Metropolis (film 1927)

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Metropolis
Metropolis-new-tower-of-babel.png
La nuova torre di Babele
Titolo originale Metropolis
Paese di produzione Germania
Anno 1927
Durata 117 min
153 min (director's cut)
Colore B/N
Audio muto
Genere fantascienza, drammatico
Regia Fritz Lang
Soggetto Thea von Harbou
Sceneggiatura Thea von Harbou
Fotografia Karl Freund, Günther Rittau
Effetti speciali Ernst Kunstmann
Musiche Gottfried Huppertz Musica Originale, Club Foot Orchestra, Giorgio Moroder
Scenografia Otto Hunte, Erich Kettelhut, Karl Vollbrecht
Interpreti e personaggi

Metropolis (Metropolis) è un film muto del 1927 diretto da Fritz Lang, considerato il capolavoro del regista austriaco. È tra le opere simbolo del cinema espressionista ed è universalmente riconosciuto come modello di gran parte del cinema di fantascienza moderno, avendo ispirato pellicole quali Blade Runner e Guerre stellari.[1]

Fu proiettato per la prima volta il 10 gennaio 1927 all'Ufa-Palast am Zoo di Berlino.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il funzionamento di Metropolis[modifica | modifica wikitesto]

Ben prima di George Orwell e del suo romanzo 1984, Lang ipotizza un possibile 2026, esattamente 100 anni di distanza da quello di produzione del film, nel quale le divisioni classiste sembrano accentuarsi; negli sfavillanti grattacieli di Metropolis, infatti, vivono gli industriali, i manager, i ricchi e nel sottosuolo vivono gli operai confinati in un ghetto, di cui i ricchi sembrano neanche ricordarsi. Il capo di tutto questo è l'imprenditore-dittatore Joh Fredersen, che vive in cima al grattacielo più alto, che termina con una serie di rostri, usati come piste di atterraggio per aerei; suo figlio Freder vive in un irreale giardino eterno, popolato da sensuali fanciulle. Improvvisamente irrompe nel giardino l'insegnante e profeta Maria, accompagnata dai figli degli operai, che lo invita a guardare i "suoi fratelli", in un forte campo-controcampo a 180º.

Freder rimane così colpito dalla visita di questa donna, che decide di visitare il sottosuolo e immediatamente si rende conto delle condizioni disumane in cui sono costretti a lavorare gli operai, i quali anche se stremati non possono commettere il minimo errore, pena l'esplosione della macchina di cui si occupano e la morte dei meno fortunati, evento a cui Freder assiste. Ancora in preda alle allucinazioni, dovute allo scoppio e ai fumi fuoriusciti, vede la macchina come un grande Moloch che ingoia le sue vittime umane (il riferimento è al film Cabiria, del 1914)[2]. Sconvolto da tanto orrore e brutalità decide di parlarne con suo padre per far cambiare le cose.

Il padre si preoccupa solo della minaccia che l'incidente può costituire per il suo potere.

Freder e Maria[modifica | modifica wikitesto]

Il responsabile delle macchine Grot porta delle mappe trovate nei vestiti degli operai morti. Fredersen licenzia l'assistente Josaphat per non avergli riferito in tempo dell'incidente e delle mappe trovate in tasca agli operai. Il figlio, disapprovando la scelta del padre, rincorre l'assistente e lo salva dal suicidio; con questa sequenza inizia il viaggio di Freder nei sobborghi di Metropolis, tra i suoi fratelli. Fredersen fa seguire il figlio da una spia, lo Smilzo.

Freder decide di fingersi operaio per vivere sulla propria pelle le fatiche dei lavoratori, regala i vestiti a 11811, un operaio sfinito dalla fatica, e lo sostituisce alla macchina: il suo lavoro è quello di spostare continuamente le lancette su una ruota in maniera da unire due luci che si illuminano sul bordo. In una visione la sua macchina si trasforma in un enorme quadrante di orologio che segna dieci ore, le dieci ore del turno di lavoro, e quando sta per terminare sembra tornare minacciosamente indietro. Ben presto Freder si rende quindi conto delle condizioni disumane in cui sono costretti a lavorare i dipendenti di suo padre, costretti a sopportare calore, fumi e orari impossibili che lo fiaccano alla soglia dello svenimento. Intanto un operaio con aria cospiratrice non riconosce Freder e gli dà appuntamento alla fine del turno nel sottosuolo perché una "lei" li vuole vedere.

