Takeshi Kitano

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Takeshi Kitano nel 1997 con il Leone d'oro per Hana-bi - Fiori di fuoco

Takeshi Kitano (北野武 Kitano Takeshi?) conosciuto anche come Beat Takeshi (ビートたけし Bīto Takeshi?) (Tokyo, 18 gennaio 1947) è un regista, sceneggiatore, attore, montatore, scrittore, pittore, presentatore televisivo e autore televisivo giapponese.

È considerato uno dei più importanti registi orientali viventi, per l'inconfondibilità del suo stile, la qualità delle sue produzioni, la radicalità e la forza innovativa del suo cinema.[1][2][3]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La gioventù e la formazione[modifica | modifica wikitesto]

(EN)
« It is OK to be laughed at on stage or on TV, doing your act, but I didn't liked to be laughed at in public. I didn't wanted to be told, I was a funny guy in my private life. »
(IT)
« Va bene quando fai ridere in televisione o su un palco, ma non mi piace si rida di me in pubblico. Non ho mai voluto che nella mia vita privata mi dicessero che "sono buffo". »
(Takeshi Kitano[4])

Nato nell'immediato dopoguerra, figlio di Kikujiro, nome che Kitano sceglierà per uno dei propri personaggi, il quale era un pittore e decoratore alcoolizzato e dal carattere violento. Kikujiro era costretto ad accettare qualsiasi lavoro secondario pur di portare a casa i soldi necessari alla famiglia, anche se gran parte dei propri guadagni li spendeva con donne e alcool, fu così che quando ancora Takeshi era piccolo il padre se ne andò di casa.[4] Kitano si trasferisce da piccolo con la madre e i fratelli a Senju, uno dei quartieri più poveri di Tokyo. Le difficoltà incontrate in questo periodo e la forte diffusione di cosche mafiose nel quartiere segneranno per sempre Kitano che porterà questi temi nel suo cinema.[2][5]

Da adulto Kitano decide di lasciare l'università, e dopo avere svolto lavoretti per sbarcare il lunario, nel 1972 lascia la famiglia trasferendosi ad Asakusa, un famoso quartiere di Tokyo, sperando di diventare un comico.[4] Takeshi viene assunto al Français, un locale di spogliarelli dove fra un numero e l'altro si esibiscono dei comici di cabaret. Kitano vi trova lavoro come inserviente, per caso una sera la spalla di uno dei comici non può salire sul palco e così viene chiamato il giovane Kitano a sostituirlo. Da allora il regista rimane per molti anni in quel locale, dove impara la danza, la recitazione e tutto il teatro satirico classico giapponese sotto l'ala protettrice del famoso comico Senzaburo Fukami. Kitano stesso racconterà questa sua esperienza formativa nel libro autobiografico Asakusa Kid, uno dei suoi tanti romanzi, dal quale è stato anche tratto un film omonimo, così come gli servirà da ispirazione per il suo film Kids Return.[6]

Una volta abbandonato il Français, Kitano ed un suo amico, Kaneko Kiyoshi, formano il gruppo chiamato Two Beats specializzandosi in manzai, numeri comici a due tipicamente giapponesi. Il duo ottiene sempre più consensi arrivando a monopolizzare l'etere televisivo Giapponese con un picco di popolarità nella metà degli anni '80, anche se Kitano rimane tutt'oggi come uno dei volti più conosciuti del mondo televisivo Giapponese. Sua è anche l'ideazione di Takeshi's Castle, programma nel quale decine di concorrenti devono superare vari ostacoli e avversari per arrivare allo stage finale e cercare di vincere la puntata; il programma è approdato anche in Italia grazie alla Gialappa's Band e continua tutt'oggi ad avere numerose imitazioni in tutto il mondo.[7]

Anche dopo queste esperienze Kitano ha voluto mantenere il nome d'arte che aveva nel duo dei Two Beats, scegliendo di firmarsi Beat Takeshi per i suoi ruoli come attore, mentre come regista ha sempre mantenuto inalterato il suo vero nome. [5][8]

L'esordio da regista[modifica | modifica wikitesto]

Dopo una gavetta nel mondo del cinema parallela a quella televisiva, fra cui degna di nota è la partecipazione a Furyo (Merry Christmas, Mr. Lawrence, 1983) di Nagisa Oshima, Kitano viene scritturato per il ruolo da protagonista in Violent Cop (titolo originale Sono otoko, kyobo ni tsuki, che può essere tradotto con "Attenzione, quest'uomo è pericoloso!"). Il film nasce come violento poliziesco sulle orme dei successi cinematografici americani, con Kinji Fukasaku alla regia e Kitano nel ruolo del tipico poliziotto/antieroe, giustiziere con una propria cupa ideologia. Per motivi non specificati Fukasaku rinuncia alla regia e Kitano chiede alla produzione di potervisi cimentare per sancire il proprio esordio come regista. La motivazione è semplice: non l'ha mai fatto e vorrebbe provare, senza ancora mirare a diventare un regista di professione. Il suo passato da cabarettista e poi da comico televisivo non l'aiutano certo in questa impresa, soprattutto nei confronti della critica. Ma Kitano essendo un artista largamente eclettico è riuscito a vincere ogni pregiudizio realizzando questa sua opera prima: una volta avuta la regia in mano Kitano si appropria del film girandolo secondo i suoi gusti. Invece di un classico film sulla Yakuza tipicamente giapponese, o di un poliziesco all'americana, il regista gira un film personale e intenso, intriso di violenza e tragicità, con un'impronta stilistica già potente seppur ancora non definitiva, nel quale oltre alle tematiche tipiche dei film di genere si intravede già l'innesto di temi come l'astrazione e la preparazione alla morte, oltre che la mancanza di un protagonista positivo, rappresentato invece come anti-eroe, tutti aspetti che saranno preponderanti nella sua produzione successiva.[8]

Alla sua uscita nelle sale giapponesi nel 1989, il film passa quasi inosservato. La figura di un Kitano inaspettatamente violento e cupo giustiziere strideva molto con l'immagine di comico e cabarettista che si era costruito fino ad allora, ed il pubblico rimane disorientato, esattamente come la critica che solo anni dopo rivaluterà questo film.[4]

Il "secondo esordio"[modifica | modifica wikitesto]

Vincenzo Buccheri ha definito il secondo film di Kitano, Boiling Point - I nuovi gangster (3-4x jūgatsu, 1990) come una "seconda opera prima", in quanto è con questo suo secondo film che il regista ha quella completa libertà d'espressione che gli era mancata con Violent Cop l'anno precedente. Prettamente sperimentale e senza un preciso sviluppo della trama, questo film permette a Kitano di sperimentare varie tecniche di regia per continuare a formare il proprio stile, rimanendo comunque su un'impronta registica e di montaggio che aveva già pienamente definito e che diverrà caratteristica del suo cinema. A differenza di Violent Cop questo film mostra per la prima volta il lato ironico del regista, composto da battute e azioni inaspettate altamente in contrasto con il clima cupo delle sue pellicole, e proprio per questo risulta una componente che mette ancor più in risalto la violenza e i dolori della vita mostrati nei suoi film. Il film fu come il precedente un insuccesso di pubblico e di critica, ma malgrado questo Kitano non si arrese nel suo percorso da regista.[4]

Scenes at the sea[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1991 è la volta de Il silenzio sul mare (Ano natsu, ichiban shizukana umi, uscito in america come A scene at the sea), terzo film del regista, alla sua prima collaborazione col compositore Joe Hisaishi e per la prima volta anche montatore, avendo il pieno controllo su ogni singolo aspetto del film. Il film è quasi completamente muto, i dialoghi e la storia sono ridotti all'essenziale, parla semplicemente di due innamorati accomunati dal fatto di essere sordomuti, ma questo non impedirà loro di volersi bene in ogni momento, triste o felice che sia. Forse l'opera più radicale, ermetica ed essenziale di Kitano, nel quale si possono trovare tutti gli elementi del suo cinema al loro stato più puro. L'opera vince il premio come miglior film del Kinema Junpo Awards e del Blue Ribbon Awards, quest'ultimo giudicando anche Kitano miglior regista.[9]

