Il peccato di Lady Considine

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Il peccato di Lady Considine
Titolo originale Under Capricorn
Paese di produzione Gran Bretagna
Anno 1949
Durata 117 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Alfred Hitchcock
Soggetto Helen Simpson (romanzo)
Sceneggiatura James Bridie
Fotografia Jack Cardiff
Montaggio A.S. Bates
Musiche Richard Addinsell
Scenografia Thomas Morahan
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Doppiaggio originale:

Ridoppiaggio TV:

Il peccato di Lady Considine (Under Capricorn), conosciuto in Italia anche con il titolo Sotto il capricorno, è un film del 1949 diretto da Alfred Hitchcock.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

« Si inciampa sempre nel proprio passato »

Australia. 1831. L'elegante e nobile irlandese Charles Adare, in cerca di fortuna, giunge a Sydney con il cugino, nominato Governatore. Al suo arrivo incontra un banchiere e un ricco imprenditore, Sam Flusky, disposto a prestargli denaro per l’acquisto di terreni.

Durante una cena in casa di Flusky, Charles riconosce nella moglie di lui, Henrietta, una aristocratica irlandese, amica di sua sorella Diana. Flusky ha un passato burrascoso. Era lo stalliere della famiglia di Henrietta e si era innamorato, ricambiato, di lei. Fu incriminato per l'omicidio del fratello di Henrietta avvenuto in Irlanda e fu condannato a sette anni da scontare nella colonia penale d'Australia. Henrietta lo seguì e dopo il suo rilascio si sposarono e si stabilirono a Sydney.

Malgrado il grande amore, le differenze sociali, gli interessi, le abitudini così diverse hanno logorato i loro rapporti e il matrimonio è in crisi. Henrietta è depressa e alcolizzata. Il governo della casa è affidato alla giovane cameriera Milly che è segretamente innamorata di Sam e favorisce la degradazione della padrona.

Charles aiuta Henrietta a ritrovare la fiducia in se stessa e la gioia di vivere: la invita a riprendere il controllo della casa, a cavalcare, ad uscire, a comprare vestiti e a ritornare in società. Sam lo sostiene e si fa convincere a licenziare Milly. Tuttavia Charles comincia a innamorarsi di Henrietta. A un ricevimento del Governatore, pur non avendo l'invito, accompagna Henrietta che per l’occasione ha ritrovato eleganza e splendore. Sam, ingelosito dalle insinuazioni di Milly, fa una scenata.

In un diverbio fra Charles e Sam, parte un colpo. Charles è ferito gravemente, Sam è accusato di tentato omicidio. Questo secondo reato potrebbe portarlo al patibolo.

Henrietta allora è costretta a rivelare l'oscuro segreto del suo passato: non Sam, ma lei sparò a suo fratello. Sam per salvarla si addossò la colpa e la punizione.

Affinché la deposizione dia avvio al processo contro Henrietta le autorità chiedono una dichiarazione di conferma da parte di Sam, ma egli si rifiuta di rilasciarla.

In preda alla disperazione Henrietta ricomincia a bere e a soffrire di allucinazioni. Per caso però scopre che Milly, che è stata riassunta, è la causa dei suoi deliri: ha nascosto una testa mummificata nel suo letto e sta cercando di avvelenarla.

Sam è arrestato e Henrietta si reca in città per supplicare il Governatore di intercedere per loro.

Li raggiunge Charles, appena ristabilito, e davanti al Governatore testimonia una versione dei fatti tale da scagionare Sam. Rinuncia al suo amore per Henrietta, lascia l'Australia e ritorna definitivamente in Irlanda.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Film in costume (genere poco consono al regista) e in Technicolor, fu il secondo, dopo Nodo alla gola, prodotto dall’azienda dei soci Alfred Hitchcock e Sidney Bernstein, la Trasatlantic Pictures, e fu distribuito dalla Warner Bros.

Soggetto[modifica | modifica wikitesto]

Il soggetto è tratto da un romanzo del 1937 di Helen Simpson; la sceneggiatura è di James Bridie e l'adattamento di Hume Cronyn.

Cast[modifica | modifica wikitesto]

Per la terza ed ultima volta, dopo Io ti salverò e Notorius, Hitchcock chiama a interpretare la parte della protagonista, Lady Henrietta Considine Flusky, Ingrid Bergman, ormai diventata, anche per merito suo, una star molto famosa e costosa. Il regista dichiara a Truffaut: "Ho commesso l'errore di pensare che avere Ingrid Bergman fosse la cosa più importante per me"[1] e i costi così alti affrontati lo portarono al fallimento della casa produttrice, di cui era socio.

La parte del marito, ex stalliere, è affidata a Joseph Cotten, lo zio Charlie de L'ombra del dubbio.

Il giovane aristocratico Charles Adare è interpretato da Michael Wilding, che reciterà nella parte dell'ispettore nel film successivo Paura in palcoscenico.

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

Le riprese furono girate negli Elstree Studios di Londra, in cui il regista era tornato alla fine di marzo del 1948, dopo dieci anni di assenza.

Alcune scene finali furono girate ad Hollywood negli studi della Warner Brothers: per il palazzo del governatore fu usata la facciata della Canoga Park High School. Nel novembre del 1948 il film era finito.

Prima[modifica | modifica wikitesto]

La prima del film si tenne l'8 ottobre 1949.

Costi di produzione[modifica | modifica wikitesto]

Costò 2,5 milioni di dollari, fu un fallimento finanziario e determinò la scomparsa della società di produzione.[2]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Il pubblico e la critica si aspettavano un thriller e rimasero delusi trovando un melodramma romantico di impianto teatrale, triste, con pochissima azione e troppi dialoghi.

Hitchcock stesso nell’intervista concessa a François Truffaut ammette di aver compiuto parecchi errori: cimentarsi con un film in costume, riprendere l’uso del piano sequenza sperimentato nel precedente Nodo alla gola che sottolineava ancora di più il fatto che il film non era un thriller, averci messo troppo poco umorismo, essersi intestardito ad ottenere come protagonista Ingrid Bergman il cui ingaggio era costato moltissimo, infine aver scelto come collaboratori alla sceneggiatura scrittori poco adatti.[3]

Tuttavia Jean Domarchi in un articolo dal titolo Il capolavoro sconosciuto apparso su Les Cahiers du Cinéma n.39, dell'ottobre 1954, rivaluta il film e afferma che si tratta addirittura di un capolavoro. Anche Jacques Rivette ne La Gazette du Cinéma n. 4 riabilita il film; e giudizio analogo viene espresso da Peter Bogdanovich.

Temi[modifica | modifica wikitesto]

Eric Rohmer e Claude Chabrol riprendono e condividono le valutazioni espresse da questi critici secondo i quali il film ha un tono alto, “maestosa bellezza” e “nobiltà letteraria”. Riprende alcuni temi fondamentali della letteratura universale (Balzac, Goethe, Dostoevskij): il dilemma fra libertà e morale, delitto e castigo, rigore morale, eccesso di rimorso e bisogno di confessione (il lungo monologo di Henrietta). Rimproverare al film di non essere un trhriller significa non averne compreso la natura profonda: la tensione è tutta interna alle relazioni fra i quattro personaggi principali, alla impossibilità reale di intendersi che si accumula e esplode in alcuni momenti come la scenata di gelosia o il ferimento di Charles, l'esibizione delle bottiglie di liquore vuote o il ritrovamento della testa di morto.[4]

Classicismo tropicale: Minyago Yugilla[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo di Sam Flusky, in cui egli abita insieme alla moglie Henrietta, porta una iscrizione in lingua aborigena "Minyago Yugilla" che significa "Perché piangi?". Il cocchiere che vi conduce in carrozza Charles Adare, invitato dal padrone di casa a cena, commenta: "C'è qualcosa di strano in questo posto".

