Charles de Gaulle
| Charles de Gaulle | |
|---|---|
Charles de Gaulle nel 1961 |
|
|
|
|
| Presidente della Repubblica Francese | |
| Durata mandato | 8 aprile 1959 – 28 aprile 1969 |
| Predecessore | René Coty |
| Successore | Georges Pompidou |
|
|
|
| Presidente del Consiglio della Francia | |
| Durata mandato | 1 giugno 1958 – 8 gennaio 1959 |
| Presidente | René Coty |
| Predecessore | Pierre Pflimlin |
| Successore | Michel Debré |
|
|
|
| Presidente del Governo provvisorio della Repubblica francese | |
| Durata mandato | 3 luglio 1944 – 20 gennaio 1946 |
| Successore | Félix Gouin |
|
|
|
| Capo delle Forze libere francesi | |
| Durata mandato | 18 giugno 1940 – 3 luglio 1944 |
| Predecessore | Terza Repubblica francese |
| Successore | Governo provvisorio della Repubblica francese |
|
|
|
| Dati generali | |
| Partito politico | Union des démocrates pour la République |
| Firma | |
| (FR)
« Je veux être enterré à Colombey. Sur ma tombe: Charles de Gaulle, 1890-19... Rien d'autre. »
|
(IT)
« Desidero essere seppellito a Colombey. Sulla mia tomba: Charles de Gaulle, 1890-19.. . Nient'altro. »
|
| Charles de Gaulle | |
|---|---|
|
Charles de Gaulle nel 1942
|
|
| 22 novembre 1890 - 9 novembre 1970 | |
| Nato a | Lilla |
| Morto a | Colombey-les-deux-Églises |
| Cause della morte | naturale |
| Luogo di sepoltura | Colombey-les-deux-Églises |
| Dati militari | |
| Nazione servita | |
| Forza armata | Armée française |
| Arma | Armée de terre |
| Anni di servizio | 1908 - 1940 |
| Grado | Generale di brigata |
| Ferite | al ginocchio a Dinant, 15 agosto 1914 alla mano sinistra a Somme, 10 marzo 1915 |
| Guerre | Prima guerra mondiale Seconda guerra mondiale |
| Battaglie | Battaglia di Verdun Battaglia della Somme Battaglia di Montcornet Battaglia di Abbeville Battaglia Dakar |
| Studi militari | ESM Saint-Cyr |
|
|
|
| voci di militari presenti su Wikipedia | |
Charles André Joseph Marie de Gaulle () (Lilla, 22 novembre 1890 – Colombey-les-deux-Églises, 9 novembre 1970) è stato un generale e politico francese. Dopo la sua partenza per Londra nel giugno del 1940, divenne il capo della Francia libera, che ha combattuto contro il regime di Vichy e contro l'occupazione italiana e tedesca della Francia durante la seconda guerra mondiale. Presidente del governo provvisorio della Repubblica francese 1944-1946, ultimo presidente del Consiglio (1958-1959) della Quarta Repubblica, è stato il promotore della fondazione della Quinta Repubblica, della quale fu primo presidente dal 1959-1969.
È l'unico Gran Maestro dell'Ordine della Liberazione.
Come militare prese parte a entrambe le guerre mondiali. In particolare, durante la seconda organizzò dalla Gran Bretagna la ricostituzione dell'esercito della Francia libera, ed i collegamenti con la resistenza nel territorio francese occupato dall'esercito tedesco, rappresentando quindi presso gli Alleati, la Francia non legata alla Germania nazista. Diversi anni dopo la guerra divenne il presidente della quinta Repubblica francese dal 1959 al 1969.
Indice |
[modifica] Biografia
[modifica] Il militare (1912 - 1940)
Nato a Lilla in una famiglia cattolica e fortemente nazionalista, de Gaulle era figlio di un professore di storia e letteratura, che gli fece scoprire il nazionalismo. Nel 1912 si diploma alla Scuola militare.
Iniziò la prima guerra mondiale come tenente nel 1914, ma venne presto promosso capitano.
Tra le due guerre la sua carriera militare conosce alti e bassi, ma si rivela comunque piuttosto rapida. Diviene piuttosto famoso (e controverso) per due proposte: la formazione di un esercito professionale al posto della leva (ovvero la creazione di un esercito piccolo e d'élite), e la sua passione per il carro armato, arma di cui diviene uno dei maggiori teorici francesi.
Nel 1921 sposa Yvonne Charlotte Anne Marie Vendroux, da cui avrà tre figli.
Al momento dello scoppio della seconda guerra mondiale nel 1939, alla vigilia dell'entrata in guerra della Francia, sottolinea l'insufficienza della difesa, ma non viene preso in considerazione. Promosso generale di brigata a titolo provvisorio, il 6 giugno 1940 entra come sottosegretario di Stato alla Difesa nazionale. De Gaulle si oppone all'armistizio con i tedeschi e lascia la Francia per la Gran Bretagna il 15 giugno 1940.
[modifica] France libre (1940 - 1945)
| Per approfondire, vedi le voci Francia libera e Governo provvisorio della Repubblica francese. |
In Inghilterra, Churchill sostiene de Gaulle come voce della Francia anti-nazista, contro il parere del suo governo che preferirebbe personaggi più di spicco. Alla fine passa la scelta di de Gaulle, e la BBC trasmette l'appello del 18 giugno ai francesi, da Londra, perché resistano ai tedeschi e alla richiesta di armistizio avanzata dal governo Pétain: è il segnale d'inizio della resistenza francese ai nazisti.
Mentre in Francia il Regime di Vichy lo condanna a morte in contumacia per tradimento, in luglio de Gaulle comincia ad organizzare Francia Libera (France Libre). All'inizio si tratta di suscitare la resistenza ai tedeschi a partire dai possedimenti coloniali, che la madrepatria ha più difficoltà a controllare; queste forze vengono poi collegate alle forze di resistenza francesi, e France libre diventa France combattante.
In quegli anni de Gaulle incarna davvero la Francia libera di fronte al mondo in generale e all'Inghilterra in particolare anche grazie alla preziosa collaborazione del Capitano Teyssot, suo "assistente" dal 1942 al 1944. La sua preoccupazione è salvaguardare fin dall'inizio gli interessi e l'immagine della Francia durante e dopo il conflitto, a partire dalla garanzia del mantenimento dei possedimenti coloniali, senza perdere di vista un momento l'onore e la grandeur francesi. Per garantire l'indipendenza della propria organizzazione, de Gaulle volle che gli stessi aiuti finanziari che il Regno Unito forniva a France Libre fossero rimborsabili - e furono effettivamente rimborsati molto prima della fine della guerra.
I rapporti di de Gaulle con Churchill sono spesso conflittuali e competitivi, ma sempre sostenuti da un forte rispetto reciproco. Altra è la situazione con Roosevelt: i due si detestano, e una battuta di de Gaulle con Churchill spiega in parte l'atteggiamento francese di fronte all'arroganza dell'americano: "Sono troppo povero per inchinarmi".
[modifica] La vittoria e la politica (1946 - 1958)
| Per approfondire, vedi la voce Quarta Repubblica francese. |
Malgrado la scarsa collaborazione degli americani, de Gaulle riuscì a sbarcare ad Algeri nel maggio 1943. Lì crea con il generale Henri Giraud il Comitato francese di Liberazione nazionale (CFLN), per unificare la direzione dell'Impero liberato, e ne fu presto al comando. Nel giugno 1944 il CFLN prende il nome di "Governo provvisorio della Repubblica francese" (GPRF) ed arriva a Parigi liberata il 25 agosto 1944.
Con la Liberazione de Gaulle riconosce il diritto di voto alle donne francesi, ed avvia varie riforme, dalle nazionalizzazioni all'istituzione di un sistema di sicurezza sociale moderno.
