Jean-Pierre Melville

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Jean-Pierre Melville (vero nome Jean-Pierre Grumbach) (Parigi20 ottobre 1917 – Parigi2 agosto 1973) è stato un regista francese.

Indice

[modifica] Biografia

Uomo introverso, dotato di personalità complessa e scontrosa, appassionato sin dall'infanzia di cinema, matura una profonda ammirazione per la cultura statunitense tanto da assimilarne atteggiamenti feticisti per il resto della vita.

Durante la seconda guerra mondiale combatte nelle file della resistenza francese con il nome di battaglia di Melville in onore del poeta e scrittore americano Herman Melville (pseudonimo mantenuto anche in seguito), e collabora all’Operazione Dragoon, lo sbarco delle truppe alleate nel sud della Francia.

[modifica] Gli inizi nel cinema

Congedato, cerca di ottenere dal Sindacato dei Tecnici una tessera di assistente-tirocinante per diventare regista, ma gli viene rifiutata e da quel momento decide di autofinanziare i propri film.

Dopo un primo cortometraggio in 16 mm, l’esordio avviene nel 1947 con Il silenzio del mare (Le silence de la mer) dal testo di Vercors. La ristrettezza dei mezzi e le riprese rocambolesche non minano il notevole esito della pellicola che gli dà subito fama di intellettuale specialista di trasposizioni letterarie.
Jean Cocteau lo richiede espressamente per adattare sullo schermo il suo romanzo I ragazzi terribili nel 1950.

Bob il giocatore (Bob le flambeur) (1955) è il primo film “noir”, influenzato fortemente da alcuni capisaldi americani e francesi quali Giungla d'asfalto (The Asphalt Jungle) (1950) di Huston, La fiamma del peccato (Double Indemnity) (1944) di Wilder, Rififi (Du Rififi chex les hommes) (1954) di Dassin e Grisbì (Touchez pas au grisbi) (1954) di Becker.

[modifica] Studi Jenner e rapporti con la Nouvelle Vague

Nel medesimo periodo, acquista alcuni magazzini in “rue Jenner” facendovi costruire dei teatri di posa utilizzati per girare gli interni delle sue pellicole fino al 1967, anno in cui un incendio li distruggerà.
Crea così nel cuore di Parigi un piccolo ed anomalo caso di indipendenza produttiva, audace per l’epoca ma ben organizzato, suscitando l’ostilità corporativa delle istituzioni cinematografiche francesi.

Viene invece considerato un precursore dai giovani emergenti della Nouvelle Vague come Truffaut[1] e Chabrol, che in lui apprezzano anche lo stile registico aderente alla realtà (molte riprese in esterni, budget ridotti, utilizzo di attori semisconosciuti, rifiuto del maquillage)[2]. E’ simbolicamente chiamato da Jean-Luc Godard ad interpretare il ruolo dello scrittore Parvulesco in Fino all'ultimo respiro (À bout de souffle) (1959).

La successiva vocazione di Melville verso un cinema di genere, al tempo stesso classico ed astratto, ma sempre destinato ad un vasto pubblico, lo allontanerà gradualmente dal movimento[3], finché nel 1968 sentendosi concettualmente sempre più estraneo, interromperà polemicamente i rapporti attirandosi un prolungato ostracismo da parte dei Cahiers du cinéma e della critica collegata[4].

[modifica] La svolta

Leon Morin prete (Léon Morin, prêtre) (1961) introduce tali mutamenti di prospettiva[5] in quanto finanziato e distribuito secondo canoni industriali ed interpretato da divi affermati come Jean-Paul Belmondo.
Pervaso da una riflessione irrisolta su laicismo e religione, vi affiorano i primi rimandi significativi al cinema di Bresson [6] che tanta importanza avrà successivamente per l'autore.

Ritorna con successo al gangster movie dirigendo Lo spione (Le doulos) e Lo sciacallo (L’aîné des Ferchaux) (1963), e sviluppando ulteriormente alcune peculiarità, quali l’atmosfera priva di speranza (derivata dall'hard boiled), la geometria dell’intreccio[7], l’espressione idealizzata della centralità maschile (spesso scambiata per misoginia).

