La calda amante

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La calda amante
La peau douce.jpg
Françoise Dorléac
Titolo originale La peau douce
Paese di produzione Francia
Anno 1964
Durata 116 min
Colore B/N
Audio sonoro
Rapporto 1.66:1
Genere drammatico, sentimentale
Regia François Truffaut
Soggetto François Truffaut e Jean-Louis Richard
Sceneggiatura François Truffaut e Jean-Louis Richard
Fotografia Raoul Coutard
Montaggio Claudine Bouché
Musiche Georges Delerue; Sinfonia dei giocattoli di Joseph Haydn
Interpreti e personaggi
Premi
  • Oscar danese "Bodil 1964" per il miglior film europeo dell'anno

La calda amante (La peau douce) è un film del 1964 diretto da François Truffaut, presentato in concorso al 17º Festival di Cannes.[1]

La versione distribuita in Italia, oltre a presentare un titolo dal carattere pruriginoso che non ha nulla a che vedere con quello originale (la cui traduzione letterale sarebbe "La pelle soffice"), è ridotta a 97 minuti, dai 116 originali.

Genesi e debutto[modifica | modifica sorgente]

Girata a Parigi, Orly, Lisbona e Reims dal 21 ottobre al 30 dicembre 1963, La peau douce fu proiettata in pubblico la prima volta il 20 maggio 1964, al Festival di Cannes. Fu un autentico fiasco, il peggiore della carriera cinematografica di Truffaut: il film fu accolto da una selva di fischi. Pubblico e critica, che si aspettavano un secondo Jules e Jim, ossia una storia di spiriti giovani e anarchici girata da un regista altrettanto giovane, rimasero sconcertati di fronte a questo soffocante dramma borghese, basato sul canonico triangolo marito-moglie-amante del marito.

Caratteri generali[modifica | modifica sorgente]

Truffaut dichiarò di aver imbastito La peau douce per opporsi al film precedente, il cui successo in qualche misura lo imbarazzava:

«Ho voluto fare La peau douce proprio per dimostrare che l'amore è qualcosa di molto meno euforico ed esaltante. L'ho fatto quindi in risposta a Jules e Jim: ci sono le menzogne, il lato sordido, la doppia vita. È un film da incubo.»

Più che il clima da incubo cui accenna il regista, ciò che non piacque fu la freddezza con cui la vicenda è raccontata. Ancora una volta si trattava tuttavia di una scelta consapevole: la storia doveva essere narrata senza partecipazione, in forma oggettiva. Il carattere arido del film, di autopsia della psiche del protagonista (il più rassegnato e spento tra i protagonisti maschili del cinema di Truffaut) si riverbera nell'attenzione del regista per gli oggetti inanimati: dall'anello dei titoli di testa, al semaforo che non scatta, ad ogni genere di pulsanti, tastiere e chiavi, alle scarpe in fila, paio dopo paio, davanti alle porte dell'hotel, ai pacchetti di sigarette, e soprattutto agli interruttori della luce. L'intero film vive di tempi morti e oggetti inanimati. Un feticismo malinconico che culmina nella scena in cui il protagonista inizia a spogliare l'amante mentre questa si addormenta (o finge di dormire) nella camera d'albergo: una situazione che Truffaut riproporrà in La mia droga si chiama Julie, con Catherine Deneuve a ripetere la scena già interpretata dalla sorella Françoise Dorléac.

Il tempo ha reso giustizia a questo film, tra i più intensi del cinema di Truffaut, che accanto all'attore della Comédie-Française Jean Desailly vede come protagonista femminile la giovane Françoise Dorléac, che all'epoca aveva una relazione col regista e che morì nel 1967 in un incidente automobilistico. La critica tende infatti a considerare La peau douce come uno dei lavori più personali e radicali di Truffaut.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Pierre Lachenay, 58enne direttore della rivista letteraria "Ratures" e rinomato studioso dell'opera di Honoré de Balzac, vive a Parigi con la moglie Franca, di origine italiana, e la piccola Sabine.

Recatosi a Lisbona per tenere una conferenza su Balzac, Pierre conosce Nicole, una giovanissima hostess, e trascorre la notte con lei. Tornato a casa, i rapporti con la moglie, che sospetta qualcosa, si fanno sempre più tesi, tanto che Pierre contatta Nicole e inizia una relazione clandestina.

Lei sempre in volo e alloggiata a Parigi in una camera dove non può ricevere visite, lui legato ancora alla famiglia, i due amanti non sanno dove incontrarsi; finché Pierre decide di portare Nicole a Reims, dove deve recarsi per presentare un film di Marc Allégret su André Gide. Ma le cose non vanno come previsto: a Reims Pierre è costretto a intrattenersi con i suoi colleghi e gli ammiratori dei circoli culturali che ospitano lui e la manifestazione, alla quale non può farsi vedere in compagnia dell'amante. Alla fine pianta tutti in asso e fugge con Nicole in un albergo di campagna. Ma la ragazza, sfinita per la stanchezza e per l'umiliazione, si addormenta mentre è già giorno.

Al ritorno a Parigi, la relazione tra Pierre e Franca si rompe definitivamente. In segreto, Pierre ha nel frattempo deciso di acquistare un appartamento dove andare a vivere con Nicole. Ma la relazione si sta spegnendo e la ragazza gli risponde di aver deciso di chiudere la relazione. Il cerchio si stringe: Pierre, consigliato da una coppia di amici, tenta di riallacciare il rapporto con la moglie. Decide di telefonarle dal bar in cui si reca sempre, a leggere il giornale in un angolo. Il telefono pubblico però è occupato e nel tempo che si libera Franca, che ha trovato per caso le foto scattate a Reims, ha già disceso le scale ed è salita in macchina con il fucile da caccia di Pierre nascosto sotto l'impermeabile. Sa bene dove trovarlo. Pierre fuma l'ultima sigaretta, dopo essersi messo a leggere il giornale in un angolo del bar. Franca entra, lo guarda, gli getta addosso le fotografie, prende il fucile e spara. Mentre suona la sirena della polizia, un sorriso di sollievo illumina il viso di Franca.

In Italia[modifica | modifica sorgente]

La versione proiettata nelle sale italiane fu tagliata di quasi venti minuti e in questa forma il film fu distribuito anche in televisione e videocassetta.
Solo di recente, l'uscita dell'edizione in DVD ha offerto l'opportunità al pubblico italiano di vedere il film in versione integrale.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Official Selection 1964, festival-cannes.fr. URL consultato l'11 giugno 2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Sceneggiatura pubblicata su "l'Avant-Scène du Cinéma", n. 48, 1965.
  • Paola Malanga, Tutto il cinema di Truffaut, Baldini & Castoldi, Milano 1996, pp. 283-290
  • Anne Gillain (a cura di), Tutte le interviste di François Truffaut sul cinema, Gremese Editore, Roma 1990 (prima edizione francese 1988), pp. 95-105
  • Alberto Barbera - Umberto Mosca, François Truffaut, Il Castoro, Milano, pp. 54-61
  • Oreste De Fornari, I film di François Truffaut, Gremese, Roma, 1986, pp. 6062

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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