François Truffaut

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François Truffaut (1965)

François Truffaut (Parigi, 6 febbraio 1932Neuilly-sur-Seine, 21 ottobre 1984) è stato un regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, attore e critico cinematografico francese. Importante protagonista del cinema francese tra gli anni sessanta e settanta, assieme agli amici e colleghi Jean-Luc Godard, Claude Chabrol, Eric Rohmer e Jacques Rivette diede vita a una nuova corrente cinematografica denominata "nouvelle vague", letteralmente "nuova ondata", che traeva ispirazione dalla passata stagione del Neorealismo italiano e che influenzerà successivamente numerosi registi americani della New Hollywood.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

L'infanzia e l'adolescenza[modifica | modifica sorgente]

François Truffaut (dietro, con la sigaretta tra le dita, fra Jean Cocteau e Edward G. Robinson) e Jean-Pierre Léaud all'epoca de I quattrocento colpi (1959)

François Truffaut nasce a Parigi, nella zona di Place Pigalle, il 6 febbraio 1932. La madre è Jeanine de Montferrand, all'epoca appena diciottenne. Il padre è Roland Truffaut, un architetto-decoratore che riconosce il figlio come suo, pur non essendone il genitore biologico. Nel 1945, leggendo il diario di Roland, il futuro regista scopre la verità anche se – per accertare la vera identità del padre naturale – dovrà aspettare la fine degli anni sessanta quando, per esigenze di realizzazione del film Baci rubati (1968), Truffaut contatta l'investigatore privato Albert Duchenne dell'agenzia Dubly, e ne approfitta per affidargli l'ulteriore compito di individuare il suo padre biologico. Viene così a sapere che si tratta di un dentista ebreo, divorziato, che all'epoca viveva a Belfort. Esita a lungo ma poi decide «di non allacciare i rapporti con il padre ritrovato: era davvero troppo tardi, e poi non voleva creare dei problemi al padre legale Roland Truffaut»[1].

Le circostanze in cui avviene il concepimento segnano l'infanzia del regista. La giovanissima madre, quando scopre di essere incinta, vorrebbe abortire ma la famiglia (di militari conservatori) si oppone e, per il periodo della gravidanza, la manda in «una sorta di convitto per "traviate"»[2]. Dopo la nascita, il bambino viene dapprima messo a balia e poi mandato in campagna dalla nonna presso la quale trascorrerà i suoi primi anni di vita.

Dopo il parto la madre trova un lavoro di segretaria al giornale L'Illustration, in cui lavora anche il nonno del futuro regista, l'ex ufficiale Jean de Monferrand. Appassionata di montagna, Jeanine frequenta il Club Alpino Francese, di cui il padre è socio onorario, e qui conosce un designer industriale, Roland Truffaut. Nel novembre 1933 i due si sposano e Roland riconosce il bambino, che però andrà a vivere con la coppia solo alcuni anni più tardi[3], alla morte della nonna materna.

Il rapporto con la nonna è stato fondamentale per la nascita di una delle grandi passioni del futuro regista, quella per la lettura. Di salute cagionevole, il piccolo François non frequenta la scuola materna ed è la nonna, autrice di un libro sul bigottismo (mai pubblicato) e appassionata lettrice, che lo introduce nel mondo dei libri. È lei che dapprima legge per lui e, poi, gli insegna a leggere. L'amore per la letteratura e per i libri è una delle costanti della vita del regista fin da allora. Lui stesso dirà: «mia madre (...) non sopportava i rumori e m'impediva di muovermi e parlare per ore e ore. Allora io leggevo: era la sola occupazione a cui potessi dedicarmi senza disturbarla. Durante l'occupazione tedesca ho letto moltissimo e poiché stavo spesso solo, mi misi a leggere i libri degli adulti (...). Arrivato a tredici o quattordici anni comprai, a cinquanta centesimi al pezzo, quattrocentocinquanta volumetti grigiastri, Les Classiques Fayard, e mi misi a leggerli in ordine alfabetico (...), senza saltare un titolo, un volume, una pagina»[4].

Alla passione per la lettura non corrisponde però un buon rapporto con le istituzioni scolastiche. Fino al 1941 frequenta il Lycée Rollin in cui, secondo le sue parole, si sente un estraneo. Il fallimento dell'esame di ammissione al sesto anno è l'inizio di un lungo peregrinare tra numerose scuole: «avevo una pessima condotta, più ero punito più diventavo turbolento. A quel tempo venivo espulso molto di frequente e passavo da una scuola all'altra»[5]. Ed è proprio in una delle numerose scuole che frequenta per brevi periodi, quella sita al n. 5 di rue Milton, che il dodicenne Truffaut conosce Robert Lachenay, di un anno e mezzo più grande. Grazie alla comune passione per la letteratura e per il cinema, tra i due nasce un'amicizia che durerà tutta la vita. Nel numero speciale che i Cahiers du cinéma dedicheranno al regista nel dicembre 1984, Lachenay scrive: «l'incomprensione che i suoi genitori manifestavano per lui era simile a quella dei miei. Ciascuno di noi non aveva che l'altro a far le veci della famiglia (...) Se non ci fossimo incontrati e sostenuti a vicenda, certamente ci saremmo avviati entrambi su una brutta strada»[6].

Tomba di François Truffaut al cimitero parigino di Montmartre

Il primo film che il giovanissimo François Truffaut vede è Paradiso perduto (1940) di Abel Gance, che gli comunica una forte emozione. Da allora frequenta assiduamente i cinema, spesso durante le ore di lezione, con conseguenze facilmente prevedibili sulla sua resa scolastica. Bocciato più volte, lascia presto la scuola e, poco prima della liberazione di Parigi, fugge dalla colonia in cui lo avevano mandato e trova un lavoro come magazziniere. Dopo aver perduto il lavoro, fonda un cineclub in concorrenza con quello di André Bazin, che conosce in quest'occasione. Sarà una figura fondamentale per il futuro di Truffaut.

Lo stesso Truffaut ha raccontato: «Mio padre ritrovò le mie tracce e mi consegnò alla polizia. Sono stato ospite per molto tempo del riformatorio di Villejuif da cui mi fece uscire André Bazin. Sono stato manovale in un'officina, poi mi sono arruolato per la guerra d'Indocina. Ho approfittato di una licenza per disertare. Ma, dietro consiglio di Bazin, ho raggiunto il mio reparto. In seguito sono stato riformato per instabilità di carattere». Bazin sarà per François Truffaut quell'autentica figura paterna che gli era mancata.

Sarà sempre Bazin a trovargli lavoro presso il servizio cinematografico del Ministero dell'Agricoltura e, poi, lo assumerà come critico cinematografico presso una rivista da poco fondata: Cahiers du cinéma.

Gli anni della critica (1949 - 1956)[modifica | modifica sorgente]

Dopo cinque mesi di casa di correzione, nel 1949, André Bazin gli offre un lavoro nella sezione "cinema" di Travail et culture e lo introduce ad alcune riviste. Scrisse i suoi primi articoli nel 1950. A seguito di una storia d'amore finita male, si arruolò nell'esercito nel 1951, sperando di trovare la morte in Indocina. Inviato invece in Germania, prolunga abusivamente una licenza a Parigi. Viene quindi inviato al carcere militare per diserzione, e lì ottiene la dispensa dall'esercito per instabilità di carattere, grazie ancora una volta ad André Bazin. Lo stesso Bazin lo ospita a casa sua a Bry-sur-Marne e gli trovò nel 1952 un posto di lavoro al servizio cinematografico del Ministero dell'Agricoltura, per pochi mesi, atteso che il suo contratto non verrà rinnovato.

François Truffaut pubblica articoli per Cahiers du cinema e poi entra nella rivista Arts nel 1953. All'interno di queste riviste entra a far parte della giovane guardia che si riconosce attorno ad André Bazin, insieme a Claude Chabrol, Jacques Rivette, Jacques Demy, Eric Rohmer, Jean-Luc Godard. Il suo pamphlet Una certa tendenza del film francese afferma apertamente quel che molti registi pensano in silenzio. L'anno seguente fece il suo esordio con il cortometraggio Une visite, e scrive la sceneggiatura di A bout de souffle. Nel 1955 realizza le sue prime interviste con Alfred Hitchcock e pubblica un racconto, Antonio e l'orfano, sulla rivista Le Parisien. Nel 1956 fu assunto come assistente alla regia di Roberto Rossellini, "l'uomo più intelligente che ho conosciuto,"[7] in tre film che non vengono portati a termine.

Viene poi chiamato da Henri-Pierre Roché: il collezionista ha notato uno degli articoli del giovane critico Truffaut in cui egli parla in termini elogiativi e, a suo modo di vedere, appropriati, del suo libro Jules e Jim, fino a quel momento rimasto senza successo. Come racconta Truffaut stesso, in una intervista reperibile anche su youtube, il regista afferma di aver scoperto il volume tra i tanti di una bancarella. Nasce quindi un'amicizia speciale dalla condivisione delle esperienze dell'infanzia, sentimentali e il comune amore per la scrittura. L'autore incoraggia il futuro regista di realizzare dei film dai suoi due romanzi, cosa che il regista non tarderà a fare vista la sua fascinazione per il lavoro di Henri-Pierre Roché. Dopo di Jules et Jim, infatti, è la volta di Les deux anglaises et le continent. Questo incontro rafforza in Truffaut la posizione che egli sta difendendo, con forza, in Cahiers du cinema contro il cinema francese dell'epoca, posizione che promuove, secondo le idee di Andrè Bazin, i film d'autore e un racconto personale, ma con uno sguardo il più possibile obiettivo e, sul piano tecnico, con l'utilizzo della profondità di campo e del piano sequenza, per mantenere una corrispondenza anche stilistica con lo scorrere della vita.

Gli anni dietro la macchina da presa (1956 - 1983)[modifica | modifica sorgente]

Nel 1957, decide di passare alla realizzazione di film e fonda una società di produzione, Les Films du Carrosse, con una denominazione che costituisce un omaggio a Jean Renoir di cui celebra il film La carrozza d'oro, e gira L'età difficile[7]. Questo «uomo che amava le donne» si sposa il 29 ottobre con Madeleine, figlia del proprietario di una società di distribuzione cinematografica, la Cocinor[7]. La coppia ha due figli: Laura, nata il 22 gennaio 1959, e Éva, nata il 28 giugno 1961, che comparirà nell'opera del padre come in Gli anni in tasca. Seduttore incorreggibile divorzia nel 1964.

Nel 1959, gira I Quattrocento colpi, film dal successo immediato, che apre la strada al movimento della Nouvelle Vague e alla fama internazionale del regista. Il successo gli permette di sostenere l'anno successivo, con la sua casa di produzione, Jean Cocteau, rimasto senza produttore durante le riprese di Il testamento di Orfeo. Nello stesso anno firma il Manifesto dei 121.

Nel 1963, Les Films du Carrosse partecipa alla produzione di Mata-Hari, agente segreto H21, e Truffaut partecipa alla redazione dei dialoghi e della sceneggiatura[7]. La sua fama è raddoppiata da Jules et Jim che gli vale nel 1965 di essere protagonista di una trasmissione televisiva, Cineasti contemporanei[7]. Nel febbraio 1968, Truffaut difende pubblicamente Henri Langlois minacciato di destituzione dal suo ruolo di Direttore della Cinémathèque française e si pone alla guida del Comitato per la difesa della Cinémathèque.

Nel 1968, Truffaut avanza una proposta di matrimonio alla famiglia della sua attrice preferita, Claude Jade, « la piccola fidanzata del cinema », all'epoca ancora minorenne, che ha girato con lui in Baci rubati. Non si presenta, però, alla cerimonia, fuggendo un secondo matrimonio per dedicarsi alle sue iniziative professionali e politiche legate al Maggio francese. L'impegno politico dividerà Truffaut dagli altri registi della Nouvelle Vague, poiché egli si trova più a suo agio nella posizione di un uomo che attende senza ipocrisia al suo mestiere al servizio dello spettatore, piuttosto che al servizio di una causa per la quale non è sicuro che lo spettatore abbia comprato il biglietto. Nonostante il matrimonio abortito, Truffaut resta ottimo amico di Claude Jade, che reciterà ancora per lui in Non drammatizziamo è solo questione di corna e L'amore fugge.

Il regista è veramente il « seduttore seriale non appena cala la sera », secondo una descrizione di lui fatta in un articolo del giornale di Henri-Pierre Roché, che ispirò L'uomo che amava le donne, il cui soggetto è tratto da varie esperienze personali, assemblate da Michel Fermaud, e, quale sorta di Pigmalione, si innamora, come tutti gli spettatori, di tutte le protagoniste dei suoi film, che lancia verso il successo e la fama. Fece eccezione a questa regola la sola Isabelle Adjani, protagonista di Adele H. Il suo ultimo amore fu Fanny Ardant (La signora della porta accanto) 1981, (Finalmente domenica) 1983, dalla quale ebbe una figlia, Joséphine, il 28 settembre 1983.

François Truffaut appare come attore in diversi suoi film, interpretando brevi camei (ad esempio in Adèle H e L'uomo che amava le donne) o anche ruoli da protagonista, come in Effetto notte, La camera verde e Il ragazzo selvaggio. Nel 1977, recita in Incontri ravvicinati del terzo tipo di Steven Spielberg, nel ruolo dello scienziato francese Lacombe. Spielberg era infatti un grande ammiratore di Truffaut e, visto che questi parlava un pessimo inglese, gli consentì di parlare e recitare sempre in francese, con un assistente a fare da interprete di ogni sua osservazione.

La malattia e la morte (1984)[modifica | modifica sorgente]

Nel marzo 1984, il regista, ammalato di tumore al cervello, accettò coraggiosamente di apparire nella trasmissione Apostrophes che Bernard Pivot gli dedicò per la riedizione del libro Hitchcock Truffaut. Operato tardivamente, Truffaut muore il 21 ottobre 1984 nell'Ospedale Americano di Parigi a Neuilly-sur-Seine. Cremato nel cimitero Père Lachaise, le sue ceneri si trovano al cimitero di Montmartre a Parigi.

Truffaut e Hitchcock[modifica | modifica sorgente]

François Truffaut ha nutrito una grande passione per i film del regista inglese Alfred Hitchcock e, insieme a Claude Chabrol e ad altri amici del Cahiers du cinema, ha avuto il merito di far rivalutare e apprezzare l'opera di Hitchcock tanto in Europa quanto in America, dove da sempre il regista britannico era trattato dalla critica con sufficienza, nonostante gli enormi successi di pubblico.

Truffaut pubblicò un libro, costituito da una lunga intervista fatta al maestro della suspense, dalla quale emerge il ritratto di un fine regista, attentissimo alla narrazione visiva, e di un uomo assai fragile che si cela dietro un apparente cinismo nei confronti della vita reale. L'intervista (che diventa man mano sempre più un dialogo tra il giovane regista e l'anziano maestro) tratta analiticamente ciascun film di Hitchcock e ne mette in luce le innovazioni tecniche, i particolari più nascosti, le invenzioni di sceneggiatura e, talvolta, i difetti.

Esiste anche un estratto dalla trasmissione televisiva Apostrophe, condotta da Bernard Pivot, in cui Truffaut definisce Hitchcock come "un personaggio alla Henry James, pieno di frustrazioni" e spiega brevemente alcuni aspetti del suo fare cinema: la rappresentazione della violenza come se fosse una scena d'amore e viceversa; la scelta delle protagoniste femminili sempre bionde e sofisticate e la repulsione di Hitchcock nei confronti delle attrici come Brigitte Bardot e Marilyn Monroe che, per usare le parole di Truffaut, "avevano il sesso stampato sulla faccia". La trasmissione risale al 1984, pochi mesi prima che un tumore cerebrale uccidesse il grande regista francese.

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Regista[modifica | modifica sorgente]

Attore[modifica | modifica sorgente]

Ove non diversamente indicato, la regia è dello stesso Truffaut:

Produttore e sceneggiatore[modifica | modifica sorgente]

Come proprietario di Les Films du Carrosse Truffaut ha prodotto, oltre che quasi tutte le proprie pellicole, anche film di altri autori.

Ha inoltre prodotto vari cortometraggi tra cui:

  • Anna la bonne, regia di Harry Kümel (1958)
  • Le scarabée d'or, regia di Robert Lacheney (1960)
  • Anne la bonne, regia di Jean-Claude Roché (1961)
  • La fin du voyage, regia dello stesso, che si firma anche Jean C. Roché (1961)
  • La vie d'insectes, regia di Jean-Claude Roché (1961)

Doppiatori italiani[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia di François Truffaut[modifica | modifica sorgente]

Come critico cinematografico, Truffaut ha pubblicato su diverse testate. In particolare sui Cahiers du cinéma (dal 1953) e su Arts (dal 1954 al 1959), ma, sia pure in modo decisamente più saltuario, articoli da lui firmati sono stati pubblicati tra gli altri da Cinémonde, Combat, Elle, L'Avant-scène du Cinéma, La Gazette du cinéma, Le Monde, Le Nouvel Observateur, L'Express, Télérama, Unifrance.

È stato altresì autore o curatore dei seguenti libri:

Bibliografia su François Truffaut[modifica | modifica sorgente]

  • Alberto Barbera, Umberto Mosca, François Truffaut, Il Castoro, Milano, 1995 (riedizione del Castoro del 1976, solo di Barbera) ISBN 88-8033-032-2
  • Massimo Marchelli, François Truffaut, Moizzi, Milano, 1977
  • Jean Collet, Le Cinéma de François Truffaut, Lherminier, Paris, 1977
  • Mario Simondi (a cura di), François Truffaut: l'intrigo, il turbamento, l'amore nell'opera di un "homme-cinema", La casa Usher, Firenze, 1981
  • Ciriaco Tiso, T/T: Truffaut-Truffaut, Bulzoni, Roma 1982
  • Alain Bergala, Marc Chevrie, Serge Toubiana (a cura di), Il romanzo di François Truffaut, Ubulibri, Milano, 1986 (trad. it. di Le Roman de François Truffaut, Édition de l'Étoile, Paris, 1985; il volume riproduce, rivisto, ampliato e con ulteriori foto, il numero monografico speciale dei Cahiers du cinéma del dicembre 1984) ISBN 88-7748-052-1
  • Dominique Rabourdin (a cura di), Truffaut par Truffaut: textes et documents, Chene, Paris, 1985
  • Oreste De Fornari, I film di François Truffaut, Gremese, Roma, 1986 ISBN 88-7605-227-5
  • Anne Gillain (a cura di), Tutte le interviste di François Truffaut sul cinema, Gremese, Roma, 1990 e 2009 (trad. it. di Le cinéma selon François Truffaut, Flammarion, Paris, 1988) ISBN 978-88-8440-589-0
  • Claude-Jean Philippe, François Truffaut, Seghers, Paris, 1988
  • Goffredo De Pascale, Donatella Fossataro e Franco Santaniello (a cura di), L'uomo che amava il cinema: ricognizione nel pianeta Truffaut, Rotazione & Rivoluzione, 1989
  • Dominique Rabourdin, François Truffaut: le cinema et la vie, Editions Mille et une nuits, Paris, 1995
  • Vittorio Giacci, François Truffaut: le corrispondenze segrete, le affinità dichiarate, Bulzoni, Roma, 1995 ISBN 88-7119-805-0
  • Giorgio Tinazzi, Truffaut: il piacere della finzione, Marsilio, Venezia, 1996 ISBN 88-317-6406-3 e ISBN 88-317-6407-1 e ISBN 88-317-8564-8
  • Anne Gillain, François Truffaut: il segreto perduto, trad. it. di Cinzia Tafani, Le mani, Recco, 1995 (ed. originale presso Hatier, Paris, 1991) ISBN 88-8012-016-6
  • Paola Malanga, Tutto il cinema di Truffaut, Baldini & Castoldi, Milano, 1996 ISBN 88-8490-017-4
  • Annette Insdorf, Truffaut: i film della mia vita, Electa/Gallimard, Milano, 1997 ISBN 88-445-0108-2
  • Carole Le Berre, François Truffaut al lavoro, Rizzoli – Cahiers du Cinéma, 2005 <snall>ISBN 88-17-00830-3
  • Alessandro Pamini e Vittorio Giacci (a cura di), Truffaut-Hitchcock. La conversazione ininterrotta, L'Unità – Istituto Metacultura, Roma, 1997
  • Aldo Tassone, François Truffaut. Professione Cinema. Interviste inedite di Aldo Tassone, Provincia di Napoli, Napoli, 2004 (poi ristampato da Il Castoro, Milano, 2006)
  • Sandro Volpe, La forma intermedia. Truffaut legge Roché, L'Epos Società editrice, 1996 (ristampato dall'Unità, Roma, 1997)
  • Ernesto Maria Volpe, François Truffaut, Ripostes, 1996 ISBN 88-86819-00-5
  • Margareth Amatulli e Anna Bucarelli, Truffaut uomo di lettere, Quattroventi, Urbino, 2004 ISBN 88-392-0671-X
  • Ezio Alberione (a cura di), Carta pellicola: scrittori e scritture nel cinema di François Truffaut, ETS, Pisa, 2005 ISBN 88-467-1307-9
  • Robert Ingram, François Truffaut: regista-autore 1932-1984, a cura di Paul Duncan, Taschan, Köln, 2004 ISBN 3-8228-3551-X
  • Antoine de Baecque e Serge Toubiana, François Truffaut: la biografia, trad. it. di Elga Mugellini e Michela Greco, Lindau, Torino, 2003 ISBN 88-7180-379-5
  • Giorgio Simonelli, François Truffaut: la geometria delle passioni, Ente dello Spettacolo, Roma, 2007 ISBN 978-88-85095-33-5 e ISBN 978-88-85095-35-9
  • Antoine de Baecque e Charles Tesson (a cura di), La nouvelle vague: il cinema secondo Chabrol, Godard, Resnais, Rivette, Rohmer, Truffaut, trad. it. di Lorenza Pieri, Minimum fax, Roma, 2004 ISBN 978-88-7521-221-6
  • Mauro Marchesini, "Le grand noir": mancamenti e corpi addolorati nel cinema di François Truffaut, Le mani, Recco, 2008 ISBN 978-88-8012-448-1
  • Ugo Casiraghi e Lorenzo Pellizzari (a cura di), Vivement Truffaut, Lindau, Torino, 2011 ISBN 978-88-7180-931-1

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

La filmografia del regista appare singolarmente intrecciata con la sua vita personale. Non solo per le storie d'amore intrecciate con molte delle protagoniste dei suoi film, ma anche per la scelta dei temi trattati. Tra questi appare particolarmente significativa la ricorrenza del tema del rapporto con la figura materna. Truffaut, rifiutato alla nascita dalla madre biologica, rappresenta sullo schermo prevalentemente, a volte al centro della scena, a volte sullo sfondo, figure di madri assenti o distratte (macroscopici gli esempi nei Quattrocento Colpi o in Gli anni in tasca, dove, addirittura, un neonato precipita dal nono piano e sopravvive allegramente alla distrazione di una mamma superficiale, oppure L'uomo che amava le donne, dove la madre del protagonista è direttamente paragonata a una prostituta per il modo di camminare per la strada) e di uomini alla ricerca di donne ideali e compensative di un evidente complesso di Edipo (Jean Pierre Leaud, in Effetto Notte, ripete la domanda "Le donne sono maghe?").

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Intervista di Madelaine Morgenstern, vedova di Truffaut, ad Aldo Tassone, in la Repubblica, 2 giugno 1993 citata da P. Malanga, Tutto il cinema di Truffaut, Baldini&Castoldi, 1996, 17.
  2. ^ Ibidem.
  3. ^ A. Gillain (a cura di), Tutte le interviste di François Truffaut sul cinema, Gremese, 1990, 9 è riportata un'intervista in cui lo stesso Truffaut afferma di essere rimasto con la nonna «fino a otto anni». Secondo P. Malanga, op. cit., 18 il regista andò a vivere con la madre «solo nel 1937», cioè all'età di 5 anni.
  4. ^ A. Gillain (a cura di), op. cit., 19.
  5. ^ A. Gillain (a cura di), op. cit., 10.
  6. ^ R. Lachenay, Una giovinezza, in A. Bergala, M. Chevrie, S. Toubiana (a cura di), Il romanzo di François Truffaut, Ubulibri, 1986, p. 16.
  7. ^ a b c d e Truffaut l’art d’écrire, l’art d’aimer in La revue de cinéma, numero 164, Maggio 1993, pag. 26-35

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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