Questa donna è Maria, che accoglie gli operai sfiniti dal lavoro raccontando la storia della torre di Babele, che simboleggia la Metropolis costruita dalle loro braccia per farci abitare i ricchi, così come la torre di Babele fu costruita per avvicinarsi al cielo dagli schiavi.

Maria predica la pace futura e l'avvento di un mediatore che porrà fine alle iniquità perpetrate dai capitalisti sugli operai. Questi però, sfiniti dalla dura giornata lavorativa, ascoltano con malavoglia le parole di Maria e uno di loro a gran voce dice che non aspetteranno ancora per molto. Mentre gli operai se ne vanno, Freder rimane inginocchiato, estasiato dalle parole di Maria tanto da innamorarsene, e questo amore viene ricambiato dalla giovane ragazza, che lo bacia e gli dà appuntamento alla cattedrale per il giorno dopo.

Il rapimento[modifica | modifica wikitesto]

Nel frattempo il padre di Freder fa visita all'inventore delle macchine di Metropolis, Rotwang, che vive da solo, struggendosi per la perdita di Hel, la madre di Freder morta di parto, che scelse Fredersen al suo posto. Rotwang ha progettato un uomo-macchina (un robot), in grado di sostituire in tutto l'uomo. Questo robot sembra avere un corpo da donna, e proprio una donna diventerà poiché l'inventore è capace di trasformare quell'ammasso di metallo in una figura indistinguibile da una persona in carne e ossa.

Fredersen chiede all'inventore cosa rappresentino le mappe trovate in tasca agli operai: l'inventore capisce che si tratta delle catacombe, situate ad un terzo livello della città, al di sotto delle abitazioni dei lavoratori. Facendogli segno di seguirlo, lo conduce attraverso un intricato percorso che li porterà ad ascoltare il discorso di Maria. Fredersen capisce che il figlio non aveva tutti i torti quando parlava di possibili rivolte operaie e decide pertanto di prendere le contromisure, incaricando l'inventore di rapire Maria per dare al robot le sue sembianze, in modo da poter controllare i malumori degli operai attraverso la predicazione di una falsa Maria.

L'inventore rapisce la donna e, per mezzo di un congegno basato su onde elettromagnetiche, copia l'esteriorità di Maria e la trasferisce al robot, HEL.

Il robot[modifica | modifica wikitesto]

Il robot

La Maria-robot viene inviata in un postribolo della zona dei divertimenti di Metropolis, Yoshiwara, alla presenza dell'aristocrazia di Metropolis, esibendosi in uno spogliarello in cui mette a nudo le grazie ricevute dalla Maria-umana; il pubblico, tutto maschile, rimane a bocca aperta per la bellezza della donna e si scatena in contese e follie dettate dalla lussuria senza freno della donna robot, incarnazione della meretrice di Babilonia. Nella scena la finta Maria appare a cavallo di un mostro che evoca l'Apocalisse di Giovanni.

Il giovane Freder, dopo aver scoperto il robot nell'ufficio del padre e convinto che sia la vera Maria, si ammala e cade preda di terribili allucinazioni. Maria in realtà è ancora nella casa di Rotwang, dove quest'ultimo le confessa di aver programmato il robot affinché esso spinga gli operai a distruggere le macchine, contravvenendo per vendetta alle istruzioni di Fredersen, suo antico rivale in amore; quindi le intima di rimanere con lui. La Maria-robot aizza gli operai a cui non par vero di iniziare la "rivoluzione": solo Freder (con l'aiuto di  Josaphat) capisce immediatamente che colei che sta parlando non è la vera Maria, ma non viene creduto perché viene riconosciuto come Freder, il figlio del padrone e per questo viene picchiato e scacciato dal sottosuolo.

