Nanà (romanzo)
| Nana | |
|---|---|
| Titolo originale | Nana |
| Autore | Émile Zola |
| 1ª ed. originale | 1880 |
| Genere | Romanzo |
| Lingua originale | francese |
| Ambientazione | Parigi - Francia, 1880 |
| Protagonisti | Anna Coupeau (Nanà) |
| Coprotagonisti | Conte Muffat–Fauchery–Satin-Fontan |
| Serie | Ciclo dei Rougon-Macquart |
| Preceduto da | Una pagina d'amore |
| Seguito da | Quel che bolle in pentola |
| « Nanà, intanto, sentendo ridere gli spettatori s'era messa a ridere anche lei. Era divertente, però, quella bella ragazza; quando rideva, per nulla imbarazzata, confidenziale, entrando subito in comunicazione col pubblico, con l'aria di dire lei stessa strizzando l'occhio di non aver due soldi di talento, ma che importava, poiché aveva qualche cosa d'altro. » |
| (Émile Zola, Nanà[1].) |
Nanà è un romanzo di Émile Zola, il settimo dei venti romanzi del ciclo de I Rougon–Macquart. Insieme a L'ammazzatoio è il più famoso e sicuramente quello che ha riscosso maggior successo. Fa un ritratto efficace della ricca borghesia di fine ottocento e tocca punte di eccellenza nella descrizione di una prima di teatro e del Gran Prix di Parigi.
Indice |
Trama[modifica]
Nanà, cioè la ragazza di tutti, viene dal basso, e cerca in tutti i modi “rispetto” nella società parigina. Figlia di Gervaise e Copeau, i protagonisti de L'Assommoir, è sfuggita al disastro economico dei genitori. Riscuote un grandissimo successo a teatro, pur non sapendo né cantare né recitare. Ma smetterà presto di fare l’attrice per dedicarsi alla sistematica dilapidazione del patrimonio di tutti i suoi amanti. È incapace di amare, anche il suo figlioletto Luigino, che comunque muore di vaiolo a soli tre anni, e odia e disprezza tutti i suoi amanti. È causa di suicidi, di divisioni, di arresti e sembra far “marcire” tutto quello che tocca. Alla fine marcirà anche lei, sfigurata dal vaiolo, e morirà in una camera d’albergo mentre fuori esplode lo sciovinismo dei parigini per la guerra dichiarata alla Prussia.
Versione teatrale[modifica]
William Busnach trasse nel 1881 dal romanzo, con il permesso di Zola, una pièce teatrale[2] in cinque atti.
Edizioni italiane[modifica]
- trad. di Policarpo Petrocchi e Standaert, G. Pavia e C., Milano 1880
- trad. di Vittorio Bersezio, Libreria Editrice, Milano 1882 (la versione teatrale in collaborazione con William Busnach)
- trad. anonima, Bideri, Napoli 1892
- trad. di Adriano Salani, Salani, Firenze 1895; Quattrini, Firenze 1924
- trad. di Raoul Fandot, Nerbini, Firenze 1912
- trad. di Corrado Ferri, Bietti, Milano 1913; Aurora, 1936
- trad. di R. Picco, Madella, Milano 1929;
- trad. di U. Caimpenta, Lucchi, Milano 1947
- trad. anonima, Giachini, Milano 1954
- trad. di Sestilio Montanelli, Mondadori, Milano 1955; 1995 (con introduzione di Roberta Maccagnani, con uno scritto di Thomas Mann)
- trad. di Dora Eusebietti, Utet, Torino 1960
- trad. di Maria Bellonci, Casini, Firenze 1965; Sansoni, Firenze 1969; BUR, Milano 1981 (con introduzione di Henri Mitterand) ISBN 88-17-12252-1
- trad. di Ricciardetto Buzzoni, Alberto Peruzzo Editore, Milano 1986
- trad. di Luisa Collodi, introduzione di Riccardo Reim, premesse di Massimo Raffaeli e Attilio Lolini, Newton Compton, Roma 1994 ISBN 88-541-0102-8; 2010 (con premessa di Aldo Nove)
- trad. di Giovanni Bogliolo, in Romanzi, a cura di Pierluigi Pellini, vol. 1, I Meridiani Mondadori, Milano 2010 ISBN 9788804594161
Versioni cinematografiche e televisive[modifica]
Dal romanzo sono stati tratti diversi film, da ricordare almeno:
- Nanà, per la regia di Camillo De Riso nel 1914;
- quello di Jean Renoir nel 1926, con Catherine Hessling;
- quello di Dorothy Arzner e George Fitzmaurice del 1934;
- quello di Roberto Gavaldón e Celestino Gorostiza del 1944;
- quello di Christian-Jaque nel 1955 con Martine Carol;
- uno di Mac Ahlberg con Anna Gaël, nel 1970;
- uno di Dan Wolman con Katya Berger, nel 1983.
Sono state tratte anche diverse serie televisive:
- per la regia di John Davies, con Katherine Schofield, nel 1968;
- per la regia di Maurice Cazeneuve, con Véronique Genest, nel 1981;
- per la regia di Alberto Negrin, con Francesca Dellera, nel 1999;
- per la regia di Edouard Molinaro, con Lou Doillon, nel 2001.
Altre versioni iconografiche[modifica]
- Édouard Manet diede al ritratto di Henriette Hauser il nome di Nana che aveva incontrato nel romanzo L'ammazzatoio di Zola. Il dipinto venne rifiutato dalla commissione che valutava quali opere esporre al Salon nel 1877.
- L'ispirazione di Zola viene fatta risalire a Blanche d'Antigny, che a sua volta fu modella per alcuni quadri di Paul Baudry.
- Le serie di Nanas vennero dichiarate dalla scultrice Niki de Saint Phalle più legate a Peter Paul Rubens che al romanzo di Zola.
Note[modifica]
- ^ Émile Zola, Nanà, traduzione di Maria Bellonci, collana: I capolavori (5), Firenze, Sansoni, 1965, pag. 27.
- ^ Fece lo stesso per L'Assommoir e Pot-Bouille, le tre opere furono pubblicate da Charpentier, Paris 1884 con il titolo Trois pièces tirées des romans et précédées chacune d'une préface par Émile Zola.