Carl Theodor Dreyer

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Carl Theodor Dreyer (Copenaghen, 3 febbraio 1889Copenaghen, 20 marzo 1968) è stato un regista e sceneggiatore danese, considerato tra i maggiori cineasti del mondo.

Carl Theodor Dreyer (1965)

Sebbene la sua carriera sia durata quasi 50 anni, dagli anni dieci ai sessanta, la sua pignoleria, i metodi dittatoriali, lo stile di ripresa idiosincratico e l'ostinata devozione alla sua arte fecero in modo che la sua produzione fosse poco prolifica; preferendo la qualità, scelta che comunque l'ha portato a produrre alcuni dei maggiori classici del cinema internazionale.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nacque come figlio illegittimo da una governante che lo diede in adozione alla famiglia Dreyer rigidi luterani che con i loro insegnamenti influenzarono i temi di parecchi suoi film. Qualche tempo dopo la sua nascita, la madre biologica rimase incinta nuovamente, ma morì nel tentativo di abortire.

Da giovane lavorò come giornalista, probabilmente trovò la sua vocazione scrivendo i sottotitoli dei film muti e scrivendo poi sceneggiature. Il suo debutto come regista ebbe un successo limitato. La fama arrivò grazie al film Il padrone di casa, anche noto come L'angelo del focolare, nel 1925. Il successo in patria divenne trionfo in Francia, dove la Société Genérale des Films gli affidò la realizzazione di un lungometraggio sull'eroina nazionale: Giovanna d'Arco.

Il film La passione di Giovanna d'Arco, a cui lavorò anche sul montaggio, uscì nelle sale nel 1928, e fu il suo primo grande classico. Con l'aiuto di Michel Champion scrisse la sceneggiatura, che nasceva da studi diretti sulle trascrizioni originali del processo. Dreyer creò in questo modo un capolavoro di emozione che si divide equamente tra realismo e espressionismo.

Il film successivo fu Vampyr - Il vampiro (1932), una meditazione surreale sulla paura. La logica cede il passo alle emozioni e all'atmosfera in questa storia dove un uomo protegge due sorelle da un vampiro. Il film contiene molte immagini indelebili come l'eroe che sogna la propria sepoltura e l'animale assetato di sangue sul volto di una delle sorelle, mentre si trova rapita dall'incantesimo del vampiro. È il primo film sonoro di Dreyer, sebbene i dialoghi siano molto limitati.

Entrambi i film non ebbero successo ai botteghini e Dreyer non girò altri film fino al 1943. In questa data si ha Dies Irae, un film sull'ipocrisia di chi aveva condannato le streghe. Con questo film Dreyer stabilì lo stile che avrebbe contraddistinto i suoi film sonori: composizioni accurate, cruda fotografia in bianco e nero e riprese molto lunghe.

Nel 1955 girò Ordet, tratto dall'omonima opera teatrale di Kaj Munk. Sullo sfondo di una società che ha un rapporto controverso con la religione, Dreyer volle esaltare la fede dei semplici. Il film gli valse il Leone d'Oro alla Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia nel 1955.

L'ultimo film di Dreyer fu Gertrud (1964). Accolto dalla critica in maniera non-unanime (ma Godard scrisse "Ricorda in follia e in bellezza le ultime opere di Beethoven"[1]), suona come un testamento artistico dell'autore in quanto egli narra di una donna che, attraverso gli alti e bassi della sua vita, non biasima mai le scelte fatte.

Il documentario Carl Th. Dreyer: Min Métier contiene ricordi di coloro che lo hanno conosciuto a fondo.

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Regista[modifica | modifica sorgente]

Sceneggiatore[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ il Morandini

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Pier Giorgio Tone, Carl Theodor Dreyer, Il Castoro Cinema n. 53, Editrice Il Castoro, 1978
  • Per Dreyer. Incarnazione del cinema, a cura di S.Grmek Germani e G.Placereani, Il Castoro, Milano, 2004

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 51697917 LCCN: n78094058