Gli operai si ribellano, fuoriescono in massa dal sottosuolo. Maria-robot stessa incita a non lasciare indietro né uomini né donne. Fredersen, avvisato da Grot della situazione, dà ordine di aprire i cancelli e lasciare arrivare la folla alla macchina del cuore (Herzmaschine), il generatore che alimenta la città. La distruzione del generatore causerebbe l'allagamento del sottosuolo, e quindi delle case degli stessi insorti. La falsa Maria, alla testa dei ribelli, sovraccarica il generatore, che esplode.

La ribellione[modifica | modifica wikitesto]

Metropolis, regno del lusso e del benessere, collassa: il maestoso sistema d'illuminazione cessa di funzionare e le ripide strade della città divengono un cimitero di lamiere. Fredersen si rende conto di quanto sta accadendo dopo essersi recato a casa di Rotwang per ricevere consiglio ed aver scoperto il piano di distruzione di quest'ultimo: preso dalla disperazione, tramortisce lo scienziato, permettendo così a Maria di fuggire e di salvare, assieme a Freder, i bambini imprigionati nel sottosuolo allagato.

Fredersen è disperato per la perdita del figlio, e lo Smilzo gli ricorda che all'indomani dovrà rendere conto a migliaia di persone infuriate di quello che è successo ai loro figli nella città sotterranea.

Maria discende nella città sotterranea per cercare di sedare la ribellione, ma rimane isolata dalla caduta degli ascensori causata dall'esplosione.

La vendetta e la pacificazione[modifica | modifica wikitesto]

Intanto gli operai, felici per aver distrutto le cause della loro oppressione, ballano e cantano intorno alle macchine; a ricondurli alla ragione ci pensa il guardiano della macchina centrale Grot, che ricorda loro di non aver pensato alle conseguenze del loro operato, ovvero che con la distruzione delle macchine le loro case si sarebbero allagate e all'interno di esse vi erano i loro bambini.

Anche gli operai, dopo aver ascoltato le parole del capo-operaio, cadono in uno stato di prostrazione e in preda al furore vendicativo decidono di punire colei che li ha spinti alla rivolta, Maria. Inizialmente viene catturata la vera Maria, che riesce a fuggire nascondendosi a Yoshiwara. Per un fortunato scambio i ribelli catturano la Maria-robot che viene legata a un palo e bruciata come una strega, tra le urla di Freder, trattenuto a stento dalla folla assetata di vendetta, il quale crede sia la sua amata; di sangue però non ne scorre, poiché "sciolta" l'esteriorità di Maria, rimane il metallo lucido del robot tra lo stupore e lo spavento dei carnefici.

La vera Maria viene nuovamente catturata da Rotwang intenzionato a ucciderla per paura che gli operai scoprano il suo piano e lo uccidano a sua volta. Maria riesce a liberarsi ma egli la insegue fino alla terrazza della cattedrale gotica. Freder li segue e si scaglia contro l'inventore per salvare Maria, la quale viene portata da Rotwang sopra il tetto a spiovente. Nel frattempo Fredersen giunge alla piazza e assiste a tutta la scena, con la paura che il figlio possa essere scaraventato a terra dall'inventore; fortunatamente Freder riesce a spuntarla e a morire è Rotwang, che precipita dalla cattedrale. La sequenza finale segna l'intesa tra gli operai e il padrone avvenuta tramite Freder, il mediatore profetizzato da Maria che finalmente è arrivato a portare pace ed armonia tra le genti.

Il finale del film, scritto da Thea von Harbou, venne in seguito ripudiato da Lang. Quello scritto da Lang avrebbe visto i due innamorati partire su un razzo, mentre la città veniva distrutta dagli sconvolgimenti della ribellione.[3]

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

L'ispirazione per Metropolis deriva da un'esperienza personale di Lang. Mentre stava arrivando negli Stati Uniti per la prima di I Nibelunghi, Lang rimase colpito e impressionato dalla vista notturna di New York e del suo skyline.[4]

La produzione impegnò la troupe per diciannove mesi: trecentodieci giorni di riprese e sessanta notti furono necessarie per produrre 600.000 metri di pellicola. Erich Pommer e la casa di produzione UFA non badarono a spese per la lavorazione, assoldando 36.000 comparse.

