Dietro la porta chiusa

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Dietro la porta chiusa
Dietro la porta chiusa.png
Una scena del film.
Titolo originale Secret Beyond the Door
Lingua originale Inglese
Paese di produzione USA
Anno 1947
Durata 99 Min
Colore B/N
Audio Sonoro
Rapporto 1.37 : 1
Genere Thriller / Noir
Regia Fritz Lang
Soggetto Rufus King
Sceneggiatura Silvia Richards
Produttore Fritz Lang
Produttore esecutivo Walter Wanger
Casa di produzione Diana Production Company
Distribuzione (Italia) Universal Pictures
Fotografia Stanley Cortez
Montaggio Arthur Hilton
Musiche Miklós Rózsa
Scenografia Max Parker
Costumi Travis Banton
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Dietro la porta chiusa (Secret Beyond the Door) è un film del 1947 diretto da Fritz Lang.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Una giovane sposa rimane sempre più turbata dai comportamenti scostanti del marito e scopre che questi ha una vera ossessione per i crimini, tanto che tre delle camere della loro casa sono riproduzioni fedeli di altrettante scene del delitto. Quel che deve ancora sapere è che la quarta camera è identica alla sua. Ma quando lo scopre, capisce anche che le turbe mentali del marito sono legate a traumi infantili, e allora cerca, per amore, di aiutarlo a guarire.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Il film fu prodotto dalla Diana Production Company, secondo (il primo era stato La strada scarlatta) ed ultimo realizzato con questa società produttrice.

Soggetto[modifica | modifica sorgente]

Il film è tratto da un racconto Museum Piece Nb.13 di Rufus King.

Riprese[modifica | modifica sorgente]

Le riprese durarono 61 giorni (Lotte Eisner).

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Distribuito dalla Universal Pictures, il film uscì nelle sale cinematografiche USA con il titolo originale Secret Beyond the Door... dopo una prima hollywoodiana il 29 dicembre 1947.

La prima del film a New York ebbe luogo il 15 gennaio 1948.

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Il film non fu apprezzato dalla critica e fu un insuccesso commerciale, tanto che la Diana Productions, la compagnia di produzione fondata da Lang, con Joan Bennet e il marito Walter Wanger, e Dudley Nichols, fu costretta a sciogliersi.

Critica[modifica | modifica sorgente]

«Il grido lacerante di Mark: "Forse che tutti gli uomini non sono discendenti di Caino?" sembra offrire la chiave di tutta l'opera di Lang».[1]

«Quando parlo di psicoanalisi riferendomi a Fritz Lang, intendo dire che egli è più bravo di chiunque altro nello scoprire le possibilità poetiche e la forza evocatrice. Il film inizia come un sogno dal quale ci si sveglia … Originalissimo è lo stile di Lang, lo svolgimento dato alla storia, la bellezza plastica delle sue strutture, la sua fuga in un mondo immaginario. La ricostruzione di stanze che furono teatro di celebri assassinii produce gli effetti più scioccanti di questo film. Vi è una profusione barocca che ricorda l’estetica di Josef von Sternberg, ma Fritz Lang vi conferisce quella freddezza germanica del delirio che ha la purezza di un diamante.» [2]

«Secret beyond the door si potrebbe considerare, a tutti gli effetti, una delle più riuscite metafore di un trattamento psicoanalitico e, in senso lato, uno degli omaggi più seri ed attenti che il cinema abbia fatto alla cultura freudiana. Infatti, un caso clinico, presentato con rigore, sensibilità e competenza, viene contemporaneamente ridefinito, arricchito e trasfigurato in un linguaggio cinematografico allusivo, pregnante, quasi onirico, che risulta non solo molto aderente alla vicenda psicopatologica e terapeutica, ma sembra altresì in grado di suggerire e sottolineare l'intensità e in certo modo l'intimità di talune atmosfere relazionali, quali si producono, specificamente, nel corso di un'analisi».[3]

Ascendenze letterarie e cinematografiche[modifica | modifica sorgente]

Stefano Socci[4] e Paolo Mereghetti[5] indicano un preciso riferimento alla fiaba Barbablu di Charles Perrault per la curiosità per la stanza segreta chiusa a chiave, per il sospetto di un marito serial killer. Nel film Mark paragona Celia alla principessa di La bella addormentata, alludendo all'atmosfera di sogno nel quale ella sembra vivere; Socci pensa anche ad Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll e osserva che Celia è l'anagramma di Alice. Molti critici riconoscono l'influenza di alcuni film di Alfred Hitchcock come Il sospetto, Io ti salverò e lo stesso Lang racconta a Peter Bogdanovich[6] che l'idea del film gli venne da una sequenza di Rebecca, la prima moglie.