Nel 1993 esce al cinema Sonatine, quarto film del regista e seconda collaborazione con Joe Hisaishi. Presentato al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard e vincitore del primo premio al XXIII Festival Internazionale del Cinema di Taormina è il film che ha diffuso il cinema di Kitano fra gli appassionati di tutto il mondo, e senz'altro uno dei film più apprezzati dagli ammiratori del regista.[3]Il film è considerato un capolavoro per le esotiche ambientazioni sull'isola di Okinawa, la regia geometrica di Kitano, la colonna sonora martellante di Hisaishi e soprattutto il suo contrapporre una storia di spietati Yakuza alla ricerca di redenzione del protagonista: un uomo violento e cinico caduto in una trappola tesagli dai suoi superiori e consapevole di non avere più scappatoie, finito per rassegnarsi alla morte imminente e vivendo gli ultimi giorni della sua vita a cercare la pace, improvvisando giochi sulla spiaggia incontaminata coi suoi compagni. Come nel più recente L'estate di Kikujiro il regista sembra voler creare un'oasi di felicità che possa far rinascere i personaggi, in attesa di tornare in un mondo violento e spietato.[4]

L'insuccesso e l'incidente[modifica | modifica wikitesto]

Il 1994 è un anno particolarmente buio per Kitano, il quale subisce due incidenti, uno sul piano fisico e uno sul piano professionale, che segneranno per sempre la sua carriera:

All'inizio dell'anno esce il suo quinto film, Getting Any? (Minnâ-yatteruka!), primo film demenziale del regista che Kitano stesso giudica un proprio suicidio professionale. Il film è un insieme di gag comiche tenute insieme da un labile filo conduttore, girato con pochi mezzi e quasi senza sceneggiatura. Ogni genere cinematografico giapponese viene ridicolizzato in quest'opera: dallo yakuza movie alla love story, dai monster movie a quelli in costume. Più simile ad una raccolta di sketch televisivi, Kitano lo considera un esperimento fallito, oltre che un grande flop dopo l'eccellente passaparola di Sonatine.

Il vero e proprio incidente però avviene il 2 agosto 1994: il regista è vittima di un violento incidente motociclistico, a causa del quale dovrà subire un pesante intervento di chirurgia estetica al volto. L'intervento contribuirà a rendere particolare e unico il suo sguardo, causandogli anche il distintivo tic all'occhio destro che rende ancora più inusuale la sua espressività. Questo incidente segna profondamente Kitano anche sul lato psicologico, spingendolo in uno stato di cupezza che si rifletterà sui successivi lavori del regista, particolarmente disincantati e con una maggiore consapevolezza del valore della vita e della morte.[7][10][4]

Il ritorno e la consacrazione[modifica | modifica wikitesto]

Kitano al Festival di Cannes nel 2000

Nel 1996, dopo la convalescenza dall'incidente motociclistico, Kitano ritorna al cinema con Kids Return (Kidzu ritan), suo sesto film. Il film è una rielaborazione di esperienze di vita vissuta del regista, le stesse esperienze che anni dopo raccoglierà nel libro Asakusa Kid. Il film ritorna alle atmosfere di Boiling Point - I nuovi gangster parlando del mondo giovanile giapponese con uno sguardo minuzioso e disincantato. L'attore protagonista Masanobu Ando, che interpreta Shinji (l'alter ego di Kitano), viene premiato dal Blue Ribbon Awards, Hochi Film Awards, Kinema Junpo Awards e dal Mainichi Film Concours, mentre in Europa il film viene presentato al Festival di Cannes nella sezione Quinzaine des réalisateurs.[4]

