Fino all'ultimo respiro (film)
| Fino all'ultimo respiro | |
|---|---|
Una scena del film |
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| Titolo originale | À bout de souffle |
| Paese | Francia |
| Anno | 1960 |
| Durata | 89 min |
| Colore | B/N |
| Audio | sonoro |
| Rapporto | 1,37:1 |
| Genere | drammatico |
| Regia | Jean-Luc Godard |
| Soggetto | François Truffaut |
| Sceneggiatura | Jean-Luc Godard |
| Produttore | Georges de Beauregard |
| Casa di produzione | Les Productions Georges de Beauregard, Société Nouvelle de Cinématographie |
| Fotografia | Raoul Coutard |
| Montaggio | Cecile Decugis, Lila Herman |
| Musiche | Martial Solal |
| Scenografia | Claude Chabrol |
| Interpreti e personaggi | |
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| Doppiatori italiani | |
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| Premi | |
| « È troppo tardi ormai per avere paura. » | |
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(Patrizia)
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Fino all'ultimo respiro (À bout de souffle) è un film del 1960 diretto da Jean-Luc Godard.
Indice |
[modifica] Trama
Michel Poiccard, ladro e truffatore, mette a segno un colpo a Marsiglia, rubando un'auto. In fuga, viene inseguito da un poliziotto per eccesso di velocità e, dopo aver accidentalmente trovato una pistola nell'auto rubata, lo uccide per non essere arrestato. Tornato a Parigi per affari prima di fuggire in Italia, ritrova Patrizia, una studentessa americana di cui si era innamorato. Lei, pur ricambiando l'amore, cerca di allontanarsi da Michel perché lo ritiene troppo sfrenato. Intanto questi continua la sua vita spericolata rubando soldi e auto, fumando e leggendo France Soir, da cui apprende di essere braccato dalla polizia che è ormai sulle sue tracce. Michel cerca quindi qualche modo per fuggire, provando a convincere Patrizia a partire con lui per l'Italia, ma la ragazza, alla fine, decide di denunciarlo per costringerlo a scappare. Inseguito dalla polizia, Michel viene colpito da un proiettile e muore proprio sotto gli occhi di Patrizia.
[modifica] Produzione
[modifica] Regia
Opera prima di Jean-Luc Godard, viene considerato uno dei suoi capolavori e manifesto della Nouvelle Vague (l'anno prima uscirono I quattrocento colpi e Hiroshima mon amour). Di fatto, la destrutturazione delle regole della tradizionale narrazione filmica, per permettervi l'irruzione della realtà di un mondo in cambiamento, i film a budget ridotto, girati in pochi giorni (60), con ciò che tale novità comportava in termini di libertà espressiva e autonomia dalle imposizioni della produzione, le innovazioni del linguaggio e delle tecniche erano destinati ad esercitare un impatto permanente sui decenni successivi. Con Fino all'ultimo respiro Godard ha reinventato il linguaggio cinematografico, il regista prendeva le decisioni di giorno in giorno, dopo aver visto i giornalieri, in questo modo ci ritrovava a non usare il cavalletto, realizzare lunghe carrellate senza binari e a riprendere Jean-Paul Belmondo e Jean Seberg lungo gli Champs-Élysées con una macchina da presa nascosta in una bicicletta.
[modifica] Sceneggiatura
La sceneggiatura approssimativa, molto esile, nata da un soggetto di François Truffaut, fu frettolosamente rielaborata per convincere il produttore Georges de Beauregard a finanziare il film. Ampio spazio viene lasciato all'improvvisazione degli attori e all'influenza dell'ambiente (Dziga Vertov e il suo manifesto Kinoki).
[modifica] Cameo
Il regista francese Jean-Pierre Melville interpreta la parte dello scrittore Parvulesco. Jean-Luc Godard appare nel film nei panni di uno spione.
[modifica] Riprese
Il film fu girato dal 17 agosto al 15 settembre 1959 a Parigi e a Marsiglia, con un budget di 45 milioni di franchi.[1]
[modifica] Accoglienza
[modifica] Critica
Parte della critica accusò il film di anteporre l'intento polemico contro le esauste convenzioni cinematografiche dell'epoca, all'espressione di contenuti realmente nuovi (a partire dall'esilità del soggetto). Vi fu chi scrisse: "La rivolta di Fino all'ultimo respiro è poco più di uno sberleffo, un atto di opaca e rinunciataria derisione. [...] Prima o poi anche Godard verrà archiviato come un capitolo chiuso, in attesa di nuove scoperte".[2]
[modifica] Commento
Susan Sontag ha paragonato l'impatto eversivo di questo film sul tradizionale linguaggio cinematografico a quello delle opere di James Joyce e Igor Stravinskij sulle rispettive discipline. L'insistito omaggio ad Humphrey Bogart, e la dedica iniziale alla Monogram piccola casa americana, produttrice di film di serie B, come pure gli evidenti riferimenti al poliziesco americano degli anni cinquanta, in questa ottica, sono l'equivalente delle melodie della tradizione russa che riaffiorano in strutture ritmiche e tonali radicalmente rinnovate in Le sacre du Printemps o Petrushka.
[modifica] Remake
Nel 1983 è stato realizzato un remake, con Richard Gere nella parte che fu di Jean-Paul Belmondo, intitolato All'ultimo respiro.
[modifica] Note
- ^ Gabriele Lucantonio, "RaroVideo Collection", n. 1, settembre 2008.
- ^ Lorenzo Pellizzari, "Cinema nuovo", n. 149, gennaio-febbraio 1961
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Collegamenti esterni
- Scheda su Fino all'ultimo respiro dell'Internet Movie Database
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