Il labirinto delle passioni

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Il labirinto delle passioni
The Pleasure Garden (1925) Alfred Hitchcock intertitles.jpg
una didascalia del film
Titolo originale The Pleasure Garden
Paese di produzione Gran Bretagna, Germania
Anno 1925
Durata 75 min/1h15/ (prime due versioni); 1h30, versione restaurata nel 2012 dal British Film Institute (BFI)
Colore B/N
Audio muto
Genere drammatico, thriller
Regia Alfred Hitchcock
Soggetto Oliver Sandys
Sceneggiatura Eliot Stannard
Produttore Michael Balcon e Erich Pommer
Fotografia Gaetano Ventimiglia
Scenografia Ludwig Reiber
Interpreti e personaggi

Il labirinto delle passioni (The Pleasure Garden), conosciuto in Italia anche con il titolo Il giardino del piacere, è un film muto del 1925 diretto da Alfred Hitchcock.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Londra. Music-hall "Pleasure Garden", Giardino del Piacere.

La narrazione comincia in un ambiente teatrale. La prima immagine del film è una scala a spirale che un gruppo di ballerine scende per accedere al palcoscenico. Uomini ricchi e maturi in prima fila guardano compiaciuti. In soggettiva, dalla visione sfuocata di uno di questi spettatori, con l’aiuto di un binocolo, si passa all’inquadratura perfetta delle gambe delle ragazze danzanti.

Una di esse, Patsy, bionda per lavoro, è la protagonista. All’uscita dal teatro incontra una giovane aspirante ballerina, Jill, disperata perché è appena stata derubata del portafoglio contenente i soldi e una lettera di raccomandazione al direttore del teatro. Generosamente Patsy le offre ospitalità per la notte nella sua stanza in affitto e le promette di presentarla l’indomani al direttore. I coniugi affittacamere accolgono con cordialità le due ragazze e Jill fa la conoscenza anche di Cuddles, il simpatico cane, curioso e combinaguai, che le va a leccare i piedi, quando prima di dormire si inginocchia a recitare le preghiere.

Il giorno dopo Jill, in teatro, al rifiuto iniziale del direttore reagisce con astuzia: lo convince a vederla ballare promettendogli di mostrare una danza nuova e audace. Non solo si fa assumere ma riesce, con sicuro senso degli affari, ad ottenere anche un ottimo contratto di lavoro. Patsy si congratula con lei, senza gelosia.

Mentre Jill è assente, arriva il suo fidanzato Hugh che la vuole salutare prima di partire per le piantagioni nelle colonie inglesi ai Tropici, in cui si dovrà trattenere per due anni. Trova ad accoglierlo l’imbarazzata Patsy, per giunta senza le calze da indossare, sottratte dal burlone Cuttles. Mentre il cane fa le feste al nuovo arrivato, Patsy entra all'improvviso nel salotto e inciampa nei due sdraiati a terra e cade rovinosamente. La buffa situazione predispone i due giovani a una reciproca simpatia.

Jill nel frattempo sta provando un nuovo costume di scena nell’appartamento lussuoso dell’impresario di cui accetta volentieri la corte.

Patsy e Hugh pranzano insieme e sono raggiunti da un amico di lui, Levet, prossimo a partire come Hugh per le colonie. Insieme vanno ad assistere allo spettacolo di cui è protagonista Jill. Da un palco due eleganti ammiratori osservano compiaciuti la prima ballerina. In camerino uno di essi presenta i suoi omaggi e rivela di essere un principe russo. Jill è lusingata e trascura Hugh.

Patsy intanto è corteggiata da Levet e malgrado sia turbata da alcuni sinistri avvertimenti (l’abbaiare ostile di Cuddles, le ombre inquietanti che accompagnano il suo apparire, il cappello portasfortuna sul letto, la furia con cui cerca di strapparle un bacio) cede alle sue insistenze e accetta la proposta di matrimonio. Levet la bacia impetuosamente.

Il montaggio parallelo mostra intanto la carriera fortunata e i successi mondani di Jill: cena in un lussuoso ristorante con il principe, ritorna nella sua elegante casa e astutamente riesce a congedarlo senza concedergli niente, è libera così di ricevere subito dopo l’impresario Hamilton con cui ha già da tempo una relazione.

Il giorno del matrimonio di Levet e Patsy la pioggia scende a catinelle e la coppia è costretta, insieme ai testimoni, gli affettuosi affittacamere, ad avviarsi alla cerimonia tristemente con gli ombrelli. Trascorrono una romantica luna di miele sul Lago di Como. Tutto appare perfetto, solo qualche dettaglio rabbuia la fronte di Patsy: la rosa sgraziatamente gettata nelle acque del lago, la bambina ruvidamente allontanata, l’impazienza nervosa con cui Levet l'attende mentre prega la Madonna per la loro futura vita insieme, nella piazza del borgo pittoresco.

