Marnie

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Marnie
Alfred Hitchcock's Marnie Trailer.png
Titolo originale Marnie
Lingua originale inglese
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 1964
Durata 130 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1,85:1
Genere thriller
Regia Alfred Hitchcock
Soggetto Winston Graham
Sceneggiatura Jay Presson Allen
Fotografia Robert Burks
Montaggio George Tomasini
Musiche Bernard Herrmann
Scenografia George Milo
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Marnie è un thriller psicologico del 1964 diretto da Alfred Hitchcock.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Marnie è una giovane donna psicologicamente labile e frigida a causa di un grave trauma subito da bambina. Di una bellezza gelida, è scontrosa, travagliata e fragile allo stesso tempo. È inoltre una bugiarda e una ladra: presentandosi con aspetto aristocratico, integerrimo ed elegante, si fa assumere in aziende come segretaria e poi deruba le casseforti fuggendo con il denaro e rendendosi introvabile.

Mark Rutland, giovane industriale vedovo e proprietario di una grande azienda editoriale, la nota quando la vede lavorare come segretaria presso l'ufficio di un suo amico d'affari, ma la donna, dopo aver rubato i soldi tenuti in cassaforte, si rende irreperibile. In albergo sciacqua via la tintura con cui si scuriva i capelli, cambia look e vestiti facendo perdere le proprie tracce, tornando in visita dalla madre cui è molto legata, sia per il senso di colpa verso la donna che è zoppa ormai da molti anni, sia perché è quasi assoggettata dalla sua rigida morale, che critica finanche il colore biondo dei suoi capelli.

Mark e Marnie

Rutland incontra di nuovo casualmente Marnie proprio presso l'ufficio personale della sua società dove la donna si è presentata come aspirante segretaria e la fa assumere dietro il parere contrario del direttore. Nel frattempo Marnie, dopo pochi giorni di lavoro, in cui ha avuto occasione di osservare dove si trova la chiave e la combinazione della cassaforte aziendale, si impadronisce del denaro in essa custodita fuggendo.

Eccezionale la sequenza in cui Marnie, appena effettuato il furto nell'azienda deserta (fuori dell'orario di lavoro) in cui lei si era nascosta, si accorge della presenza della donna delle pulizie che sta lavando i pavimenti. Marnie si toglie le scarpe per non far rumore infilandole nel suo cappotto, ma mentre si avvia furtivamente verso l'uscita, una di queste le cade fragorosamente a terra nel silenzio generale.... Marnie si volta impietrita verso la donna delle pulizie, la quale intenta nel suo lavoro non ha udito nulla perché sorda.

Mark ormai invaghito della donna e intuito cosa sia avvenuto, preleva subito del denaro che reintegra nella cassaforte aziendale e si mette poi alla ricerca di Marnie; la trova presso un maneggio di cavalli dove lei tiene il suo amato destriero Florio e prima che lei possa scappare la ricatta: se lo sposerà lui non la denuncerà e anzi coprirà gli ammanchi provocati dai suoi furti precedenti, convincendo i malcapitati a non sporgere denuncia ed evitandole così di finire in prigione. Marnie accetta anche se non ricambia i suoi sentimenti.

Durante la crociera per la luna di miele, oltre alla sua già evidente cleptomania, Mark scopre che Marnie ha il terrore di qualunque contatto fisico con gli uomini. La mattina dopo la loro partenza lei tenta il suicidio gettandosi nella piscina della nave e lui la salva appena in tempo. Alla domanda di Mark: "Perché non ti sei buttata in mare?", Marnie risponde: "Io volevo uccidermi, non ingrassare quei maledetti barracuda".

Tornati dopo la crociera, Mark le fa arrivare a casa l'amato Florio, ma la situazione precipita durante una battuta di caccia, allorché Marnie alla vista del colore rosso di una giacca di un partecipante, perde il controllo di sé e si lancia in una corsa impazzita che culmina con l'azzoppamento di Florio, che lei stessa è costretta ad uccidere con un colpo di pistola.

