Jean Renoir
Jean Renoir (Montmartre, 15 settembre 1894 – Beverly Hills, 12 febbraio 1979) è stato un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico francese, secondo figlio del pittore impressionista Pierre-Auguste Renoir.
Solo grazie all'acume di alcuni critici - soprattutto quelli che scrivevano sui "Cahiers du cinéma" - la sua figura è stata adeguatamente rivalutata e si è apprezzato in pieno il suo contributo alla cinematografia francese e mondiale.
Vengono considerati suoi film più importanti La grande illusione, La cagna, Boudu salvato dalle acque, Toni, Il delitto del signor Lange, La scampagnata, Verso la vita, La vita è nostra, La Marsigliese, La regola del gioco, L'angelo del male, Il diario di una cameriera, L'uomo del Sud, Il fiume e La carrozza d'oro.
| « Ho l’impressione di essere un uccello ... un grosso uccello che becchetta i frutti dei più disparati frutteti [...] Sono stato felice. Ho girato dei film che ho desiderato girare. Li ho girati con persone che erano più che dei collaboratori, erano dei complici. Ecco, io credo, una ricetta della felicità: lavorare con persone che si amano e che vi amano molto. » |
| (Jean Renoir, Le passé vivant, pp. 121-122) |
Biografia [modifica]
Fonti delle notizie [modifica]
Fondamentale risulta la consultazione dell’autobiografia di Jean Renoir:
- Jean Renoir, La mia vita, i miei film, Marsilio, Venezia 1992. [1]
e della biografia scritta dal regista sulla vita del padre Pierre Auguste, il grande pittore impressionista:
- Jean Renoir, Renoir, Hachette, Paris 1962, pubblicata in Italia con il titolo Renoir mio padre, trad. Roberto Ortolani, prefazione di Giacomo Agosti, Garzanti, Milano 1995.
Esistono poi, tradotte in italiano, raccolte dei suoi scritti:
- Jean Renoir, Ecrits (1926-1971), Pierre Belfont, 1974, Ramsay Poche Cinéma, 1989-2006, edizione italiana tradotta da Giovanna Grignaffini e Leonardo Quaresima, La vita è cinema. Tutti gli scritti 1926-1971, Longanesi, Milano 1978.
Una biografia del regista in italiano non esiste; in francese ne sono state pubblicate due, una a cura di Célia Bertin e un'altra, più recente, di Pascal Mérigeau:
- Célia Bertin, Jean Renoir, Paris, Librairie Académique Perrin, 1986.
- Pascal Mérigeau, Jean Renoir, Flammarion, Paris, 2012.
Gli inizi [modifica]
Nato da Pierre-Auguste Renoir (1841-1919), pittore poi famosissimo, e da Aline Charrigot (1854-1915), modella d'origini contadine, ha due fratelli: Pierre (1885-1952), che farà l'attore, e Claude (1901-69), che farà il produttore cinematografico[2].
Dopo studi mediocri al "Collège Notre-Dame de Sainte-Croix" di Neuilly-sur-Seine e a un liceo di Nizza, abbandonato prima del diploma, Jean Renoir si arruolò nel Corpo dei Dragoni nel 1912. Soldato nel 1914, fece parte dell'aeronautica dal 1916. Durante la guerra in Alsazia venne ferito a una gamba e rimase zoppo per tutta la vita.
Nel 1920, sposò una modella di suo padre, Andrée Heuchling (1900-79, che figurerà nei suoi primi film con il nome d'arte di Catherine Hessling) e cominciò a lavorare come ceramista, stabilendosi vicino a Fontainebleau.
L'uscita, nel 1921, del film di Erich von Stroheim Femmine folli cambiò la sua carriera[3]. Scrisse in collaborazione con Pierre Lestringuez, la sceneggiatura di un film per la giovane moglie, Catherine ou Une vie sans joie del 1924, rimontato e presentato nelle sale con il secondo nome nel 1927, diretto da Albert Dieudonné.
Il suo primo lungometraggio da regista, La ragazza dell'acqua (1924), è una favola bucolica sull'estetica impressionista, nel quale recitò ancora sua moglie e suo fratello maggiore, Pierre Renoir. La tiepida accoglienza riservata al film non scoraggiò il cineasta, che si lanciò poco dopo in un'altra produzione costosa, Nanà (dal romanzo di Émile Zola, 1926), alla quale seguirono il cortometraggio Sur un air de Charleston e il film Marquitta (1927), finite le riprese del quale ebbe un brutto incidente automobilistico, ma nuovamente non volle arrendersi[4].
Girò quindi La piccola fiammiferaia (film 1928), dal racconto di Hans Christian Andersen[5]), Tire-au-flanc (1928, commedia militare), Le tournoi dans la cité (1928) e Le bled (1929), considerati di ispirazione minore[6].
Nel 1930 divorziò da Catherine Hessling e girò il primo film sonoro, La purga al pupo (1931, tratto da Georges Feydeau e girato in soli 4 giorni), ma anche questo film continuò a non convincere il pubblico.