Ma è il 1997 per Kitano l'anno della svolta: il film Hana-bi - Fiori di fuoco ottiene un grande successo internazionale; oltre ad essere premiato da numerosi festival in giro per il mondo la vittoria del Leone d'Oro alla 54ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia permette all'opera del regista giapponese di approdare per la prima volta sui grandi schermi di tutto il mondo, a partire dall'Italia.[1] Kitano torna di nuovo a contrapporre la violenza a qualcosa di diametralmente opposto a partire dal titolo: "hana" che significa fiori e "bi", che significa fuoco. Questa volta il sangue si contrappone all'amore, quello che lega il protagonista Nishi a sua moglie malata di leucemia, ormai prossima alla morte. Nishi intraprende un viaggio con l'amata per regalarle degli ultimi momenti di serenità, seppur braccato da degli Yakuza che pretendono il pagamento di alcuni debiti contratti da Nishi in passato. Ennesima collaborazione con Joe Hisaishi per il suo film probabilmente più toccante e pieno di passione, nel quale sono evidenti i segni lasciati dall'incidente di tre anni prima sul regista, in questa sua opera particolarmente sentita e nella quale ha inserito proprio i dipinti che realizzò lungo la convalescenza dell'incidente.[11] Le opere successive, tra loro molto diverse, ricevono in tutto il mondo un'ottima accoglienza sancendo il periodo di massimo successo nella carriera del regista.

Il film successivo è L'estate di Kikujiro (Kikujirô no natsu, 1999), dedicato alla memoria del padre del regista, dal nome appunto di Kikujiro, la storia di un viaggio che è una sorta di fuga dal mondo intrapresa da un losco signore di mezza età e da un bambino alla ricerca della madre, affidato all'uomo da sua zia. Anche in questo film torna il tema della ricerca di redenzione e di un senso alla propria vita, prima di tornare all'esistenza di tutti i giorni; senz'altro uno dei film più famosi e apprezzati da una vasta fetta di pubblico del regista, mettendo in secondo piano la violenza fisica e accentuando quella del mondo esterno, quella delle persone che incontrano i protagonisti lungo la loro avventura. [12]

Nel 2000 Kitano realizza il suo primo e ultimo film negli Stati Uniti, Brother, uno Yakuza Movie che vira maggiormente al puro cinema di genere rispetto agli elementi poetici del regista, seppure inseriti in secondo piano per lasciare posto ad una sottile critica alla società americana e al tempo stesso a quella giapponese, a detta dello stesso regista colonizzata dall'America e senza più una vera e propria indipendenza culturale.[13]

Nel 2002 il regista realizza l'ultima collaborazione col compositore Joe Hisaishi col film Dolls, un insieme di storie non collegate che si intrecciano cronologicamente riportando sullo schermo tutti gli elementi cardine del cinema di Kitano in una sorta di opera definitiva, intrisa di grandi sprazzi di poesia e malinconia tipici del regista.[14] Dolls è l'ultimo film di Kitano acclamato unanimemente e realizzato secondo lo stile che lo contraddistingue, infatti l'anno dopo torna nei cinema di tutto il mondo con Zatoichi, vincitore del Leone D'argento alla regia, film di samurai in costume tratto dall'omonima serie televisiva e che vede Kitano anche come protagonista[15]; puro film di genere che privilegia l'azione piuttosto che la poesia tipica del regista, risultando il più grande successo economico di Kitano, incassando ben 32 milioni di dollari in tutto il mondo[16] e dando via libera a Kitano per la cosiddetta "Trilogia del suicidio artistico" che prende ispirazione dal fallimento di Getting Any? e che si discosta dallo stile classico del regista.[17]

"La trilogia del suicidio artistico"[modifica | modifica wikitesto]

Dopo essersi consacrato alla critica internazionale con film che hanno affrontato svariate tematiche in maniera profonda e sempre originale Kitano ha deciso di dare una svolta alla sua carriera, realizzando la cosiddetta "Trilogia del suicidio artistico", intesa come suicidio per l'osticità dei film e il loro stile barocco, autoreferenziale e autoironico, mischiando in maniera post-moderna generi che passano dalla parodia al cinema demenziale, spaccando a metà le opinioni del pubblico e della critica senza riuscire a replicare il successo dei precedenti film del regista. Il primo film della trilogia è Takeshis', uscito nel 2005 e con protagonista Kitano nel doppio ruolo di se stesso e di un suo sosia che sogna di diventare attore, analizzando in maniera autocritica la perfidia e cattiveria che assumono nella vita privata molti registi, chiamando in causa se stesso. Presentato come "film sorpresa" alla 62ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia si è rivelato un insuccesso commerciale e di critica soprattutto dopo il trionfo di Zatoichi.[18] Ma Kitano non tirandosi indietro realizza due anni dopo il secondo capitolo della trilogia: Glory to the Filmmaker!, storia di un regista in crisi che ha l'idea di realizzare un film unendo tutti i generi cinematografici esistenti, dall'horror alla fantascienza, dai film drammatici a quelli demenziali. Altra opera che torna a chiamare in causa il Kitano regista e che dissacra il mestiere con scene demenziali e battute che si discostano sempre di più dallo stile originale del regista, ottenendo ancora meno successo del film precedente. L'ultimo capitolo della trilogia è quello che torna più vicino allo stile originario di Kitano: Achille e la tartaruga del 2008, presentato alla 65ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, nel quale Kitano affronta l'arte senza deriderla, mostrando la storia di un pittore e della sua difficile vita fra lutti personali e il suo rapporto con la pittura.[6][19]