Marnie ha infatti il terrore dell'accostamento del colore bianco con il rosso e dei temporali. Soffre di incubi in cui rivive il triste ricordo dell'infanzia quando la mamma la svegliava di notte e la faceva uscire dal caldo letto in cui dormivano per ricevere il marinaio di turno. Per poter mantenere lei e la bambina, la donna era costretta a prostituirsi. Durante uno di questi episodi la bambina, sola e infreddolita, fu traumatizzata per l'appunto da un temporale.

Mark cerca di scoprire la ragione dei disturbi psicologici di Marnie e scopre, con l'aiuto della cognata (Diane Baker) segretamente innamorata di lui, che la madre di Marnie, al contrario di ciò che lei gli aveva detto, è viva e vive a Baltimora. Grazie ad un investigatore privato viene a sapere l'indirizzo della donna e la sua triste storia di quando un giorno uccise un marinaio, suo cliente, che l'aveva aggredita rompendole una gamba sotto gli occhi della figlia.

Mark trascina quindi Marnie a casa della madre, solo un confronto e una chiarificazione tra le due donne potrà sbloccare la mente di Marnie. Nel frattempo scoppia un temporale e questo, insieme all'ambiente familiare, rievoca in Marnie l'incubo represso. La sua voce assume allora il timbro dell'allora bambina di cinque anni e, incalzata dalle domande di Mark, rievoca la storia: per difendere la mamma dal marinaio, lo uccise con un attizzatoio del camino, urlando poi alla vista del sangue rosso sulla divisa bianca. La madre riuscì poi a far credere di essere stata lei a compiere l'omicidio per difendere la figlia.

E, a questo punto, la madre rivela la verità sulla nascita della bambina: all'epoca quindicenne, fu convinta da un ragazzo a fare sesso in cambio di un maglione bianco; rimasta incinta, il ragazzo scappò.

Marnie riesce a riportare alla coscienza il ricordo rimosso di quei terribili momenti e così finalmente a guarire.

Il film finisce quando Marnie sulla soglia della casa materna dice a Mark: "Oh Mark, io... io non voglio andare in prigione, voglio restare con te" e Mark replica: "Davvero amore?".

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Universal Release.

Soggetto[modifica | modifica wikitesto]

Il film è basato su un romanzo di Winston Graham.

Sceneggiatura[modifica | modifica wikitesto]

Il film è sceneggiato da Jay Presson Allen, allora famosa per il successo riscosso nel suo adattamento teatrale di The Prime of Miss Jean Brodie di Muriel Spark.[1] Hitchcock voleva per la sceneggiatura una donna perché la storia fosse scritta da un punto di vista femminile,[2], rinunciando a Joseph Stefano, suo sceneggiatore in Psyco, che aveva cominciato l'adattamento prima della produzione de Gli uccelli ma che in quel momento non era libero e a Evan Hunter, a cui affidato il lavoro dopo la rinuncia di Stefano.[3]

Cast[modifica | modifica wikitesto]

Per il ruolo principale Hitchcock pensava a Grace Kelly, attratta dall'idea di ritornare sul set e lavorare ancora per Hitchcock. L'attrice dovette tuttavia rifiutare: il suo matrimonio con il principe Ranieri la costrinse a tener conto dell'opinione del popolo monegasco, che non approvava un suo ritorno sullo schermo in un ruolo tanto estremo.

Dopo aver valutato altre possibilità, il regista decise di offrire la parte a Tippi Hedren, con la quale aveva lavorato ne Gli uccelli.[4] La produzione di quel film (1963) era stata difficile ma tutto sommato positiva, invece con Marnie i rapporti tra regista e protagonista arrivarono ad un punto tale che i due si parlavano solo tramite interposta persona. Motivo del dissidio la tendenza del regista a voler controllare tutti gli aspetti della vita dell'attrice, compresa la sfera privata; sembra che Hitchcock si fosse innamorato della bella e affascinante bionda, senza però essere corrisposto.

