Il maschio e la femmina

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Il maschio e la femmina
Masculin feminin (Godard).jpg
Jean-Pierre Léaud e Chantal Goya
Titolo originale Masculin, féminin
Paese di produzione Francia, Svezia
Anno 1966
Durata 104 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Jean-Luc Godard
Soggetto Guy de Maupassant (dai racconti La Femme de Paul e Le Signe)
Sceneggiatura Jean-Luc Godard
Casa di produzione Anouchka Films, Argos Films, Svensk Filmindustri
Distribuzione (Italia) Cormons
Fotografia Willy Kurant
Montaggio Agnès Guillemot
Musiche Jean-Jacques Debout
Interpreti e personaggi
Premi

Il maschio e la femmina (Masculin, féminin) è un film del 1966 diretto da Jean-Luc Godard. Il titolo italiano comprende una connotazione sessuale piuttosto che sociologica come nelle intenzioni originali del regista (masculin, féminin significa infatti maschile, femminile).

Il sottotitolo “15 fatti precisi” indica l'ambizione di riprodurre la condizione dei giovani nella Francia di metà anni sessanta, i loro miti e i loro problemi di inserimento in una società che sembra solo volerli sfruttare commercialmente.[1]

Trama[modifica | modifica sorgente]

Paul, un giovane insoddisfatto del proprio lavoro di magazziniere, si invaghisce di una collega coetanea, Madeleine. Entrambi lavorano nella redazione di una rivista per giovani, ma lei ha l'ambizione di sfondare nell'industria discografica.

I due cominciano a frequentarsi. Paul parla sovente di politica, di sfruttamento e alienazione, anche se è uscito dal Partito comunista francese; Madeleine parla soprattutto di musica e amicizie. Lui è chiaramente innamorato, le chiede di uscire, ma sono entrambi imbarazzati a affrontare le cose che davvero li interessano, come l'amore e il sesso.

Paul porta un amico, il sindacalista militante Robert, a conoscere le amiche con le quali Madeleine condivide l'appartamento, Cathérine e Élisabeth: quest'ultima piace a Robert, ma lei ha piuttosto una cotta per Paul, e non crede che il ragazzo sarebbe felice con Madeleine.

Paul è chiaramente innamorato, ma Madeleine prende la cosa senza impegno e pensa al disco 45 giri che sta registrando. I due si muovono sullo sfondo della società dei consumi in rapida trasformazione: l'università, la vita nei caffè, i riti di massa come flipper, bowling, discoteca. Paul continua a fare discretamente la corte alla ragazza, le incide con la propria voce una dichiarazione d'amore su un disco personalizzato. La violenza è latente ovunque, per esempio un uomo per strada minaccia senza ragione Paul con un coltello, poi se lo pianta nel ventre, un altro gli chiede in prestito i fiammiferi e si dà fuoco per protesta conto la guerra del Vietnam.

Esce il 45 giri di Madeleine, ha successo. Paul cambia mansione, si occupa di interviste; in una di queste (intitolata sarcasticamente “Dialogo con un prodotto di consumo”) intervista “Miss Sorriso” Elsa Leroy (nell'originale Mademoiselle 19 Ans) ponendole domande imbarazzanti sulle abitudini sessuali e la contraccezione, alle quali Elsa risponde, e altre sulla politica e il Vietnam che lasciano invece capire i problemi della sua educazione perbenista e disimpegnata, borghese. Sotto questo aspetto Mademoiselle 19 Ans non sembra molto distante da Madeleine. Paul va al cinema con le tre amiche, proiettano un film svedese che sembra una parodia di Ingmar Bergman; indignato perché il proiezionista ha montato sulla macchina il mascherino sbagliato, Paul va a protestare e dice all'uomo che la scelta del regista è vincolante; poi esce indignato dicendo che vuole recarsi in Italia a protestare contro l'abitudine di doppiare i film stranieri.

Robert fa la corte a Élisabeth e cerca anche di convertirla alla causa operaia. La relazione tra Paul e Madeleine è sempre più frustrante per il ragazzo, soprattutto dopo che lei gli rivela di aspettare un bambino.

Nell'ultima scena le tre ragazze si trovano in una stazione di polizia, e raccontano come Paul sia caduto dal balcone dell'appartamento appena acquistato grazie a un'eredità, dove voleva trasferirsi a vivere sposando Madeleine. Negano che la sua morte sia un suicidio, si è soltanto sporto troppo.

Analisi[modifica | modifica sorgente]

Il film è basato su due racconti di Guy de Maupassant, La donna di Paul del 1881 e Le signe, quest'ultimo già alla base del precedente corto Une femme coquette. A causa del ritratto dato della gioventù e del sesso, la pellicola venne proibita ai minori di 18 anni in Francia — "proprio al pubblico a cui era diretto" commentò stizzito Godard — mentre al Festival internazionale del cinema di Berlino venne nominato miglior film dell'anno dedicato al pubblico giovane.[2]

Masculin, féminin è un'opera significativa nella filmografia di Godard degli anni sessanta, e viene considerato dai critici film rappresentativo della Francia e della Parigi dell'epoca (1966).[3] Il film contiene riferimenti a varie icone pop e politiche dei tempi, come Charles de Gaulle e André Malraux, James Bond e Bob Dylan, e prosegue nella linea cinematografica Godardiana delle tecniche narrative non lineari e spiazzanti. La storia principale viene infatti interrotta numerose volte da svariate sequenze e sottotrame secondarie, slegate totalmente dalla storia. La citazione più famosa proveniente dal film è il sottotitolo di uno dei capitoli che recita: "Questo film potrebbe intitolarsi "I figli di Marx e della Coca-Cola"; Godard si guadagna una piccola accusa di misoginia dal momento che i ragazzi protagonisti appartengono alla linea-Marx, le ragazze a quella Coca-Cola: non per colpa loro, dal momento che come recita la voce off citando proprio Marx è la struttura sociale che determina il pensiero degli uomini. [4]

« Il film-inchiesta sociologico non ha senso se non è altra cosa rispetto all'illustrazione filmata d'una verità che la sociologia o la storiografia hanno già stabilito, se non interviene per contestare in qualche maniera ciò che dicono la sociologia e la storiografia. Intravedo in questo autentico “film-saggio” un'attitudine non pedagogica bensì interrogativa. »
(Italo Calvino[5])

Godard mette la sua macchina da presa davanti agli attori e li intervista senza avere consegnato un dialogo già preparato, le loro risposte sono immediate proprio perché spontanee.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Il primo trattamento scritto da Godard consta di quattro paginette: è la storia di Lavinia, giovane italiana moglie di un funzionario di governo in visita a Parigi, che da Maupassant si tinge di de Sade quando Godard attinge per l'ispirazione a La filosofia nel boudoir.[6] Il budget a disposizione è di 600.000 franchi, un sesto dei quali come compenso per il regista. Durante l’esclusiva parigina, il film è visto da 108.749 spettatori; girato in tre settimane e mezza, diventa un successo mondiale malgrado la censura l’abbia vietato proprio ai giovani, ai quali era dedicato.[7]

Gli attori protagonisti[modifica | modifica sorgente]

Jean Pierre Léaud nel 2000

In un primo tempo Godard per i suoi protagonisti pensa a Michel Piccoli, con il quale ha lavorato molto bene in Il disprezzo, e Marilù Tolo, attrice italiana giunta a Parigi in cerca di fortuna sul grande schermo, perfetta per il ruolo di Lavinia contenuto nel primo trattamento. Quando cambia e idea e decide di utilizzare il suo aiutante Jean-Pierre Léaud, è perché immagina di trasformare il film in una nuova avventura di Antoine Doinel (non è un caso se il protagonista si chiama proprio Paul Doinel). Piccoli e Tolo dovrebbero essere i protagonisti del film nel film, dal titolo provvisorio di Sourire e ispirato a de Sade, ma anche questa ipotesi poi si trasformerà, su richiesta della coproduzione svedese, nel corto girato a Stoccolma, il film che Paul e le ragazze vedono al cinema.[8]

Jean-Pierre Léaud[modifica | modifica sorgente]

Nel 1966 Jean-Pierre Léaud lavora già da qualche tempo sul set con Godard, prima come aiutante tuttofare e poi come assistente alla regia; al pubblico del grande schermo è noto per essere stato il protagonista ragazzino di I 400 colpi, il film che in un certo senso ha fondato la Nouvelle Vague. Godard gli propone il ruolo di Paul durante una cena nel febbraio 1965,[9] e da questo momento ha inizio il secondo periodo nella carriera dell'attore, che si affranca dall'immedesimazione con Antoine Doinel e di conseguenza dalla figura di alter-ego giovane di François Truffaut. Con Godard farà cinque ruoli da protagonista (Made in U.S.A., La cinese, Week-End, e La gaia scienza.

Truffaut non perdonerà mai all’amico Godard di avere trasformato il suo Léaud-Doinel in un personaggio triste e sfortunato; è l’inizio di un processo di allontanamento tra i due registi della Nouvelle Vague che culminerà nella brutale e definitiva rottura del giugno 1973.[10]

Chantal Goya nel 2009

Chantal Goya[modifica | modifica sorgente]

Nata a Saigon (al tempo, Indocina francese) nel 1942, durante le riprese del film Chantal Goya ha 23 anni ed è una stella dello ye-ye, apparsa sulla copertina di Mademoiselle Âge Tendre; lavora in coppia artistica con l'autore-compositore Jean-Jacques Debout che diventerà nel 1966 suo marito. Godard la nota in televisione, dove recita in due telefilm a fianco di Serge Gainsbourg; nel 1965 ha inciso un 45 giri con due canzoni che risalgono la hit parade; a Godard viene presentata da Daniel Filipacchi, il suo produttore discografico per la Barclay, che è anche il nuovo proprietario dei Cahiers du Cinéma, la storia rivista della Nouvelle Vague.[11]

Elsa Leroy[modifica | modifica sorgente]

La rivista per ragazzine M.A.T. - Mademoiselle Âge Tendre che uscì in Francia per 121 numeri tra il 1964 e il 1974, il cosiddetto periodo ye-ye, eleggeva ogni anno una Mademoiselle Âge Tendre de l'année scelta tra ragazze rappresentative di una singola regione; il concorso era una sorta di introduzione all'elezione di Miss France. Elsa Leroy, scelta tra le candidate della Normandia, è la vincitrice della prima edizione 1965, e la sua foto apparve sulla copertina del n. 9 della rivista. Oltre a una consistente quantità di regali materiali, la vincitrice si aggiudicava un réportage fotografico e un viaggio.

Nata a Cherbourg nel 1947, Elsa Leroy è l'unica tra le dieci giovani vincitrici che abbia guadagnato l'onore di apparire in un film di un autore del calibro di Jean-Luc Godard; il premio di M.A.T. consisteva in una cena con Johnny Halliday e un viaggio a Tahiti; nella primavera 1966 Leroy registrò un EP con quattro canzoni che ebbe scarso successo. Dopo avere interpretato sé stessa nel film di Godard, fece un provino per il film Lamiel di Jean Aurel, tratto da Stendhal, ma la parte fu poi assegnata a Anna Karina (ironia della sorte, ex moglie di Godard)[12]

Elsa Leroy, piuttosto diffidente, arriva alla location delle riprese, un semplice appartamento, accompagnata da due guardie del corpo. Le viene detto che si tratta solo di un provino audio e video per decidere l’inquadratura e il livello della registrazione; Jean-Pierre Léaud le pone delle domande che Godard, nascosto in un’altra stanza, gli suggerisce all’orecchio via microfono. L’ultima risposta è la più rivelatrice: “Cosa significa secondo lei reazionario?” domanda Léaud fuori campo, Leroy risponde: “Non saprei, è qualcuno che reagisce, no?” Lui insiste: “Allora lei è piuttosto reazionaria, vero?” e lei: “Ah, io reagisco molto, sono molto reazionaria”.[13] La registrazione viene inserita così com’è nella versione finale del film.


Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Farassino p. 84.
  2. ^ Godard on "Masculine Feminine"
  3. ^ Desson Thomson, Eternally 'Masculine, Feminine', Washington Post, 25 marzo 2005.
  4. ^ Farassino p. 86.
  5. ^ Cahiers du Cinéma n. 185, dicembre 1966.
  6. ^ de Baecque, op. cit., p. 303
  7. ^ de Baecque, op. cit., p. 304
  8. ^ de Baecque, op. cit., p. 304
  9. ^ de Baecque, op. cit., p. 309
  10. ^ de Baecque, op. cit., p. 310
  11. ^ de Baecque, op. cit., p. 312
  12. ^ Biografia di Elsa Leroy su Ready steady girls!
  13. ^ de Baecque, op. cit., p. 313


Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alberto Farassino, Jean-Luc Godard, Il Castoro cinema, 2007, ISBN 9788880330660.
  • (FR) Antoine de Baecque, Godard - biographie, Paris, Grasset, 2010, ISBN 9782246647812.
  • (FR) Michel Vianey, En attendant Godard, Paris, Grasset, 1967.


Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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