Omicidio!

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Omicidio!
Titolo originale Murder!
Paese di produzione Gran Bretagna
Anno 1930
Durata 104 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Alfred Hitchcock
Soggetto Clemence Dane, Helen Simpson
Sceneggiatura Alma Reville, Alfred Hitchcock, Walter C Mycroft
Fotografia Jack E. Cox
Montaggio René Marrison e Emile de Rouelle
Musiche John Reynders
Scenografia John Mead
Interpreti e personaggi

Omicidio! (Murder!) è un film del 1930 diretto da Alfred Hitchcock. Contemporaneamente sullo stesso set girò lo stesso film ma con attori tedeschi, tra cui Alfred Abel e Olga Tschechowa. Il film in lingua tedesca uscì l'anno successivo con il titolo di Mary.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Sulle note della Quinta sinfonia di Beethoven scorrono i titoli di testa.

Un orologio segna l'una e mezza di notte. Un grido lacera il silenzio. In una via fiancheggiata di casupole si accendono le luci e alle finestre si affacciano incuriositi gli abitanti. Colpi sordi battono sull'uscio di una porta al pianterreno. Doucie e Ted Markham, lei attrice e lui direttore di scena di una piccola compagnia, dormono in una stanza di quella strada. Svegliati dallo strepito scorgono un poliziotto allontanarsi. Si vestono frettolosamente, scendono giù insieme ad un gruppetto di curiosi.

Un agente entra nella casa da cui è partito l'urlo e trova una donna morta, riversa sul pavimento, accanto ad un attizzatoio macchiato di sangue, l'arma del delitto. Si tratta di un'attrice della stessa compagnia della coppia, Edna Druce, ospite di un'altra collega, Diana Baring. Quest'ultima siede in stato confusionale di fronte alla vittima e l'affittacamere racconta che quella sera Diana aveva invitato a cena Edna. C'erano stati dei dissapori fra le due donne e il marito ubriaco di Edna accusa apertamente Diana. Prima che le donne possano farle bere il tè che le hanno preparato, il poliziotto la conduce in carcere.

Nella sua cella all'ombra delle sbarre, Diana pensa a quello che in quel momento sta avvenendo in teatro. È in corso lo spettacolo, una farsa. Le parti delle due assenti sono state affidate a delle sostitute. Nel retroscena entrano ed escono gli attori nei loro travestimenti. I poliziotti nelle pause interrogano Jon Stewart il protagonista, Gordon Druce che anche in scena fa la parte dell'ubriaco, Handel Fane, prima travestito da donna poi da poliziotto, Ted Markham il direttore di scena. Dall'interrogatorio non emerge alcun elemento di rilievo capace di scagionare Diana.

Nell'aula del tribunale, il giorno del processo, gli avvocati pronunciano le loro arringhe. Diana ostinatamente tace e non si difende. Una giuria di dodici componenti, tre donne e nove uomini, ha il compito di emettere il verdetto di colpevolezza e di condannarla a morte. Tra i giurati c'è una breve discussione. Tutto nella ricostruzione dell'omicidio sembra inchiodare Diana e i pochi incerti oppongono deboli e insostenibili ragioni. Alla fine solo uno, Sir John Menier, un attore di successo molto conosciuto, continua a credere alla sua innocenza, ma su pressione degli altri cede e Diana è condannata all'impiccagione.

La macchina da presa entra nella casa di Sir John: porta esterna, anticamera, porta interna, salotto, bagno. L'attore è intento a radersi allo specchio. La radio trasmette le notizie sul caso Baring seguite dal preludio dell'opera di Richard Wagner, Tristano e Isotta. Sir John monologa con se stesso. Lo tormenta il senso di colpa di essersi lasciato convincere a condannare Diana Baring pur non avendo prove evidenti della sua colpevolezza e sente di dover far qualcosa per sapere di più su quello che è veramente avvenuto. Gli viene alla mente con rammarico il giorno in cui Diana si era rivolta a lui chiedendogli di recitare nel suo teatro e lui l'aveva respinta, consigliandola di continuare a lavorare in provincia. Decide di indagare personalmente. Sul giornale legge fra le richieste di lavoro l'annuncio dei Markham, rimasti disoccupati.

Convoca i Markham nel suo studio e offre loro il lavoro. In cambio chiede che lo aiutino ad indagare sul delitto. I Markham sono ben lieti di collaborare. Raccontano dello strano poliziotto intravisto di sfuggita la sera del delitto e non più rivisto successivamente. Ritornano nella camera d'affitto di Diana. Dalla stanza, attraverso la finestra appurano come fosse facile accedere ai camerini del teatro ove recitava la loro compagnia.

L'affittacamere ricorda che quella sera aveva udito la voce acuta di una terza donna che parlava animatamente con Edna. Sir John con un piccolo trucco dimostra che non necessariamente doveva trattarsi di una voce femminile, poteva essere anche quella di un uomo che parlava in falsetto. Nella stanza da letto di Diana si commuove trovando il proprio ritratto custodito dalla ragazza gelosamente in mezzo alle cose più care.

Fanno un sopralluogo anche nei camerini: trovano sotto la finestra un lavandino rotto come se qualcuno ci fosse saltato sopra e un portasigarette macchiato di sangue. La notte Sir John prende alloggio in una di quelle camere popolari, abitualmente frequentate dagli attori poveri per immedesimarsi nella loro condizione e sperimenta un risveglio traumatico e comico. Un'orda di ragazzini urlanti e piagnucolanti, i figli della padrona di casa che lavora con l'ultimo nato in braccio, gli invade la stanza e gli salta sul letto, impedendogli di bere il suo tè.

Sir John va a trovare Diana in prigione. Si incontrano nello squallido parlatorio, continuamente sorvegliati. Diana è restia a parlare del suo caso, è rassegnata alla sua sorte. Incalzata da Sir John racconta che quella sera Edna stava dicendo cose che lei non voleva sentire perciò si era tappata gli orecchi. Si trattava di maldicenze nei confronti di un collega, Handel Fane, fragile e vulnerabile. Lei era forse innamorata di lui? Impossibile, essendo lui un "meticcio", e per i tempi la parola allude a una diversità di comportamento sessuale. Anche il portasigarette appartiene a Fane. Ormai per Sir John non ci sono più dubbi sull'identità dell'assassino. Si tratta soltanto di trovare il modo di farlo confessare.

Rintracciato Fane che è ritornato al suo precedente lavoro di trapezista in un circo, gli chiede una audizione. Gli propone la lettura del terzo atto, seconda scena, dell'Amleto di Shakespeare, la scena degli attori. Anch'egli come Amleto ha in mente di usare il teatro per smascherare il colpevole: lo spettacolo in cui lo invita a recitare è il caso Baring. A lui spetta di scrivere il finale.

Fane comprende e lascia lo studio. La sera Sir John e Markham vanno al circo dove Fane deve prodursi nel suo numero. In camerino consegna la conclusione richiesta per il futuro dramma. Poi, vestito in costumi femminili, sale al trapezio, compie i volteggi previsti e nell'attonito silenzio del pubblico avvolge la fune a cappio (l'ombra che si proietta sul tendone ricorda l'altro cappio destinato a Diana), se lo infila al collo e si lascia precipitare nel vuoto. Gli spettatori urlano inorriditi e disordinatamente fuggono. Sir John apre la busta e legge la confessione.

Epilogo. Nell'ultima inquadratura in un salotto Diana elegantemente vestita è ricevuta da Sir John che le bacia le mani. La macchina da presa si sposta lentamente fino a rivelare che gli attori stanno recitando su un palcoscenico. Cala il sipario.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Il film fu prodotto da John Maxwell per la British International Pictures; fu distribuito da Wardour.

