Jean Renoir
| « Il sogno? Non so cosa sia. Mi risulta difficile cogliere la differenza tra il sogno e la realtà. Cosa che mi procura molte noie: per esempio, mi fa mentire. Mento molto spesso, perché rispondo alle persone, agli amici (nel mio lavoro, negli affari), uniformando le mie risposte a una realtà che non è una realtà, ma un sogno. Sono dunque perfettamente sincero. » | |
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(Jean Renoir[1])
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Jean Renoir (Montmartre, 15 settembre 1894 – Beverly Hills, 12 febbraio 1979) è stato un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico francese, secondo figlio del pittore impressionista Pierre-Auguste Renoir.
Solo grazie all'acume di alcuni critici - soprattutto quelli che scrivevano sui "Cahiers du cinéma" - la sua figura è stata adeguatamente rivalutata e si è apprezzato in pieno il suo contributo alla cinematografia francese e mondiale.
Vegnono consideratì suoi film più importanti La grande illusione, La cagna, Boudu salvato dalle acque, Toni, Il delitto del signor Lange, La scampagnata, Verso la vita, La vita è nostra, La Marsigliese, La regola del gioco, L'angelo del male, Il diario di una cameriera, L'uomo del Sud, Il fiume e La carrozza d'oro.
Indice |
[modifica] Biografia
[modifica] Gli inizi
Nato da Pierre-Auguste Renoir (1841-1919), pittore poi famosissimo, e da Aline Charrigot (1854-1915), modella d'origini contadine, ha due fratelli: Pierre (1885-1952), che farà l'attore, e Claude (1901-69), che farà il produttore cinematografico[2].
Dopo studi mediocri al "Collège Notre-Dame de Sainte-Croix" di Neuilly-sur-Seine e a un liceo di Nizza, abbandonato prima del diploma, Jean Renoir si arruolò nel Corpo dei Dragoni nel 1912. Soldato nel 1914, fece parte dell'aeronautica dal 1916. Durante la guerra in Alsazia venne ferito a una gamba e rimase zoppo per tutta la vita.
Nel 1920, sposò una modella di suo padre, Andrée Heuchling (1900-79, che figurerà nei suoi primi film con il nome d'arte di Catherine Hessling) e cominciò a lavorare come ceramista, stabilendosi vicino a Fontainebleau.
L'uscita, nel 1921, del film di Erich von Stroheim Femmine folli cambiò la sua carriera[3]. Scrisse in collaborazione con Pierre Lestringuez, la sceneggiatura di un film per la giovane moglie, Catherine (1924, ma rimontato come Une vie sans Joie nel 1927), diretto da Albert Dieudonné.
Il suo primo lungometraggio da regista, La ragazza dell'acqua (1924), è una favola bucolica sull'estetica impressionista, nel quale recitò ancora sua moglie e suo fratello maggiore, Pierre Renoir. La tiepida accoglienza riservata al film non scoraggiò il cineasta, che si lanciò poco dopo in un'altra produzione costosa, Nanà (dal romanzo di Émile Zola, 1926), alla quale seguirono il cortometraggio Sur un air de Charleston e il film Marquitta (1927), finite le riprese del quale ebbe un brutto incidente automobilistico, ma nuovamente non volle arrendersi[4].
Girò quindi La piccola fiammiferaia (1928, dal racconto di Hans Christian Andersen[5]), Tire-au-flanc (1928, commedia militare), Le tournoi dans la cité (1928) e Le bled (1929), considerati di ispirazione minore[6].
Nel 1930 divorziò da Catherine Hessling e girò il primo film sonoro, La purga al pupo (1931, tratto da Georges Feydeau e girato in soli 4 giorni), ma anche questo film continuò a non convincere il pubblico.
[modifica] Il periodo realista
Se Renoir debuttò quindi nel cinema muto, si mise però in luce con il sonoro, a partire da La cagna (1931) che segnò una svolta nella sua opera. Fu uno dei primi film parlati, tratto da un feuilleton di Georges de La Fouchardière; La cagna offrì a Michel Simon uno dei suoi ruoli più belli, quello di un piccolo borghese geloso, assassino e vigliacco; narra di un torbido ménage à trois tra un impiegato, una prostituta e il suo protettore. È un'opera anomala nel cinema classico per quanto riguarda la collocazione in un genere e la caratterizzazione dei personaggi. La cagna è un ibrido tra dramma e commedia, che miscela morte e ironia; e rifiuta la divisione tradizionale buoni/cattivi: la macchina da presa osserva senza partecipazione figure contraddittorie, vittime e carnefici insieme.
