Il disprezzo (film)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il disprezzo
Disprezzo.jpg
Camille (Brigitte Bardot) e Paul (Michel Piccoli) in una scena
Titolo originale Le Mépris
Paese di produzione Francia, Italia
Anno 1963
Durata 105 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 2,35:1
Genere drammatico
Regia Jean-Luc Godard
Soggetto Alberto Moravia (romanzo)
Sceneggiatura Jean-Luc Godard
Produttore Georges de Beauregard, Carlo Ponti, Joseph E. Levine
Casa di produzione Compagnia Cinematografica Champion, Les Films Concordia, Rome Paris Films
Distribuzione (Italia) Interfilm
Fotografia Raoul Coutard
Montaggio Agnés Guillemot, Lila Lakshmanan
Musiche Georges Delerue
Costumi Janine Autre
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
« Il Cinema, diceva André Bazin, sostituisce al nostro sguardo un mondo che si accorda ai nostri desideri. Il disprezzo è la storia di questo mondo »
(Dai titoli di testa del film)

Il disprezzo (Le Mépris) è un film drammatico italo-francese del 1963 diretto da Jean-Luc Godard, trasposizione abbastanza fedele dell'omonimo romanzo di Alberto Moravia, che già conteneva i fondamenti della storia: il triangolo scrittore-moglie-produttore, il film sull'Odissea girato a Capri e il regista tedesco.
Probabilmente è stato Roberto Rossellini, già intervenuto sulla sceneggiatura del precedente Les Carabiniers, a suggerire la riduzione di questo romanzo a Godard,[1] ma il regista franco-svizzero trasforma una storia di sentimenti piccolo-borghesi fuori moda in un'elegante riflessione sull'arte del cinema.


Trama[modifica | modifica sorgente]

La vicenda è ambientata tra Roma e Capri nell'arco di due giorni. Lo scrittore francese Paul Javal, che vive a Roma insieme alla moglie ventottenne Camille, arriva a Cinecittà[2] convocato dal produttore americano Jeremy Prokosch per riscrivere la sceneggiatura di un film sull'Odissea diretto dal regista tedesco Fritz Lang, ritenuto senza sbocchi commerciali.
Javal tiene un atteggiamento ambiguo nei confronti della moglie, ritenendo forse che la sua presenza possa convincere Prokosch a aumentare il compenso. Durante la produzione dei “giornalieri”, il produttore si dimostra altamente insoddisfatto a causa del tono troppo intellettuale, e firma un grosso assegno a Javal.
Prokosch sembra corteggiare Camille Javal, ma il marito non dimostra fastidio, anzi fa di tutto perché i due rimangano soli. Una lunga scena in interni (25 minuti) nell’appartamento di Roma dimostra non solo che la relazione Tra Paul e Camille è in crisi, ma soprattutto che lei arriva a disprezzare il marito che la usa cinicamente come materia di scambio. Mentre lui sembra disposto a qualsiasi compromesso, piegandosi alle esigenze commerciali di Prokosch, Camille ha un atteggiamento più comprensivo verso l'arte, a partire dalla lettura di una biografia di Fritz Lang. Paul afferma di essere disposto a rinunciare al lavoro se lei non vuole che si comprometta.
Più tardi i due assistono insieme a Lang a un provino per selezionare una ragazza destinata alla parte di Nausicaa. Il registra si dimostra fatalista sul destino del proprio film.
Il giorno successivo le riprese si trasferiscono a Capri, dove si girano alcune scene. Qui Prokosch ha affittato una grandiosa villa moderna[3] nella quale continua il suo gioco con una riottosa Camille Javal.
Paul cerca di guadagnare la stima del regista Lang, spiegandogli l'intenzione di riscrivere da un punto di vista psicologico la vicenda di Ulisse e Penelope, sull'esperienza del rapporto conflittuale con la moglie; Lang risponde francamente che non gli interessa un approccio moderno, psicanalitico, bensì il cinema classico, il rapporto uomo/natura inserito nel paesaggio mediterraneo.
Non sapendo come comportarsi, Camille cede controvoglia alla corte di Prokosch. Forse per vendicarsi del marito; Paul li sorprende a baciarsi, e confessa la propria tardiva riluttanza. Sembra che voglia davvero rinunciare al lavoro per non rinunciare alla moglie. Ma le cose si sono spinte troppo oltre, Camille non ha più rispetto per lui. Il suo disprezzo arriva a farle accettare un passaggio sull'auto di Prokosch fino a Roma; è la fine del suo matrimonio ma non l'inizio di qualcos'altro, come vorrebbe il produttore.
L'Alfa Romeo però si schianta contro un camion e i due muoiono sul colpo.