Il periodo realista [modifica]
Se Renoir debuttò quindi nel cinema muto, si mise però in luce con il sonoro, a partire da La cagna (1931) che segnò una svolta nella sua opera. Fu uno dei primi film parlati, tratto da un feuilleton di Georges de La Fouchardière; La cagna offrì a Michel Simon uno dei suoi ruoli più belli, quello di un piccolo borghese geloso, assassino e vigliacco; narra di un torbido ménage à trois tra un impiegato, una prostituta e il suo protettore. È un'opera anomala nel cinema classico per quanto riguarda la collocazione in un genere e la caratterizzazione dei personaggi. La cagna è un ibrido tra dramma e commedia, che miscela morte e ironia; e rifiuta la divisione tradizionale buoni/cattivi: la macchina da presa osserva senza partecipazione figure contraddittorie, vittime e carnefici insieme.
Dopo La notte dell'incrocio (1932, dal romanzo di Georges Simenon), dove il fratello Pierre Renoir interpretò il Commissario Maigret, il regista girò una serie impressionante di capolavori: Boudu salvato dalle acque (1932, con nuovamente Michel Simon), Toni (1934, che vide tra gli aiuti-regista per la prima volta Luchino Visconti), Il delitto del signor Lange (con Jules Berry, 1935), La scampagnata (1936, uscito nel 1946) del quale suo nipote, Claude Renoir, curò la fotografia, e Verso la vita (con Louis Jouvet, 1936). Prendendo ispirazione dai romanzi di Maksim Gorkij o dalle novelle di Guy de Maupassant, Jean Renoir diede prova di avere un senso acuto del reale, che mise al servizio di un vero e proprio naturalismo poetico[7].
L'impegno politico [modifica]
Poco a poco chiamò a raccolta alcuni collaboratori (Jacques Prévert, Roger Blin) che diedero alla sua produzione una certa dimensione apertamente politica, segnata dalle idee del Fronte popolare: La vita è nostra (1936, tra gli assistenti Jacques Becker e Henri Cartier-Bresson); Il delitto del signor Lange, La Marsigliese (1936). In quegli anni è suo collaboratore anche Luchino Visconti, sul set di Toni e de La scampagnata (Une partie de campagne), dove probabilmente si possono cercare le radici del cinema neorealista italiano.
Prima della Seconda guerra mondiale, Jean Renoir cercò, con La grande illusione (1937), di promuovere un messaggio di pace, facendo recitare, quale omaggio, suo padre spirituale Erich von Stroheim insieme a Jean Gabin. Il film è ambientato durante la Grande Guerra: alcuni ufficiali francesi sono prigionieri dei tedeschi in una fortezza comandata da un capitano di nobili natali, von Rauffenstein, interpretato da Erich von Stroheim. I rapporti tra i personaggi si articolano lungo linee trasversali, in base alle differenze sociali. La questione del rapporto tra la civiltà dell’Ottocento e quella del Novecento, che è al centro della Grande illusione, è una delle possibili chiavi di lettura del cinema di Renoir degli anni trenta. L'influenza della pittura (prima di tutto del padre) e della letteratura del XIX secolo è molto forte, e da alcuni critici è considerato il suo film migliore[8].
Ne L'angelo del male (1938, nuovamente con Jean Gabin con il quale aveva girato Verso la vita e La grande illusione), si sforzò di rappresentare lo scenario sociale dell'epoca. Ne La regola del gioco (1939, da molti considerato il suo capolavoro), previde il crollo dei valori umanisti e descrisse senza compiacenza delle usanze della società francese.
Il periodo americano [modifica]
Esiliato negli Stati Uniti nel 1941 (sbarcò a New York l'8 febbraio senza conoscere una sola parola d'inglese e lasciando incompiuto un adattamento cinematografico della Tosca di Victorien Sardou[9], che verrà portato a termine da Carl Koch), Jean Renoir prese la nazionalità statunitense. Difficilmente si adattò al sistema hollywoodiano, tuttavia diresse alcuni film: il primo fu La palude della morte (1941), il secondo Questa terra è mia (1943), con Charles Laughton. Dopo il mediometraggio di propaganda Salute to France (1944) realizza L'uomo del Sud (1945), Il diario di una cameriera (1946, dal famoso romanzo di Octave Mirbeau, Il diario di una cameriera, con Paulette Goddard, che Renoir ammirava molto avendo lavorato con Charlie Chaplin), e La donna della spiaggia (1946), prima di recarsi in India dove realizza Il fiume (1951), suo primo film a colori che ebbe un'influenza duratura sullo stesso cinema indiano, nonché su molto cinema francese (discorso valido per tutto il cinema renoiriano).
Finita la guerra, altri registi francesi all'estero tornarono subito in patria (per esempio René Clair e Julien Duvivier), ma Renoir si attardò anche perché aveva un problema legale, avendo sposato negli Stati Uniti, nel 1944, Dido Freire, senza aspettare le carte del divorzio da Catherine, avvenuto nel 1930 ma non trascritto. Rischiava insomma l'accusa di bigamia.
Gli ultimi film [modifica]
Di ritorno in Europa agli inizi degli anni cinquanta, Jean Renoir girò ancora La carrozza d'oro (1952), tratto dal romanzo di Prosper Mérimée, con Anna Magnani, French Cancan (1955) con Jean Gabin e Françoise Arnoul, Eliana e gli uomini (1956) con Ingrid Bergman e Jean Marais, e Le strane licenze del caporale Dupont (1962), tratto dal romanzo di Jacques Perret.
Incontrando sempre più difficoltà nel produrre i suoi film, si rivolse allora alla televisione (Il teatrino di Jean Renoir[10], 1969-1971) e si dedicò più ampiamente alla letteratura: pubblicò un libro su suo padre Renoir, mon père (1962), la sua autobiografia, Ma vie et mes films (1974), la raccolta dei suoi articoli di cinema e giornalismo (Scritti 1926-1971, 1974), qualche pièce teatrale (Orvet, 1955) così come alcuni romanzi (Les Cahiers du capitaine Georges, 1966; Le Crime de l'Anglais, 1979).
Nel 1970 si ritirò a Beverly Hills, dove morì nel 1979. Il corpo venne poi trasportato in Francia, ed è sepolto al cimitero di Essoyes.
Il pensiero di Jean Renoir [modifica]
Un narratore di storie con la cinepresa [modifica]
| « Sono prima di tutto un narratore di storie. Sono continuamente preso dalla voglia irresistibile di raccontare delle storie che mi sembrano eccellenti, e vorrei far condividere la mia gioia ai miei amici e al pubblico. Mi è sempre sembrato che, per raccontare queste storie, la cinepresa fosse lo strumento migliore - poniamo - di una penna o di una macchina per scrivere. Per me, la mia concezione del cinema è che si tratta di una nuova stampa; è un'invenzione che ha quasi l'importanza dell'invenzione di Gutenberg » |
| (Jean Renoir, Conferenza tenuta da Renoir all'Institut des Hautes Etudes Cinématographiques, pubblicata su Arts, n. 470, 30 giugno 1954) |
Centralità dell'uomo [modifica]
| « L'esplorazione dell'artista tende alla conoscenza dell'anima.[...] Pascal ce lo ha detto in poche parole: «C'è solo una cosa che interessa l'uomo, è l'uomo stesso» » |
| (Jean Renoir, Carl Th. Dreyer, Copenaghen, dicembre 1968) |
Che cos’è l’arte [modifica]
| « È un’arte il cinema? Che importanza ha? è la mia risposta. Che si faccia del cinema o del giardinaggio, è la stessa cosa. Tutte e due sono arti come lo è una poesia di Verlaine o un quadro di Delacroix. Se i film o il giardinaggio sono ben fatti vuol dire che si sta praticando l’arte del giardinaggio o l’arte del cinema: e chi lo fa è un artista.[…] L’arte non è un mestiere, è la maniera in cui si esercita un mestiere. » |
| (Jean Renoir, La mia vita, i miei film,p.86) |
Il cinema e l’acqua [modifica]
| « Un elemento che senza dubbio ha influenzato la mia formazione in quanto autore di film è l’acqua. Non posso concepire il cinema senz’acqua. Nel movimento del film c’è un aspetto ineluttabile che lo accosta alla corrente dei ruscelli, allo scorrere dei fiumi. La mia è solo una poco abile spiegazione di una sensazione. In realtà i legami che collegano il cinema al fiume sono più sottili e più forti perché inesplicabili. Quando me ne stavo disteso sul fondo della barchetta con Godefer (un compagno d’infanzia) e i rami ci sfioravano il viso, provavo un’emozione assai simile a quella che provo oggi quando assisto alla proiezione di un film che mi coinvolge. So che non è possibile risalire la corrente, ma sono libero di risentire a modo mio la carezza delle frasche sulla punta del naso. Per me un bel film è questo, la carezza delle frasche facendo un giro in barca con un amico. » |
| (Jean Renoir, La mia vita, i miei film,p.60) |
Il sogno - il cinema - la realtà [modifica]
| « Il sogno? Non so cosa sia. Mi risulta difficile cogliere la differenza tra il sogno e la realtà. Cosa che mi procura molte noie: per esempio, mi fa mentire. Mento molto spesso, perché rispondo alle persone, agli amici (nel mio lavoro, negli affari), uniformando le mie risposte a una realtà che non è una realtà, ma un sogno. Sono dunque perfettamente sincero.[...] Non conosco molto bene i sogni che faccio nel sonno. Conosco di più i miei sogni da sveglio [...]
Al cinema la differenza fra il sogno e la realtà è abbastanza fluida.[...] È un lavoro che si fa con delle lampade, con delle cineprese, con una pellicola, uno sviluppo, un lavoro in cui i problemi materiali contano enormemente. Si comincia sempre con dei sogni imprecisi. Poi si fanno rientrare questi sogni nel quadro della realtà; e, prima che il film sia terminato, è la realtà che prevale.[...] Come tutti i sognatori - cioè come tutti, poiché tutti sognano - io credo che, a conti fatti, la realtà vale più del sogno. È più fantasiosa. Non c'è sogno capace di presentarci i mille, mille, mille aspetti diversi che un fatto qualsiasi ci presenta. » |
| (Jean Renoir, Testo rivisto e corretto dal regista nel novembre del 1973, versione curata da Louis Mollion, pubblicato originariamente su Cahiers du Cinéma, n. 38, agosto settembre 1954) |
L'autore cinematografico [modifica]
| « Il film non è una tesi.[...]