Tecnica cinematografica[modifica | modifica sorgente]

  • Il "flusso di coscienza":
    1 febbraio 1947: Lang scrive che ha cominciato a girare Secret Beyond the Door e che sta sperimentando l'uso di un sonoro sovrimpresso per esprimere le « voci del pensiero», cioè le parole dell’inconscio, dei protagonisti.[7]
  • L'uso della "soggettiva":
    la macchina da presa racconta esclusivamente in termini soggettivi; si segue l’azione attraverso gli occhi della protagonista.
  • Il sapiente dosaggio di" ombre e luci":
    perfettamente in sintonia col regista la fotografia di Stanley Cortez trasforma ogni spazio in un luogo di paura e di fascino.

Il simbolo della porta[modifica | modifica sorgente]

Porte metaforiche e porte reali nel film si aprono e si chiudono.

La protagonista parlando del rischio che rappresenta l'innamoramento improvviso per Mark esclama: «Posso lasciar chiudere la porta di una stanza quieta, familiare, dove sarei sicura, dove mi aspetta un bel focolare acceso?» e quando, ormai decisa a contraccambiarne l'amore, bacia l'uomo che ha deciso di seguire, commenta: «Una porta si chiuse e un'altra si spalancò. Io la varcai, senza volgermi indietro, perché oltre essa c'era vento e spazio e sole e tempesta. C'era tutto dietro quella porta.»

E dopo aver scoperto bugie e misteri nel comportamento del marito e la stanza "felice" chiusa a chiave che non vuole mostrare a nessuno, nemmeno a lei, dice a sé stessa: «Che cosa gli passerà per la mente che lo fa cambiare così ad un tratto? La tiene chiusa così come questa porta. Le aprirò tutte e due per il suo bene.»

Temi[modifica | modifica sorgente]

Il sogno[modifica | modifica sorgente]

Il film inizia con un risveglio da una sorta di "lago di sogno" (Lotte Eisner), il corrispondente visivo dell'inconscio. La sceneggiatura dice: dissolvenza sul lago, acqua trasparente illuminata dal sole, sulla superficie cerchi sempre più larghi. Scivola sull'acqua una fragile barchetta di carta. Ombre disegnano sagome di narcisi fluttuanti. Si sente la voce calda e vibrante di una donna: «Mi ricordo che tempo fa lessi un libro che interpretava i sogni. Diceva che se una ragazza sogna una barca o una nave, raggiungerà un porto sicuro, ma se invece sogna narcisi è in grave pericolo… Ma oggi non è il caso di pensare al pericolo. Questo è il giorno del mio matrimonio.»

L'ignoto[modifica | modifica sorgente]

« Cose vecchie,

cose nuove,

qua fallaci

tristi altrove »

«Il cuore mi batte forte perché sto annegando nell'ignoto. Dicono che quando uno annega, vede tutta la propria vita che galleggia. D'improvviso ho paura: sto per sposare un estraneo, un uomo che non conosco affatto. Potrei andarmene, potrei fuggire, sono ancora in tempo...Forse avrei dovuto seguire il mio oscuro istinto.» (Lotte Eisner)

L'amore[modifica | modifica sorgente]

In un flash-back la protagonista racconta come l'amore per Mark sia stato un colpo fulmine per lei.

A una fiera-mercato, in Messico, guardava incantata due zingari che lottavano con i coltelli per una donna. Era stranamente attratta dalla presenza della morte e della passione, unite insieme. E in quel momento avvenne l'incontro con Mark, che lei così ricorda: «Ad un tratto sentìì che qualcuno mi osservava. Provai un brivido alla nuca come se l'aria fosse rinfrescata. Sentii due occhi toccarmi come dita. Un fluido magnetico ci attraeva, caldo e dolce eppure pauroso, perché egli vedeva sotto il trucco quello che nessuno aveva mai visto, qualcosa che io stessa ignoravo. Sentivo la sua voce, poi non la sentii più perché il pulsare del mio sangue era più forte di ogni altro suono».

E il regista mostra le labbra dell'uomo che si muovono ma non si odono le parole.

Insieme alla donna lo spettatore vive l'esperienza pericolosa e affascinante dell'innamoramento. Rischio e attrazione fatale sono unite strettamente: «Ecco ciò che avevo cercato negli stolti anni di New York, lo sapevo ancora prima di conoscere il suo nome. E per un lungo istante mi parve di volare come piuma dove il tempo non esiste; strano, pensai allora ai narcisi.»

