembre 1919 alla Marmorhaus, un celebre cinema sul Kurfürstendamm, a Berlino.[2]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Der Kinematograph del 31 dicembre 1919 lo recensisce in modo molto favorevole, lodandone la regia. Sottolinea il fascino esotico del film e il valore culturale del contenuto volto a far scoprire allo spettatore usi e costumi del popolo giapponese. Descrive la festa in cui vengono sparsi fiori e la sfilata sul fiume delle barche illuminate, la casa in cui la protagonista trascorre i giorni del suo matrimonio con l'ufficiale europeo, definita come “una favola tra sogni fioriti”.

Anche il Berliner Börsenzeitung del 21 dicembre 1919 commenta in modo positivo il film, affermando che “le scene ricordano preziose miniature” e che “gli esterni sono splendidi e di effetto eccezionalmente pittorico”.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Peter Bogdanovich, ‘‘Il cinema secondo Fritz Lang’’, Parma, Pratiche Editrice, 1988, pgg.111-112.
  2. ^ Stefano Socci, Fritz Lang, Il castoro cinema, Milano 1995, pag.136.
  3. ^ Lotte H. Eisner, Fritz Lang, Mazzotta, Milano 1978, pp.24-26.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Lotte H. Eisner, Fritz Lang, Mazzotta, Milano 1978.
  • Peter Bogdanovich, ‘‘Il cinema secondo Fritz Lang’’, Parma, Pratiche Editrice, 1988.
  • Stefano Socci, Fritz Lang, Il castoro cinema, Milano 1995.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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