Credo che la funzione del nostro mestiere, la funzione di un autore, sia prima di tutto quella di guardare il mondo, di guardare il mondo e poi di raccontarlo. Guardare il mondo così com’è e cercare soprattutto di guardalo senza mettere davanti ai nostri occhi dei vetri colorati. Perché siamo circondati di vetri colorati, il mondo è pieno di vetri colorati. Si chiamano educazione, pregiudizi… » |
| (Jean Renoir,Testo apparso su Radio-Télévision-Cinéma, n. 511, 1 novembre 1959 - lungo monologo presentato nella trasmissione televisiva Gros plan di Pierre Cardinal) |
L'artista in generale [modifica]
| « La missione di un artista è quella di precedere il branco. Deve rivelare i sentimenti nascosti, spalancare le finestre su paesaggi che, naturalmente esistono già, ma che noi vedevamo male, occultati com’erano dalla nebbia delle false tradizioni. La funzione dell’artista è di squarciare alcuni dei veli che ricoprono la realtà. » |
| (Jean Renoir, André Bazin, nostra coscienza, Seconda parte.Testo apparso su Cahiers du Cinéma, n. 91, gennaio 1959) |
Il metodo di lavoro [modifica]
- la teoria del turacciolo
Per Renoir è molto importante il contesto in cui un autore è immerso. La critica e la storiografia renoiriane hanno sottolineato la cosiddetta teoria del turacciolo, una lezione umana ricevuta dal padre, il grande pittore, e più volte ricordata dal regista nei suoi scritti. Ecco come la formula egli stesso:
| « Mio padre aveva una teoria consistente nel sostenere che l’essere umano non avrebbe una capacità di iniziativa maggiore di quella di un turacciolo lanciato in un fiume. Se la corrente del fiume è forte, il turacciolo va velocemente. Se la corrente del fiume è debole, ebbene il turacciolo va lentamente. Il turacciolo umano, che è pensante, ha la possibilità di tanto in tanto di dare una piccola sterzata a sinistra, una piccola sterzata a destra, di scegliere la direzione, ma mai di risalire la corrente. Il turacciolo che cerca di risalire la corrente crea delle catastrofi spaventose. » |
| (Jean Renoir, La vita è cinema. Tutti gli scritti 1926-1971, p. 70) |
- la permeabilità all'ambiente
| « Per quanto mi riguarda, credo che ogni essere umano, artista o no, sia in gran parte un prodotto del suo ambiente. È l’orgoglio che ci fa credere all’individuo sovrano. La verità è che quest’individuo di cui siamo tanto fieri in realtà è costituito da elementi quali possono essere l’amichetto incontrato all’asilo o l’eroe del primo romanzo che abbiamo letto, o il cane da caccia dello zio Eugenio. Ognuno di noi non esiste di per sé ma in virtù degli elementi che hanno accompagnato la sua formazione. » |
| (Jean Renoir, La mia vita, i miei film, p.12) |
- il film come work in progress
La lavorazione di un film di Renoir è stata definita dai critici (De Vincenti, Durgnat, Cauliez) un work in progress. Che cosa significhi ce lo spiega egli stesso:
| « La scampagnata e Verso la vita illustrano bene quello che penso dei rapporti fra scenario e riprese. Questi rapporti sono caratterizzati da una apparente mancanza di fedeltà. Tra il progetto e il risultato finale c’è tutto un mondo.[…]
Una sceneggiatura per me è solo uno strumento che si modifica via via che si progredisce verso uno scopo che, quello sì, non deve essere cambiato[…] L’autore di un film svela i caratteri facendoli parlare, crea l’ambientazione generale costruendo degli scenari o scegliendoli in esterni. Le sue convinzioni intime emergono col tempo, e in generale attraverso la collaborazione con gli artigiani che lavorano al film, gli attori, i tecnici, gli elementi naturali o realizzati dagli scenografi. Dobbiamo obbedire alla legge immutabile dell’essenza che si rivela solo via via che l’oggetto comincia ad esistere. » |
| (Jean Renoir, La mia vita, i miei film, pp. 108-109) |
- la direzione degli attori
| « Io credo molto a un metodo di prova di recitazione che consiste nel domandare agli attori di pronunciare le parole senza recitarle, nel non permettere loro di pensarci, se non dopo numerose letture del testo, in modo tale che nel momento in cui applicano certe teorie, o in cui hanno certe reazioni davanti al testo, essi li abbiamo per un testo che conoscono e non per uno che potrebbero non aver compreso, perché una frase si capisce solo dopo averla ripetuta molte volte. Anche il modo di recitare deve essere scoperto dagli attori e quando l'hanno scoperto, io chiedo loro di frenarsi, di non recitare tutto subito, di procedere con prudenza, di non aggiungere gesti se non più tardi, di possedere tutto il senso della scena prima di permettersi di spostare un posacenere, afferrare una matita o accendere una sigaretta. » |
| (Jean Renoir, Cahiers du Cinéma, n. 66, Parigi 1936.) |
Critica [modifica]
Opere critiche fondamentali accessibili al pubblico italiano [modifica]
- Lo studioso italiano Giorgio De Vincenti ha dato un contributo indispensabile per conoscere Jean Renoir. La monografia che ha scritto sul regista è intitolata Jean Renoir: la vita, i film ed è stata pubblicata da Marsilio nel 1996. Ripercorre la vita e l'opera dell'artista, contiene una filmografia completa e aggiornata, schede ampie e documentate su ciascun film, una bibliografia ragionata ed è molto ricca di notizie e giudizi critici.
- La prima monografia è uscita in Italia nel 1975 col titolo Jean Renoir, a cura di Carlo Felice Venegoni, per la collana "Il Castoro Cinema".
- L'ultimo studio è pubblicato, nel 2007, dalla casa editrice Ente dello Spettacolo: Daniele Dottorini, Jean Renoir. L'inquietudine del reale, una monografia sintetica che propone ulteriori riflessioni e interpretazioni dei film e della poetica del regista.
- L'opera straniera, considerata una svolta nella valutazione critica del lavoro di Renoir, spesso maltrattato e incompreso dai critici, è quella di André Bazin. La stesura del libro, interrotta dalla morte prematura dell'autore nel 1958, è stata ultimata e pubblicata a Parigi nel 1971, grazie alla collaborazione di registi e critici amici di Bazin, collaboratori ai Cahiers du Cinéma che egli aveva fondato nel 1951: François Truffaut, Eric Rohmer, Jacques Rivette, Jean-Luc Godard, Claude Chabrol, Jean Douchet, Michel Delahaye, Claude Givray. Il libro è accessibile al pubblico italiano nell'edizione curata e tradotta da Michele Bertolini, pubblicata da Mimesis Cinema, nel 2012.
Antologia Critica [modifica]
Eclettismo [modifica]
| « Renoir è un onnivoro, dotato di forte capacità mimetica, che ha affrontato con egocentrica autonomia esperienze le più diverse.
Renoir si adatta, si mimetizza. Spera e dispera, sorride e piange, si mescola alla vita dei suoi personaggi con curiosità e affetto sempre, ma sempre con una spiritosa distanza. Pesca dove la curiosità (e l’occasione) lo spinge. Rompe i canoni e ne costruisce di nuovi. E nuovo è nella vivace mobilità degli esterni, nella corale definizione dei personaggi, nella svagata presa di contatto con la realtà, anzi con più realtà, che egli sonda da gran signore apparentemente pacioso, disponibile, aperto. Dalle sue molte tentate adesioni al mondo che volta per volta narra nasce il fascino ambiguo, film per film. » |
| (Goffredo Fofi,I grandi registi della storia del cinema, pp.67-69) |
Incomprensione [modifica]
| « Uno dei più grandi maestri del cinema di tutti i tempi. E anche uno dei più incompresi in rapporto alla grandezza, come sottolinea qualche anno fa Dominique Païni.
Incompreso per l’ecclettismo stilistico – ogni suo film appare, in effetti, come un prototipo – e per l’incapacità della critica di vedere, al di là della varietà di temi e stili, la profonda fedeltà a se stesso. » |
| (Gian Piero Brunetta, Dizionario dei registi del cinema mondiale, Einaudi 2006, vol. III, p. 157-162.) |
Rivalutazione dei registi della Nouvelle Vague [modifica]
Jacques Rivette lo additava come maestro indiscusso del cinema francese e del cinema in generale: Jean Renoir, Le Patron, era il titolo che aveva dato al film televisivo da lui girato e dedicato al regista per la serie Cinéastes de notre temps nel 1966.
Éric Rohmer scriveva, sempre nel 1979, "Renoir contiene tutto il cinema".
Al Festival tenutosi nel 1967 in suo onore alla Maison de la Culture di Vidauban, François Truffaut lo presentava con queste parole:
| « Non è il risultato di un sondaggio, ma un sentimento personale: Jean Renoir è il più grande cineasta del mondo. Questo sentimento personale sono molti altri cineasti a provarlo e, d’altronde, Jean Renoir non è forse il cineasta dei sentimenti personali? » |
| (François Truffaut, I film della mia vita,pp 67-69) |
E nell'introduzione al libro scritto da André Bazin sul regista e pubblicato nel 1971, Truffaut afferma:
| « Non dovete contare su di me per presentare questo libro con pudore, discrezione e misura ... questo Jean Renoir di André Bazin è per me il miglior libro di cinema, scritto dal miglior critico sul miglior regista. » |
| (André Bazin, Jean Renoir, p. 67.) |
I segreti professionali di Jean Renoir [modifica]
Commedia e tragedia [modifica]
| « Renoir attinge il senso e il gusto della commedia dalla coscienza profonda della tragedia umana. La tentazione della parodia, quel senso di complicità che Renoir stabilisce con i suoi attori, non sono che un pudore preliminare, necessario per lo svolgersi della dialettica del gioco e della regola, del piacere e dell'amore, dell'amore e della morte. » |
| (André Bazin, Jean Renoir, p. 120) |
Pittoricità e sensualità [modifica]
| « Il più visivo e il più sensuale dei registi è anche quello che più ci trasporta nell’intimo dei suoi personaggi perché è prima di tutto un amante fedele della loro apparenza e, attraverso essa, della loro anima. La conoscenza in Renoir passa attraverso l’amore e l’amore attraverso la pelle del mondo. La flessibilità, la mobilità, il modellato vivente della sua regia è la sua cura di drappeggiare, per il suo piacere e per la nostra gioia, il vestito senza cucitura della realtà. » |
| (André Bazin, Jean Renoir, p. 130) |
Familiarità [modifica]
| « Non sono lontano dal pensare che l’opera di Jean Renoir sia quella di un regista infallibile; più ragionevolmente diciamo che il lavoro di Renoir è sempre stato guidato da una filosofia di vita che si esprime grazie a qualcosa che rassomiglia molto a un segreto professionale: la familiarità. È grazie alla familiarità che Renoir è riuscito a girare i film più vivi della storia del cinema, quelli che respirano ancora quando vengono proiettati quarant’anni dopo le riprese. » |
| (François Truffaut, I film della mia vita,pp 67-69) |
Progressismo e tradizione [modifica]
| « Due forze eguali e contrarie hanno sempre guidato l’esistenza di Renoir: una di tipo progressista, legata alla sua militanza politica e ai film di maggiore impegno ideologico e sociale, la seconda di tipo regressivo e edipico legata al mondo della sua infanzia, al padre e alla centralità dei sentimenti, dei valori, del rigore professionale, solidarietà, lealtà, onestà, amicizia e amore come donazione di sé. » |
| (Gian Piero Brunetta, Dizionario dei registi del cinema mondiale, Einaudi 2006, vol. III, p. 157-162.) |
Filmografia[11] [modifica]
Film muti [modifica]
- Catherine ou Une vie sans joie co-regia Albert Dieudonné (1924)
- La ragazza dell'acqua (La Fille de l'eau) (1925)
- Nanà (Nana) (1926)
- Sur un air de Charleston o Charleston Parade, cortometraggio (1927)
- Marquitta (1927)
- Tire-au-flanc (1927)
- Le tournoi dans la cité (1928)
- La piccola fiammiferaia (La Petite marchande d'allumettes) (1928)
- Le bled (L'entroterra) (1929)
Film sonori girati in Francia [modifica]
- La purga al pupo (On purge bébé) (1931)
- La cagna (La Chienne) (1931)
- La notte dell'incrocio (La Nuit du carrefour) (1932)
- Chotard et Cie (1932)
- Boudu salvato dalle acque (Boudu sauvé des eaux) (1932)
- Madame Bovary (1933)
- Toni (1935)
- La vita è nostra (La Vie est à nous) (1936)
- La scampagnata (Une partie de campagne) (1936)
- Il delitto del signor Lange (Le Crime de Monsieur Lange]) (1936)
- Verso la vita (Les Bas-fonds) (1936)
- La grande illusione (La Grande illusion) (1937)
- La Marsigliese (La Marseillaise) (1938)
- L'angelo del male (La Bête humaine) (1938)
- La regola del gioco (La Règle du jeu) (1939)
Film girati in America [modifica]
- La palude della morte (Swamp Water) (1941)
- Questa terra è mia (This Land Is Mine) (1943)
- L'uomo del Sud (The Southerner) (1945)
- Il diario di una cameriera (The Diary of a Chambermaid) (1946)
- Salute to France (1946)
- La donna della spiaggia (The Woman on the Beach) (1947)
Film dell'ultimo periodo [modifica]
- Il fiume (1951)
- La carrozza d'oro (Le Carrosse d'or) (1953)
- French Cancan (1955)
- Eliana e gli uomini (Elena et les hommes) (1956)
- Il testamento del mostro (Le Testament du Docteur Cordelier) (1959)
- Picnic alla francese (Le Déjeuner sur l'herbe) (1959)
- Le strane licenze del caporale Dupont (Le Caporal épinglé) (1962)
- Il teatrino di Jean Renoir (Le petit théâtre de Jean Renoir) (1971)
Sceneggiature [modifica]
- Catherine ou Une vie sans joie (1924)
- Nanà (1926)
- The Sad Sack (1927)
- The Tournament (1928)
- La piccola fiammiferaia (1928)
- La purga al pupo (1931)
- La cagna (1931)
- La notte dell'incrocio (1932)
- Boudu salvato dalle acque (1932)
- Chotard et Cie (1932)
- Madame Bovary (1933)
- Toni (1935)
- La vita è nostra (1936)
- La scampagnata (1936)
- Il delitto del signor Lange (1936)
- Verso la vita (1936)
- La grande illusione (1937)
- La Marsigliese (1938)
- L'angelo del male (1938)
- La regola del gioco (1939)
- Cristobal's Gold (1940)
- The Story of Tosca (1941)
- L'uomo del Sud (1945)
- La donna della spiaggia (1947)
- Il fiume (1951)
- La carrozza d'oro (1953)
- French Cancan (1955)
- Eliana e gli uomini (1956)
- Il testamento del mostro (1959)
- Picnic alla francese (1959)
- Le strane licenze del caporale Dupont (1962)
- Il teatrino di Jean Renoir (1971)
- Carola (1973)
Attore [modifica]
- Ceux de chez nous (1915)
- La p'tite Lili (1929)
- Le petit chaperon rouge (1929)
- La vita è nostra (1936)
- La scampagnata (1936)
- L'angelo del male (1938)
- La regola del gioco (1939)
- L'Amore (1948)
- Il teatrino di Jean Renoir (1971)
Produttore [modifica]
- Catherine ou Une vie sans joie (1924)
- La ragazza dell'acqua (1925)
- Nanà (1926)
- Il delitto del signor Lange (1936)
- La Marsigliese (1938)
- Questa terra è mia (1943)
- Il fiume (1951)
Note [modifica]
- ^ http://www.ibs.it/code/9788831765190/renoir-jean/mia-vita-miei.html Articolo di Gianni Rondolino, L'Indice 1992, n. 8.