Architettura e psicologia[modifica | modifica sorgente]

Il pozzo dei desideri[modifica | modifica sorgente]

È rotondo e circondato da un cerchio di candele accese che ricordano quelle del film Destino, le vite degli uomini. Si getta una moneta e si esprime un desiderio. Celia vuole rispettare la tradizione malgrado le parole disincantate di Mark che l'avvertono che il mattino successivo un ometto recupererà i soldini benedicendo i creduloni che li hanno buttati.

La chiesa del matrimonio[modifica | modifica sorgente]

I protagonisti si sposano in una chiesa messicana, antica di quattro secoli, dall’interno barocco immerso in un gioco di ombre e di luci. Di essa Marco dice che è di felice struttura perché le volte, i pilastri, i muri, gli altari, i candelabri sono così perfetti e armoniosi che solo eventi gioiosi possono avervi luogo.

La villa degli incanti[modifica | modifica sorgente]

Della "villa degli incanti" dove la coppia trascorre la luna di miele, che ricorda Vallery Tavern di Sono innocente, Marco dice che il portico, la cancellata, i muri, tutto è così romantico e la villa ne è imbevuta.

La fonte[modifica | modifica sorgente]

Dice la leggenda che se gli amanti bevono l’acqua di questa fontana si parleranno sempre col cuore e non avranno più segreti l’uno per l’altra, sicché i loro cuori ne faranno uno solo.

Le stanze felici[modifica | modifica sorgente]

Nel corso di una festa nella residenza di famiglia, Celia scopre un bizzarro e macabro hobby del marito: ricostruire nei più minuti dettagli stanze in cui si sono compiuti degli omicidi, che lui chiama incredibilmente "stanze felici". Di fronte alla preoccupata sorpresa della moglie egli spiega che "essere felice", per una stanza, significa essere in sintonia con l'ambiente e con le cose accadute e che «...in presenza di certe condizioni, le camere possono influenzare o addirittura determinare le azioni di coloro che vivono in esse». Le stanze corrispondono all'oscura psiche dei loro abitanti. Mark fa da cicerone e guida i visitatori. Una donna del gruppo commenta: «Un peccato per l’assassino che ai tempi non esistesse la psicoanalisi ... se fosse stato in grado di dire allo psicoanalista quello che lo turbava, non sarebbe stato necessario commettere l'omicidio.»

La prima stanza[modifica | modifica sorgente]

Arredata con lusso ed eleganza raffinati, era il salotto della moglie del duca di Guisa. La notte fra il 24 e il 25 agosto 1572, il giorno del massacro di San Bartolomeo, tutti gli ugonotti presenti a Parigi furono massacrati e anch’ella, rivelatasi di origine ugonotta non fu risparmiata: il marito stesso la uccise con un colpo di spada.

La seconda stanza[modifica | modifica sorgente]

È una tetra cantina in mattoni appartenuta alla famiglia Burton, nelle campagne del Missouri. Quando avvenne la straordinaria alluvione del 1913, una donna, la madre del proprietario, un matricida che non amava la vista del sangue, fu costretta ad annegarvi, legata con corde ad una rozza sedia di legno. Mark fa osservare la linea di galleggiamento alla quale era giunta l'acqua alta.

La terza stanza[modifica | modifica sorgente]

Nella terza stanza è ricostruita la stanza da letto di Don Ignazio, un facoltoso proprietario terriero, definito da Mark un «...maestro imbattibile nell’omicicio e nell’amore», che viveva in un'azienda sperduta nelle sconfinate pampas del Paraguay. Aveva strangolato con la sua sciarpa di seta parecchie donne, Costanza, Maria, Isabella, tutte giovani e bellissime.

La stanza proibita[modifica | modifica sorgente]

La stanza contrassegnata col numero 7 è chiusa a chiave e Mark si rifiuta di mostrarla. Quando, più avanti, con coraggio Celia oserà aprirla, vedrà la stanza da letto della prima moglie, che il figlio afferma essere stata uccisa dal padre, e con orrore riconoscerà la sua stessa stanza.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Georges Sadoul, Storia del cinema mondiale dalle origini ai nostri giorni, Feltrinelli, Milano 1964, p. 357
  2. ^ Henri Chapier, Secret Beyond the Door, in "Combat", 20 febbraio 1968.
  3. ^ Cesare Secchi- Paolo Vecchi, Cineforum, n. 252, 1986.
  4. ^ Stefano Socci, Fritz Lang, La nuova Italia, Firenze 1975, pp. 84-88.
  5. ^ Paolo Mereghetti, Dizionario dei Film, Baldini-Castoldi, Milano, 1993, p. 310.
  6. ^ Peter Bogdanovich, Il cinema secondo Fritz Lang, Parma, Pratiche Editrice, 1988.
  7. ^ Lotte H. Eisner, Fritz Lang, Mazzotta, Milano 1978, pp. 233-241

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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