[modifica] Le vette artistiche

Tutte le ore feriscono, l'ultima uccide! (Le deuxième souffle) (1966) con Lino Ventura protagonista, è un eccellente poliziesco secco ed amaro in cui la forma minimalista ed il rigore dei toni raggiungono una piena maturità.
Crescono i temi distintivi: l'assenza di motivazioni nelle azioni delle figure, il codice di lealtà dei suoi antieroi[8], la prevalenza degli aspetti psicologici e spirituali sul ritmo, il confronto-scontro tra malavitosi e poliziotti in un gioco di alter-ego. Dall'interno delle predeterminate strutture del genere, Melville inizia un percorso di innovazione linguistica sottile ma incisivo, che terminerà solamente con la sua morte.

Frank Costello faccia d'angelo (Le samourai) (1967), è considerato il suo capolavoro. Vi "si concentrano tutti gli elementi dell’universo melvilliano con una tale secchezza di stile e perfezione, da creare un universo dalla bellezza implacabile e glaciale" [9]. Lo spietato e nichilista mondo del milieu viene ritratto in maniera spoglia ed astratta, e le sinossi tipiche del "polar" (poliziesco e noir) si svolgono in un clima rarefatto e con scansioni da tragedia greca[10].
Segna l'avvio del rapporto professionale con Alain Delon, interprete esemplare dei personaggi melvilliani rassegnati ad un destino fatale, ma al contempo fieri e solidali.

L'armata degli eroi (L'armée des ombres) (1969), originale noir bellico accolto in maniera discordante ed accusato di essere filo-gollista, contiene reminescenze autobiografiche del periodo resistenziale.
Girato con taglio documentaristico, il risultato è un modello cinico ed antiretorico della guerra partigiana non scevro dal raccontare episodi crudeli e realistici.

I senza nome (Le cercle rouge) (1970), è l’opera di maggior successo di Melville, summa-testamento della sua filosofia cinematografica basata sul determinismo.
Impostata come un “western”, grazie ad una sceneggiatura meticolosa, ad un ottimo cast e ad un uso sapiente del colore e della colonna sonora[11], il cineasta riesce ad equilibrare la naturale tendenza allo schematismo. Nella continua ricerca dell'essenzialità perfetta, la sua maestria e coerenza formale raggiungono qui il proprio apice[12].
Rivalutata anche dagli esperti dopo più di un decennio d'oblio[13], "I senza nome" è oggi universalmente riconosciuta come un cult movie del cinema poliziesco.

[modifica] Ultimo periodo

L’ultima pellicola, solo parzialmente riuscita, è Notte sulla città (Un flic) del (1972) ed il tiepido riscontro rappresentò una cocente delusione per l'autore francese.

Mentre stava lavorando alla sceneggiatura del suo nuovo film, morì improvvisamente il 2 agosto 1973 in seguito ad una crisi cardiaca sopraggiunta durante una cena in un hotel di Parigi.


[modifica] Rivalutazione critica ed ascendenze

Artista solitario e controverso, maniacale controllore di tutte le fasi della lavorazione (curava operativamente persino il montaggio alla moviola)[14], Melville è stato largamente incompreso dalla critica specializzata[15].

In seguito ad alcuni omaggi (Driver l'imprendibile 1978 di Walter Hill) e studi inediti, è stato ampiamente riconsiderato fino alla consacrazione come uno dei più importanti innovatori della settima arte.
Un contributo fondamentale alla riscoperta è stato fornito negli anni 90 da alcuni registi delle nuove generazioni cimentatisi nel “polar” (soprattutto americani ed asiatici), debitori dichiarati del suo cinema singolare. Basti ricordare: Michael Mann (Heat - La sfida 1995), Quentin Tarantino (Le Iene 1992), Takeshi Kitano (Sonatine 1993), John Woo (The Killer 1989)[16] e Jim Jarmusch (Ghost Dog 1999).

