Io confesso (film)

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Io confesso
Montgomery Clift in I Confess.JPG
Padre Michael (Montgomery Clift) in una scena del film
Titolo originale I Confess
Lingua originale inglese
Paese di produzione USA
Anno 1953
Durata 95 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere noir, poliziesco
Regia Alfred Hitchcock
Soggetto Paul Anthelme
Sceneggiatura George Tabori, William Archibald
Produttore Alfred Hitchcock per Warner Bros
Fotografia Robert Burks
Montaggio Rudi Fehr
Musiche Dimitri Tiomkin
Scenografia Ted Haworth
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Io confesso (I Confess) è un film del 1953 diretto da Alfred Hitchcock.

Fu presentato in concorso al 6º Festival di Cannes.[1]

Trama[modifica | modifica sorgente]

Padre Michael Logan è un devoto prete cattolico di una chiesa di Quebec City, in Canada. Per accudire la chiesa e la canonica, Padre Logan assume Otto Keller e sua moglie Alma, due immigrati tedeschi con problemi economici. Keller lavora anche come giardiniere part-time per alcune famiglie della città.

Una notte, Keller chiede a Padre Logan di potersi confessare. Nel confessionale dice di essere andato a rubare del denaro da una persona a cui curava il giardino, un ricco avvocato di nome Villette, e di averlo ucciso visto che questi, avendolo scoperto, voleva chiamare la polizia. Data la segretezza di quanto conferito nel confessionale, Padre Logan non può comunicare alla polizia quello che sa del crimine.

La polizia interroga due ragazzine, che dicono di aver visto un uomo uscire dalla casa dell'uomo assassinato indossando una tonaca. Questo depistaggio da parte di Otto porta i sospetti su Padre Logan, che non può fornire un alibi per l'omidicio, non può parlare della confessione udita e non può fare il nome del vero assassino.

Nel corso delle indagini viene appurato che Logan, prima di prendere i voti, aveva una ragazza, Ruth, che lo ama tuttora, pur essendo sposata ad un altro uomo.

In alcuni flashback viene mostrato che Logan aveva smesso di scrivere a Ruth appena andato in guerra. Una volta tornato Ruth e Logan finiscono per approdare su un'isola nel corso di una tempesta, e sono costretti a rifugiarsi per una notte in un gazebo. La mattina seguente vengono scoperti da Villette, che rivolge delle frasi offensive a Ruth, e per questo viene colpito con un pugno da Logan.

Si viene a sapere che Ruth si era sposata a un influente politico senza farlo sapere a Logan, che per questo la lascia senza volerla più vedere, ma nel frattempo Ruth viene ricattata da Villette. La sua vita e quella di suo marito verrebbero rovinate se la sua precedente relazione con Logan venisse resa pubblica, e proprio per questo aveva voluto incontrarsi con Logan la notte dell'omicidio per chiedergli un consiglio su cosa fare per evitare di essere ricattata.

La morte di Villette è vista con sollievo da Ruth, e lei racconta alla polizia di un suo incontro con Padre Logan per potergli fornire un alibi, ma l'incontro non corrisponde esattamente all'ora dell'omicidio, fornendo invece un possibile movente. La polizia ritiene quindi che Padre Logan abbia ucciso Villette per proteggere Ruth e sé stesso, e che ci sia una relazione scandalosa tra i due.

La situazione è resa ancor peggiore da Otto Keller, che mente ripetutamente alla polizia per potersi liberare dei sospetti e per fare in modo che Padre Logan venga condannato per l'omicidio.

Padre Logan è sempre più vicino all'essere condannato a morte per un crimine che non ha commesso. Alla fine del processo, si dichiara sommessamente "non colpevole", ma la sua reputazione di prete è rovinata, e per questo la gente di Quebec City si riunisce nell'aula del tribunale per coprirlo di ingiurie.

La moglie di Otto non riesce invece a reggere la situazione, e inizia a gridare che è stato suo marito a uccidere l'avvocato, mentre Otto afferra una pistola sparando poi alla moglie per azzittirla. Mentre è in fuga, Otto viene messo in un angolo dalla polizia della grande sala da ballo del Château Frontenac. Il detective che si occupa della storia non riesce a far dichiarare alcunché a Padre Logan, ma comunque sospetta che Otto sia il vero assassino di Villette.

Dopo che il poliziotto gli chiede se ciò sia vero, Otto ritiene che Padre Logan abbia violato il segreto della confessione; quindi dichiara la sua colpa e cerca di sparare anche a Padre Logan, che cerca di avvicinarsi a lui per farlo ragionare; nel frattempo, Otto viene ferito a morte da un tiratore scelto della polizia. Poco prima di morite Otto chiede a Padre Logan di perdonarlo, e riceve da lui l'assoluzione.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Soggetto[modifica | modifica sorgente]

Il soggetto fu tratto da un "brutto"[2] dramma teatrale di Paul Anthelme, pseudonimo di Paul Bourde, Nos Deux Consciences, risalente al 1902.[2]. Hitchcock era rimasto tuttavia affascinato dal tema proposto, l'inviolabilità del segreto della confessione, e fin dagli anni trenta, quando aveva scoperto questo dramma, coltivava il progetto di farne un film.[3]

Sceneggiatura[modifica | modifica sorgente]

Louis Verneuil, sceneggiatore-agente aveva acquistato i diritti dell'opera da un nipote dello scrittore per 15.000 dollari nel 1947 e ne aveva tratto una sceneggiatura di un centinaio di pagine. Trasferì questi diritti e i manoscritti ad Hitchcock, che insieme alla moglie Alma scrisse un secondo trattamento nel 1948.

Successivamente furono affidati la sceneggiatura a William Archibald, la cui versione teatrale del Giro di vite di Henry James nel 1950 a New York era stata un successo, e i dialoghi a George Tabori, autore teatrale, di cui Alfred ed Alma avevano apprezzato l'opera Flight to Egypt.[4]

Era ancora una volta essenziale una meticolosa sceneggiatura («Quando comincio a girare, per me il film è già finito, tanto che preferirei non doverlo girare affatto»[5])

Riprese[modifica | modifica sorgente]

Il film fu iniziato il 21 agosto 1952 per le riprese esterne a Quebec, dove Hitchcock e sua moglie Alma si erano recati all'inizio di marzo dello stesso anno per scegliere i luoghi più adatti: il sontuoso hotel Chateau Frontenac, l'edificio del Parlamento, il Palazzo di Giustizia, il battello Lévis, i docks a Wolfe's Cove, le vie strette e in pendenza della città vecchia e le chiese Saint Jean-Batiste e Saint Zéphirin. Nei mesi successivi, settembre e ottobre, fu girato negli studi cinematografici di Hollywood per le scene negli interni.[4]

Alcune location, come la chiesa di Saint Zéphirin (nel film Saint Marie), furono successivamente utilizzate in Il confessionale, film del 1995, ambientato, in parte, nel periodo di Io confesso.

Cast[modifica | modifica sorgente]

Come attrice protagonista, Hitchcock aveva scelto la svedese Anita Björk, che giunse in Canada con l'amante e il figlio illegittimo. La Warner Bros., appena uscita dalla tempesta mediatica causata dalla relazione tra Roberto Rossellini e Ingrid Bergman, impose Anne Baxter.[2]

Per il protagonista maschile, padre Logan, fu ingaggiato Montgomery Clift, tra i più popolari attori cinematografici di quel periodo, bello e ricco di talento. La collaborazione con l'attore non fu del tutto facile per il carattere tormentato e introverso dell'uomo, ma il regista ottenne da lui un ottimo risultato interpretativo, tale da "infondere al personaggio con possente efficacia il tormento della sua anima, rendendo il dilemma comprensibile in termini umani e non semplicemente come puzzle teologico". (John Russell Taylor, op.cit.,p. 273).

Prima[modifica | modifica sorgente]

La prima si ebbe il 28 febbraio 1953.

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Il film fu un insuccesso commerciale e accolse tiepide recensioni.

La critica[modifica | modifica sorgente]

  • «L'aguzzo coltello della regia di Hitchcock si spunta più e più volte in una pesante, equivoca situazione.»[6]
  • «L'intensità "a fuoco lento" del film, la sua atmosfera carica di condanna sono molto più facili da recepire oggi che allora; e il film dà l'impressione di essere più che altro un nuovo esempio di anticipazione sui tempi.»[7]
  • «In effetti, non bisognava girarlo. (Alfred Hitchcock)»[2]

Il regista stesso puntò il dito su due elementi di debolezza del film:

  • l'assenza di tratti ironici che alleggerissero la serietà della materia trattata
  • un'incomprensione di fondo con lo spettatore, cui non fu estranea la sua rigida educazione presso i gesuiti. Il rifiuto di padre Logan di riferire quanto ha appreso in confessionale, sino a rischiare la condanna a morte, risultava incomprensibile ed assurdo per un pubblico non-cattolico.[2]
  • «Io confesso è un film eccentrico»[8]

Tematiche[modifica | modifica sorgente]

«Uno dei rari insuccessi[9] nella filmografia del regista. Non per superficialità di approccio: il film sviluppa temi e tecniche del precedente L'altro uomo, acclamato film di Hitchcock. In ambedue i film, i protagonisti sono accusati ingiustamente di omicidi per i quali avevano un movente e che sono stati, invece, commessi da persone a loro vicine.»

Tecnica cinematografica[modifica | modifica sorgente]

Illuminazione, inquadratura, montaggio di Io confesso riprendono, purificandola, la tecnica di L'altro uomo.[5] (nel libro intervista di François Truffaut ad Alfred Hitchcock, per illustrare tale contiguità, vengono citate le frecce direzionali, che introducono il film, conducendo lo spettatore sul luogo, in cui è appena avvenuto il crimine[2]).

Nelle scene più belle Hitchcock trae profitto da una raffinata combinazione della ripresa continuata con gli effetti di montaggio. Nella scena in cui padre Logan incontra il sagrestano in chiesa poco prima dell'arresto un movimento di macchina accompagna il prete mentre attraversa la navata e si dirige verso l'altare dove Keller sta sistemando i fiori. Primo piano del sagrestano che lo guarda di sfuggita, con aria interrogativa. Attacco sul movimento e controcampo. Nuova carrellata sui due uomini che si dirigono in sagrestia. Altri primi piani che intercettano sguardi che raccontano di uno la paura, il sarcasmo, il panico, dell'altro la fierezza, la durezza, la determinazione.[10]

Simbologia[modifica | modifica sorgente]

La chiave della simbologia non è data da enti geometrici, ma da un tema figurativo più familiare: la Via Crucis. Sequenza del tribunale: padre Logan è assolto dalla giuria ma la folla lo condanna. In mezzo alle urla, tra i volti ostili della gente, con dignità e coraggio, solo, scende la scalinata del Palazzo di Giustizia, come il Cristo che porta la croce. Poi, giunto ai piedi della scalinata, tra la calca e gli spintoni, come Cristo, cade, incrinando con il gomito lo specchietto di un'automobile.[11].

Tono[modifica | modifica sorgente]

Il film manca di ironia, fu lo stesso Hitchcock a sottolinearlo e ritenerlo una ragione dell'insuccesso.

Fa eccezione il ritratto del procuratore: la prima volta che appare, gioca a tenere in equilibrio una forchetta e un coltello su un bicchiere; la seconda volta è coricato per terra e tiene in equilibrio un bicchiere d'acqua sulla fronte. Secondo François Truffaut il regista mostra come per questo personaggio la giustizia non sia che un gioco mondano, un gioco da salotto.[12]

Cameo[modifica | modifica sorgente]

Hitchcock, che appare in un cameo in molti suoi film, si vede nei primi fotogrammi, mentre attraversa la parte alta di una scalinata.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Official Selection 1953, festival-cannes.fr. URL consultato il 26 maggio 2011.
  2. ^ a b c d e f François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, p. 170.
  3. ^ John Russell Taylor, Hitch, p. 273
  4. ^ a b Donald Spoto, Il lato oscuro del genio, p. 429.
  5. ^ a b Intervista con Alfred Hitchcock di Claude Chabrol e François Truffaut, Cahiers du cinèma, n.44, febbraio 1955, in "La politica degli autori", Edizioni minimum fax, Roma, aprile 2006
  6. ^ Otis L. Guersnsey jr., New York Herald Tribune, 23 marzo 1953.
  7. ^ John Russell Taylor, op.cit., p. 274
  8. ^ Fabio Carlini, Alfred Hitchcock, L'Unità/Il Castoro, 1995
  9. ^ Il Mereghetti. Dizionario dei film 2008, Baldini Castoldi Dalai editore, Milano, 2007
  10. ^ Rohmer e Chabrol, op.cit., p. 108
  11. ^ Eric Rohmer- Claude Chabrol, Hitchcock., p. 108
  12. ^ François Truffaut, op.cit., p. 173

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • John Russell Taylor, Hitch, Garzanti, Milano, 1980
  • Donald Spoto, Il lato oscuro del genio, Lindau, Torino 2006
  • François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, Il Saggiatore, 2009
  • Eric Rohmer - Claude Chabrol, Hitchcock., Marsilio, Venezia, 1986

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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