Prénom Carmen

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Prénom Carmen
Prénom Carmеn.png
Maruschka Detmers in una scena del film
Titolo originale Prénom Carmen
Paese di produzione Francia
Anno 1983
Durata 85 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Jean-Luc Godard
Soggetto Anne-Marie Miéville
Sceneggiatura Anne-Marie Miéville
Produttore Alain Sarde
Casa di produzione Sara Films, JLG Films, Antenne2
Distribuzione (Italia) William
Fotografia Raoul Coutard e Jean-Bernard Menoud
Montaggio Fabienne Alvarez-Giro e Suzanne Lang-villar
Musiche Ludwig van Beethoven
Costumi Renée Renard
Interpreti e personaggi

Prénom Carmen è un film di Jean-Luc Godard uscito in prima nazionale nelle sale di Parigi il 7 dicembre 1983.

Al Festival di Venezia vinse non solo il Leone d'Oro al miglior film, ma ricevette anche il premio speciale della giuria per la fotografia, a Raoul Coutard, e per il suono, a François Musy.[1]

Il soggetto è ispirato all'opera Carmen di Bizet, i cui diritti sono scaduti; altri registi si impegnano come Godard in una riduzione cinematografica: Francesco Rosi (Carmen, 1984), Carlos Saura (1983), Peter Brook (1983), ma il libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy e il racconto di Prosper Mérimée sono per il regista franco-svizzero solo un punto di partenza, considerato che dell'opera rimane ben poco nel film.[2]


Trama[modifica | modifica wikitesto]

Una ragazza di nome Carmen, appartenente a un gruppo extraparlamentare che non disdegna il terrorismo, si reca in ospedale a trovare suo zio Jeannot,[3] ex regista che si finge malato per vivere a spese dell'assistenza pubblica. Carmen gli racconta che sta progettando un film con alcuni amici, e chiede in prestito la sua casa al mare per le riprese. In realtà Carmen e il suo gruppo stanno progettando una rapina per autofinanziamento, hanno preso ispirazione da John Dillinger che portò a termine un colpo travestendo i suoi da troupe cinematografica.

Negli intermezzi fra le scene, quattro musicisti provano alcuni Quartetti d'archi di Beethoven. Uno dei violinisti è la giovane Claire, corteggiata con discrezione da un amico di suo fratello di nome Joseph, che di mestiere fa la guardia giurata. Proprio Joseph è di servizio armato in banca quando il gruppo di Carmen sopraggiunge, travestito da troupe cinematografica. Per fingersi attrice lei si è vestita elegante, tailleur e scarpe con il tacco. La rapina non va secondo i loro piani, le guardie reagiscono, tutto risulta confuso, con sparatorie e sangue. Joseph tenta di bloccare Carmen mentre scende dal piano superiore, lei gli spara con una pistola; lui risponde con il suo fucile, ma entrambe le armi fanno cilecca. I due si gettano uno contro l'altra, cadono in terra avvinghiati; lottano corpo a corpo, ma d'improvviso si baciano appassionatamente, indifferenti verso la sparatoria che continua.

Decidono all'istante di fuggire insieme, lei accetta di lasciarsi ammanettare per fingere l'arresto. Si allontanano su una delle auto usate dai terroristi. Joseph rifiuta di liberarle i polsi e di perderla d'occhio, giunge fino a portarla con sé nel bagno maschile quando si fermano in una stazione di servizio. Per sfida, Carmen solleva la gonna sul sedere e si serve di un orinatoio a muro davanti agli occhi di un altro uomo.

Joseph le libera le mani solo quando arrivano nella casa vacanze di zio Jeannot, dove vivono in isolamento davanti a un mare selvaggio, alle onde e alla spiaggia deserta. Per i due è un autentico idillio, in attesa dei complici di Carmen: si amano e fanno spesso l'amore, girano nudi nell'appartamento, lei progetta il sequestro di un industriale a scopo di autofinanziamento. Joseph tenta di parlarle di Claire, ma le due ragazze sono troppo diverse.

Seguendo le tracce, la polizia arriva alla casa sul mare e la circonda. C'è una sparatoria, Joseph viene catturato e immediatamente processato. La difesa in aula viene assunta da una giovane avvocatessa che perora la sua causa con foga e convinzione, convincendo la giuria che Joseph ha agito per amore. Il verdetto è assoluzione. Claire, che ha assistito al dibattimento, festeggia proponendo a Joseph un nuovo lavoro, dal momento che è stato licenziato. Il ragazzo è tentato di accettare, ma gli giunge una rosa rossa inviata da Carmen.

Nel frattempo Carmen e Jacques, il capo del gruppo che è anche il suo ex amante, danno appuntamento in un bar allo zio Jeannot: sono tornati sull'idea di girare un film del quale lui dovrebbe fare da regista, non più nella sua villa al mare ma in un Grand hotel di Parigi. Lo zio si comporta come se non fosse completamente sano di mente, tuttavia capisce che l'idea del film è solo una copertura.

Joseph è tornato da Carmen, i due prendono una suite di lusso nel Grand hotel dove risiede l'industriale che il gruppo ha progettato di rapire per riscatto. La polizia, che ha nei sospetti, piantona l'hotel. Carmen offre a Joseph di recitare una parte nel film, se ne va e torna con gli altri membri del gruppo, che portano con sé le armi. Qualcosa si è rotto però tra i due giovani, Carmen gli dice che tra loro è finita, i due si schiaffeggiano con astio. Lui la raggiunge dentro la doccia e si masturba disperatamente.

La finta troupe cinematografica predispone le riprese nella sala da pranzo dell'hotel, seguendo le disposizioni dello scettico zio Jeannot. Nello stesso locale c'è anche il quartetto d'archi di cui fa parte Claire, ingaggiato dalla direzione. Improvvisamente i terroristi estraggono le armi, i poliziotti in borghese reagiscono mentre i musicisti continuano a suonare Beethoven. Segue una sparatoria, vengono colpiti clienti e anche amici di Carmen. Irrompe anche Joseph che impugna una pistola con l'intento di uccidere Carmen. Tra i due c'è di nuovo una colluttazione corpo a corpo, sulle scale, speculare a quella che li ha fatti innamorare. Si sente un colpo d'arma da fuoco. Carmen è a terra, un cameriere si piega su di lei per ascoltare le sue ultime parole:

« Carmen: Come si chiama quando ci sono gli innocenti da una parte e i colpevoli dall'altra?
Cameriere: Non lo so, Mademoiselle.
Carmen: Ma sì, è quando tutti hanno sciupato tutto, quando tutto è perduto, ma il giorno si leva e si può almeno respirare?
Cameriere: Questa si chiama l'aurora, Mademoiselle.[4] »


Critica[modifica | modifica wikitesto]

Prénom Carmen è il secondo film di quella “trilogia del sublime” che Godard si propose di girare all'inizio degli anni ottanta come ritorno volontario alla perfezione dell'immagine, dopo l'esperienza del collettivo cinematografico Gruppo Dziga Vertov e le sperimentazioni video degli anni precedenti. Questo intento di classicità formale sarà premiato con i riconoscimenti ufficiali al suono e alla fotografia al Festival di Venezia.

Dopo l'insuccesso commerciale del precedente Passion, una sorpresa per l'autore, il budget a sua disposizione è molto inferiore (significativa in questo senso la dedica nella didascalia finale: In memoriam small movies); per contenere i costi, Godard decide di recitare lui stesso una parte, che è poi una variazione del suo sempiterno personaggio, l'Idiota, che a breve avrà un film tutto suo (Cura la tua destra..., 1987). Fonda anche una propria casa di produzione, la JLG Films.[5] Isabelle Adjani, una delle attrici più in voga al momento, reduce dal successo di L'estate assassina di Jacques Becker, rifiuta la parte di protagonista. Viene scritturata una giovanissima esordiente olandese, Maruschka Detmers, che a breve otterrà un altro ruolo di protagonista legata agli anni di piombo con Diavolo in corpo di Marco Bellocchio.