Patsy accompagna il marito ad imbarcarsi sulla nave diretta in Africa e si separa da lui. La mano di Patsy ignara che sventola il fazzoletto in segno di addio diventa la mano della moglie indigena che altrettanto ignara accoglie con ingenua gioia il ritorno del suo uomo.

Nella capanna in cui convive con l’indigena Levet beve smodatamente e non risponde alle numerose lettere di Patsy; Hugh non ha notizie da Jill e casualmente vede su un giornale la fotografia di lei e del principe russo dei quali si annuncia l’imminente matrimonio.

Quando finalmente Patsy riceve una lettera dal marito apprende che è malato. Decide perciò di raggiungerlo per prendersi cura di lui, ma non ha il denaro necessario. Chiede un prestito a Jill che glielo nega, accampando il pretesto delle spese per il matrimonio. In realtà ha il cassetto del secrétaire pieno di banconote che esibisce quando paga il sarto. Saranno i padroni di casa a privarsi dei loro risparmi per permetterle di pagare le spese per il viaggio.

Patsy si imbarca. Purtroppo l’incontro con il marito le riserva la più amara disillusione: nella capanna Levet ubriaco fradicio è in intimità con l’indigena. Ella disperata fugge da Hugh e lo trova gravemene malato.

Durante la sua assenza Levet approfitta del fatto che l’indigena si è tuffata in mare; la raggiunge e l'annega trattenendole con violenza la testa sott'acqua. Ancora il regista collega l’inquadratura della mano di Levet che dà la morte all'indigena a quella della mano soccorrevole di Patsy che accarezza la fronte di Hugh febbricitante.

Levet, perseguitato dal senso di colpa e dalle visioni allucinatorie della indigena che continuamente gli compare davanti agli occhi, roso dalla gelosia vedendo l’intesa fra Patsy e Hugh, vuole uccidere con una scimitarra Patsy ma è inaspettatamente fermato da un colpo di pistola. Il medico del villaggio, avvisato da Hugh, è provvidenzialmente intervenuto a salvarla.

Ormai non ci sono più ostacoli all’amore fra Patsy e Hugh. Il loro ritorno a casa è festeggiato da Cuddles a cui Hugh era sempre stato simpatico e dai padroni di casa. Il film si conclude con l’ultima birichinata di Cuddles: gioca con il filo elettrico aggrovigliandolo e impedisce al padrone di sentire la musica alla radio.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Si tratta del primo film diretto da Hitchcock.

Michael Balcon in co-produzione con Erich Pommer voleva produrre due film anglo-tedeschi per la Gainsborough-Emelka e decise di affidare al giovane Hitchcock la regia di uno di essi. Il cinema muto inglese stava attraversando una fase critica, il pubblico preferiva i film americani e gli studi cinematografici avevano bisogno di nuovi talenti. Hitchcock aveva fatto un buon apprendistato come aiuto di Graham Cutts e, malgrado ci fossero rischi, valeva la pena puntare sul giovane assistente.

Soggetto[modifica | modifica sorgente]

Il soggetto è tratto da un romanzo di Oliver Sandys, pseudonimo della scrittrice Marguerite Florence Laura Jervis.

Riprese[modifica | modifica sorgente]

Nel giugno del 1925 Hitchcock con la fidanzata Alma Reville, aiutoregista e segretaria di edizione e il barone Giovanni Ventimiglia, direttore della fotografia, partirono per Monaco, diretti agli Emelka Studios per girare gli interni. Si sarebbero poi spostati a Genova per girare al porto la partenza di una nave, a Sanremo il bagno in mare dell'indigena e sul lago di Como la luna di miele e scene d'amore.

Alla fine dell'estate del 1925 le riprese del film erano ultimate.

Luoghi memorabili[modifica | modifica sorgente]

Hitchcock girò le scene della luna di miele in un paesino pittoresco sul lago di Como, Coatesa sul Lario, comune di Nesso. I fotogrammi sono un documento dell'aspetto del borgo ai primi del Novecento. In essi si riconoscono scorci delle case aggrappate sulla roccia, la piazzetta e il caratteristico ponte della Civera.

Cast[modifica | modifica sorgente]

Balcon aveva ingaggiato, nel ruolo dei protagonisti, dei divi americani: Miles Mander, il marito traditore, Virginia Valli, la bruna Patsy, e Carmelita Geaghty, la bionda Jill. Nella parte dell'indigena recitò un'altra diva americana, Nita Naldi, amica della Valli, scritturata nel corso delle riprese, per abbandono dell'attrice a cui era stata destinata la parte. A lei la produzione promise la parte della protagonista nel film successivo di Hitchcock L'aquila della montagna.