Dopo La Notte dell'incrocio (1932, dal romanzo di Georges Simenon), dove il fratello Pierre Renoir interpretò il Commissario Maigret, il regista girò una serie impressionante di capolavori: Boudu salvato dalle acque (1932, con nuovamente Michel Simon), Toni (1934, che vide tra gli aiuti-regista per la prima volta Luchino Visconti), Il delitto del signor Lange (con Jules Berry, 1935), La scampagnata (1936, uscito nel 1946) del quale suo nipote, Claude Renoir, curò la fotografia, e Verso la vita (con Louis Jouvet, 1936). Prendendo ispirazione dai romanzi di Maksim Gorkij o dalle novelle di Guy de Maupassant, Jean Renoir diede prova di avere un senso acuto del reale, che mise al servizio di un vero e proprio naturalismo poetico[7].
[modifica] L'impegno politico
Poco a poco chiamò a raccolta alcuni collaboratori (Jacques Prévert, Roger Blin) che diedero alla sua produzione una certa dimensione apertamente politica, segnata dalle idee del Fronte popolare: La vita è nostra (1936, tra gli assistenti Jacques Becker e Henri Cartier-Bresson); Il delitto del signor Lange, La Marsigliese (1936). In quegli anni è suo collaboratore anche Luchino Visconti, sul set di Toni e de La scampagnata (Une partie de campagne), dove probabilmente si possono cercare le radici del cinema neorealista italiano.
Prima della Seconda guerra mondiale, Jean Renoir cercò, con La grande illusione (1937), di promuovere un messaggio di pace, facendo recitare, quale omaggio, suo padre spirituale Erich von Stroheim insieme a Jean Gabin. Il film è ambientato durante la Grande Guerra: alcuni ufficiali francesi sono prigionieri dei tedeschi in una fortezza comandata da un capitano di nobili natali, von Rauffenstein, interpretato da Erich von Stroheim. I rapporti tra i personaggi si articolano lungo linee trasversali, in base alle differenze sociali. La questione del rapporto tra la civiltà dell’Ottocento e quella del Novecento, che è al centro della Grande illusione, è una delle possibili chiavi di lettura del cinema di Renoir degli anni trenta. L'influenza della pittura (prima di tutto del padre) e della letteratura del XIX secolo è molto forte, e da alcuni critici è considerato il suo film migliore[8].
Ne L'angelo del male (1938, nuovamente con Jean Gabin con il quale aveva girato Verso la vita e La grande illusione), si sforzò di rappresentare lo scenario sociale dell'epoca. Ne La regola del gioco (1939, da molti considerato il suo capolavoro), previde il crollo dei valori umanisti e descrisse senza compiacenza delle usanze della società francese.
Il regista è anche ricordato per essere stato la guida politica dell'ancora giovane Luc Perissinotti, celebre regista francese impegnato, negli ultimi anni della sua vita, nella cosiddetta "lotta dei tetti" a favore dell'Università pubblica. Jean Renoir fu ispiratore, maestro e mentore delle idee libertarie del giovane Perissinotti, che nella sua autobiografia scrisse:
"Senza Jean, avrai invaso la metà dei tetti che ho occupato"
[modifica] Il periodo americano
Esiliato negli Stati Uniti nel 1941 (sbarcò a New York l'8 febbraio senza conoscere una sola parola d'inglese e lasciando incompiuto un adattamento cinematografico della Tosca di Victorien Sardou[9], che verrà portato a termine da Carl Koch), Jean Renoir prese la nazionalità statunitense. Difficilmente si adattò al sistema hollywoodiano, tuttavia diresse alcuni film: il primo fu Swamp Water nel 1941, il secondo This Land Is Mine (Questa terra è mia), con Charles Laughton. Dopo il mediometraggio di propaganda Salute to France (1944) realizza The Southerner (1945), Il diario di una cameriera (1946, dal famoso romanzo di Octave Mirbeau, Il diario di una cameriera, con Paulette Goddard, che Renoir ammirava molto avendo lavorato con Charlie Chaplin), e The Woman on the Beach (1946) prima di recarsi in India dove realizza Il fiume (1951), suo primo film a colori che ebbe un'influenza duratura sullo stesso cinema indiano, nonché su molto cinema francese (discorso valido per tutto il cinema renoiriano).
Finita la guerra, altri registi francesi all'estero tornarono subito in patria (per esempio René Clair e Julien Duvivier), ma Renoir si attardò anche perché aveva un problema legale, avendo sposato negli Stati Uniti, nel 1944, Dido Freire, senza aspettare le carte del divorzio da Catherine, avvenuto nel 1930 ma non trascritto. Rischiava insomma l'accusa di bigamia
[modifica] Gli ultimi film
Di ritorno in Europa agli inizi degli anni cinquanta, Jean Renoir girò ancora La carrozza d'oro (dal romanzo di Prosper Mérimée, 1952 con Anna Magnani), French Cancan (con Jean Gabin e Françoise Arnoul, 1955), Eliana e gli uomini (con Ingrid Bergman e Jean Marais, 1956) e Le strane licenze del caporale Dupont (dal romanzo di Jacques Perret, 1962).
Incontrando sempre più difficoltà nel produrre i suoi film, si rivolse allora alla televisione (Il teatrino di Jean Renoir[10], 1969-1971) e si dedicò più ampiamente alla letteratura: pubblicò un libro su suo padre Renoir, mon père (1962), la sua autobiografia, Ma vie et mes films (1974), la raccolta dei suoi articoli di cinema e giornalismo (Scritti 1926-1971, 1974), qualche pièce teatrale (Orvet, 1955) così come alcuni romanzi (Les Cahiers du capitaine Georges, 1966; Le Crime de l'Anglais, 1979).
Nel 1970 si ritirò a Beverly Hills, dove morì nel 1979. Il corpo venne poi trasportato in Francia, ed è sepolto al cimitero di Essoyes.
[modifica] Filmografia
[modifica] Regista
- Catherine ou Une vie sans joie co-regia Albert Dieudonné (1924)
- La ragazza dell'acqua (La Fille de l'eau)(1925)
- Nanà (Nana) (1926)
- Sur un air de Charleston o Charleston Parade, cortometraggio (1927)
- Marquitta (1927)
- Tire-au-flanc (1927)
- Le tournoi dans la cité (1928)
- La piccola fiammiferaia (La Petite marchande d'allumettes) (1928)
- L'entroterra (Le bled) (1929)
- La purga al lupo (On purge bébé) (1931)
- La cagna (La Chienne) (1931)
- La notte dell'incrocio (La Nuit du carrefour) (1932)
- Chotard et Cie (1932)
- Boudu salvato dalle acque (Boudu sauvé des eaux) (1932)
- Madame Bovary (1933)
- Toni (1935)
- La vita è nostra (La Vie est à nous), coregia di Jacques Becker, Jacques B. Brunius, Henri Cartier-Bresson, Jean-Paul Le Chanois, Maurice Lime, Pierre Unik e André Zwoboda (1936)
- La scampagnata (Une partie de campagne) (1936)
- Il delitto del signor Lange (Le Crime de Monsieur Lange) (1936)
- Verso la vita (Les Bas-fonds) (1936)
- La grande illusione (La Grande illusion) (1937)
- La Marsigliese (La Marseillaise) (1938)
- L'angelo del male (La Bête humaine) (1938)
- La regola del gioco (La Règle du jeu) (1939)
- Tosca, regia di Carl Koch e, non accreditato, Jean Renoir (1941)
- La palude della morte (Swamp Water) (1941)
- Verso l'ignoto (The Amazing Mrs. Holliday), regia di Bruce Manning e, non accreditato[11], Jean Renoir (1943)
- Questa terra è mia (This Land Is Mine) (1943)
- L'uomo del Sud (The Southerner) (1945)
- Il diario di una cameriera (The Diary of a Chambermaid) (1946)
- Salute to France (1946)
- La donna della spiaggia (The Woman on the Beach) (1947)
- La carrozza d'oro (Le Carrosse d'or) (1953)
- French Cancan (1955)
- Eliana e gli uomini (Elena et les hommes) (1956)
- Il testamento del mostro (Le Testament du Docteur Cordelier) (1959)
- Picnic alla francese (Le Déjeuner sur l'herbe) (1959)
- Le strane licenze del caporale Dupont (Le Caporal épinglé) (1962)
- Il teatrino di Jean Renoir (Le petit théâtre de Jean Renoir) (1971, 4 sketches: Le Dernier réveillon, La Cireuse électrique, Quand l'amour meurt e Le Roi d'Yvetot)
[modifica] Sceneggiatore
