La strada scarlatta

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La strada scarlatta
Strada scarlatta-lang.png
Edward G. Robinson e Joan Bennett
Titolo originale Scarlet Street
Paese di produzione USA
Anno 1945
Durata 103 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico, noir
Regia Fritz Lang
Soggetto La Chienne di Georges de la Fouchardière
Sceneggiatura Dudley Nichols
Produttore Fritz Lang
Produttore esecutivo Walter Wanger
Fotografia Milton R. Krasner
Montaggio Arthur Hilton
Musiche Hans J. Salter
Scenografia Alexander Golitzen
Costumi Travis Banton
Trucco Carmen Dirigo, Jack P. Pierce
Interpreti e personaggi

La strada scarlatta (Scarlet Street) è un film del 1945 diretto da Fritz Lang.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Cristopher Cross è un cassiere di mezz'età, apprezzato dal suo principale e stimato dai colleghi, la cui vita è però amareggiata da un matrimonio infelice. Da qualche anno infatti, spinto dalla solitudine, ha sposato Adele, una donna bisbetica ed egoista, vedova di un poliziotto annegato mentre cercava di salvare una donna, il cui corpo non è mai stato trovato. Adele gli rimprovera di essere un fallito e critica aspramente la sua unica passione, la pittura, che ritiene un inutile spreco di tempo e denaro. In realtà Cross crea opere molto originali, che nessuno della sua cerchia è in grado di apprezzare.

Una sera, all’uscita da una festa organizzata in suo onore dai colleghi di lavoro, Cross assiste a un'aggressione e presta soccorso a una donna, Kitty March, giovane e bella. Per un equivoco, Kitty si convince che egli sia un pittore ricco e famoso. Spinta da Johnny, il suo amante, Kitty, che si fa passare per attrice, accetta il suo timido corteggiamento e lo spinge a spese sempre maggiori, tanto che Cross è costretto a sottrarre dei fondi dalla ditta in cui lavora. Johnny, che si fa mantenere da Kitty, tenta di vendere di nascosto i quadri di Cross, inizialmente senza successo. Quando i dipinti vengono notati da un celebre critico d'arte e si aprono prospettive di forti guadagni, Johnny spinge l'amante – follemente innamorata di lui e disposta a subirne le angherie e anche le violenze – a farsi passare per l'autrice. Cross scopre i suoi quadri esposti in una galleria d'arte ma, accecato dalla passione, giustifica Kitty e crede alle sue bugie. Cross, anzi, dipinge un ritratto di Kitty perché lei lo faccia passare per un autoritratto, e l'opera viene molto apprezzata.

Un evento insperato – la ricomparsa del primo marito di Adele, che s'era fatto credere morto per sparire dalla circolazione in quanto implicato in un affare di corruzione – consente a Cross di liberarsi del legame con la moglie, oramai insopportabile.

In questo modo Cross può recarsi a sorpresa presso l'abitazione di Kitty per chiederle finalmente di sposarlo, ma trova la donna insieme a Johnny, e Cross si allontana dalla casa deluso e amareggiato. A questo punto Johnny litiga con Kitty e va via anche lui.

Soltanto il mattino seguente Cross ritorna a casa di Kitty per un dialogo chiarificatore, ma quest'ultima lo insulta e gli fa capire di non averlo mai amato. Cross, rendendosi conto di essere stato sempre ingannato, in un momento di follia, la pugnala a morte attraverso la coperta sotto la quale la donna aveva cercato riparo.

Per una serie di circostanze, del delitto viene però accusato Johnny. Cross, che nel frattempo ha perso il lavoro perché le sue ruberie sono state scoperte, durante il processo conferma che i quadri sono stati dipinti da Kitty per non attrarre sospetti su di lui. Johnny viene condannato e giustiziato.

Solo e disperato, continuamente ossessionato dalle voci di Kitty e Johnny ormai uniti per sempre dalla morte, il pover'uomo tenta d'impiccarsi, ma invano. Anni dopo lo ritroviamo ridotto a un rottame, mentre passa davanti a una galleria d'arte che espone il ritratto di Kitty.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Nell'aprile del 1945 Lang crea la Diana Productions, Inc., di cui fanno parte Walter Wanger (vicepresidente e produttore esecutivo), sua moglie Joan Bennett e Dudley Nichols. Il primo impegno della Diana è Scarlet Street (La strada scarlatta). [1]

Soggetto[modifica | modifica sorgente]

La pellicola è l'adattamento cinematografico dell'opera La Chienne di Georges de la Fouchardière, già portata al cinema da Jean Renoir con il film La cagna del 1931.

Cast[modifica | modifica sorgente]

Il film è interpretato dallo stesso trio di attori – Edward G. Robinson, Joan Bennett e Dan Duryea – che Lang aveva diretto nell'anno precedente nel film La donna del ritratto.

