Le jene del quarto potere

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Le jene del quarto potere
Titolo originale Deux hommes dans Manhattan
Lingua originale Francese
Paese di produzione Francia
Anno 1959
Durata 84 min.
Colore B/N
Audio sonoro
Genere Noir
Regia Jean-Pierre Melville
Soggetto Jean-Pierre Melville
Sceneggiatura Jean-Pierre Melville
Produttore Florence Melville, Raymond Bondy
Casa di produzione Belfort Films, Alter Films
Fotografia Jean-Pierre Melville, Nicolas Hayer, Mike Shrayer, Charles Bitsch
Musiche Christian Chevallier, Martial Solas
Scenografia Daniel Gueret
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Le jene del quarto potere (Deux hommes dans Manhattan) è un noir del regista francese Jean-Pierre Melville del 1959, interpretato da Pierre Grasset, Jean-Pierre Melville e Monique Hennessy.

Secondo noir dell'autore, dopo il successo di Bob il giocatore (Bob le flambeur) (1956), il film, molto sottovalutato dalla critica, è, invece, a detta di molte persone, come Claudio G. Fava e Mauro Gervasini, un più che apprezzabile esperimento di traduzione psicologica in francese del noir americano.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Alla ricerca del rappresentante francese alle Nazioni Unite, misteriosamente scomparso, il giornalista Moreau di France Presse e il cinico fotoreporter Delmas perlustrano una New York notturna, addentrandosi in fumosi night, locali jazz e case di prostitute per clienti d'alto bordo. Attenendosi alla regola "cherchez la femme", cercano di risalire al diplomatico, attraverso le sue frequentazioni femminili. Avuta notizia del tentato suicidio di una di queste, l'attrice Judith Foster, raggiungono in ospedale la moribonda e, interrogandola senza alcun rispetto per le sue gravi condizioni, riescono a sapere che l'ambasciatore è morto nel suo appartamento.

La causa del decesso è stata una banale crisi cardiaca, ma, una volta giunti nell'appartamento dell'attrice, Delmas, per rendere più allettante lo scoop, modifica le scena, fotografando l'uomo sul letto, con la foto della donna a lato. Informato del ritrovamento, il capo dell'agenzia di stampa per cui lavora Moreau, su pressione degli ambienti politici, chiede ai due di non divulgare la notizia. Ma Delmas, spinto dalla possibilità di un lauto guadagno, non accetta e fugge con i rullini delle foto.

Accompagnato dalla figlia dell'ambasciatore, cui erano noti i facili costumi del padre, ma vuole risparmiare alla madre il duro colpo di una loro rivelazione, Moreau lo cerca per tutta la notte, tra redazioni ed agenzie. Lo trovano, infine, ubriaco in un night. È troppo tardi per impedire l'uscita della notizia e, furente, Moreau lo abbatte con un pugno in pieno volto. Ancora sanguinante, Delmas, esce nelle prime luci dell'alba newyorchese e giunto ad un tombino, vi getta i rullini di cui invece, non aveva fatto alcun uso.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Genesi[modifica | modifica sorgente]

Le jene del quarto potere sostituisce un progetto cui Melville aveva già cominciato a lavorare, "L'A.F.P. Nous communique", e che aveva abbandonato per motivi di opportunità politica, dopo l'ascesa al potere di Charles De Gaulle[1]. Assistendo, con Pierre Grasset (che nel film interpreterà il ruolo di Delmas), ad una proiezione di Giungla d'asfalto di John Huston, film dal quale il regista era già stato influenzato per Bob le flambeur[2], ed individuandone una certa contiguità con le scenografie delle riprese già effettuate per L'A.F.P. Melville decise di riprendere in mano il progetto, spostandone l'ambientazione a New York[3].

Location e fotografia[modifica | modifica sorgente]

È l'unico film girato negli States da questo "americano a Parigi"[4], "...ambasciatore...consapevole del cinema americano nel suo paese"[2]. La lavorazione a New York iniziò nel novembre 1958, mentre gli interni furono girati in Francia, negli studio di Billancourt, tra il febbraio e l'aprile 1959.

Lo spostamento all'estero comportò la rinuncia al fedele operatore Henri Decaë[5], all'epoca molto richiesto dai registi della Nouvelle vague. Fu lo stesso Melville ad effettuare le riprese in esterno, quando la sua presenza, nel ruolo di Moreau, non era richiesta al di là della macchina da presa. In questi casi la fotografia era affidata a Mike Shrayer, mentre per esterni ed interni girati in Francia, operatori furono, rispettivamente, Charles Bitsch e Nicolas Hayer[3]

Melville attore[modifica | modifica sorgente]

È l'unica interpretazione di Melville in un film da lui diretto, anche se non l'unica in assoluto (Fino all'ultimo respiro). Non si trattò di una scelta felice[2][6]. Lo stesso regista definì l'operazione "...un atto di irrimediabile stupidità; ...all'inizio pensai che si trattasse solo di una particina..., poi, di colpo, mi ritrovai completamente preso in trappola"[3].

La prima proiezione al pubblico ebbe luogo il 16 ottobre 1959, al cinema Marignan di Parigi.

Cenni di critica[modifica | modifica sorgente]

Il regista indica nell'eccessiva grandezza della sala in cui avvenne la prima una delle cause dell'insuccesso del film[3]. Ma la ragione principale va ricercata nell'impreparazione del gusto del pubblico per un'opera in bilico tra il documentario e la fiction[4]. Il film, la cui esile trama fungeva da pretesto per l'esplorazione "poetica"[7] della New York notturna, non era, nelle parole del regista, "...abbastanza documentaristico per essere un vero documentario interessante e... troppo documentaristico per essere un film di fiction"[3]. Non casualmente, furono principalmente gli esponenti dell'emergente Nouvelle vague[8] a sottolinearne i valori formali.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Laura Bigazzi, Enza Fontana, booklet allegato a video-cassetta di "Le jene del quarto potere", Hobby & Work, 1996, Milano
  2. ^ a b c Claudio G. Fava, "Jean-Pierre Melville" in "Dizionario dei registi del cinema mondiale" vol.II, Giulio Einaudi editore, Torino, 2005
  3. ^ a b c d e Rui Nogueira, "Il cinema secondo Melville", Le Mani, Genova, 1994
  4. ^ a b Pino Gaeta, "Jean Pierre Melville", Il Castoro, Firenze, 1990
  5. ^ Altiero Scicchitano, "Jean-Pierre Melville", in "Enciclopedia del cinema" vol.IV, Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani Milano, 2004
  6. ^ "Il Morandini. Dizionario dei film 2006", Zanichelli editore, Bologna, 2005;
  7. ^ "Il Mereghetti. Dizionario dei film 2008", Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2007
  8. ^ Jean Domarchi, "Cahiers du cinema" n.102, dicembre 1959

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]


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