Il ritorno allo Yakuza Movie, la trilogia di Outrage[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2010 Kitano torna ad immergersi nel mondo della Yakuza firmando Outrage, film di genere puro basato su dialoghi e azione, passato in concorso per la Palma d'oro al Festival di Cannes 2010. Dopo una serie di lavori non convenzionali con limitato successo commerciale Kitano realizza la pellicola nell'ottica di intrattenere il pubblico seppur mantenendo un'elevata qualità e rivelandosi congegnale anche a realizzare film d'azione pura. Il film si è rivelato un successo incassando 8 milioni di dollari in tutto il mondo, facendo rinascere Kitano per quanto riguarda la diffusione dei suoi film fra il pubblico e riguadagnando un certo rispetto da parte della critica che lo aveva bersagliato sugli ultimi film.[20][21]

Due anni più tardi Kitano filma il sequel Outrage Beyond, passato in concorso per il Leone d'oro alla 69ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. Si è rivelato un successo ancora più grande del primo capitolo incassando 16 milioni di dollari in tutto il mondo[22], il che ha spinto Kitano a girare un terzo film che uscirà nel 2015. [23]

Tematiche[modifica | modifica wikitesto]

(EN)
« One thing I hate in movies: is when the camera starts circling around the characters. I find that totally fake. »
(IT)
« Se c'è una cosa che odio di certi film è quando cominciano a girare con la cinepresa attorno ad un personaggio in modo asfissiante; lo trovo completamente irrealistico. »
(Takeshi Kitano[24])

Il cinema di Kitano è fatto di tematiche e stilemi che tornano più volte lungo tutta la sua filmografia. A partire dalla presenza della Yakuza, un elemento assolutamente ricorrente, poiché vista da Kitano come una componente presente in modo tristemente massiccio nella società giapponese moderna. Un'altra componente fondamentale del suo cinema è la presenza in ogni film del mare, un luogo nel quale il triste realismo del mondo viene meno e il tempo sembra fermarsi. Un altro tema che ha spesso affrontato è il suicidio, a cui molto spesso i suoi protagonisti fanno ricorso per espiazione dei propri peccati o per cercare definitivamente la pace. Kitano divulga questa pratica tristemente diffusa in Giappone, patria nota per essere quella con più suicidi annuali nel Primo mondo, alla quale sempre più persone fanno ricorso in momenti di depressione o crisi.[25]

Evidenti nei film di Kitano sono anche i riferimenti al cinema noir: l'eroe non esiste ma solo l'anti-eroe, la cui filosofia di vita e senso della giustizia è discutibile e portata avanti in modo inesorabile, seppur mostrando lati del carattere che mettono in evidenza il suo essere umano e proprio per questo imperfetto e spesso crudele. Il regista critica da vicino la società giapponese di cui spesso fornisce una parodia nascondendola sotto comportamenti freddi e veicolati da terzi dei personaggi principali, rappresentando la società giapponese come un insieme di marionette dalla scarsa volontà e che non ha un senso preciso di ciò che cerca nella vita; Kitano è dichiaratamente un conservatore, vedendo nell'America un paese che ha "colonizzato" il Giappone privandolo di una vera e propria autonomia culturale sempre più compromessa dalle culture estere.