[modifica] Note

  1. ^ François Truffaut riteneva che sia i luoghi che le situazioni generate da Melville fossero una vera e propria esperienza sensoriale e fisica, ed a proposito de “I ragazzi terribili” riferendosi alla rappresentazione dell’odore delle stanze dei bambini malati disse: "è una delle poche pellicole olfattive nella storia del cinematografo” François Truffaut - vol. “I film della mia vita”, 1978.
  2. ^ "...si tratta di una delle prime volte che un film di finzione viene girato in ambienti naturali: la scelta è profondamente trasgressiva nei confronti dell’istituzione cinematografica francese e rappresenterà un modello produttivo fondamentale per la Nouvelle Vague" - Recensione di Alessandro Baratti su “Le silence de la mer” - http://www.spietati.it/speciali/melville/film/silence_de_la_mer.htm
  3. ^ “è più esatto suggerire che J.P.Melville ... appartiene ... a tutta una tradizione cinematografica sensibile alle influenze formative del esistenzialismo, il surrealismo, il cinema classico americano, il realismo poetico francese, Herman Melville, e fra le altre cose la sua esperienza come combattente della resistenza in Francia.” McArthur, Colin - “Mise-en-scène degree Zero: Jean-Pierre Melville's Le Samouraï (1967).” - French Film: Texts and Contexts, 2nd edition, - ed. Susan Hayward and Ginette Vincendeau, - London and New York: Routledge, 2000, pp.189-201.
  4. ^ “La critica, dopo gli elogi dell’esordio, pian piano abbandona il regista. Non ne capisce lo spessore, neppure i “Cahiers”, che si perdono in discussioni inutili circa “l’irrealismo” dei suoi film. Melville è…un regista veramente anomalo, imparagonabile, molto francese anche nel trattare, sullo schermo, un immaginario desunto dal cinema americano classico. I suoi polizieschi non assomigliano a nulla di quello che è stato fatto prima e dopo. Per questo vanno visti, rivisti, ricordati.” Mauro Gervasini - articolo per FilmTV - ( http://www.film.tv.it ) - leggibile anche su http://kitano73.blogspot.com/2007/10/jean-pierre-melvilleil-duro-del-polar.html
  5. ^ ”Molti critici dividono la carriera di Melville in due parti distinte con Léon Morin, Prete che viene considerata la prima pellicola della sua maturità, simbolo di una rottura dall'estetica del film a basso costo e dell'esperimento di autoproduzione. Rottura concettualizzata inoltre come confutazione della nouvelle vague, e del tentativo di raggiungere un pubblico più vasto. Melville stesso confermò che "dopo il flop di Deux hommes dans Manhattan, decisi di intraprendere solo pellicole destinate ad un pubblico ampio." Adrian Danks - Together Alone: The Outsider Cinema of Jean-Pierre Melville - in Sense of Cinema Settembre 2002 - http://www.sensesofcinema.com/contents/directors/02/melville.html.
  6. ^ Il rigore del cinema di Bresson è unanimemente riconosciuto di notevole importanza per le opere mature di Melville il quale sosteneva però “che era stato Bresson a “melvillizzare” il suo cinema più che il contrario” Rui Nogueira - libro intervista a Melville - Il cinema secondo Melville, 1971
  7. ^ “Le sue pellicole, specialmente da Le Doulos (1962) in avanti, sembrano appartenere ad una tradizione esplicitamente modernista in cui il mondo generato sembra predeterminato, modellato in maniera quasi geometrica, e tali modelli o geometrie emergeranno come temi chiave e preoccupazioni visive de “Le Samouraï” e de “Le Cercle Rouge”. Quindi, anche se Melville viene spesso collegato a nomi quali Huston, Wyler, William Wellman e John Ford, appartiene altrettanto ad un cinema formalista forte di una chiarezza compositiva ed esperimenti spazio-temporali e pertanto dovrebbe essere esaminato accanto a direttori come Yasujiro Ozu, Alain Resnais, Bresson e Jacques Tati.” Kristin Thompson and David Bordwell, - Film History: A Introduction, - 2nd edition, Boston: McGraw-Hill, 2003, pp.381-3.
  8. ^ I film di Melville principalmente sono focalizzati sul rigore dell'atteggiamento dei suoi eroi nel mondo, nei codici morali, empirici e rituali che danno significato alle loro azioni (e alla loro vita), codici fissati a tutti i caratteri centrali di Melville, gangster, assassini, ufficiali tedeschi, combattenti della resistenza, simpatizzanti comunisti, o preti. Adrian Danks - Together Alone: The Outsider Cinema of Jean-Pierre Melville - in Sense of Cinema Settembre 2002 - http://www.sensesofcinema.com/contents/directors/02/melville.html