Critica[modifica | modifica sorgente]

« Quando sento parlare di cultura, metto mano al libretto degli assegni. »
(Jack Palance nel ruolo di Jeremy Prokosch)

Mentre nelle sale francesi esce il precedente Les Carabiniers, peggior insuccesso commerciale di Godard, una produzione internazionale inizia a lavorare in Italia su questa pellicola girata in CinemaScope a grande budget (500 milioni di franchi, dieci volte il costo di Fino all'ultimo respiro.[1]) Non potrebbe esistere maggiore distanza tra due film girati quasi contemporaneamente: B/N, toni contrastati e un film di guerra contro un technicolor che è il trionfo della saturazione cromatica in un film d'amore, benché à la Godard. Soprattutto, al posto degli attori sconosciuti e non professionisti di Les Carabiniers, la Diva per antonomasia del momento, la solare e biondissima Brigitte Bardot in uno dei ruoli più dignitosi, quasi intellettuali, della sua carriera.
Inserendo tra i personaggi un regista tedesco, Moravia non pensava probabilmente a Lang ma a Georg Wilhelm Pabst che nel 1954 avrebbe dovuto dirigere l'Ulisse con Kirk Douglas (affidato poi a Mario Camerini), prodotto guarda caso proprio da Carlo Ponti. Nel confronto tra il regista Lang e lo scrittore Javal, il vincitore morale è senz'altro il primo: è il fascino del cinema che trionfa sui compromessi commerciali dell'intellettuale-servo.[1]
Durante le riperse, l’interesse curioso di Fritz Lang per il giovane cineasta francese diventa un’ammirazione sincera e profonda, soprattutto per il suo metodo di lavoro rapido e preciso. È anche sollevato che il suo personaggio risulti meno antipatico, meno “fascista” che nel romanzo di Moravia.[4]

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Le riprese iniziano il 22 aprile 1963 a Roma e durano 32 giorni di lavoro, con termine all’8 luglio. La scena dei provini per Nausicaa è girata al Silver Cine, alla periferia di Roma; le scene di mare non sono ambientate solo a Capri ma anche a Sperlonga. Godard privilegia per questo film solare, lento, mediterraneo, il piano sequenza, al punto che la versione finale è composta di 149 piani soltanto, un terzo circa rispetto a Fino all'ultimo respiro. In un vero tour de force lavorativo, la troupe gira la sequenza n. 5 della sceneggiatura, il lungo dialogo tra marito e moglie nell’appartamento romano, in soli cinque giorni, ricavandone bel 25 minuti di pellicola utile per la versione definitiva, un record di produttività anche per un direttore “veloce” come Godard.[5] Le parole del litigio tra Paul e Camille, che “mettono in scena il fallimento senso-motorio della coppia nel dramma tradizionale”[6] sono le parole dei frequenti dissidi coniugale di Godard e Karina; quest’ultima riconobbe in seguito situazioni, frasi e parole nei dialoghi che ogni mattina Godard scriveva febbrilmente per consegnarli ai suoi attori;[7] persino l’atteggiamento freddo e distaccato che il regista pretende da Bardot nel momento di inanellare una sequela di parolacce, richiesta che stupisce l’attrice, è una caratteristica della moglie.[8] Il gioco si fa citazione esplicita quando il regista fa indossare all’attrice, durante queste scene, una parrucca nera identica alla pettinatura alla Louise Brooks di Nana, la protagonista di Questa è la mia vita, interpretata qualche anno prima da Anna Karina. E Michel Piccoli è una perfetta anamnesi di Godard, con il suo sigaro e il cappello in testa, la sua gelosia fredda e scostante[9] in queste scene d’interno, in un appartamento ancora non finito, dove tutti quei passaggi attraverso porte alle quali mancano i pannelli “assumono un valore quasi musicale e servono da accompagnamento all’affetto”.[10]

Brigitte Bardot[modifica | modifica sorgente]

« Se non rimanesse che un unico film di Brigitte Bardot, sarebbe evidentemente "Le Mépris". »
(Antoine de Baecque[11]))

Godard fa avere a Brigitte Bardot una sceneggiatura abbastanza dettagliata, cosa per lui piuttosto inusuale dal momento che è famoso per improvvisare di giorno in giorno, suggerendo il mattino stesso agli attori le battute di dialogo. L’intermediario tra il regista e l’attrice è Sami Frey, fidanzato di Bardot e amico della moglie di Godard, Anna Karina: sarà infatti tra i tre attori protagonisti del successivo film di Godard, Bande à part.
Bardot è l’attrice del momento, dopo Et Dieu créa la femme di Roger Vadim, il suo è il corpo femminile più famoso al mondo. E proprio come un corpo la tratta Godard: nel suo film, l’attrice recita principalmente per somigliare in modo quasi ieratico al culto di se stessa, come una statua di Brigitte Bardot.[12] La gestione dell’attrice nel corso delle riprese non è semplice: Godard fa venire da Ginevra un suo conoscente, Roland Tolmatchoff, che dieci anni prima aveva flirtato con Bardot quando, ancora non famosa, era in tournée in Svizzera con i ballerini del conservatorio di Cours Bourgat. È Tolmatchoff che si occupa di portarla in auto dalla villa dove alloggia sull’Appia antica (quella in cui vive Prokosch nel film) fino alla "location" del giorno.[13] La relazione professionale non è propriamente lineare, le incomprensioni non mancano anche se Bardot ha accettato di lavorare con il regista per marcare il territorio nel cinema d’autore; alla domanda su come sia la sua relazione con l’attrice, Godard risponde: “Nulla. Io non l’interessavo, lei non mi interessava.” [14]
In una scena in cui l’attrice è completamente nuda, sdraiata prona a prendere il sole sul tetto di Villa Malaparte, Godard le appoggia un libro giallo sul fondoschiena, come per coprirlo; il titolo del romanzo però è Entrate senza bussare, e così è rimasto sulla versione definitiva del film.

Versione italiana[modifica | modifica sorgente]

Una volta arrivato nelle mani di Carlo Ponti il film viene considerato inaccettabile e così viene "italianizzato" censurando e rimontando intere sequenze (perdendo così il senso logico iniziale) e cambiando alcuni dialoghi. La durata della pellicola scende da 105' a 84'. Per questo motivo in Italia sono circolate subito delle versioni in lingua francese sottotitolate in italiano. Lo stesso Godard, una volta vista la versione italiana di Ponti, ha rinnegato la paternità del film, precisando che tale riedizione stravolgeva il senso originale.
Alcune differenze delle due versioni:

  • Nella versione originale i titoli di testa non compaiono sullo schermo ma vengono letti dalla voce off di Godard.
  • La colonna sonora originale, musica classica per archi di Georges Delerue, ha un tono più drammatico e solenne rispetto a quella italiana composta da Piero Piccioni, che conferisce al film un'atmosfera scanzonata e jazz.
  • Nella versione italiana viene tagliata la scena iniziale, con Brigitte Bardot distesa nuda sul letto. Un'altra scena di nudo della Bardot su un tappeto bianco non è presente nel montaggio italiano.
  • Nella versione italiana i protagonisti si chiamano Emilia e Paolo Molteni, come nel romanzo di Moravia.
  • Nella versione originale ogni personaggio parla nella propria lingua (inglese, tedesco, francese, italiano); per esempio quando parla Prokosch, la sua assistente traduce dall'inglese al francese. Nella versione italiana Jerry è doppiato come gli altri personaggi, quindi i dialoghi di Francesca Vanini vengono trasformati in assurde, inutili parafrasi di quello che il produttore ha già detto in italiano.
  • Jerry dice a Paul di averlo scelto come sceneggiatore grazie al successo del film Totò contro Maciste, nella versione italiana il film citato è Ercole e il Minotauro (che non esiste).
  • Nella versione italiana mancano i monologhi intrecciati dove i due personaggi esprimono i loro sentimenti, con flashback e flashforward di scene del film e inquadrature di Camille nuda.
  • Nella versione italiana viene tagliata una scena dove Camille trova nella tasca di Paul la tessera del Partito Comunista Italiano.
  • Nella versione italiana le due sequenze finali sono state invertite, e invece di terminare sulle riprese che continuano a Capri, dove nessuno sa dell'incidente, l'ultima scena è uno zoom sui corpi insanguinati di Camille e Prokosch.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Per i ruoli dei due protagonisti Godard avrebbe voluto Frank Sinatra e Kim Novak; dato che i due personaggi di Moravia erano italiani, Carlo Ponti chiedeva di scritturare la moglie Sofia Loren in coppia con Marcello Mastroianni (i due interpretano nello stesso 1963 il celeberrimo Ieri, oggi, domani[1]). Brigitte Bardot è quindi una soluzione di compromesso.
  • Durante le riprese a Capri e Sperlonga, il regista francese Jacques Rozier gira due documentari. intitolati Paparazzi e Bardot et Godard ou le Parti pris des choses, che testimoniano l'isteria dei napoletani nei confronti dell’attrice francese. I curiosi si affollano in ranghi serrati, tenuti a bada a fatica dalla troupe. I fotografi assediano costantemente le "locations", mantenuti a distanza solo con una certa fatica.
  • Il fotografo ufficiale di Bardot sul set è Ghislain Dussart (Jicky), ex fiamma di Anna Karina, che l’attrice ha lasciato durante la lavorazione di "Le petit soldat" per sposare Godard.[15]
  • Alberto Moravia confidò a Enzo Siciliano che il suo romanzo Il disprezzo era già ispirato a un episodio del mondo del cinema. La figura dello scrittore lacerato tra necessità finanziarie e letterarie sarebbe quella di Vitaliano Brancati sul seti dell’Ulisse di Camerini, con Kirk Douglas e Silvana Mangano: accettato di lavorare alla sceneggiatura del film per acquistare una casa, come voleva la moglie, si vide abbandonare da questa il giorno stesso in cui firmò l’atto di compravendita.[16]
  • Jack Palance visse malissimo il lavoro con Godard e con la troupe in generale. Non parlava francese e faceva apposta a fraintendere le richieste del regista; ben presto si consolò con l’alcol nel disprezzo generale, mentre tutti cominciarono a chiamarlo le grand con (il gran coglione).[17]
  • Una volta terminata, la pellicola non piace assolutamente né a Ponti né a Levine, che pretendono un utilizzo di Brigitte Bardot in chiave sexy e rifiutano di inviare Il disprezzo alla Mostra di Venezia. Dopo un lungo braccio di ferro, impongono a Godard di inserire tre scene di nudo: una nell’incipit, la seconda a metà film, con Piccoli e Bardot, la terza più avanti con l’attrice e Jack Palance. Godard gira solo la prima e la terza, ma quest’ultima non verrà mai utilizzata. La scena che rimane inserita diventerà invece la più famosa de Il disprezzo, una sorta di videoclip pubblicitario sul corpo dell’attrice sdraiata sul letto, senza vestiti, senza alcuna volgarità né intento esplicitamente sessuale, con Piccoli che alle domande su cosa gli piaccia del suo corpo risponde: “Ti amo totalmente, teneramente, tragicamente.” Godard è riuscito a trasformare la “valorizzazione sexy” di Bardot richiesta dai produttori in una delle più belle scene d’amore della storia del cinema.[18] Paradossalmente, la scena sarà tagliata nella mutila versione per il mercato italiano.


DVD[modifica | modifica sorgente]

Nel 2004 Medusa e nel 2006 CecchiGori hanno pubblicato delle edizioni in DVD dove sono presenti entrambe le versioni. Nella più recente edizione in Blu-Ray di Studio Canal, la versione francese è presentata con un montaggio leggermente più lungo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Alberto Farassino, Jean-Luc Godard, Milano, Il Castoro cinema, 1967.
  2. ^ Le scene ambientate a Cinecittà sono in realtà girate agli studi cinematografici Titanus, alla Farnesina, in procinto di essere demoliti per farne abitazioni residenziali; Jack Palance recita in questa scena:
    « Questo posto era popolato di re e regine, guerrieri e amanti, e ora vi costruiranno botteghe e drogherie. »
  3. ^ Si tratta di Villa Malaparte, la casa che lo scrittore Curzio Malaparte lasciò alla morte in eredità a una fondazione con il proprio nome, destinata a favorire l'ospitalità per artisti cinesi a Capri; il testamento fu impugnato dagli eredi.
  4. ^ Lettera di Fritz Lang a Eleanor Rosé, in "Fritz Lang. Sa vie et son œuvre", Jovis, Berlino 2001, pagg 481-82
  5. ^ de Baecque , op. cit., p. 240
  6. ^ Gilles Deleuze, L’immagine-tempo (Cinema-2), Ubulibri, 1989, p. 21. ISBN 9788877480882 .
  7. ^ de Baecque , op. cit., p. 240
  8. ^ Intervista con Anna Karina, v. nota 52 in de Baecque , op. cit., p. 240
  9. ^ de Baecque , op. cit., p. 240
  10. ^ Gilles Deleuze, L’immagine-movimento (Cinema-1), Ubulibri, 1984, p. 145. ISBN 9788877480347.
  11. ^ Antoine de Baecque, Godard - biographie, Paris, Grasset, 2010.
    «S’il ne restait qu’un seul film de Bardot, ça serait évidemment "Le Mépris" (p. 231)».
  12. ^ de Baecque , op. cit., p. 231
  13. ^ de Baecque , op. cit., p. 236
  14. ^ de Baecque , op. cit., p. 237
  15. ^ de Baecque , op. cit., p. 236
  16. ^ Marc Cerisuelo, Le Mépris, Éditions de la transparence, 2006, pp. 25-28
  17. ^ de Baecque , op. cit., p. 237
  18. ^ de Baecque , op. cit., p. 243


Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Antoine de Baecque, Godard - biographie, Paris, Grasset, 2010. ISBN 9782246647812.


Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema