William Wyler

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Statuetta dell'Oscar Oscar al miglior regista 1943
Statuetta dell'Oscar Oscar al miglior regista 1947
Statuetta dell'Oscar Oscar al miglior regista 1960
Statuetta dell'Oscar Oscar alla memoria Irving G. Thalberg 1966

William Wyler, all'anagrafe Wilhelm Weiller (Mulhouse, 1º luglio 1902Los Angeles, 27 luglio 1981), è stato un regista statunitense.

Durante la seconda guerra mondiale è stato regista di guerra, e dopo la guerra ha vinto molti Oscar. Il suo film di maggior successo è Ben-Hur (1959), vincitore di 11 premi Oscar. Con 12 nomination, detiene il record di canditature al premio Oscar come miglior regista.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Periodo anteguerra[modifica | modifica wikitesto]

Nato in Germania a Mülhausen (città divenuta tedesca con la guerra franco-prussiana e tornata nel 1918 alla Francia, con la fine della prima guerra mondiale) da una famiglia di origine ebraica, a soli 18 anni, nel 1920, si trasferisce negli Stati Uniti quando viene chiamato dal produttore Carl Laemmle, per lavorare nei suoi Universal Studios. Fa una lunga gavetta, prima di essere assunto come assistente regista. All'età di ventisette anni dirige il suo primo film, Crook Buster (1929).

Uscito dall'attività come regista di film di secondario valore, dirige il suo primo successo, il western Gli eroi del deserto (Hell's Heroes, 1930)[1]. Dopo qualche film di buon livello ottiene il vero successo dirigendo un'epurata trasposizione cinematografica di una pièce teatrale sull'omosessualità femminile, The Children's Hour di Lillian Hellman, dal titolo La calunnia (These Three, 1936)[1]. In questo periodo comincia la sua collaborazione col produttore Samuel Goldwyn.

Dopo aver diretto Humphrey Bogart in un crudo film di denuncia sociale, Strada sbarrata (Dead End, 1937), esprime al massimo la sua caustica vena lirica nel letterario La voce nella tempesta (Wuthering Heights, 1939), con Merle Oberon e Laurence Olivier. Proficua la sua collaborazione con Bette Davis, che dirigerà in tre drammi entrati nella storia del cinema: Figlia del vento (Jezebel, 1938), Ombre malesi (The Letter, 1940) e Piccole volpi (The Little Foxes, 1941).

Nel 1942 dirige un film propagandistico, La signora Miniver (Mrs. Miniver), che si aggiudica ben sei Oscar.

Periodo bellico[modifica | modifica wikitesto]

Fra il 1943 e il 1945, Wyler, entrati in guerra gli Stati Uniti d'America ed essendo egli diventato maggiore dell'Aviazione militare americana (United States Army Air Forces), per tre anni è attivo come regista impegnato sul fronte, con documentari che filmano la realtà della seconda guerra mondiale, fra cui La Bella di Memphis: Storia di una fortezza volante e Colpo di fulmine. Quest'ultimo racconta dei combattimenti degli squadroni di aerei bombardieri statunitensi P-47, impegnatissimi in tutto il Mediterraneo.

Durante l'avanzata americana, il regista segue le truppe a Salerno e filma la vita dei soldati sul fronte e molti bombardamenti, fra cui il bombardamento aereo di Battipaglia nel giugno-settembre 1943, che rase al suolo completamente la città con centinaia di vittime. Wyler, pur scosso dalla mattanza, fece montare le telecamere direttamente sui bombardieri per documentare l'atroce effetto delle bombe che polverizzarono la città e falcidiarono la popolazione.

Periodo postbellico[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1946, finiti tre anni di documentazione bellica, il regista torna sull'argomento con un film di grandissimo successo: I migliori anni della nostra vita (The best years of Our Lives), che racconta la storia di tre reduci di guerra e che gli fa vincere il Premio Oscar come miglior regista dell'anno, e complessivi sette Academy Award. Il film segna però la fine della sua collaborazione con Samuel Goldwyn.

Seguono altri successi come L'ereditiera (The Heiress, 1949), Pietà per i giusti (Detective Story, 1951), con Kirk Douglas, Gli occhi che non sorrisero (Carrie, 1952) con Laurence Olivier, e la commedia Vacanze romane (Roman Holiday, 1953), con Audrey Hepburn (che vinse l'Oscar) e Gregory Peck. Con Audrey Hepburn il regista girerà successivamente Quelle due (The Children's Hour, 1962), remake de La calunnia con Shirley MacLaine, e Come rubare un milione di dollari e vivere felici (How to Steal a Million, 1966) mentre richiamerà Gregory Peck in Il grande paese (The Big Country, 1958), insieme a Charlton Heston, che avrebbe diretto più tardi nel kolossal Ben Hur (1959), vincitore di undici statuette (tra cui quella come Miglior Regista). Nel 1968 si cimenta per la prima volta nel musical con Funny Girl, per il quale una giovanissima Barbra Streisand vince l'Oscar.

William Wyler si congeda dal mondo del cinema con il film Il silenzio si paga con la vita (The Liberation of L.B. Jones, 1970), all'età di settantaquattro anni.

Stile[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il critico André Bazin, lo stile di Wyler rappresenta l'estremo opposto rispetto a quello di Orson Wells o Jean Renoir. Nel saggio "William Wyler o il giansenista della messa in scena", Bazin afferma che lo sforzo registico di Wyler è dettato dalla volontà di incidere il meno possibile sul soggetto e sulla visione da parte dello spettatore, una tensione verso la neutralità. Secondo Bazin, gli sforzi di Wyler "concorrono sistematicamente a ottenere un universo cinematografico non solo rigorosamente conforme alla realtà, ma anche modificato il meno possibile dall'ottica della macchina da presa"[2] Inoltre, Wyler "vuole permettere allo spettatore di 'vedere tutto' e di 'scegliere' a suo gradimento"[3]

I risultati migliori di questo stile sono visibili, sempre secondo il critico, ne I migliori anni della nostra vita. Il film, viene fatto notare, ha un numero di inquadrature inferiore alla media (190 all'ora contro 300/400), e si tratta in genere di inquadrature lunghe, spesso superiori ai due minuti, e che tendono a identificarsi con la sequenza. Di conseguenza, il maggiore sforzo di messa in scena riguarda l'organizzazione degli spazi dell'inquadratura e il posizionamento e il movimento degli attori all'interno di essa.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Premio Oscar[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Biografia su International Movie Data Base
  2. ^ André Bazin, "William Wyler o il giansenista della messa in scena", in Che cos'è il cinema?, Milano, Garzanti (1973) 1999, p. 114.
  3. ^ Idem, p. 103.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 112356096 LCCN: n/79/45158