Jean Renoir

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Statuetta dell'Oscar Oscar alla carriera 1975

Jean Renoir (Montmartre, 15 settembre 1894Beverly Hills, 12 febbraio 1979) è stato un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico francese, secondo figlio del pittore impressionista Pierre-Auguste Renoir.

Gabrielle et Jean, ca. 1895. Il piccolo Jean nelle braccia della modella paterna, Gabrielle Renard. Pierre-Auguste Renoir, Parigi, Musée de l'Orangerie

Solo grazie l'acume di alcuni critici - soprattutto quelli che scrivevano sui Cahiers du cinéma - la sua figura è stata adeguatamente rivalutata e si è apprezzato in pieno il suo contributo alla cinematografia francese (e mondiale).

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] Gli inizi

Dopo studi mediocri, Jean Renoir si arruolò nel Corpo dei Dragoni nel 1912. Soldato nel 1914, fece parte dell'aeronautica dal 1916. Durante la guerra si ferì ad una gamba e rimase zoppo per tutta la vita.

Nel 1920, sposò una modella di suo padre, Andrée Heuchling, e cominciò a lavorare come ceramista.

L'uscita, nel 1921, del film di Erich von Stroheim "Femmine folli" cambiò la sua carriera.

Il suo primo lungometraggio, La ragazza dell'acqua (1924), è una favola bucolica sull'estetica impressionista, nel quale recitò la sua giovane sposa - con il nome d'arte di Catherine Hessling - e suo fratello maggiore, Pierre Renoir. La tiepida accoglienza riservata al film non scoraggiò il cineasta, che si lanciò poco dopo in un'altra produzione costosa, Nanà (dal romanzo di Émile Zola, 1926), ed in seguito in una serie di opere di varia ispirazione (La piccola fiammiferaia, dal racconto di Hans Christian Andersen, 1928; The Sad Sack, commedia militare, 1928; La purga al pupo, da Georges Feydeau, 1931) che continuarono ancora a non convincere il pubblico.

[modifica] Il periodo realista

Renoir debuttò nel cinema muto, ma si mise in luce con il sonoro, a partire da La cagna (1931) che segnò una svolta nella sua opera. Fu uno dei primi film parlati, tratto da un feuilleton di Georges de La Fouchardière; La cagna offrì a Michel Simon uno dei suoi ruoli più belli, quello di un piccolo borghese geloso, assassino e vigliacco; narra di un torbido ménage à trois tra un impiegato, una prostituta e il suo protettore. È un'opera anomala nel cinema classico per quanto riguarda la collocazione in un genere e la caratterizzazione dei personaggi. La cagna è un ibrido tra dramma e commedia, che miscela morte e ironia; e rifiuta la divisione tradizionale buoni/cattivi: la macchina da presa osserva senza partecipazione figure contraddittorie, vittime e carnefici insieme.

Dopo La Notte dell'incrocio (dal romanzo di Georges Simenon, 1932), dove Pierre Renoir interpretò il commissario Maigret, il regista girò una serie impressionante di capolavori: Boudu salvato dalle acque (con, nuovamente, Michel Simon, 1932), Il delitto del signor Lange (con Jules Berry, 1935), La scampagnata (1936, uscito nel 1946) del quale suo nipote, Claude Renoir, cura la fotografia, e Verso la vita (con Louis Jouvet, 1936). Prendendo ispirazione dai romanzi di Maksim Gorkij o dalle novelle di Guy de Maupassant, Jean Renoir diede prova di avere un senso acuto del reale, che mise al servizio di un vero e proprio naturalismo poetico.

[modifica] L'impegno politico

Poco a poco chiamò a raccolta alcuni collaboratori (Jacques Prévert, Roger Blin) che diedero alla sua produzione una certa dimensione apertamente politica, segnata dalle idee del Fronte popolare: La vita è nostra(1936); Il delitto del signor Lange, La Marsigliese (1936). In quegli anni è suo collaboratore anche Luchino Visconti, sul set di Verso la vita (Les bas-fonds) e de La scampagnata (Une partie de campagne), entrambi del 1936, e qui prende probabilmente le radici il cinema neorealista italiano.

Prima della Seconda Guerra Mondiale, Jean Renoir cercò, con La grande illusione (1937), di promuovere un messaggio di pace, facendo recitare, quale omaggio, suo padre spirituale Erich von Stroheim insieme a Jean Gabin. Il film è ambientato durante la Grande Guerra: alcuni ufficiali francesi sono prigionieri dei tedeschi in una fortezza comandata da un capitano di nobili natali, von Rauffenstein, interpretato da Erich von Stroheim. I rapporti tra i personaggi si articolano lungo linee trasversali, in base alle differenze sociali. La questione del rapporto tra la civiltà dell’Ottocento e quella del Novecento, che è al centro della Grande illusione, è una delle possibili chiavi di lettura del cinema di Renoir degli anni trenta. L'influenza della pittura (prima del padre) e della letteratura del XIX secolo è molto forte. Ne L'angelo del male (1938), si sforzò di rappresentare lo scenario sociale dell'epoca. Nel suo capolavoro, La regola del gioco (1939), previde il crollo dei valori umanisti e descrisse senza compiacenza delle usanze della società francese.

[modifica] Il periodo americano

Esiliato negli Stati Uniti nel 1940, (lasciando incompiuto un adattamento della Tosca di Victorien Sardou, che verrà portato a termine da Carl Koch), Jean Renoir prese la nazionalità statunitense. Difficilmente si adattò al sistema hollywoodiano, tuttavia diresse alcuni film su richiesta, così come opere di propaganda ("Questa terra è mia", con Charles Laughton nel 1943; Salute to France, 1944) e alcuni adattamenti letterari (Il diario di una cameriera" dal famoso romanzo di Octave Mirbeau, Le Journal d'une femme de chambre, 1946), prima di partire in India per girare Il fiume, 1951), film a colori, contemplativo e sereno, dall'umanesimo a volte disincantato. Questo film ebbe un'influenza duratura sullo stesso cinema indiano.

[modifica] Gli ultimi film

Di ritorno in Europa agli inizi degli anni Cinquanta, Jean Renoir girò ancora La Carrozza d'oro (dal romanzo di Prosper Mérimée, 1952), French Cancan (con Jean Gabin e Françoise Arnoul, 1955), Eliana e gli uomini (con Ingrid Bergman e Jean Marais, 1956) e Le strane licenze del caporale Dupont (dal romanzo di Jacques Perret, 1962).

Incontrando sempre più difficoltà nel produrre i suoi film, si rivolse allora alla televisione (Il teatrino di Jean Renoir, 1969-1971) e si dedicò più ampiamente alla letteratura: pubblicò un libro su suo padre Renoir, mon père (1962), la sua autobiografia, Ma vie et mes films (1974), un saggio (Scritti 1926-1971, 1974), qualche pièce teatrale (Orvet, 1955) così come alcuni romanzi (Les Cahiers du capitaine Georges, 1966; Le Crime de l'Anglais, 1979).

Nel 1970 si ritirò a Beverly Hills, dove morì nel 1979.

[modifica] Filmografia

[modifica] Regista

[modifica] Sceneggiatore

[modifica] Attore

[modifica] Produttore

[modifica] Altri progetti

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