Prima[modifica | modifica sorgente]

Il film uscì in Germania il 3 novembre 1925.[1] La prima a Londra si ebbe soltanto il 14 gennaio 1927, dopo un mese dall'uscita di Il pensionante.[2]

Pellicola restaurata[modifica | modifica sorgente]

Dopo tre anni di restauro ad opera del British Film Institute (BFI), il festival Lumière ha mostrato nell'ottobre 2012, una versione completa di The pleasure garden. Il film esisteva in due diverse versioni; questa nuova versione porta la durata della pellicola da 1h15 a 1h30.[3]

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Quando fu proiettato a Balcon egli dichiarò che gli sembrava un film americano e dunque lo considerava facilmente commerciabile. Affidò ad Hitchcock la regia anche del secondo film anglo-tedesco L'aquila della montagna per l'autunno 1925.[4]

Balcon organizzò una proiezione del film per la stampa e gli esercenti nel marzo 1926 e i commenti furono del tutto favorevoli. Hitchcock con orgoglio ricorda che il London Daily Express uscì con un titolo che lo definiva "Un giovane con l'intelligenza di un maestro".

Purtroppo però il film non piacque al finanziatore della casa produttrice C.M.Woolf che ne bloccò la distribuzione.

Analisi Critica[modifica | modifica sorgente]

Il melodramma[modifica | modifica sorgente]

La storia presentata ha tutte le caratteristiche del feuilleton ma l'abilità del giovanissimo Hitchcock (all'epoca aveva venticinque anni) nobilita il melodramma.

Apprezzate dai critici furono le scene romantiche della luna di miele di Patsy sul lago di Como e i momenti esotici della parte finale.[5]

Tecnica cinematografica[modifica | modifica sorgente]

Dai registi tedeschi aveva imparato a creare un'atmosfera con le luci e le ombre utilizzando un'illuminazione fortemente contrastata, angolature e ombreggiature particolari.[6]

I critici notano influssi da Fritz Lang e da David Wark Griffith

Temi[modifica | modifica sorgente]

  • il teatro

La prima inquadratura del film si apre sul boccascena del teatro, una scala a chiocciola è ripresa dall'alto comunicando un senso di vertigine. Contemporaneamente sono inquadrate dal basso le gambe delle ballerine che stanno scendendo.

  • l'occhio-cinema

Uno degli uomini che assiste allo spettacolo osserva con il binocolo e lo spettatore guarda in soggettiva attraverso la lente che da sfuocata va facendosi nitida.

Il tocco personale del regista appare subito dalla sequenza iniziale. Ci sono già le tematiche che renderanno Hitchcock inconfondibile: il teatro e il tema della visione.

« Il gesto inaugurale dell'opera di Hitchcock è l'aggiunta di un occhio a un evento teatrale che lo trasforma in uno spettacolo osservato da un punto di vista particolare, assegnando allo spettatore del film il <<posto migliore>>. »
(Bill Krohn, Hitchcock, pag. 8.)
  • la finzione

Immediatamente successivo appare il tema della finzione, elemento essenziale dello spettacolo. Il gentiluomo-spettatore chiede di conoscere la ballerina, catturato dalla bionda capigliatura. Lei abilmente si sottrae al corteggiamento: sfila la parrucca mostrando i neri capelli naturali, e, con una battuta canzonatoria "Sono certa che voi due starete molto bene insieme", gliela consegna.

Umorismo[modifica | modifica sorgente]

Onnipresente è l'umorismo che aiuta a stemperare la serietà melodrammatica dell'opera, carattere distintivo della produzione migliore del maestro.

Episodi divertenti hanno per protagonista il cagnolino degli affittacamere.

Note bibliografiche[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ciné-club de Caen: Critica alla versione restaurata nel 2012
  2. ^ François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, p. 37
  3. ^ Ciné-club de Caen: Critica alla versione restaurata nel 2012
  4. ^ Donald Spoto, Il lato oscuro del genio, pag. 118.
  5. ^ Fabio Carlini, Hitchcock, p. 68.
  6. ^ Donald Spoto, op.cit.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Donald Spoto, Il lato oscuro del genio, Lindau, Torino 1999, 2ª ed. 2006. ISBN 88-7180-602-6
  • François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, Il Saggiatore, Milano 2009. ISBN 978-88-565-0109-4
  • Fabio Carlini, Hitchcock, La Nuova Italia, Firenze 1974.
  • Bill Krohn, Hitchcock, Cahiers du Cinéma, Milano, 2010. ISBN 978-2-8664-2579-1

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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