Kitano ha sempre unito la forte e desolante componente drammatica dei suoi film a inaspettati sprazzi di ironia, esaltando ancor di più i momenti di tristezza.[8] L'umorismo di Kitano è quasi sempre oscuro e di matrice nichilista, i frequenti silenzi e tempi morti sono carichi di disperazione e frustrazione, mentre le esplosioni di violenza improvvise e spesso immotivate alimentano il diffuso senso di irrealtà. La sua regia è minimale, fatta di inquadrature per lo più statiche, per poi pronunciarsi occasionalmente in lenti e vistosi movimenti di macchina, come per esempio nel finale di Hana-bi - Fiori di fuoco o nell'ultima sparatoria di Sonatine, dove spicca l'altra componente principale del cinema di Kitano: il montaggio, curato dal regista stesso, è spesso composto da fuori campo e inquadrature ripetute più volte in una sequenza, fino a creare una sorta di puzzle. Tutti questi aspetti fanno di Kitano un regista dallo stile inconfondibile. Dopo Dolls è più volte uscito dallo stile classico del suo cinema fino ad arrivare con la trilogia di Outrage al puro cinema di genere, spesso contraddicendo le peculiarità che lo hanno reso famoso.[13][26][1]

Altri lavori[modifica | modifica wikitesto]

Kitano ha scritto numerosi libri di poesia, critica cinematografica e vari romanzi oltre che raccolte di racconti. Oltre ad aver realizzato appositamente i dipinti per alcune scene dei suoi film, Kitano ha più volte esposto le proprie creazioni con apposite mostre.[27][1]

Tutt'oggi è attivamente presente nei canali della televisione Giapponese, mantenendo a oltre trent'anni dalla comparsa sul piccolo schermo una grandissima popolarità come showman.[8]

Kitano ha anche lavorato come designer di un videogioco, intitolato Takeshi no Chōsenjō (La sfida di Takeshi), prodotto nel 1986 per il Famicom (la console che diventerà il NES nel mercato occidentale). Il gioco è stato ideato per rompere quante più convenzioni possibili e testare la pazienza del giocatore.

In passato ha rifiutato la proposta di diventare Ministro della Cultura giapponese, per dedicarsi appieno alle sue attività. [28][29]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Un murales dedicato a Kitano e alla famosa scena del suo film Sonatine.

Regista[modifica | modifica wikitesto]

Sceneggiatore[modifica | modifica wikitesto]

Attore[modifica | modifica wikitesto]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Romanzi[modifica | modifica wikitesto]

