Furia (film 1936)

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Furia
Furia (film 1936).png
Spencer Tracy in una scena
Titolo originale Fury
Lingua originale inglese
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 1936
Durata 90 min
Colore B/N
Audio sonoro Mono (Western Electric Sound System)
Rapporto 1.37 : 1
Genere drammatico, nero
Regia Fritz Lang

Lesley Selander e Horace Hough (assistenti alla regia)

Soggetto Norman Krasna
Sceneggiatura Fritz Lang, Barlett Cormack
Produttore Joseph L. Mankiewicz
Casa di produzione Metro Goldwyn Mayer
Fotografia Joseph Ruttenberg
Montaggio Frank Sullivan

William LeVanway (non accreditato)

Musiche Franz Waxman
Scenografia Cedric Gibbons
Costumi Dolly Tree
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Furia (Fury) è un film del 1936 diretto da Fritz Lang.

Trama[modifica | modifica sorgente]

In viaggio nel mid-west dove, superate le difficoltà economiche, può finalmente unirsi in matrimonio con Katherine, Joe viene fermato ad un posto di blocco nei dintorni di Strand. Il numero di serie di una banconota da cinque dollari e il sale delle noccioline di cui va pazzo lo collegano al sequestro di una bambina, avvenuto nella zona. La notizia si diffonde nella cittadina e di voce in voce diviene un rumore assordante. Gli indizi vengono trasformati in prove certe di colpevolezza e una folla ebbra di alcol e odio si reca alla prigione per fare giustizia sommaria. Lo sceriffo, cui, per motivi di convenienza politica, il governatore dello stato ha fatto mancare l'aiuto della Guardia nazionale deve soccombere e l'edificio viene dato alle fiamme.

La notizia della morte di Joe compare sui giornali insieme a quella della cattura dei veri responsabili del sequestro. Ma Joe non è morto. La dinamite lanciata contro la prigione ha ucciso la sua devota cagnetta, ma gli ha aperto un varco verso la salvezza. E, da persona ufficialmente morta, egli affida ai fratelli il compito di mettere in atto la sua vendetta, ottenendo la pena capitale per gli autori del tentativo di linciaggio.

Il processo assume una rilevanza nazionale per il numero di imputati (22), la diffusione della consuetudine alla giustizia sommaria negli USA (il procuratore distrettuale parla di 6010 tentativi in 45 anni) e la sostanziale impunità dei responsabili, assicurata dall'omertà delle comunità coinvolte. Ma la volontà di vendetta di Joe, che nell'oscurità orchestra il tutto, fornendo prove e testimoni della sua morte, ha la meglio, nonostante le resistenze dei fratelli complici e di Katherine che, nel frattempo, ha scoperto la verità.

Dopo la condanna, egli appare in aula, salvando gli imputati e riconquistando l'amore della donna amata, sigillato da un bacio.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver girato in Francia La leggenda di Liliom, nel 1934, Fritz Lang parte per l'America con in tasca un contratto con la Metro Goldwyn Mayer. Nonostante alcuni ostacoli posti durante la produzione di M - Il mostro di Düsseldorf del 1931 e benché nel successivo Il testamento del dottor Mabuse, (1933) siano già evidenti i segni dell'insofferenza del regista per la demagogia populista del movimento nazional-socialista (il film in Germania fu pressoché ignorato), l'autore de I nibelunghi non fugge dal suo paese per necessità.

È tuttavia difficile non scorgere in Furia, sua prima regia in terra americana, i fantasmi della sua esperienza europea; così la caccia allo straniero, al diverso; così l'influenza delle masse sugli impulsi violenti e autoritari latenti nel singolo. Fantasmi che egli, anche per l'influenza degli ambienti liberal californiani e newyorkesi, ritrova all'opera nella grande democrazia. «Di tutti i cineasti che nel 1932 fuggirono il nazismo, è quello che non si rimetterà più, tant'è vero che l'America, che pure lo ha accolto, sembra ripugnargli». Così si esprime François Truffaut a proposito della produzione americana di Fritz Lang.[1]

Il titolo originario del film, "Mob Rule (Il potere della folla), dal titolo del libro di Norman Krasna, su un linciaggio realmente avvenuto a San Jose nel 1933,[2] è rivelatore di questo pessimismo dell'autore, in contrasto con la fiducia nelle virtù del popolo, tipica del mainstream della cultura americana. La provincia americana viene dipinta come un contenitore di brutalità e violenza repressa. Al proposito si può citare il discorso del barbiere che, mentre nella cittadina si sta diffondendo la notizia dell'arresto del presunto rapitore, svela la sua ricorrente tentazione di squarciare, col rasoio, la gola di qualche suo cliente, per poi girarsi e scoprire che la bottega si è svuotata.

Questo potere della folla si manifesterà, all'aristocratico regista tedesco, anche nella forma delle limitazioni e dei controlli esercitati sul suo lavoro artistico. Il produttore e futuro regista Joseph L. Mankiewicz eliminò alcune sequenze nelle quali la sentenza di condanna per gli autori del linciaggio, trasmessa dalla radio, veniva accolta con approvazione da alcuni afro-americani (i neri erano stati le principali vittime dei linciaggi).

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ François Truffaut, I film della mia vita, Saggi Marsilio, 1992
  2. ^ Il medesimo episodio darà nel 1950 lo spunto per un altro film: L'urlo della folla (The Sound of Fury, anche noto con il titolo Try and Get Me), diretto e sceneggiato da Cy Endfield
  3. ^ (EN) Librarian Names 25 More Films to National Film Registry, Library of Congress, 18 dicembre 1995. URL consultato il 5 gennaio 2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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