I guerriglieri delle Filippine

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
I guerriglieri delle Filippine
Titolo originale American Guerrilla in the Philippines
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 1950
Durata 105 minuti
Colore Technicolor
Audio
Genere
Regia Fritz Lang
Soggetto un romanzo di Ira Wolfert
Interpreti e personaggi

I guerriglieri delle Filippine (American Guerrilla in the Philippines) è un film del 1950 diretto da Fritz Lang.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Aprile 1942. Nelle Filippine, vicino all'isola di Leyte, un motoscafo americano è affondato da aerei giapponesi. Otto sopravvissuti della squadriglia torpedinieri raggiungono la riva. Jim Mitchell cerca di far funzionare la radio ma le notizie rivelano che Bataan è stata occupata dai giapponesi. Il gruppo si divide per non dare nell'occhio. Jim Mitchell, insieme a Chuck Palmer cerca di raggiungere l'aeroporto di Del Monte per dirigersi da lì in Australia.

Alla missione di Tacloban sono informati che anche l'aeroporto è nelle mani dei giapponesi. Entrano in contatto con la resistenza filippina attraverso Juan Martinez e sua moglie Jeanne, un'infermiera. I guerriglieri promettono loro una barca; in cambio chiedono che compiano una missione pericolosa presso il capo partigiano, colonnello Philip Benson. Gli americani accettano e portano a compimento la missione ma il colonnello rimanda Chuck e i suoi a Leyte per installare una stazione radio.

Martinez è catturato dai giapponesi; torturato non rivela alcuna informazione e viene ucciso. Palmer e i suoi resistono eroicamente. Accerchiati dai giapponesi in una chiesa stanno per arrendersi, quando potenti colpi di cannone annunciano che la controffensiva del Generale MacArthur è iniziata.

I giapponesi battono in ritirata. Chuck e Jeanne, tra i quali è nata una relazione sentimentale, passano in jeep fra la folla esultante, mentre la bandiera americana e quella filippina sventolano insieme.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Darryl F. Zanuck della casa produttrice 20th Century Fox comprò i diritti del romanzo e Lamar Trotti scrisse la sceneggiatura dall'agosto 1945. Originariamente il progetto del film avrebbe dovuto essere affidato al regista Henry King.[1]

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

La lavorazione del film durò 48 giorni e si svolse completamente nelle isole Filippine, anche per le scene di interni; i luoghi delle riprese furono la penisola di Bataan, Barras, Manila, la baia di Subic.

Prima[modifica | modifica wikitesto]

Il film venne presentato a New York il 7 novembre 1950.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

«L'opera, curiosamente, ottiene in America critiche migliori di House by the river (Bassa marea)». Il New York Daily New recita: «Uno splendido film in Technicolor che, grazie al tema e alla linearità della storia, suscita un'impressione di autenticità e un'atmosfera emozionante da cui difficilmente lo spettatore può liberarsi».[2]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Lotte Eisner:

«Certamente il film non è fra le opere migliori e più personali di Lang, ma grazie al perfezionismo e alla sua padronanza del mezzo, non sembra un lavoro privo di interesse. […] Il Lang de I guerriglieri delle Filippine ha un volto inedito. La passione del regista per un'esatta documentazione dà i suoi risultati, nonostante il breve tempo di lavorazione, la scelta di filmare in esterni anziché in studio e il problema di ritrarre un paese e un popolo poco conosciuti. Lang comunque non cerca un esotismo facile, e i particolari curiosi sono connessi alla vicenda: per esempio la danza filippina eseguita fra i pali in un momento di distensione del film. La lotta filippina per la libertà deve essere piaciuta al regista di Anche i boia muoiono, che illustra la nascita di una nazione libera senza sentimentalismi, nei mille particolari della guerra partigiana».[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Peter Bogdanovich, Il cinema secondo Fritz Lang.
  2. ^ Stefano Socci, Fritz Lang, pag. 92.
  3. ^ Lotte H. Eisner, Fritz Lang, pgg. 251-255.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Stefano Socci, Fritz Lang, La nuova Italia, Il Castoro Cinema, Milano 1995. ISBN 978-88-8033-022-6
  • Peter Bogdanovich, Il cinema secondo Fritz Lang, traduzione di Massimo Armenzoni, Parma, Pratiche Editrice, 1988. ISBN 88-7380-109-9
  • Lotte H. Eisner, Fritz Lang, traduzione Margaret Kunzle e Graziella Controzzi,Mazzotta, Milano 1978. ISBN 88-202-0237-9

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema