Questa è la mia vita
| Questa è la mia vita | |
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Anna Karina in una scena del film |
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| Titolo originale | Vivre sa vie: Film en douze tableaux |
| Paese | Francia |
| Anno | 1962 |
| Durata | 85 min |
| Colore | B/N |
| Audio | sonoro |
| Genere | drammatico |
| Regia | Jean-Luc Godard |
| Soggetto | Jean-Luc Godard |
| Sceneggiatura | Jean-Luc Godard |
| Produttore | Pierre Braunberger |
| Casa di produzione | Les Dilms de la Pleïade |
| Fotografia | Raoul Coutard |
| Montaggio | Agnès Guillemot |
| Musiche | Michel Legrand |
| Costumi | Christiane Fageol |
| Interpreti e personaggi | |
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| Premi | |
| « Bisogna prestarsi agli altri e darsi a se stessi » | |
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(Montaigne, citazione in apertura del film)
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Questa è la mia vita (Vivre sa vie: film en douze tableaux) è un film del 1962 scritto e diretto da Jean-Luc Godard, interpretato da Anna Karina, all'epoca moglie del regista, vincitore del premio speciale della giuria alla 27ª Mostra di Venezia.
Il film prende spunto da un'inchiesta giornalistica, Où en est avec la prostitution? di Marcel Sacotte.
Indice |
[modifica] Trama
La ventiduenne Nana è un'aspirante attrice, che lavora come commessa in un negozio di dischi. Dopo aver investito inutilmente i propri soldi per delle fotografie professionali che le sarebbero dovute servire come biglietto da visita per entrare nel mondo del cinema, si ritrova nella condizione di non riuscire a pagarsi l'affitto e si procura quanto le è necessario prostituendosi.
Comincia così a guadagnarsi da vivere sul marciapiede e, attraverso l'amica Yvette, che le racconta come sia diventata a sua volta prostituta, incontra il protettore Raoul, che la prende con sé e la introduce professionalmente alle regole e ai rituali del mondo della prostituzione.
Quando Nana decide di abbandonare quella vita, Raoul non è però disposto a lasciarla libera e decide invece di cederla ad un altro protettore, ma durante la "vendita" a causa di un disaccordo sul prezzo scoppia uno scontro a fuoco ed è proprio la ragazza a rimanerne fatalmente vittima.
[modifica] Stile
In questo film Godard abbandona le regole della narrazione tradizionale, adottando una struttura frammentata, non lineare. Il film è infatti strutturato in dodici capitoli o quadri (tableaux nel titolo originale), caratterizzati da «registri diversi (sociologico, documentario, letterario, cinematografico [...]) con linguaggi diversi, non uniti da una logica narrativa, ma giustapposti, forse ricombinabili in altro modo»,[1] introdotti da didascalie riassuntive, in omaggio al cinema muto:
- Un bar - Nana vuole lasciare Paul - Il flipper (Un bistrot - Nana veut abandonner Paul - L'appareil à sous)
- Il negozio di dischi - 2000 franchi - Nana vive la sua vita (Le magasin de disques - Deux mille francs - Nana vit sa vie)
- La portinaia - Paul - La passione di Giovanna d'Arco - Un giornalista (La concierge - Paul - La passione de Jeanne d'Arc - Un journaliste)
- La polizia - Interrogatorio di Nana (La police - Interrogatoire de Nana)
- I viali periferici - Il primo uomo - La camera (Les boulevards extérieurs - Le premier homme - La chambre)
- Incontro con Yvette - Un caffè di periferia - Raoul - Sparatoria (Rencontre avec Yvette - Un café de banlieue - Raoul - Mitraillade dehors)
- La lettera - Ancora Raoul - Gli Champs Elysées (La lettre - Encore Raoul - Les Champs Elysées)
- I pomeriggi - I soldi - I lavandini - Il piacere - Gli alberghi (Les après-midi - L'argent - Les lavabos - Le plaisir - Les hôtels)
- Un giovanotto - Luigi - Nana si chiede se è felice (Un jeune homme - Luigi - Nana se demande si elle est heureuse)
- Il marciapiede - Un tipo - La felicità non è allegra (Le trottoir - Un type - Le bonheur n'est pas gai)
- Place du Chatelet - Lo sconosciuto - Nana fa della filosofia senza saperlo (Place du Châtelet - L'inconnu - Nana fait de la philosophie sans le savoir)
- Ancora il giovanotto - Il ritratto ovale - Raoul rivende Nana (Encore le jeune homme - Le portrait ovale - Raoul revend Nana)
Altre scelte stilistiche che accentuano la natura teatrale e l'effetto di straniamento di stampo brechtiano sono l'ampio uso del piano sequenza («procedimento funzionale a registrare l'immediato e il casuale»),[2] come quello iniziale in cui la protagonista e il suo interlocutore, seduti al bancone del bar, vengono inquadrati per interi minuti solo di spalle, o quello nel negozio di dischi, e i dialoghi letterari, innaturali, come quello tra Nana e il filosofo al bar o la spiegazione di tono giornalistico del protettore sulle regole della prostituzione, e la lunga lettura di un brano del racconto Il ritratto ovale di Edgar Allan Poe accompagnata dall'insistito primo piano di Nana.
[modifica] Riferimenti ad altre opere
Il film è dedicato ai B-movie.[3]
In una sequenza, Nana assiste al cinema alla proiezione del film La passione di Giovanna d'Arco di Carl Theodor Dreyer, identificandosi fortemente con la pulzella e piangendo insieme a lei per la sua condanna al rogo.
Quasi alla fine del film, mentre Nana col protettore è in macchina, si vede un cinema con la fila fuori, dove proiettano Jules e Jim, uno dei capolavori della Nouvelle Vague, girato da François Truffaut.
[modifica] Note
- ^ Il Morandini - Dizionario dei Film 2000. Bologna, Zanichelli editore, 1999. ISBN 88-08-02189-0 p. 1072
- ^ Il Mereghetti - Dizionario dei Film 2008. Milano, Baldini Castoldi Dalai editore, 2007. ISBN 978-88-6073-186-9 p. 2393
- ^ Titoli di testa del film
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Collegamenti esterni
- Scheda su Questa è la mia vita dell'Internet Movie Database
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