La casa è un edificio costruito secondo una concezione ibrida, tipica degli edifici coloniali: allo stile anglo-palladiano, popolare nell'impero britannico e negli Stati Uniti nel diciannovesimo secolo, riconoscibile nella hall centrale a pianta circolare si sovrappongono elementi architettonici indigeni. La tradizione delle case neoclassiche disegnate da John Nash fra il 1790 e il 1815, si mescola alle suggestioni esotiche dei bungalow indiani e cinesi, interpretati dallo spirito britannico in terra australiana: il portico aperto su tre lati della casa, a volte quattro, le colonne sottili di legno, la veranda.[5]

Riferimenti iconografici[modifica | modifica wikitesto]

Le parole dell'iscrizione ricordano quelle rivolte, il giorno successivo la morte di Cristo, dall'angelo a Maria Maddalena, giunta al sepolcro per piangerlo. (Vangelo di Giovanni, 20, 12-13)[6]

La Maddalena, che adombra la figura Henrietta, è il simbolo dei peccatori penitenti e nell'iconografia religiosa è rappresentata con i piedi nudi, il flagello, lo specchio in cui chi guarda non è riflesso, i gioielli sparsi a terra. Tutte queste immagini sono presenti nel film. Hitchcock avrebbe potuto avere in mente i dipinti di Georges de la Tour: Maria Maddalena con la candela (1630-1635) e Maria Maddalena con lo specchio (1635-1645).

Tecnica cinematografica[modifica | modifica wikitesto]

Anche dal punto di vista tecnico il film ha grandi qualità. Una maestria particolare è dimostrata nell’uso del primo e primissimo piano. L'obiettivo della macchina da presa «...scruta, esplora, incide, addolcisce» il volto di Henrietta raccontandone l’anima. Basti un solo esempio. Verso la fine del film Henrietta semisvenuta per l’orrore di aver trovato nel letto una testa mummificata, vede Milly riporla in una scatola. Il regista ci dà "una delle inquadrature in primo piano più gravide di senso di tutta la storia del cinema…Henrietta socchiude una palpebra pesante e il suo volto esprime, in un solo istante, un tale lusso di sentimenti diversi (timore e controllo di sé, candore e calcolo, rabbia e rassegnazione) che la penna più concisa spenderebbe diverse pagine per esprimere altrettanto.[7]

Cameo[modifica | modifica wikitesto]

Come sua consuetudine, Hitchcock appare nel film al ricevimento del governatore mentre discute sulle scale del palazzo in cui vive la protagonista.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, p. 154.
  2. ^ Donald Spoto, Il lato oscuro del genio, pp. 393-399.
  3. ^ François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, pp. 154-158.
  4. ^ Bruzzone-Caprara, I film di Alfred Hitchcock, pp. 181-182.
  5. ^ Steven Jacobs, The Wrong House: The Architecture of Alfred Hitchcock, pp. 248-259.
  6. ^ Steven Jacobs, The Wrong House: The Architecture of Alfred Hitchcock, p. 251.
  7. ^ Rohmer-Chabrol, Hitchcock, pp. 93-97.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, Il Saggiatore, Milano, 2009. ISBN 978-88-565-0109-4
  • Donald Spoto, Il lato oscuro del genio, Lindau, Torino 2006. ISBN 88-7180-602-6
  • Bruzzone-Caprara, I film di Alfred Hitchcock, Gremese, Roma, 1992. ISBN 88-7605-719-6
  • Rohmer-Chabrol, Hitchcock, Marsilio, Venezia, 2010. ISBN 978-88-317-6402-5
  • Jean Domarchi, Il capolavoro sconosciuto, Cahiers du Cinéma, n.39, ottobre 1954.
  • Steven Jacobs, The Wrong House: The Architecture of Alfred Hitchcock, Rotterdam 2007.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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