  9. ^ Citazione da Luisa Carretti - “Il cinema noir di Jean Pierre Melville: la circolarità della simulazione” - http://www.tesionline.com/intl/pdfpublicview.jsp?url=../__PDF/11780/11780p.pdf
  10. ^ ”Melville distacca il suo mondo dalla specifica realtà francese, trasformandolo in un universo mitico in cui i personaggi si rivelano molto più complessi e ambigui di quelli del cinema noir classico. Diventano dei tipi umani, i protagonisti di una tragedia classica. Quello che gli interessa non è tanto l’azione, quanto la psicologia di un personaggio sempre più solitario e complesso. ….l’autore continuerà ad approfondire queste tematiche calando i suoi personaggi in un ambiente sempre più freddo, in cui prevalgono il silenzio e la solitudine e in cui non hanno alcuna importanza i bisogni primari dell’uomo (i suoi eroi non hanno alcun tipo d’impulso), ma il suo destino che lo porta alla morte inesorabile.” Luisa Carretti - “Il cinema noir di Jean Pierre Melville: la circolarità della simulazione” - http://www.tesionline.com/intl/pdfpublicview.jsp?url=../__PDF/11780/11780p.pdf
  11. ^ "la limitata gamma di tonalità nei colori delle ultime quattro pellicole di Melville (con accenni della pittura di Turner) stabilisce un umore dell'inevitabilità,...È inoltre nell’uso dei suoni e della colonna sonora che prende corpo una sperimentazione ad un livello quasi astratto...Molte scene dei film di Melville quali Le Cercle Rouge evidenziano lunghi silenzi o il mutare della gamma sonora, e le colonne sonore hanno più propriamente la qualità di un genere di poesia del concreto." Adrian Danks - Together Alone: The Outsider Cinema of Jean-Pierre Melville - in Sense of Cinema Settembre 2002 - http://www.sensesofcinema.com/contents/directors/02/melville.html.
  12. ^ “Le Cercle rouge è senza ombra di dubbio il Fanny & Alexander di Jean-Pierre Melville, la summa del suo cinema. Non solo per le tematiche (la solitudine, l’amicizia virile, il coraggio, il tradimento, la colpa, la Morte, il fatalismo) ma, soprattutto, per lo stile. …. Rappresenta, nell’assoluta centralità dell’universo maschile (come in altri film le donne sono fugaci apparizioni, o simboli di morte) alle prese con l’ineluttabilità del fato, il culmine stilistico dell’intera filmografia melvilliana ed al tempo stesso la celebrazione di una concezione sacra del cinema.” Alessandro Baratti – Recensione per la rivista Gli Spietati - http://www.spietati.it/speciali/melville/film/cercle_rouge.htm
  13. ^ "Quello di Melville è un cinema moderno, classico, a volte barocco, astratto ma nello stesso tempo narrativo, è un cinema che gioca con moltissime suggestioni ma alla fine non è una semplice sintesi tra queste suggestioni, è qualcosa di più, e questo qualcosa di più è Melville." Mauro Gervasini - Intervista rilasciata a Alessandro Baratti e Mauro F. Giorgio per la rivista Gli Spietati - http://www.spietati.it/speciali/melville/intervista_gervasini.htm
  14. ^ "Il cinema di Melville è altamente complesso, ossessivamente regolato al suo interno, in cui niente, non un gesto, un suono, un movimento di macchina, o un taglio di montaggio è sprecato. John Flaus, - “Melville: Le Samouraï.” Cinema Papers. 1.1 (January 1974)
  15. ^ ”Quello di Melville è essenzialmente un cinema di toni: malinconico, poetico, ieratico, fondato 'su una purezza ' di stile, di azioni e di descrizione. E’ questa sensibilità esistenziale, ritualistica e formale intorno all’incapacità dell'individuo e della loro società che non è stata compresa per lungo tempo da molta critica.” Tom Milne - “L'Armeé des ombres.” - Monthly Film Bulletin. 45.532 (May 1978).
  16. ^ "Melville is a god to me," Woo writes in an essay reprinted from Cahiers du Cinema. He later calls "The Killer" a tribute to "Le Samourai." Da Diane Garrett - Variety – 23/10/2005 http://www.variety.com/review/VE1117928638.html?categoryid=1023&cs=1&query=jean+pierre+melville

[modifica] Filmografia

[modifica] Bibliografia

  • [1] Bibliografia fino al 2002 da Tesi on line di Luisa Carretti
  • (EN) [2] Bibliografia da Together Alone: The Outsider Cinema of Jean-Pierre Melville di Adrian Danks
  • [3] Cinema Poliziesco Francese di Mauro Gervasini ed. Le Mani 2003 (capitolo dedicato a Jean Pierre Melville)

[modifica] Collegamenti esterni

Strumenti personali