- Une vie sans joie (1924)
- Nanà (1926)
- The Sad Sack (1927)
- The Tournament (1928)
- La piccola fiammiferaia (1928)
- La purga al lupo (1931)
- La cagna (1931)
- La Notte dell'incrocio (1932)
- Boudu salvato dalle acque (1932)
- Chotard e c. (1932)
- Signora Bovary (1933)
- Toni (1935)
- La vita è nostra (1936)
- La scampagnata (1936)
- Il delitto del signor Lange (1936)
- Verso la vita (1936)
- La grande illusione (1937)
- La Marsigliese (1938)
- L'angelo del male (1938)
- La regola del gioco (1939)
- Cristobal's Gold (1940)
- The Story of Tosca (1941)
- L'uomo del Sud (1945)
- La donna della spiaggia (1947)
- Il fiume (1951)
- La carrozza d'oro (1953)
- French Cancan (1955)
- Eliana e gli uomini (1956)
- Il Testamento del mostro (1959)
- Picnic alla francese (1959)
- Le strane licenze del caporale Dupont (1962)
- Il teatrino di Jean Renoir (1971)
- Carola (1973)
[modifica] Attore
- Ceux de chez nous (1915)
- La p'tite Lili (1929)
- Le petit chaperon rouge (1929)
- La vita è nostra (1936)
- La scampagnata (1936)
- L'angelo del male (1938)
- La regola del gioco (1939)
- L'Amore (1948)
- Il teatrino di Jean Renoir (1971)
[modifica] Produttore
- Une vie sans joie (1924)
- La ragazza dell'acqua (1925)
- Nanà (1926)
- Il delitto del signor Lange (1936)
- La Marsigliese (1938)
- Questa terra è mia (1943)
- Il fiume (1951)
[modifica] Note
- ^ La vita è cinema, trad. Giovanna Grignaffini, Milano: Longanesi, 1974, p. 14
- ^ da non confondere con Claude Renoir (1913-93, figlio di Pierre, che sarà un direttore della fotografia, anche per lo zio.
- ^ In diverse occasioni Renoir riferisce che vide il film una decina di volte e che Stroheim, così come Chaplin e Griffith, erano i suoi maestri cinematografici, Cfr. per esempio C. F. Venegoni, Renoir, La nuova Italia, 1975, pp. 5-6.
- ^ Con Marquitta si interrompe la collaborazione con lo sceneggiatore Pierre Lestringuez che poi lavorò con registi minori e nel 1950 con Mario Soldati in Donne e Briganti, suo ultimo film.
- ^ In realtà Renoir, pur riconoscendogli un valore minore tra i suoi film, era molto affezionato a La piccola fiammiferaia che aveva girato nel Théâtre du Vieux-Colombier costruendo tutto là, sviluppando e stampando, inventando sistemi di illuminazione, scenografie, modellini e tecniche di ripresa con un forte spirito artigianale. Il gruppo elettrogeno, per esempio, era un vecchio motore smontato da un'automobile e raffreddato da un rubinetto d'acqua corrente, vedi La vita è cinema, cit., p. 35.
- ^ A cominciare da Le bled Renoir si farà aiutare al montaggio da Marguerite Houllé, compagna nella vita che pur non sposando si farà chiamare, per la verità tra tanti altri pseudonimi, Marguerite Renoir. Lei monterà tutti i suoi film fino alla partenza di lui per gli Stati Uniti.
- ^ Unica eccezione, per alcuni, fu il disastroso Madame Bovary (1933, tratto da Gustave Flaubert), girato per compiacere Gaston Gallimard che manteneva la protagonista, Valentine Tessier. È anche vero che la versione che voleva Renoir durava oltre 3 ore e mezza e quella distribuita, nonostante fosse di circa la metà, risultava noiosa. Renoir raccontava che Bertolt Brecht, uno dei pochi che aveva visto il director's cut ne era entusiasta.
- ^ Renoir però arrivò a dire che non distingueva più tra film buoni e cattivi, e che quello che aveva importanza per lui era imparare ogni volta come lavorare una particolare scena, cfr. Tutta la vita, cit. , p. 38. "Il cinema non è che un eterno ricominciare", dirà in un altro articolo, ivi, p. 47.