Soggetto[modifica | modifica sorgente]

Il soggetto nasce da un adattamento di Alfred Hitchcock e Walter Mycroft del dramma Enter Sir John di Clemence Dane (pseudonimo di Winifred Ashton) e Helen Simpson.

Sceneggiatura[modifica | modifica sorgente]

La sceneggiatura fu affidata ad Alma Reville.

Cast[modifica | modifica sorgente]

La parte della protagonista fu affidata a Norah Baring;

L'attore famoso fu interpretato da Herbert Marshall, attore di teatro già noto e qui in uno dei suoi primi ruoli cinematografici, reciterà ancora con Hitchcock in altri suoi lavori, ad esempio ebbe la parte del cattivo in Il prigioniero di Amsterdam.

Nella parte di Doucie Markham l'attrice Phyllis Konstam, interprete della nuora Chloe in Fiamma d'amore.

Riprese[modifica | modifica sorgente]

Hitchcock racconta che all'inizio delle riprese i dialoghi non erano ancora del tutto ultimati e allora provò a far improvvisare le battute agli attori: il risultato fu "un cicaleccio disarmonico privo di spontaneità" e l'esperimento fu del tutto abbandonato. Il film fu girato negli studi di Elstree.

Sonoro[modifica | modifica sorgente]

Fu per Hitchcock la prima esperienza di film bilingue. Oltre alla versione inglese ne dovette girare anche una tedesca per assicurare al film la vendita sul continente.

Prima[modifica | modifica sorgente]

La prima a Londra si ebbe il 27 marzo 1931. (Bruzzone-Caprara, Giorgio Simonelli)[1]

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Secondo lo stesso Hitchcock il film ebbe successo a Londra ma era troppo sofisticato per la provincia.

Critica[modifica | modifica sorgente]

Il film è uno dei pochi "a enigma": Hitchcock ha sempre evitato i "whodunit" perché l'interesse sta solo nel finale, si attende semplicemente la risposta a chi sia l'assassino, si passa da un interrogatorio all'altro e l'emozione è pressoché assente.[2]

Tecnica cinematografica[modifica | modifica sorgente]

C'erano molte cose che si sono fatte per la prima volta:

  • è il primo film parlato dell'attore Herbert Marshall che si rivelò eccellente anche per il sonoro;
  • è la prima volta che si ricorre al monologo interiore anche se l'idea in teatro era utilizzata da sempre;
  • è stato il primo film bilingue;
  • infine nella colonna sonora la grande musica classica fa il suo ingresso trionfale.

Vita e Teatro[modifica | modifica sorgente]

Il film è "...una scatola cinese di teatro nel teatro".

Il tema della confusione fra vita e teatro, fra essere e recitare, ritorna continuamente:

  • nell'aula dei giurati ciascuno recita una parte,
  • nello spettacolo-farsa imbastito dalla compagnia di Diana gli attori si scambiano i travestimenti,
  • ambigua e sfuggente, duplice, è la personalità di Fane,
  • la stessa indagine di Sir John è impostata come una messa in scena,
  • la morte in teatro è l'estremo e irripetibile spettacolo dell'assassino,
  • l'inquadratura conclusiva pare l'happy end della storia: in realtà non è altro che una scena su un palcoscenico su cui scende il sipario.[3]

Omaggi cinematografici[modifica | modifica sorgente]

François Truffaut rende omaggio a questo film di Hitchcock nel finale del suo film L'ultimo metrò: come in Murder lo spettatore viene ingannato da una conclusione che immagina appartenere alla storia narrata e che in realtà si svolge ironicamente su un palcoscenico e non è che la scena finale dello spettacolo nello spettacolo.

Note bibliografiche[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giorgio Simonelli, Invito al cinema di Hitchcock, Mursia, Milano, 1996.
  2. ^ François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, Il Saggiatore, Milano 2009.
  3. ^ Bruzzone-Caprara, I film di Hitchcock, Gremese, Roma, 1982.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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