Saggi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Kitano, Takeshi, Enciclopedia Treccani. URL consultato il 27 aprile 2014.
  2. ^ a b Tirza Bonifazi, Takeshi Kitano Un regista e il suo cinema di contrasti, MYmovies. URL consultato il 27 aprile 2014.
  3. ^ a b Lietta Tornabuoni, «Sonatine» di Kitano in La Stampa, 14 luglio 2000, p. 32. URL consultato il 27 aprile 2014 (archiviato il 28 aprile 2014).
    «Forse il capolavoro di Takeshi Kitano, il più sanguinario, nostalgico e violento dei registi giapponesi. Scritta, diretta, interpretata, montata da lui, è la storia di uno yakuza (un mafioso) ormai stanco della sua vita rischiosa, che con i suoi uomini compie un'ultima spedizione a Okinawa. [...] Film molto bello, girato con una sapienza che trasforma ogni goccia di sangue in visione metafisica. [...]».
    Citato anche in:
    Rassegna Stampa Sonatine Lietta Tornabuoni, MYmovies. URL consultato il 27 aprile 2014.
  4. ^ a b c d e f g h (EN) Henrik Sylow, Biography in kitanotakeshi.com, febbraio 2005. URL consultato il 27 aprile 2014.
  5. ^ a b Takeshi Kitano in cineforum.bz.it. URL consultato il 27 aprile 2014.
  6. ^ a b Nicola Cupperi, Takeshi Kitano Dio del cinema - 1° PARTE: Kitano Takeshi Eiga no Kamisama in positifcinema.it, 4 novembre 2007. URL consultato il 27 aprile 2014.
  7. ^ a b Un incontro con Takeshi Kitano in minimaetmoralia.it, minimum fax, 22 settembre 2011. URL consultato il 27 aprile 2014.
  8. ^ a b c d (EN) Who is Takeshi Kitano?, AngelFire. URL consultato il 29 aprile 2014.
  9. ^ (EN) Ano natsu, ichiban shizukana umi - Awards, IMDb. URL consultato il 29 aprile 2014.
  10. ^ Nicola Cupperi, Takeshi Kitano Dio del cinema - 3° PARTE: Back to the past in positifcinema.it, 25 novembre 2007. URL consultato il 27 aprile 2014.
  11. ^ Hana-Bi. ­Fiori di fuoco (1997), Film TV. URL consultato il 28 aprile 2014.
    «Ed è il capolavoro, giustamente premiato a Venezia nel 1997, di un uomo solo, scritto, diretto, interpretato, montato da Takeshi Kitano (che è anche l'autore dei lussureggianti disegni)[...]».
  12. ^ L'estate di Kikujiro (1999), Film TV. URL consultato il 28 aprile 2014.
    «Kitano coniuga il suo straordinario senso cromatico con il suo gusto per la comicità demenziale e con quella malinconia della violenza e della perdita dell'anima giapponese che sempre serpeggia nei suoi film. La favola, che in fondo non è buona, ma rattristata dall'immagine di una madre che si è rifatta una vita "regolare", concilia, almeno, sulla possibilità di solidarietà tra personaggi che, all'apparenza, non dovrebbero aver niente a che spartire.[...]».
  13. ^ a b Mario Tirino, Takeshi Kitano in nove movimentimore, Academia.edu. URL consultato il 27 aprile 2014.
  14. ^ «Dolls» chiude in bellezza la rassegna Takeshi Kitano in Corriere della Sera, 4 maggio 2003, p. 58. URL consultato il 27 aprile 2014.
  15. ^ Luca Liguori, Venezia 2003, tutti i vincitori! in Movieplayer.it, 7 settembre 2003. URL consultato il 27 aprile 2014.
  16. ^ (EN) Zatoichi: The Blind Swordsman, Box Office Mojo. URL consultato il 27 aprile 2014.
  17. ^ Marco Minniti, Il samurai di Kitano in Movieplayer.it, 3 settembre 2003. URL consultato il 27 aprile 2014.
  18. ^ Valentina D'Amico, Kitano... or not Kitano? in Movieplayer.it, 3 settembre 2005. URL consultato il 27 aprile 2014.
  19. ^ Alessia Starace, Kitano e la tartaruga in Movieplayer.it, 11 aprile 2008. URL consultato il 27 aprile 2014.
  20. ^ Valentina D'Amico, Kitano torna alla yakuza in Movieplayer.it, 2 dicembre 2009. URL consultato il 27 aprile 2014.
  21. ^ (EN) Outrage (2011), Box Office Mojo. URL consultato il 27 aprile 2014.
  22. ^ (EN) Beyond Outrage, Box Office Mojo. URL consultato il 27 aprile 2014.
  23. ^ (EN) Outrage Beyond (2012), IMDb. URL consultato il 27 aprile 2014.
  24. ^ (EN) Takeshi Kitano - Biography - Personal Quotes, IMDb. URL consultato il 27 aprile 2014.
  25. ^ Raimondo Bultrini, Giappone, il suicidio ora corre su Internet in la Repubblica (Bangkok), 27 maggio 2003. URL consultato il 27 aprile 2014.
  26. ^ Giorgio Ballario, Cinema. Takeshi Kitano: l’etica dei samurai postmoderni tra gangster, pulp e Bud Spencer in barbadillo.it, 19 gennaio 2013. URL consultato il 27 aprile 2014.
  27. ^ (EN) Eliza Williams, Beat Takeshi Kitano at Fondation Cartier in creativereview.co.uk, 17 marzo 2010. URL consultato il 29 aprile 2014.
  28. ^ Mario Carta, Cannes 2007 - Intervista a Kitano Takeshi in kitanofanclub.altervista.org. URL consultato il 27 aprile 2014.
  29. ^ Takeshi Kitano: regista, showman e pittore, guarda i suoi quadri! in Primissima.it. URL consultato il 29 aprile 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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