Dal punto di vista figurativo, Prénom Carmen ha un rapporto stretto con uno dei maggiori successi di Godard, Pierrot le Fou: entrambi sono caratterizzati dalla preminenza del colore, che entra prepotentemente nella storia, e scanditi dalla presenza del mare oltre che dal presagio della morte. Godard smonta l'archetipo della storia d'amore e morte per metterne a nudo il mistero perverso:[6]

« Tutti conoscono la storia di Carmen, mentre nessuno sa cosa Carmen e José si sono detti tra loro, cosa hanno mangiato, come hanno dormito, come hanno fatto l'amore. Si sa come comincia e come va a finire. Ma che cosa succede tra l'inizio e la fine? A noi interessava mostrare ciò che un uomo e una donna si erano detti sotto l'influenza di questa immagine dell'amore che pesa su di loro. »
(Jean-Luc Godard, conferenza stampa al Festival di Venezia 1983[7])

La visione del mare viene utilizzata negli intervalli tra scene, negli interstizi di immagini che si rivolgono a zone segrete dell'inconscio.[6]

Prénom Carmen è il film che Godard gira subito dopo Passion; solo un anno è trascorso, e dal precedente eredita la contrapposizione dialettica arte/vita, riconciliate nel personaggio di zio Jeannot, l'unico che capisca cos'è la vita (non per nulla si finge matto) e cos'è il cinema: rapina, violenza, amore, odio, azione, morte.[8] D'altronde l'arte si distacca nettamente dalla vita, le parentesi musicali sono momenti di immagini e suono perfetti, le prove del quartetto si svolgono in un luogo chiuso, appartato, un atout che è un rifugio.[9] Questa dialettica arte/vita attraversa anche i due personaggi femminili tra i quali Joseph è diviso, la selvaggia Carmen, istintiva e senza inibizioni, e l'angelica Claire, le cui battute di dialogo sono tratte integralmente dai quaderni intimi di L.v.Beethoven.[10] È esattamente dallo scontro tra arte e vita, tra queste due serie di immagini, che scaturisce la perfezione classica del film: dall'alternanza tra la storia di Carmen e Joseph e le prove del quartetto, con il personaggio di Claire a fare da collante tra le due.[11]

Quando il film vince il Leone d'Oro, la stampa italiana rimane sbalordita, all'uscita in sala qualche critico si era addirittura dichiarato incapace di scrivere una recensione; Godard ha sempre sofferto un pessimo rapporto con la critica specializzata italiana, incapace a comprenderlo già dai tempi di À bout de souffle; anche questa volta dunque la critica deve trovare giustificazioni, e si spiega il premio come un tributo della giuria, forse una delle più belle di sempre del Festival perché tutta composta da registi della Nouvelle vague, all'ex collega e maestro riconosciuto.[12] Una drammatica incomprensione, perché come testimoniano anche i due riconoscimenti tecnici, Prénom Carmen è tra i risultati più avanzati di Jean-Luc Godard, di grande originalità e perfezione estetica.[13]

L'ambizione (realizzata) di Prénom Carmen è un'immagine finalmente bellissima; è questa la ragione per cui dopo 14 anni di intervallo, Godard ha richiamato Raoul Coutard per la sua “trilogia del sublime”. La macchina da presa è una Aaton 35 mm realizzata apposta da Jean-Pierre Beauviala,[14] la pellicola una Eastmancolor che Godard identifica con le tonalità dei grandi maestri olandesi e fiamminghi:

« La Fuji è fatta per la pittura giapponese, solo la Kodak è nella tradizione della pittura olandese. »
(Jean-Luc Godard[15])

Nel film Passion Godard riprendeva immagini composte come quadri classici, e in Prénom Carmen continua a fare grande pittura: per le scene in interni, Coutard usa una luce fredda (per esempio, quella naturale del cielo nuvoloso che entra dalle finestre) con un punto luce caldo (l'illuminazione elettrica di una abat-jour o un lampadario). Come Vincent Van Gogh alla ricerca del colore giallo, citato dallo zio Jeannot, Godard ha finalmente trovato l'essenza del cinema: la luce.[16]

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Secondo un paradosso tipicamente godardiano, della musica di Bizet nel film non rimane che il motivo dell'Habanera fischiettato qua e là dai personaggi, mentre la colonna sonora è monopolizzata dai Quartetti per archi di Beethoven (in particolare, i quartetti n. 9, 10, 14, 15 e 16 eseguiti dal Quatuor Prat[17]).

« Ora è ormai un'idea consolidata che Carmen non esista senza musica. Amleto esiste senza musica. Elettra esiste senza musica. La musica fa parte della storia di Carmen. Del resto la novella di Mérimée non è mai stata celebre, lo è diventata una volta che Bizet l'ha messa in musica. »
(Jean-Luc Godard, conferenza stampa al Festival di Venezia 1983[7])

La musica di Beethoven è da sempre presente nel lavoro di Godard, ma è significativo che diventi così quantitativamente rilevante, anche dal punto di vista semantico, in questo film che l'autore vuole perfetto nell'immagine come nel suono. L'idea, di conseguenza, è quella di scegliere una musica fondamentale, che abbia segnato la storia della musica.[18]

« Non sono stato io a scegliere Beethoven. Direi piuttosto che è stato Beethoven a scegliere me, e che io ho soltanto risposto al suo richiamo.
Quando avevo circa vent'anni, ed è l'età dei miei personaggi, ho ascoltato Beethoven. Ero sulla riva del mare, in Bretagna. E ho scoperto i suoi Quartetti. »
(Jean-Luc Godard, 1983[7])

Godard sfrutta il senso pànico della musica per agire sull'inconscio, per accordarsi al motivo della disperazione e del dolore; gli intermezzi dei musicisti che provano i Quartetti sottolineano il senso disperato di un amore tragico, ineluttabile, con la funzione di divaricare il significato dell'attesa da quello del dolore.[6]

Elementi in comune tra Carmen di Bizet e il film di Godard[modifica | modifica wikitesto]


Bizet Godard
Carmen Sigaraia gitana Terrorista
Don José Gendarme Joseph, poliziotto privato
Micaëla Claire
Affiliazione di Carmen ai contrabbandieri Appartenenza alla lotta armata
Carmen arrestata e legata da don José Finto arresto di Carmen ammanettata
Locali Taverna di Lilas Pastia Bar, caffè
Rifugi Covo dei banditi Casa al mare di zio Jeannot
Arena de Toros Grand Hotel
Finale Don José accoltella Carmen La pistola di Joseph uccide Carmen

Premi[modifica | modifica wikitesto]

Leone d'oro al miglior film conquistato alla 40ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberto Farassino, Jean-Luc Godard, Il Castoro cinema, 2007, ISBN 9788880330660.
  • (FR) Antoine de Baecque, Godard - biographie, Paris, Grasset, 2010, ISBN 9782246647812.
  • Roberto Turigliatto (a cura di), Passion Godard – il cinema (non) è il cinema, Centro espressioni cinematografiche/La cineteca del Friuli, 2010, ISBN 9788889887080.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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  1. ^ Turigliatto, p. 181
  2. ^ Farassino, p. 167
  3. ^ «Jeannot» è fino dall'infanzia il diminutivo familiare di Jean-Luc Godard.
  4. ^ Cela s'appelle l'aurore è il titolo originale del film Gli amanti di domani di Luis Buñuel, che riprende ma con significato inverso le parole dell'epilogo di Elettra di Jean Giraoudoux
  5. ^ Farassino, p. 167
  6. ^ a b c Edoardo Bruno, La forma della finzione, Filmcritica n. 337, settembre 1983
  7. ^ a b c Cineforum n. 242, febbraio-marzo 1985
  8. ^ Farassino, p. 170-171
  9. ^ Farassino, p. 170
  10. ^ Farassino, p. 171
  11. ^ Farassino, p. 171
  12. ^ Farassino, p. 168
  13. ^ Farassino, p. 166
  14. ^ Farassino, p. 166
  15. ^ Citato in Farassino, p. 172
  16. ^ Farassino, p. 172
  17. ^ Turigliatto, p. 181
  18. ^ Turigliatto, p. 182