La porta sul buio

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La porta sul buio
La porta sul buio.png
Paese Italia
Anno 1973
Formato miniserie TV
Genere giallo, thriller horror
Puntate 4
Durata 60 minuti circa
Lingua originale italiano
Caratteristiche tecniche
Aspect ratio
Colore colore
Audio mono
Crediti
Ideatore Dario Argento
Regia Luigi Cozzi (Il vicino di casa), Dario Argento (Il tram), Roberto Pariante (Testimone oculare), Mario Foglietti (La bambola)
Soggetto Luigi Cozzi (Il vicino di casa), Dario Argento (Il tram), Dario Argento e Luigi Cozzi (Testimone oculare), Marcella Elsberger e Mario Foglietti (La bambola)
Sceneggiatura Luigi Cozzi (Il vicino di casa), Dario Argento (Il tram), Dario Argento e Luigi Cozzi (Testimone oculare), Marcella Elsberger Mario Foglietti (La bambola)
Interpreti e personaggi

Il vicino di casa (4 settembre 1973)


Il tram (11 settembre 1973)

  • Enzo Cerusico (Commissario Giordani)
  • Paola Tedesco (Giulia)
  • Pierluigi Aprà (Roberto Magli)
  • Emilio Marchesini (Marco Roviti)
  • Corrado Olmi (Morini)
  • Fulvio Mingozzi (poliziotto)
  • Gildo Di Marco (passeggero con la barba)
  • Tom Felleghy (passeggero)
  • Salvatore Puntillo (passeggero)
  • Luciana Lehar (passeggera)
  • Marcello Fusco (passeggero)
  • Pietro Zardini (passeggero)
  • Maria Tedeschi (passeggera)


La bambola (18 settembre 1973)


Testimone oculare (25 settembre 1973)

  • Marilù Tolo (Roberta Leoni)
  • Riccardo Salvino (Guido Leoni)
  • Glauco Onorato (Commissario Rocchi)
  • Altea De Nicola (Anna)
  • Gino Pagnani
Fotografia Elio Polacchi
Montaggio Alberto Moro (Il tram), Amedeo Giomini (gli altri film)
Musiche Giorgio Gaslini
Scenografia Dario Micheli
Costumi Dario Micheli
Produttore S.E.D.A. Spettacoli per la RAI
Prima visione
Prima TV Italia
Dal 4 settembre 1973
Al 25 settembre 1973
Rete televisiva Programma Nazionale

La porta sul buio è una miniserie televisiva antologica formata da quattro episodi gialli di circa un'ora, curati e prodotti da Dario Argento e trasmessi dalla RAI per quattro settimane nel settembre 1973 sul Programma Nazionale (l'odierna Rai 1).

Ogni episodio viene presentato da Dario Argento, che firmò la regia del secondo episodio con lo pseudonimo Sirio Bernadotte e subentrò a Roberto Pariante nella regia del quarto.

Note sulla serie[modifica | modifica sorgente]

Reduce dai successi dei primi tre film, Dario Argento cura e produce per la RAI una serie di quattro mediometraggi della durata di circa un'ora ciascuno. Oltre a presentare ogni episodio, il regista ne dirige personalmente uno, Il tram, subentrando inoltre a Roberto Pariante nella direzione di Testimone oculare, mentre gli altri due film sono affidati a Luigi Cozzi, collaboratore di Argento, e a Mario Foglietti. Si trattava di un team già collaudato, in quanto in Quattro mosche di velluto grigio Pariante era stato aiuto regista di Argento e Cozzi assistente alla regia e coautore del soggetto con Foglietti ed Argento. Fondamentale apporto alla confezione della serie fu dato dalle musiche, opera di Giorgio Gaslini, pianista e compositore jazz. La serie fu trasmessa dal primo canale in prima serata, ma, non essendo i telespettatori dell'epoca avvezzi a scene "forti" in televisione, Argento e colleghi dovettero contenersi nella rappresentazione di scene cruente e di terrore, come fino ad allora il regista aveva abituato le platee cinematografiche. Non per questo gli autori delle quattro storie rinunciarono ad imbastire delle trame dalle tinte fosche, atmosfere stranianti e con una sufficiente dose di suspense. Argento in particolare cercò di trasferire in queste brevi storie le sue idee, già proposte sul grande schermo, rappresentando la mini serie un'occasione per il regista di sperimentare nuove tecniche di ripresa e di esplorare nuovi linguaggi cinematografici adatti al thriller.

I singoli episodi[modifica | modifica sorgente]

Il vicino di casa[modifica | modifica sorgente]

Due giovani coniugi si trasferiscono con il figlio appena nato in una nuova abitazione sul litorale laziale, ignorando che il loro vicino di casa ha appena assassinato la moglie.

È l'episodio andato in onda per primo; si caratterizza per un'ambientazione claustrofobica e da incubo: tutta la vicenda si svolge prevalentemente di notte, all'interno di un appartamento, privo di telefono ed illuminazione, sito in un piccolo edificio isolato vicino alla spiaggia, situazione a cui si aggiunge l'auto in panne dei due protagonisti. Elementi che, unitamente alle scenografie povere che contornano i due protagonisti, conferiscono alla vicenda un'atmosfera angosciante, dominata da un'onnipresente tensione, cui contribuiscono musiche e montaggio. A rendere bene il senso di desolazione che si respira in tutto il film contribuiscono inoltre le riprese notturne in esterni davanti l'abitazione, nel silenzio interrotto dalle folate di vento. In alcune sequenze sembra piuttosto palese la mano di Argento: ne sono un esempio il montaggio alternato, lo stacco dal piano lungo al primissimo piano (già applicati dal regista nei suoi film) e le suddette riprese esterne.

Cozzi ha dichiarato di aver preso spunto da La finestra sul cortile di Hitchcock; in effetti, Mimmo Palmara, il "vicino di casa", sembra avere le movenze di Raymond Burr, l'assassino in quel film, oltre al fatto che vuole sbarazzarsi della giovane coppia, testimone involontaria dell'uxoricidio. Altra citazione è Il cervello di Frankenstein, film che i due protagonisti guardano in televisione.

I due protagonisti sono Aldo Reggiani (reduce dall’argentiano Il gatto a nove code) e Laura Belli (già interprete degli sceneggiati Ho incontrato un'ombra e Il segno del comando). Nel ruolo dello psicopatico troviamo, come detto, Mimmo Palmara, noto doppiatore, stuntman, nonché interprete di numerosi peplum e spaghetti-western, mentre nel prologo dell’episodio compare lo stesso Argento.

Il tram[modifica | modifica sorgente]

Un commissario di polizia indaga sul misterioso omicidio di una ragazza, assassinata nel vagone di un tram durante una corsa notturna.

L'episodio diretto da Argento rispecchia le sue idee già esposte nei primi tre lungometraggi. Partendo da una situazione eliminata dalla sceneggiatura originale de L'uccello dalle piume di cristallo, il regista romano, che qui si firma Sirio Bernadotte (in quanto all’epoca non voleva sminuire la propria immagine apparendo come regista di telefilm) per raccontare l'indagine condotta dal commissario, fa ampio uso degli elementi che contribuirono al successo dei suoi primi film: inquadrature studiate e ricercate, ossessione per il dettaglio (i tic del protagonista, che si schiocca continuamente le dita mentre pensa a come risolvere il rompicapo), martellante musica jazz di Gaslini, uso delle soggettive per generare curiosità e mistero, il "particolare" fondamentale che il protagonista non riesce a decodificare, ironia e umorismo di fondo che pervadono il film (la descrizione di alcuni sospettati, la sequenza del mitomane, le gaffe di Morini, sempre bersagliato da Giordani), la risoluzione di momenti drammatici con brevissime ma eloquenti scene (il principale sospettato che, ammanettato tra due carabinieri, urla la propria innocenza nell'aula giudiziaria) e, infine, la presenza dei caratteristi Fulvio Mingozzi, Gildo Di Marco, Tom Felleghi e Corrado Olmi.

Con questo film Argento conferma di essere affascinato dall'idea antonioniana dell'ingannevolezza dello sguardo, costruendo e sciogliendo il nodo giallo della vicenda attorno ad uno spiazzante ed inaspettato "particolare" sfuggente, che viene messo a fuoco da Giordani dopo aver percorso più volte il medesimo tragitto a bordo del tram al fine di risalire al momento del delitto, di cui nessun passeggero sembra essersi accorto. Inoltre, Argento mantiene basso il livello di tensione nella prima mezz'ora, per poi caricarla negli ultimi venti minuti, fino a farla esplodere durante la lunga attesa, commentata da una musica ossessiva, nella tesissima sequenza finale.

Il giovane commissario è interpretato da Enzo Cerusico, il cui personaggio presenta comunque una certa ambiguità di fondo, forse dovuta alla sua testardaggine, visto che, pur di smascherare il colpevole, non esita ad utilizzare come esca la propria fidanzata (Paola Tedesco), che rischierà la vita pur di aiutarlo.

Originale è, infine, la scelta di affidare proprio al commissario il compito di esprimere un messaggio “politico” in chiusura d’episodio: «C’è anche il criminale intelligente, magari ha belle macchine, ville, lusso, può anche sembrare una persona per bene, compie delitti anche lui, eccome, solo che quando andiamo a vedere ci mostra le mani e sono sempre bianche, pulite, immacolate».

La bambola[modifica | modifica sorgente]

La polizia è alla ricerca di uno psicopatico evaso dall’ospedale psichiatrico, il quale sembrerebbe essere responsabile dell’omicidio di una donna. Intanto una ragazza, impegnata nel furto di una bambola, viene avvicinata da un misterioso individuo.

Terzo e penultimo capitolo della serie, a detta di alcuni il meno riuscito, non possiede la carica emotiva dei precedenti episodi, non essendoci veri momenti di suspense, salvo durante la scena nella sartoria, mentre la tensione è praticamente assente per tutta la durata del film. Più che a spaventare lo spettatore, gli autori della sceneggiatura sono interessati a creargli l'illusione di assistere ad un certo svolgimento dei fatti, ricorrendo ad un montaggio ingannevole e all’uso di soggettive tipiche di Argento. In questo senso, si veda anche la lunga soggettiva con cinepresa a spalla che apre l’episodio, la quale, tra l'altro, è molto simile al prologo del successivo Halloween - La notte delle streghe di John Carpenter.

Testimone oculare[modifica | modifica sorgente]

Una donna racconta alla polizia di aver assistito ad un omicidio, ma nessuno le crede perché dell’accaduto non è stata rinvenuta alcuna prova.

Pur essendo firmato da Roberto Pariante, l'episodio venne in realtà girato da Argento, il cui tocco è individuabile nella presenza di un misterioso individuo che, in guanti neri, parla al telefono con voce sibilata, nella ritmata colonna sonora che fa ampio uso di piatti e percussioni (ricordando molto lo score composto da Ennio Morricone per Quattro mosche di velluto grigio), nello stacco dal piano lungo al primissimo piano. Sono, invece, del tutto assenti humor ed ironia che contraddistinguono Il tram, venendo questi sostituiti da un clima "nero" ed asfissiante e da una costante sensazione di minaccia e di pericolo incombenti sulla protagonista (interpretata da Marilù Tolo), percepibile fin dalle prime immagini del film. Infatti, a differenza dell'altro episodio, nel quale la tensione esplodeva tutta negli ultimi venti minuti, qui si assiste ad un graduale accumulo di dati "allarmanti" (un cadavere che sparisce, telefonate minacciose, serrature forzate, cavi telefonici tagliati) a sottolineare la dimensione claustrofobica ed angosciante in cui viene a trovarsi la protagonista (ha visto un cadavere di donna, ma nessuno le crede), sempre più isolata all'interno della propria abitazione-prigione; peraltro, proprio il finale è l'unico punto di contatto con Il tram, nel quale Giulia rimaneva prigioniera nel deposito. Un finale, tra l'altro, che presenta diverse analogie con il già citato Halloween - La notte delle streghe.

Infine, altro elemento differenziale rispetto a Il tram riguarda il personaggio del commissario Rocchi (a cui dà il volto l'attore e doppiatore Glauco Onorato), molto più in ombra e pacato del collega Giordani, e meno ostinato nella ricerca della verità a tutti i costi, riuscendo alla fine a salvare Roberta solo per puro caso.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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