Per il ruolo maschile fu scritturato l'attore Sean Connery. Preoccupato di interpretare una variazione del ruolo di James Bond per cui era diventato famoso, chiese di visionare la sceneggiatura; alla risposta che nemmeno un attore famoso come Cary Grant avrebbe mai fatto una richiesta simile per girare un film con Hitchcock, lui rispose semplicemente: «io non sono Cary Grant».

Tra gli interpreti è presente anche la futura attrice di Febbre d'amore: Melody Thomas Scott (qui accreditata come Melody Thomas), nel ruolo di Marnie bambina (che compare in alcuni flashback).

Musica[modifica | modifica wikitesto]

La colonna sonora è di Bernard Herrmann, l'ultima scritta da questi per Hitchcock.

« Anche dal punto di vista della colonna sonora, Hermann non lesina il suo talento: "furibonde accensioni romantiche, grandi vortici melodici e l'orchestra che, distendendosi in tutto il proprio fasto strumentale, ci restituisce, amplificate, le ossessioni di Marnie. (Roberto Pugliese). »
(Bruzzone-Caprara, I film di Hitchcock, p. 258)

Fotografia[modifica | modifica wikitesto]

Robert Burks, al suo ultimo lavoro per Hitchcock (morirà tragicamente poco tempo dopo, insieme alla moglie, nell'incendio della loro casa), utilizza i colori in modo simbolico: il rosso che si collega al trauma e al terrore che assale Marnie, il bianco e il verde che acquisiscono quasi un valore "terapeutico".[5]

Differenze dal romanzo[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel film il cognome di Marnie è Edgar, nel romanzo Elmer.
  • La falsa identità iniziale di Marnie nel romanzo è Mollie Jeffrey, mentre nel film Peggy Nicholson.
  • Nel film è assente il personaggio di Terry, il subdolo cugino e collega di Mark.
  • Nel romanzo Mark e Marnie trascorrono la loro luna di miele in Spagna, mentre nel film in una crociera.
  • Sempre durante il viaggio di nozze, Marnie nel romanzo tenta di suicidarsi buttandosi in mare aperto; nel film in una piscina.
  • Nel film il personaggio della madre di Mark è sostituito con quello del padre.
  • Nel romanzo il personaggio di Lil Mainwaring, per quanto importante nell'intreccio, è assente.
  • Nel romanzo Marnie si sottopone, sotto istigazione di Mark, a delle sedute dal dottor Roman (uno psicanalista); nel film esso è assente e le sedute sono sintetizzate in un'unica scena (quella dopo l'incubo della ragazza).
  • Mark nel romanzo ricorda con molto affetto la sua defunta moglie, Estelle; nel film invece non ne sente minimamente la mancanza.
  • Durante la battuta di caccia, quando Marnie cade da Forio, nel romanzo Mark la insegue ma anche lui cade da cavallo e si ferisce gravemente; nel film è Lil a seguire la ragazza.
  • Mark nel romanzo non scopre mai l'esistenza della madre di Marnie e del trauma infantile che affliggeva quest'ultima.
  • Nel romanzo la madre di Marnie muore alla fine; nel film continua a vivere.
  • Nel film è assente il personaggio di Lucy Nye, la badante della madre di Marnie.
  • Nel film il trauma infantile di Marnie è completamente diverso da quello del romanzo: nel primo è quello di aver assassinato un cliente della madre nel tentativo di dinfenderla dalla sua violenza; nel romanzo è quello di aver assistito all'omicidio del fratellino che la madre, colta da un raptus, aveva commesso.
  • Anche il finale è diverso: nel film Mark e Marnie ritornano a casa felici e contenti; nel romanzo Mark è incosciente all'ospedale mentre Marnie viene arrestata dai suoi ex datori di lavoro, che l'avevano rintracciata.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un decennio di successi, questo film fu contestato dalla critica in modo esplicito e quasi unanime.[6]. Fu un moderato successo al botteghino, incassando 7 milioni di dollari con un budget di 3 milioni. Marnie è stato il 22° film di maggiore incasso del 1964.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Il critico Leonard Maltin ha affermato che Marnie affrontava un argomento troppo pruriginoso per aver successo negli anni sessanta.

Un grande film malato[modifica | modifica wikitesto]

Scrive François Truffaut:

« Marnie fu un insuccesso cocente e nello stesso tempo un’opera appassionante, che rientra nella categoria dei “grandi film malati”.

[…] Un’impresa ambiziosa che ha sofferto per errori di percorso: una sceneggiatura impossibile da girare, un cast inadeguato, delle riprese avvelenate dall’odio o accecate dall’amore, uno scarto molto forte tra intenzione ed esecuzione, un impantanarsi non percepibile o un’esaltazione ingannatrice. Evidentemente la nozione di “grande film malato” si può applicare soltanto a grandissimi registi, a quelli che hanno dimostrato in altre circostanze di poter raggiungere la perfezione. »

(François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, p.272)

La mancanza d'amore[modifica | modifica wikitesto]

Donald Spoto:

« Tuttavia Marnie, a distanza di anni, ha un fascino intimo e particolare, unico nella produzione artistica di Hitchcock. La sua mancanza di strutturazione e la sua impostazione onirica quasi allucinatoria suscita nello spettatore l'empatia con le sue emozioni straziate. Diversamente da qualsiasi altra sua opera, questo film è costellato di aperte richieste d'affetto. "Perché non mi vuoi bene mamma?" chiede Marnie in una delle prime scene. "Mi sono sempre chiesta perché non mi vuoi bene." »
(Donald Spoto, Il lato oscuro del genio, p. 603.)

Effetti speciali[modifica | modifica wikitesto]

Gli effetti speciali della pellicola, specialmente le matte painting e le retroproiezioni, furono criticati come poco convincenti.

« Marnie è una delle opere più controverse di Hitch: i suoi ammiratori sono divisi a metà fra chi lo considera uno dei suoi capolavori e chi invece lo giudica verboso, vecchio stile e trasandato. Gli argomenti di coloro che sono contrari al film si basano in larga misura - al di là del generale e comprensibile disagio che il film stesso suscita, perché comunque turba molto lo spettatore - su alcuni effetti speciali di grande banalità (come la scena in cui Marnie cavalca) e su alcuni fondali dipinti, teatrali e artificiosi, soprattutto quello della strada dove abita la madre di Marnie. Hitch aveva voluto ricreare l'effetto irreale di sogno che aveva visto due o tre volte nella sua vita - a Southampton e poi a Wellington in Nuova Zelanda - di navi che incombono in modo surreale sui tetti delle case, senza alcuna traccia evidente del mare che dia loro una plausibilità o una prospettiva. »
(John Russell Tasylor, Hitch, pp. 345-346.)

Cameo[modifica | modifica wikitesto]

Hitchcock fa la sua solita comparsa quale cliente dell'albergo che ospita Marnie mentre esce da una camera e guarda la protagonista, per poi guardare direttamente verso la macchina da presa per pochi secondi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ John Russell Taylor, Hitch, p. 343.
  2. ^ Giorgio Simonelli, Invito al cinema di Hitchcock, p. 104.
  3. ^ Donald Spoto, Il lato oscuro del genio, pp. 588-600.
  4. ^ John Russel Taylor, Hitch, p. 336.
  5. ^ Bruzzone-Caprara, I film di Hitchcock, p. 258.
  6. ^ Donald Spoto, Il lato oscuro del genio, p. 603.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • John Russel Taylor, Hitch, tradotto da Mario Bonini, Milano, Garzanti, 1980.
  • Bruzzone; Caprara, I film di Hitchcock, tradotto da Giuseppe Ferrari e Francesco Pititto, Roma, Gremese, 1992, ISBN 88-7605-719-6.
  • Giorgio Simonelli, Invito al cinema di Hitchcock, Milano, Mursia, 1996, ISBN 88-425-2031-4.
  • Donald Spoto, Il lato oscuro del genio, tradotto da Carolina Sargian, Torino, Lindau, 2006, ISBN 88-7180-602-6.
  • François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, tradotto da Giuseppe Ferrari e Francesco Pititto, Milano, Il Saggiatore, 2009, ISBN 978-88-565-0109-4.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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