- ^ Le lavorazioni del film, che si svolgevano a Roma, dove Renoir tenne anche qualche lezione al Centro sperimentale di cinematografia, furono bruscamente interrotte ala dichiarazione di guerra dell'Italia alla Francia.
- ^ il film comprende 4 episodi: 1. Le dernier réveillon, 2: La cireuse électrique, 3: Quand l'amour meurt e 4: Le Roi d'Yvetot, nell'ed. italiana però nella sequenza 4,3,1,2.
- ^ http://www.imdb.com/title/tt0035631/fullcredits#directors
[modifica] Bibliografia
- Jean Renoir, Pierre-Auguste Renoir, mon père (1962), Gallimard ("Folio" n. 1292), Paris 1981, trad. Roberto Ortolani, prefazione di Giacomo Agosti, Renoir mio padre, Garzani, Milano 1963
- (FR) Jean Renoir, Renoir, Hachette, Paris 1962
- Jean Renoir, Les cahiers du capitaine Georges (1966), trad. di Anna Premoli, Il diario del capitano Georges: ricordi d'amore e di guerra 1894-1945: romanzo, Garzanti, Milano 1968
- (FR) Pierre Leprohon (a cura di), Jean Renoir, Seghers, Paris 1967
- Gian Luigi Rondi (a cura di), Maestri del cinema: Renoir, RAI Radiotelevisione italiana, Roma 1970
- Jean Renoir, Ma vie et mes amours (1974), trad. di D. Orati, La mia vita, i miei film. Gli occhi dell'amore per raccontare la vita, Marsilio, Venezia 1992
- Jean Renoir, Ecrits 1926-71 (1974), trad. di Giovanna Grignaffini e Leonardo Quaresima, La vita è cinema. Tutti gli scritti 1926-71, Longanesi, Milano 1978
- Carlo Felice Venegoni, Renoir, La nuova Italia ("Il castoro cinema" n. 14), Firenze 1975
- (FR) Jean Renoir, Le coeur a l'aise, Flammarion, Paris 1978
- Jean Renoir, Le crime de l'Anglais (1979), trad. di Maurizio Cucchi, Il delitto dell'Inglese, Editori riuniti, Roma 1983
- (FR) Jean Renoir, Entretiens et propos, a cura di Jean Narboni, Janine Bazin e Claude Gauteur, Editions de l'Etoile/Cahiers du cinema, Paris 1979
- (FR) Jean Renoir, Oeuvres de cinema inedites: synopsis, traitements, continuites, dialoguees decoupages, a cura di Claude Gauteur, Gallimard, Paris 1981
- (FR) Jean Renoir, Lettres d'Amerique, a cura di Dido Renoir e Alexander Sesonske, introduzione di Alexander Sesonske, trad. fr. di Annie Wiart, Presses de la Renaissance, Paris 1984
- (EN) Christopher Faulkner, The social cinema of Jean Renoir, Princeton U.P. 1986
- (FR) Pierre Haffner, Jean Renoir, Rivages, Paris 1988
- Jean Renoir, Le passe vivant (1989), a cura di Claude Gauteur, trad. Il passato che vive, Bulzoni, Roma 1996
- (FR) Maurice Bessy e Claude Beylie, Jean Renoir, Pygmalion/Watelet, Paris 1989
- (FR) Roger Viry-Babel, Jean Renoir: films, textes, references, Presses Universitaires de Nancy 1989
- (EN) Renoir on Renoir: interviews, essays, and remarkes, a cura di Carol Volk, Cambridge University Press, 1989
- (EN) Jean Renoir, Correspondance 1913-1978, a cura di David Thompson e Lorraine LoBianco, Faber and Faber, London 1994 (ed. fr. Plon, Paris 1998)
- Giorgio De Vincenti, Jean Renoir: la vita, i film, Marsilio, Venezia 1996
- (FR) Jean Renoir, Faire des films, trad. fr. dall'americano di Eva Goldenberg, prefazione di Guy Cavagnac, Seguier, Paris 1999
- Daniele Dottorini, Jean Renoir. L'inquietudine del reale, Ente dello spettacolo, Roma 2007
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[modifica] Collegamenti esterni
- The Online Jean Renoir Resource Centre
- Je m'appelle Jean RENOIR...
- Scheda su Jean Renoir dell'Internet Movie Database