Personaggi e loro nomi[modifica | modifica sorgente]

« La chiave, come sempre, risiede nei nomi. Il cassiere è un personaggio destinato a soffrire, un santo (Christopher) che porta la sua croce (Cross), come tutti. [...] Il nostro Chris Cross (crisscross in inglese significa segno di croce, ma anche reticolo, incrocio) si imbatte nella bruna Katherine, soprannominata Lazy Legs (Gambe Pigre), cioè incontra la sua legittima trappola. O meglio Christopher crosses Lazy Legs (Cristoforo incrocia Gambe Pigre), dove l'espressione to cross the legs parallelamente indica il valore seduttivo dell'accavallare le gambe. »
(Stefano Socci, Fritz Lang, p. 79.)

Titolo[modifica | modifica sorgente]

« Le prime tre scritte (dei titoli di testa) che si susseguono in dissolvenza si stagliano sullo sfondo della lanterna di un lampione. Dall'ultima scritta, parte un inatteso movimento di macchina: si tratta in realtà della simulazione di una gru che descrive una traiettoria di 30° lungo lo stelo del lampione. A metà dello stelo sporge un'insegna che reca la scritta: Scarlet Street. [...]Essa significa sì "Questo è il film intitolato Scarlet Street", ma dice anche molto semplicemente "Questa è la Strada Scarlatta". »
(Simone Villani, L'essenza e l'esistenza, pp. 32-33.)

Lang racconta che insieme a Wanger e a Joan Bennet non riuscivano a trovare un titolo appropriato al film, finché egli si ricordò di un passo dell'Apocalisse in cui la grande meretrice Babilonia viene descritta come "la donna vestita di porpora e di scarlatto".[2]

Riprese[modifica | modifica sorgente]

La lavorazione del film durò 56 giorni. Lang ambienta la storia, anziché a Parigi e a Montmartre come nel romanzo e nel film di Renoir, a New York, nel quartiere degli artisti di Greenwich Village, completamente ricostruito in studio.

Prima[modifica | modifica sorgente]

La prima si ebbe il 28 dicembre 1945.

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Critica[modifica | modifica sorgente]

Paolo Mereghetti:

« Libero da condizionamenti produttivi, Lang girò una delle migliori opere del periodo americano. »
(Paolo Mereghetti, Dizionario dei film. p. 1146.)

Simone Villani:

« La storia di Chriss Cross è in fondo la storia di uno spettatore di cinema, e precisamente di uno spettatore ingenuo (inteso come l'antitipo dello spettatore modello): ingannato da tutti su tutto, sbaglia tutte le inferenze, e la sua lettura dell'intrigo che Johnny e Kitty gli ordiscono intorno è fino all'ultimo fallimentare, viziata da una sovrainterpretazione che lo induce a credere candidamente nell'amore della sua sfruttatrice. »
(Simone Villani, L'essenza e l'esistenza, p. 39.)


Renato Venturelli:

« La visione del mondo si fa radicalmente beffarda: il tribunale accusa un innocente e lo condanna a morte, mentre il vero assassino non viene mai sospettato del delitto e resta solo a confrontarsi con i propri tormenti, aggirandosi come un barbone nell'indifferenza di tutti. Anche i tribunali della coscienza, del resto, non funzionano come si pensa, perché a tormentare il colpevole è le disillusione che ha provato nel suo sogno d'amore, più che i due morti sulla coscienza... Un delitto senza castigo. »
(Renato Venturelli, L'età del noir, p. 136.)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ *Stefano Socci, Fritz Lang, p. 78.
  2. ^ Lotte H. Eisner, Fritz Lang, p. 218.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Renato Venturelli, L'età del noir, Einaudi, Torino 2007. ISBN 978-88-06-18718-7
  • Stefano Socci, Fritz Lang, La nuova Italia, Il Castoro Cinema, Milano 1995. ISBN 978-88-8033-022-6
  • Simone Villani, L'essenza e l'esistenza. Fritz Lang e Jean Renoir: due modelli di regia, due modelli di autore, Lindau, Torino 2007. ISBN 978-88-7180-649-5
  • Peter Bogdanovich, Il cinema secondo Fritz Lang, traduzione di Massimo Armenzoni, Parma, Pratiche Editrice, 1988. ISBN 88-7380-109-9
  • Lotte H. Eisner, Fritz Lang, traduzione Margaret Kunzle e Graziella Controzzi ,Mazzotta, Milano 1978. ISBN 88-202-0237-9
  • Paolo Mereghetti, Dizionario dei Film, Baldini - Castoldi, Milano 1993. ISBN 88-859-8897-0
  • Comune di Roma. Assessorato alla cultura, Fritz Lang, Roma, Edizioni carte segrete, 1990, (Catalogo della mostra tenuta presso il Palazzo delle esposizioni di Roma dal 28 novembre al 10 dicembre e presso Il Labirinto dal 6 al 14 dicembre 1990) [catalogo a cura di Mario Sesti].

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema