Marilù Tolo

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Un ritratto di scena di Marilù Tolo.

Marilù Tolo, nome d'arte di Maria Lucia Tolo[1] (Roma, 16 gennaio 1944), è un'attrice cinematografica e televisiva italiana, particolarmente attiva negli anni sessanta e settanta, anche come interprete di fotoromanzi.

Indice

Biografia[modifica]

Donna dalla bellezza mediterranea, è ricordata soprattutto per la sua partecipazione a diversi film di genere peplum (cinque titoli nel solo 1964),[2] spaghetti western, film dell'orrore e di spionaggio, commedie all'italiana e commedie erotiche all'italiana.

Ha lavorato anche come indossatrice per lo stilista Valentino Garavani che a lei è stato affettivamente legato.[3]

Per la televisione, dove ha esordito poco più che adolescente come valletta di Mario Riva, nella trasmissione il Musichiere ha interpretato miniserie televisive ma è anche l'unica attrice italiana a poter vantare una partecipazione come "guest star" nella serie cult Charlie's Angels (nell'episodio Angeli in defaillance).

Il suo debutto nel cinema risale al 1960, con la partecipazione al film Urlatori alla sbarra, la sua filmografia è composta da decine di pellicole prevalentemente di cassetta o appartenenti al genere dei B-movie, anche se non mancano le eccezioni costituite da alcuni film d'autore come Giulietta degli spiriti di Federico Fellini, Matrimonio all'italiana di Vittorio De Sica e Sogni e bisogni di Sergio Citti.

Nel 2001 ha preso parte al documentario-corto Superman: Screen Tests. Ha posato nuda per l'edizione italiana di Playboy, le sue foto sono state pubblicate sul numero di novembre 1983.[4]

Sposa nel 1973 il maestro dell'horror italiano Dario Argento e dal 1975 al 1983 sposa il produttore cinematografico Robert Veline[5], vive fra il Messico e gli Stati Uniti.

Filmografia[modifica]

Note[modifica]

  1. ^ Fonte: Filmit.it.
  2. ^ Film.tv.it - Galleria immagini: Tolo sul set de Il magnifico gladiatore.
  3. ^ Repubblica.it: intervista a Valentino Garavani.
  4. ^ (EN) Playboy Covers of the World. URL consultato in data 24 agosto 2012.
  5. ^ Stampa Sera, 11 maggio 1983, n° 124, pag. 29

Collegamenti esterni[modifica]

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