La lavorazione si protrasse dal 22 maggio 1925 al 30 ottobre 1926. Vennero girati 620.000 metri di negativo, e impiegati (secondo la pubblicità) 8 attori di primo piano, 25.000 uomini, 11.000 donne, 1.100 calvi, 750 bambini, 100 uomini di colore,[5] 3.500 paia di scarpe speciali, 50 automobili.

L'investimento superò i 5 milioni di marchi tedeschi di allora.[5]

Queste spese non vennero coperte dagli introiti della distribuzione, tanto che la UFA andò in bancarotta[5]: Alfred Hugenberg, editore e membro del Partito Nazista, comprò la Universum Film trasformandola in parte nella macchina propagandistica del nazismo.[6]

Sceneggiatura[modifica | modifica wikitesto]

La sceneggiatura di Metropolis fu scritta da Fritz Lang e sua moglie, Thea von Harbou, un'attrice tedesca. Essa deriva da un romanzo scritto dalla Harbou al solo scopo di essere utilizzato per una pellicola.[6] Il romanzo uscì in serie sul periodico Das Illustrierte Blatt.[6]

La Harbou e Lang collaborarono dunque alla sceneggiatura derivata dal romanzo, e molti originali parti di trama e punti tematici, inclusi la maggior parte dei riferimenti alla magia e all'occulto presenti nel romanzo, furono rimossi.[6]

La sceneggiatura fu più volte riscritta, e ad un certo punto contenne un finale dove Freder avrebbe volato verso le stelle; questo elemento narrativo diventerà più tardi la base di un altro film di Lang, Woman in the Moon.[6]

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

Il film è costruito come un'opera lirica ed è diviso in tre parti: il "Prologo", che dura per l'intera prima metà del film, un breve "Intermezzo" e un "Furioso", che segna le scene finali.

Dal punto di vista tecnico, nel 1927 Metropolis era un film all'avanguardia.[7] In esso vennero utilizzate tecniche di ripresa strabilianti per l'epoca,[7] tra le quali spiccava l'introduzione del cosiddetto effetto Schüfftan, dal nome del fotografo Eugen Schüfftan, che permetteva la creazione di mondi virtuali a costi relativamente bassi.[8] Si trattava di una proiezione di fondali dipinti, tramite un sistema di specchi inclinati a 45 gradi; lo specchio poteva essere grattato in una o più parti, in modo che lo sfondo comparisse solo in alcuni punti della pellicola, curando nel dettaglio la profondità di campo. Nelle restanti parti si potevano poi usare scenografie tradizionali ed attori in carne ed ossa, con uno straordinario effetto di realtà. Questa tecnica venne usata, ad esempio, per creare l'enorme stadio di Metropolis (effetto Schüfftan nella parte alta e veri corridori nella parte bassa), la città dei lavoratori, la torre di Babele o le viste aeree di Metropolis.

In Metropolis si registra inoltre l'introduzione nel cinema d'autore del passo uno, ovvero le riprese effettuate per singoli fotogrammi. Non esistendo tecniche di editing adatte, le scene con esposizioni multiple sono state realizzate direttamente sul posto, riavvolgendo la pellicola e filmandovi sopra più volte, in alcuni casi anche per trenta passaggi. Questa tecnica era delicata, in quanto un solo errore avrebbe compromesso tutto il lavoro. Tra le scene più complesse quella degli occhi spalancati e sovrapposti nel bordello di Yoshiwara, che rappresenta la libidine degli uomini attratti dall'esibizione della finta Maria.

Essenziale nella cinematografia di Lang è la composizione dell'inquadratura, che crea un vero e proprio universo visionario senza però ostacolare la narrazione della storia. Lang fu anzi un maestro nel raggiungere un perfetto punto di equilibrio tra storia narrata, che scorre chiara e forte, e l'uso di effetti speciali ricchi di immagini travolgenti e simboliche.[9]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Francobollo commemorativo delle Poste tedesche (1995)

Nonostante la reputazione ottenuta negli anni successivi, Metropolis fu fortemente criticato da alcuni critici nel periodo della sua uscita. Il critico del New York Times Mordaunt Hall lo definì «a technical marvel with feet of clay[10]» («una meraviglia tecnologica con i piedi di argilla»), H. G. Wells lo definì «the silliest film[11]» («il film più sciocco»), mentre Luis Buñuel lo definì «retorico, banale, intriso di romanticismo superato[12]».

Adolf Hitler amava Metropolis e lo considerava uno dei suoi film preferiti,[5][12] come altre opere di Lang.

Il film non ebbe grande successo in Europa, ma negli Stati Uniti, al Rialto di New York, alla prima nazionale si presentarono oltre 10.000 persone.[11]

Il valore culturale e tecnico del film lo ha portato ad essere stato il primo film inserito nel registro Memoria del mondo,[5] un progetto dell'UNESCO nato nel 1992 per salvaguardare le opere documentarie più importanti dell'umanità.

Versioni[modifica | modifica wikitesto]

Esistono diverse versioni del film, che si differenziano per durata e montaggio.[12] Lang montò una prima versione nel 1927, che venne subito accorciata dallo stesso di oltre trenta minuti.[12] In seguito furono distribuite altre versioni. Una prima versione restaurata è quella di Enno Patalas, operata nel 1984 per la Cineteca di Monaco, di 147 minuti.[12][13]

Esistono inoltre del film una versione di 87 minuti a colori, ridoppiata e con colonna sonora rock, realizzata nel 1984 dal musicista Giorgio Moroder e intitolata Giorgio Moroder presents Metropolis,[14][13][15] e un'altra doppiata e dotata di colonna sonora da Philip Glass.[13] Nel 2000 anche Jeff Mills, uno dei massimi esponenti della scena techno mondiale, ha composto una sua personale colonna sonora per la pellicola.

Una versione restaurata è stata edita nel 2001 per il mercato home video.[13]

Prima del ritrovamento, avvenuto a Buenos Aires il 2 luglio 2008, del 95% del materiale mancante, perso durante la seconda guerra mondiale,[16] in una bobina posseduta da un collezionista privato, si riteneva che dell'originale Metropolis sopravvivessero solo tre quarti dei negativi[1] ed alcune copie d'epoca di versioni ridotte. Le scene ritrovate sono state prese in custodia dalla Fondazione Friedrich Wilhelm Murnau in Germania,[1] che le ha reintegrate nella pellicola presentando il film completo con orchestrazione dal vivo al 60° Festival internazionale del cinema di Berlino il 12 febbraio 2010. In Italia questa versione, la più completa con i suoi 148 minuti, è uscita in DVD e Blu-Ray il 23 febbraio 2011, distribuita dalla Medusa.[17]

Citazioni e riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

L'automobile Rumpler Tropfenwagen che si vede nel film

Il film è il primo modello per tutta la cinematografia fantascientifica e nel tempo sono state moltissime le citazioni e omaggi, soprattutto in epoca contemporanea.

Tra i tanti film famosi di fantascienza che citano o si ispirano a questa pellicola si ricordano Blade Runner[18], Terminator[18], Brazil[18], La vita futura[19], Guerre stellari,[18] Agente Lemmy Caution, missione Alphaville[19] Il quinto elemento, RoboCop e Matrix[19].

Il fumettista giapponese Osamu Tezuka ha creato nel 1949 un manga intitolato Metropolis che ha alcuni parallelismi con il film di Lang, anche se lo stesso Tezuka ha dichiarato che l'idea per il manga gli è venuta dopo aver visto solo un'immagine del film. Esiste un film d'animazione giapponese del 2001 ispirato al manga di Tezuka, intitolato anch'esso Metropolis.

Joker, l'acerrimo nemico di Batman, nel film Batman diretto da Tim Burton, muore precipitando da una cattedrale, stessa sorte di Rotwang.[20]

Superman, il celebre supereroe della DC Comics, vive in una grande città chiamata Metropolis.

Nella serie How I Met Your Mother, nella camera da letto di Ted Mosby è presente un poster di Metropolis.

Brani del film sono inoltre contenuti nel video musicale di Radio Ga Ga dei Queen e Love Kills di Freddie Mercury (quest'ultimo brano è a sua volta presente nella colonna sonora della versione del film di Giorgio Moroder), nel videoclip di Haddaway Life, che si ispira alla scena in cui viene fatto il clone meccanico di Maria, nel video di Madonna Express Yourself (1989), che riprende le scenografie del film, nel videoclip dei Lotus Eaters It Hurts, in cui vengono mostrate diverse scene chiave del film e più recentemente anche nei video di Lady Gaga.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (EN) Larry Rother, Footage Restored to Fritz Lang's 'Metropolis' in NYTimes.com, 4 maggio 2010. URL consultato il 22 febbraio 2012.
  2. ^ (EN) Movie connections for Metropolis (1927), Internet Movie Database. URL consultato il 22 febbraio 2012.
  3. ^ Manrico Luzzani, Fritz Lang e la profezia di Metropolis in Antarès, II, 2012, pp. 24-28. URL consultato il 3 maggio 2012.
  4. ^ Fritz Lang; Barry Keith Grant
  5. ^ a b c d e (EN) Trivia for Metropolis (1927), Internet Movie Database. URL consultato il 23 febbraio 2012.
  6. ^ a b c d e Michael Minder; Holger Bachmann, Fritz Lang's Metropolis: Cinematic Visions of Technology and Fear, New York, Camden House, 2002.
  7. ^ a b Angelo Ceglie (a cura di), Filmmaker. Catalogo, 2007. ISBN 978-88-87781-85-4
  8. ^ (EN) Michel Mok, New Ideas Sweep Movie Studios in Popular Science, vol. 116, nº 5, maggio 1930, pp. 22–24, 143–145. URL consultato il 5 maggio 2012.
  9. ^ Sandro Bernardi, p. 136.
  10. ^ (EN) Mordaunt Hall, Metropolis (1927) in NYTimes.com, 7 marzo 1927. URL consultato il 29 febbraio 2012.
  11. ^ a b (EN) Michael Minden, Holger Bachmann, Fritz Lang's Metropolis: Cinematic Visions of Technology and Fear, Camden House, 2000.
  12. ^ a b c d e Laura, Luisa e Morando Morandini, il Morandini 2009. Dizionario dei film, Bologna, Zanichelli editore, 2008.
  13. ^ a b c d Metropolis, l'Avatar del 1927 in Fantascienza.com, 9 giugno 2010. URL consultato il 4 maggio 2012.
  14. ^ (EN) Stephanie Kirchner, Rock Version of Silent Film Classic 'Metropolis' to Hit Theatres This Fall in Hollywood Reporter, 24 agosto 2011. URL consultato il 4 maggio 2012.
  15. ^ (EN) Alternate versions for Metropolis (1927), Internet Movie Database. URL consultato il 4 maggio 2012.
  16. ^ Il director’s cut di Metropolis al 60º Festival di Berlino in Fantascienza.com, 13 novembre 2009. URL consultato il 4 maggio 2012.
  17. ^ Pagina homevideo del film Metropolis (1927), Movieplayer.it. URL consultato il 4 maggio 2012.
  18. ^ a b c d Ilaria Urbani, "Metropolis" e altri capolavori il trionfo del cinema fantastico in la Repubblica.it, 26 novembre 2011. URL consultato il 23 febbraio 2012.
  19. ^ a b c (EN) Jonathan Romney, Metropolis, Fritz Lang, 145 mins, (PG) in Independent.co.uk, 12 luglio 2000. URL consultato il 23 febbraio 2012.
  20. ^ (EN) Movie connections for Batman (1989), Internet Movie Database. URL consultato il 24 febbraio 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paolo Bertetto, Fritz Lang. Metropolis, Torino, Lindau, 1990.
  • Fritz Lang, Barry Keith Grant, Fritz Lang: Interviews, Mississippi, University Press of Mississippi, 2003, ISBN 978-1-57806-577-6.
  • Sandro Bernardi, L'avventura del cinematografo, Venezia, Marsilio Editori, 2007. ISBN 978-88-317-9297-4

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]