Io ti salverò

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Io ti salverò
Titolo originale Spellbound
Paese USA
Anno 1945
Durata 111 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere romantico, thriller, drammatico
Regia Alfred Hitchcock
Soggetto Francis Beeding (romanzo)
Sceneggiatura Ben Hecht
Produttore David O. Selznick
Fotografia George Barnes
Montaggio William Ziegler e Hal C. Kern
Effetti speciali Jack Cosgrove
Musiche Miklòs Ròzsa
Scenografia James Basevi e Salvador Dalí
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Io ti salverò (Spellbound) è un film del 1945 diretto da Alfred Hitchcock e prodotto da David O. Selznick.

Indice

[modifica] Trama

« Non negli astri è il fato ma in noi stessi »

La dottoressa Constance Peterson lavora in un manicomio (Green Manors-Villa Verde) diretta dal dottor Murchison che sta per andare in pensione anticipata a causa di un esaurimento nervoso, e che deve essere sostituito dal giovane e talentuoso dottor Anthony Edwardes.

Il giovane dottore che arriva alla clinica tuttavia, si scoprirà essere John Ballantine, un uomo affetto da amnesia e di cui si sospetta che sia l'assassino del vero dottor Edwardes.

John Ballantine è affetto da una strana fobia a seguito della quale perde i sensi vedendo linee scure parallele su fondo bianco.

Constance Peterson, s'innamora di lui e cercherà, anche con l'aiuto del suo vecchio professore di psicoanalisi - il dottor Brulov - di rivelare la sua identità e di scoprire il vero assassino del dottore.

[modifica] Produzione

La creazione del film generò un'aspra discussione tra il regista e il produttore, David O. Selznick. Selznick aveva firmato un contratto con Hitchcock, e voleva che egli girasse un film basato sulle conoscenze di Selznick stesso nell'ambito della psicoanalisi. In più, il produttore portò la sua psichiatra sul set per avere consigli tecnici. La donna e Hitchcock ebbero frequenti scontri. Hitchcock, in più, chiese all'artista Salvador Dalí di rappresentare graficamente alcune scene di carattere onirico, che però non piacquero a Selznick.

Benché si sia fatto uso della maggior parte delle immagini di Dalí, fu tagliata una sequenza onirica in cui Ingrid Bergman si trasformava in una statua della dea Diana. La pellicola di questa scena è andata perduta; ce ne restano tuttavia alcune immagini.

[modifica] Soggetto

Il film fu adattato da Angus MacPhail e Ben Hecht dal romanzo La casa del dottor Edwardes di Francis Beeding.

[modifica] Cast

La parte della protagonista è interpretata da Ingrid Bergman, Hitchcock trovò l'attrice così rispondente al tipo di donna ideale che aveva in mente che la volle in altri due suoi film successivi Notorius e Il peccato di Lady Considine; la parte del protagonista maschile è interpretata da Gregory Peck, che reciterà la parte dell'avvocato nel film Il caso Paradine; Michael Chekhov e Leo G. Carroll recitano rispettivamente le parti del dottor Brulov e del dottor Murchison.

[modifica] Riprese

Le riprese si effettuarono tra luglio e ottobre 1944.[1]

[modifica] Colonna sonora

La colonna sonora del film è di Miklós Rózsa; notevole l'uso pionieristico del theremin.

[modifica] Prima

La prima si ebbe il 28 dicembre 1945.

[modifica] Accoglienza

Il film ebbe un grande successo di pubblico e di critica.

[modifica] Costi e Ricavi

Era costato un milione e mezzo di dollari e ne fruttò sette al produttore: nel giro di poche settimane aveva già fruttato otto volte il suo costo.[2]

[modifica] Critica

François Truffaut dichiara che non gli è piaciuta granché la sceneggiatura, che si aspettava un film folle, delirante e invece ha trovato un film troppo logico e razionale, con molti dialoghi, che al confronto degli altri del regista manca un po' di fantasia e che Gregory Peck non è un attore hitchcockiano. Sottolinea alcune soluzioni cinematografiche molto efficaci: ad esempio l'idea dell'amore come colpo di fulmine rappresentato dalle sette porte che si aprono dopo il primo bacio fra i due protagonisti; la serie di inquadrature, inferriate e primissimi piani della protagonista, che raccontano l'arresto del presunto assassino.[3]

Rohmer e Chabrol lo considerano "...un grande film d'amore" dove la donna "intesa come angelo custode" assume "il ruolo protettore e materno... di confessore e di salvatrice"[4]

[modifica] Temi

Nella psicoanalisi Hitchcock ritrova i suoi temi preferiti, la colpa e la confessione.

[modifica] Simboli

Le linee parallele, il colore bianco ossessionano il protagonista: righe fatte dalla forchetta sulla tovaglia, righe bianche e nere della vestaglia,rotaie, righe in rilievo nella coperta; bianco è il latte col bromuro, bianca è la neve che cade, bianchi e neri i segni lasciati dagli sci sul pendio in discesa; i significati profondi del sogno sono nascosti in occhi tagliati, carte da gioco, spiovente del tetto.

[modifica] Tecnica cinematografica

[modifica] I sogni

Hitchcock voleva un modo nuovo di rappresentare i sogni: non più "la nebbia che confonde i contorni delle immagini" o "lo schermo che trema", ma "tratti netti e chiari", contorni taglienti e immagini piene di luce, come nei quadri di Salvador Dalí e di Giorgio De Chirico.

Dalí deriva alcune immagini surrealiste del sogno dai film che aveva realizzato a Parigi con Luis Buñuel, Un chien andalou e L'age d'or.

[modifica] La pistola

Nel finale la canna della pistola diretta verso la protagonista ruota di mezzo giro e punta direttamente contro lo spettatore. Nel libro Il cinema secondo Hitchcock di François Truffaut, il regista spiega che per fare quella scena si dovette costruire una gigantesca mano finta da posizionare di fronte alla macchina da presa: ottenere lo stesso effetto proporzionale con una mano vera non sarebbe stato possibile.

[modifica] Il giudizio di Hitchcock

Hitchcock definì il film "una storia di caccia all'uomo presentata in un involucro di pseudo-psicanalisi".[5]

[modifica] Riconoscimenti

[modifica] Cameo

Al 40º minuto del film Alfred Hitchcock esce da un ascensore dell'Empire Hôtel portando una custodia di violino e fumando una sigaretta.

[modifica] Note bibliografiche

  1. ^ Donald Spoto, Il lato oscuro del genio, Lindau, Torino, 2006, pgg. 346-355.
  2. ^ François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, Il Saggiatore, Milano, 2009, pag. 139.
  3. ^ François Truffaut, op. cit., pgg. 134-138.
  4. ^ Rohmer-Chabrol, Hitchcock, Marsilio, Venezia, pgg. 80-81.
  5. ^ François Truffaut, op. cit., pag. 135.

[modifica] Manifesti e locandine

La realizzazione dei manifesti, per l'Italia, fu affidata al pittore cartellonista Anselmo Ballester.

[modifica] Collegamenti esterni

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