- ^ da non confondere con Claude Renoir (1913-93, figlio di Pierre, che sarà un direttore della fotografia, anche per lo zio.
- ^ In diverse occasioni Renoir riferisce che vide il film una decina di volte e che Stroheim, così come Chaplin e Griffith, erano i suoi maestri cinematografici, Cfr. per esempio C. F. Venegoni, Renoir, La nuova Italia, 1975, pp. 5-6.
- ^ Con Marquitta si interrompe la collaborazione con lo sceneggiatore Pierre Lestringuez che poi lavorò con registi minori e nel 1950 con Mario Soldati in Donne e briganti, suo ultimo film.
- ^ In realtà Renoir, pur riconoscendogli un valore minore tra i suoi film, era molto affezionato a La piccola fiammiferaia che aveva girato nel Théâtre du Vieux-Colombier costruendo tutto là, sviluppando e stampando, inventando sistemi di illuminazione, scenografie, modellini e tecniche di ripresa con un forte spirito artigianale. Il gruppo elettrogeno, per esempio, era un vecchio motore smontato da un'automobile e raffreddato da un rubinetto d'acqua corrente, vedi La vita è cinema, cit., p. 35.
- ^ A cominciare da Le bled Renoir si farà aiutare al montaggio da Marguerite Houllé, compagna nella vita che pur non sposando si farà chiamare, per la verità tra tanti altri pseudonimi, Marguerite Renoir. Lei monterà tutti i suoi film fino alla partenza di lui per gli Stati Uniti.
- ^ Unica eccezione, per alcuni, fu il disastroso Madame Bovary (1933, tratto da Gustave Flaubert), girato per Gaston Gallimard con protagonista l'attrice Valentine Tessier. È anche vero che la versione che voleva Renoir durava oltre 3 ore e mezza e quella distribuita, nonostante fosse di circa la metà, risultava noiosa. Renoir raccontava che Bertolt Brecht, uno dei pochi che aveva visto il director's cut ne era entusiasta.
- ^ Renoir però arrivò a dire che non distingueva più tra film buoni e cattivi, e che quello che aveva importanza per lui era imparare ogni volta come lavorare una particolare scena, cfr. Tutta la vita, cit. , p. 38. "Il cinema non è che un eterno ricominciare", dirà in un altro articolo, ivi, p. 47.
- ^ La lavorazione del film,Tosca, regia di Carl Koch che si svolgevano a Roma, dove Renoir tenne anche qualche lezione al Centro sperimentale di cinematografia, furono bruscamente interrotte ala dichiarazione di guerra dell'Italia alla Francia.
- ^ il film comprende 4 episodi: 1. Le dernier réveillon, 2: La cireuse électrique, 3: Quand l'amour meurt e 4: Le Roi d'Yvetot, nell'ed. italiana però nella sequenza 4,3,1,2.
- ^ Per la stesura della seguente filmografia sono state consultate le monografie di: Giorgio De Vincenti, Jean Renoir. La vita, i film, pp. 329-376, André Bazin, Jean Renoir, pp. 181-253, Daniele Dottorini. Jean Renoir. L'inquitudine del reale, pp. 141-166.
Bibliografia [modifica]
Libri scritti dal regista [modifica]
Autobiografia [modifica]
- (FR) Jean Renoir, Ma vie et mes films,Flammarion, Paris 1974.
- Jean Renoir, La mia vita, i miei film, trad. di Daniela Orati,Marsilio, Venezia 1992. ISBN 88-317-5419-X
Scritti sul cinema [modifica]
- (FR) Jean Renoir, Ecrits 1926-71, a cura di Claude Gauteur, Paris, Pierre Belfond, 1974.
- Jean Renoir, La vita è cinema. Tutti gli scritti 1926-1971,trad. di Giovanna Grignaffini e Leonardo Quaresima, Longanesi, Milano 1978.
- (FR) Jean Renoir, Entretiens et propos, a cura di Jean Narboni, Janine Bazin e Claude Gauteur, Editions de l'Etoile/Cahiers du cinema, Paris 1979 (riedizione Ramsay, Paris 1986).
- (FR) Jean Renoir, Oeuvres de cinema inedites: synopsis, traitements, continuites, dialoguees decoupages, a cura di Claude Gauteur, Gallimard, Paris 1981.
- (FR) Jean Renoir, Le passé vivant, a cura di Claude Gauteur,Editions de l'Etoile/Cahiers du cinema, Paris 1989.
- Jean Renoir, Il passato che vive, Bulzoni, Roma 1996.
- (EN) Renoir on Renoir: interviews, essays, and remarkes, a cura di Carol Volk, Cambridge University Press, 1989.
- (FR) Jean Renoir, Faire des films, trad. fr. dall'americano di Eva Goldenberg, prefazione di Guy Cavagnac, Seguier, Paris 1999.
Epistolari [modifica]
- (EN) Jean Renoir, Correspondance 1913-1978, a cura di David Thompson e Lorraine LoBianco, Faber and Faber, London 1994 (ed. fr. Plon, Paris 1998).
- (FR) Jean Renoir, Lettres d'Amerique, a cura di Dido Renoir e Alexander Sesonske, introduzione di Alexander Sesonske, trad. fr. di Annie Wiart, Presses de la Renaissance, Paris 1984.
Biografia del padre Pierre-Auguste [modifica]
- (FR) Jean Renoir, Renoir, Hachette, Paris 1962.
- Jean Renoir, Renoir mio padre, trad. Roberto Ortolani, prefazione di Giacomo Agosti,Garzani, Milano 1963 ISBN 88-11-66307-5
Romanzi [modifica]
- Jean Renoir, Les cahiers du capitaine Georges, Gallimard, Paris 1966, trad. di Anna Premoli, Il diario del capitano Georges: ricordi d'amore e di guerra 1894-1945: romanzo, Garzanti, Milano 1968.
- (FR) Jean Renoir, Le coeur a l'aise, Flammarion, Paris 1978.
- Jean Renoir, Le crime de l'Anglais,Flammarion, Paris 1979, trad. di Maurizio Cucchi, Il delitto dell'Inglese, Editori riuniti, Roma 1983.
- (FR) Jean Renoir, Geneviève, Flammarion, Paris 1979.
Opere teatrali [modifica]
- (FR) Jean Renoir, Orvet,Gallimard, Paris 1955 (pièce in tre atti).
- (FR) Jean Renoir, Carola, in L'Avant Scène Cinéma, novembre 1976 (pièce in tre atti).
Biografia [modifica]
- (FR) Célia Bertin, Jean Renoir, Paris, Librairie Académique Perrin, 1986.
- (FR) Pascal Mérigeau, Jean Renoir, Flammarion, Paris, ottobre 2012. ISBN 978-2081210554
Libri scritti sul regista da autori italiani [modifica]
- Carlo Felice Venegoni, Renoir, La nuova Italia ("Il castoro cinema" n. 14), Firenze 1975
- Gian Luigi Rondi (a cura di), Maestri del cinema: Renoir, RAI Radiotelevisione italiana, Roma 1970
- Giorgio De Vincenti, Il teatro nel cinema di Jean Renoir: forma simbolica di una pratica di cineasta, in Senso e storia dell'estetica, a cura di Pietro Montani, Parma 1995
- Giorgio De Vincenti, Jean Renoir: la vita, i film, Marsilio, Venezia 1996
- Daniele Dottorini, Jean Renoir. L'inquietudine del reale, Ente dello spettacolo, Roma 2007
Libri scritti sul regista da autori stranieri [modifica]
- André Bazin, Jean Renoir,Paris 1971, 1989, ediz. it. curata e tradotta da Michele Bertolini, Mimesis Cinema, Milano-Udine 2012 ISBN 978-88-5750-736-1
- (FR) Pierre Leprohon (a cura di), Jean Renoir, Seghers, Paris 1967
- (FR) Armand-Jean Cauliez, Jean Renoir, Editions Universitaires, Paris 1962.
- (EN) Raymond Durgnat,Jean Renoir, Universiy of California Press, Berkeley-Los Angeles 1974
- (EN) Christopher Faulkner, The social cinema of Jean Renoir, Princeton U.P. 1986
- (FR) Pierre Haffner, Jean Renoir, Rivages, Paris 1988
- (FR) Maurice Bessy e Claude Beylie, Jean Renoir, Pygmalion/Watelet, Paris 1989
- (FR) Roger Viry-Babel, Jean Renoir: films, textes, references, Presses Universitaires de Nancy 1989
- (FR) F. Curot, L’eau et la terre dans les films de Jean Renoir, Minard-Études cinématographiques, Paris-Caen 2003
- (FR) Charlotte Garson, Jean Renoir, Cahiers du Cinéma, Paris 2007, ISBN 978-2-86642-501-2
Opere di carattere generale [modifica]
- Goffredo Fofi, I grandi registi della storia del cinema, Donzelli, 2008
- AA.VV. coordinati da Gian Piero Brunetta, Dizionario dei registi del cinema mondiale, Einaudi 2006.
Altri progetti [modifica]
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Wikiquote contiene citazioni di o su Jean Renoir
Collegamenti esterni [modifica]
- Jean Renoir di Giorgio De Vincenti in Enciclopedia Treccani
- (FR) Ciné-club de Caen - Jean Renoir
- Daniele Dottorini, Jean Renoir. L'inquietudine del reale
- Aldo Tassone:Attualità di Jean Renoir in occasione della retrospettiva svoltasi a Roma nel 2001
- (EN) Scheda su Jean Renoir dell'Internet Movie Database
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