Dal 3 giugno 1944 al 2 novembre 1945 è capo del governo provvisorio, e dal 2 novembre 1945 al 20 gennaio 1946 è presidente del consiglio. Ma la politica riprende il suo spazio e i suoi tempi, e l'uomo è impaziente, e non approva la costituzione della Quarta repubblica. Così nel gennaio 1946 de Gaulle si dimette, e nel 1947 fonda il suo movimento politico, il Rassemblement du Peuple Français (RPF), con l'obiettivo di trasformare la politica francese. Esso raccoglie grandi consensi elettorali tra il 1947 e il 1948 (35% dei voti alle municipali, 42% tra i senatori eletti), tuttavia rigettando in blocco il sistema della Quarta Repubblica, viene a sua volta emarginato dagli altri partiti politici. Progressivamente perde quindi importanza, diversi suoi deputati abbandonano il partito e alle elezioni municipali del 1953 l'RPF perde metà dei propri voti.
Scontento dei risultati, de Gaulle si ritira dalla vita politica nel 1953 rimanendo appartato a Colombey-les-deux-Eglises. Gli restano accanto i sostenitori più fedeli come Jacques Chaban-Delmas, Michel Debré, Jacques Foccart,[1] Roger Frey, Olivier Guichard e André Malraux, i cosiddetti "baroni del gollismo" che avranno un ruolo eminente negli anni successivi.
Rientra in scena allorché la crisi delle dominazioni coloniali successiva alla fine della guerra bussa anche alle porte della Francia. I fallimenti in Indocina e in Algeria travolgono la Quarta Repubblica, in particolare la vicenda algerina, gestita in modo maldestro dai governi di coalizione e causa principale della crisi costituzionale del 13 maggio 1958. Il 1º giugno 1958 de Gaulle è nominato Presidente del Consiglio, con poteri quasi equivalenti a quelli della prima Costituente.
Come aveva annunciato, utilizza questo potere per far redigere una nuova Costituzione sulla base delle idee enunciate nel "Discorso di Bayeux". Questa Costituzione mira ad arginare la cosiddetta "dittatura parlamentare" (cioè quell'assetto istituzionale per il quale il potere di veto delle minoranze parlamentari, in un'Assemblea estremamente frazionata e rissosa, finisce per paralizzare le possibilità di azione dell'esecutivo, condanna i governi all'instabilità e genera una politica caotica), prevedendo una notevole concentrazione di poteri nelle mani dell'esecutivo (Presidente della Repubblica e governo da lui nominato) a discapito del Parlamento. Il presidente della Repubblica, in base agli articoli 6 e 7 della Costituzione, è eletto da un collegio di grandi elettori.
La nuova Costituzione, approvata con il 79,25% di voti favorevoli nella Francia Metropolitana al referendum del 28 settembre, segna il passaggio della Francia alla Quinta Repubblica con i poteri dell'esecutivo fortemente rafforzati.
Le elezioni dell'Assemblea nazionale del 23 e 30 novembre (rispettivamente, primo e secondo turno elettorale) accordano una larga maggioranza ai partiti gaullisti. Il 21 dicembre de Gaulle è eletto Presidente della Repubblica con oltre il 78% dei voti dei grandi elettori. L'8 gennaio 1959 all'Eliseo avviene il passaggio delle consegne con René Coty, l'ultimo presidente della Quarta Repubblica.
[modifica] Presidente della Quinta Repubblica (1959 - 1969)
| Per approfondire, vedi le voci Quinta Repubblica francese e Elezioni presidenziali francesi del 1958. |
Assunta la presidenza, de Gaulle persegue quelli che considera gli obiettivi strategici della Francia:
- misure economiche di sostegno all'economia (con l'introduzione del nuovo franco);
- forte affermazione, nel pieno della guerra fredda, dell'indipendenza della Francia sia dal blocco sovietico (de Gaulle è profondamente e radicalmente anticomunista), sia dal dominio statunitense sull'Europa (e a questo scopo dota la Francia di proprie risorse nucleari - la force de frappe - e pone il veto all'ingresso dell'Inghilterra, considerata la longa manus degli USA in Europa, nella CEE), nel 1964 la Francia riconosce la Repubblica Popolare Cinese;
- concessione dell'indipendenza all'Algeria (nel 1962, sulla base di un referendum popolare), nella forte consapevolezza che la guerra d'Algeria non può essere vinta, nonostante la forte e violenta opposizione di una parte dei francesi (rivolte dei pieds-noirs, terrorismo dell'OAS, tentativo di putsch dei generali di Algeri) nell'aprile del 1961 ed attentati alla stessa persona di de Gaulle.
[modifica] La riforma del 1962
| Per approfondire, vedi la voce Referendum sull'elezione a suffragio universale del presidente della Repubblica francese. |
Nel 1962 de Gaulle propone un emendamento agli articoli 6 e 7 della Costituzione per consentire l'elezione diretta del Presidente della Repubblica, nonostante la forte opposizione di quasi tutte le forze politiche rappresentate all'Assemblea nazionale. Di fronte a ciò, la procedura di riforma costituzionale (che, regolata dall'articolo 89 della Costituzione, richiedeva - e tuttora richiede - almeno un'approvazione a maggioranza di entrambe le camere) si rivela irta di ostacoli. Charles de Gaulle decide allora di ricorrere al potere presidenziale - previsto dall'articolo 11 della Costituzione - di indire un referendum popolare su proposta del governo concernente, tra l'altro, un progetto di legge riguardante l'organizzazione dei pubblici poteri. L'Assemblea nazionale, per reazione al "colpo di mano" del presidente, sfiducia il governo di Georges Pompidou (5 ottobre) e de Gaulle decide di indire nuove elezioni. Anche se la forzatura della norma costituzionale è abbastanza evidente (l'articolo 11 si riferisce a leggi ordinarie, mentre le riforme della costituzione richiedono la procedura "rinforzata" di cui all'articolo 89), il 28 ottobre l'emendamento viene approvato dal corpo elettorale, con il 62,25% dei voti. Le successive elezioni politiche del 18 e 25 novembre vedono una notevole affermazione gollista.
Adito dal Presidente del Senato il Conseil Constitutionnel ([6 novembre 1962]) contro tale "forzatura" costituzionale, questo risponde che non è competente a giudicare questa questione perché il suo compito di giudicare in conformità della Costituzione le leggi organiche e le leggi ordinarie si "ferma" davanti alle leggi adottate dal popolo mediante Referendum. Ciò risulta dallo spirito della Costituzione che ha fatto del Conseil Constitutionnel un organo regolatore dei pubblici poteri che visiona unicamente le leggi votate dal Parlamento e non anche quelle adottate dal popolo con Referendum, le quali costituiscono l'espressione diretta della sovranità nazionale.[2]
[modifica] Il secondo mandato presidenziale
| Per approfondire, vedi la voce Elezioni presidenziali francesi del 1965. |
Nel 1965 si conclude il primo mandato presidenziale di de Gaulle e si svolgono le prime elezioni presidenziali a suffragio universale diretto. Al primo turno de Gaulle si ferma al 44,65% dei voti ed è costretto al turno di ballottaggio da François Mitterrand, secondo con il 31,72% dei voti, anche a causa della candidatura del centrista Jean Lecanuet, terzo con il 15,57% dei voti. Al secondo turno de Gaulle ottiene un nuovo mandato settennale, con il 55,20% dei voti.
Continua a promuovere energicamente l'indipendenza e un forte ruolo della Francia in politica estera:
- mantiene il rifiuto all'entrata della Gran Bretagna nella CEE e sostiene l'Europa delle nazioni contro ogni modello di Europa sovranazionale, immaginandola imperniata sull'asse franco-tedesco ed estesa, in prospettiva, dall'Atlantico agli Urali;
- condanna l'intervento statunitense contro i comunisti in Vietnam (in questa chiave, nel 1966 ritira la Francia dal comando militare integrato della NATO ed espelle tutte le basi statunitensi dal territorio francese, pur continuando a partecipare all'Alleanza atlantica);
- nel 1967 dichiara l'embargo contro Israele per la guerra dei sei giorni fulmineamente condotta (e vinta) contro l'Egitto.
La fase di forte inquietudine sociale culminata nel Maggio francese pare riportare de Gaulle ai tempi dell'appello del 18 giugno o della guerra d'Algeria; inizialmente sceglie di allontanarsi da Parigi per incontrarsi a Baden Baden con il generale Jacques Massu, comandante delle forze francesi in Germania. In sua assenza, il primo ministro Georges Pompidou riesce a padroneggiare la situazione, e al rientro di de Gaulle, un milione di sostenitori del gollismo sfila per Parigi. Il Presidente scioglie l'Assemblea nazionale e stravince le elezioni del giugno 1968, con il partito gollista che ottiene 358 seggi su 487.
Ma l'anno dopo il Presidente perde, e con uno scarto minimo, un referendum su questioni relativamente banali (il trasferimento di alcuni poteri alle regioni e la trasformazione del Senato - che in Francia non ha mai avuto grande rilievo istituzionale - in sede di rappresentanza di organizzazioni professionali e sindacali regionali). Ma dissentono con lui perfino alcuni autorevoli membri del governo come Valéry Giscard d'Estaing, e nell'indire il referendum, de Gaulle preannuncia che, in caso di esito negativo ne trarrà tutte le conseguenze.
Charles de Gaulle a quasi ottant'anni, è entrato gloriosamente nella storia della Repubblica francese e sceglie egli stesso quando e come uscirne. Preso atto dei risultati del referendum, alle ore 0:11 del 28 aprile 1969 annuncia le proprie dimissioni con effetto immediato da mezzogiorno. Dopo un breve soggiorno in Irlanda (da dove vota per corrispondenza per il nuovo Presidente) si ritira a Colombey-les-Deux-Églises e lavora al séguito delle sue Memorie. Muore l'anno dopo, il 9 novembre 1970. Nell'annunciare la sua morte in televisione, il nuovo presidente della Repubblica Georges Pompidou pronuncia la frase: "La Francia è vedova".
[modifica] Onorificenze
[modifica] Onorificenze francesi
| Gran Maestro dell'Ordine della Legion d'Onore | |
| Gran Maestro dell'Ordine della Liberazione | |
| Gran Maestro de l'Ordine nazionale al merito | |
| Croix de guerre (1939-1945) | |
[modifica] Onorificenze straniere
| Gran Cordone dell'Ordine del Dragone di Annam (Cambogia) | |
| Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale della Cambogia (Cambogia) | |
| Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca) | |
| Cavaliere di Gran Croce con Collare dell'Ordine della Rosa Bianca (Finlandia) | |
| — 1962 |
| Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana (Italia) | |
| — Roma, 16 giugno 1959[3] |
| Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale Norvegese di Sant'Olav (Norvegia) | |
| Croce d'Argento dell'Ordine Virtuti Militari (Polonia) | |
| — 1920[4] |
| Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale Vittoriano (Regno Unito) | |
| Royal Victorian Chain (Regno Unito) | |
| — 1960 |
| Cavaliere dell'Ordine della Casata Reale di Chakri (Thailandia) | |
[modifica] Note
- ^ Jacques Foccart (1913-1997) è stato dal 1958 al 1974 segretario generale dell'Eliseo per gli affari africani, in pratica il reale ispiratore della politica francese nel "continente nero" sotto De Gaulle e Pompidou. Oltre a rivestire ruoli di primo piano all'interno del movimento gollista, è stato uno dei capi del Service d'actioni civique (SAC), guardia pretoriana al servizio partito gollista.
- ^ vedi Conseil Constitutionnel, Décision n° 62-20 DC du 06 novembre 1962
- ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
- ^ rp.pl - Virtuti Militari de Gaulle'a
[modifica] Bibliografia
[modifica] Opere di Charles de Gaulle
- Charles de Gaulle, De Gaulle a dit : l’essentiel de la pensée de Charles de Gaulle (in francese), Paris, Presses Pocket, 1989.
- Charles de Gaulle, Mémoires de guerre (in francese), Paris, Presses Pocket, 1980.
- Charles de Gaulle, Mémoires d’espoir (in francese), Paris, Presses Pocket, 1980.
[modifica] Opere su Charles de Gaulle
- Maurice Agulhon, De Gaulle : histoire, symbole, mythe (in francese), Paris, Plon, 2000.
- AA.VV., Dictionnaire de Gaulle (in francese), Paris, R. Laffont, 2006.
- Serge Berstein, "Le gaullisme", Documentation photographique n° 8050 (in francese), Paris, La Documentation française, 2006.
- Michèle Cointet, De Gaulle et l’Algérie française (in francese), Paris, Perrin, 1996.
- Fondation et Institut Charles de Gaulle, Avec de Gaulle : témoignages. 1, La guerre et la Libération (in francese), Paris, Nouveau Monde éditions, 2003.
- Fondation et Institut Charles de Gaulle, Avec de Gaulle : témoignages. 2, Le temps du rassemblement, 1946-1958 (in francese), Paris, Nouveau Monde éditions, 2005.
- Paul-Marie De La Gorce, Charles De Gaulle (in francese), Paris, Nouveau Monde éditions, 2008.
- Jean Lacouture, De Gaulle (in francese), Paris, Ed. du Seuil, 1986.
- Denis Mazzucchetti e Claire Fredj, Le gaullisme, de 1940 à nos jours (in francese), Paris, Hatier, 1995.
- Pierre Miquel, Charles de Gaulle (in francese), Paris, Fayard, 1992.
- Chantal Morelle, De Gaulle, le gaullisme et les gaullistes (in francese), Paris, A. Colin, 1998.
- Jean-Christian Petitfils, Le gaullisme (in francese), Paris, PUF, 1994.
- Jean-Pierre Rioux, De Gaulle : la France à vif (in francese), Paris, L. Levi, 2000.
- Odile Rudelle, De Gaulle pour mémoire (in francese), Paris, Gallimard, 1990.
- Jean Touchard, Le gaullisme (1940-1969) (in francese), Paris, Ed. du Seuil, 1978.
- Direction des Archives de France, Archives du général de Gaulle, 1940-1958 (in francese), Paris, La Documentation française, 2003.
[modifica] Opere su Charles de Gaulle in italiano
- Don Cook, De Gaulle (in italiano), tradotto da Loipo Maggio M., Dall'Oglio, 1987. ISBN 9788877186256
- Regis Debray, A domani, presidente. De Gaulle, la sinistra, la Francia (in italiano), Marsilio, 1991. ISBN 9788877186256
- Charles Williams, De Gaulle (in italiano), Mondadori, 1997. ISBN 9788804427315
- Edoardo Sogno, De Gaulle: la spada appesa al filo (in italiano), Bietti, 1998. ISBN 9788882480059
- Sara Gentile, Capo carismatico e democrazia: il caso De Gaulle (in italiano), Franco Angeli, 1998. ISBN 9788846406637
- Daniele Caviglia, De Gaulle e il tentativo di spostare l'asse politico europeo: il piano Fouchet (in italiano), CEDAM, 2000. ISBN 9788813227913
- Gaetano Quagliariello, De Gaulle e il gollismo (in italiano), Il Mulino, 2003. ISBN 9788815094452
- Giancarlo Governi e Giorgio Sini, Un gallo per De Gaulle (in italiano), Editrice Donchisciotte, 2004. ISBN 9788888889061
- Valentina Sommella, Un' alleanza difficile. Churchill, de Gaulle e Roosevelt negli anni della guerra (in italiano), Aracne, 2005. ISBN 9788854802650
- P. L. Ballini, Giorgio La Pira e la Francia. Temi e percorsi di ricerca. Da Maritain a De Gaulle (in italiano), Giunti Editore, 2005. ISBN 9788809039056
- Donatella Campus, L' antipolitica al governo. De Gaulle, Reagan, Berlusconi (in italiano), Il Mulino, 2006. ISBN 9788815115133
- Riccardo Brizzi e Michele Marchi, Charles de Gaulle (in italiano), Il Mulino, 2008. ISBN 9788815125699
- Ivano Russo, Politica estera e «diplomazia personale». Fanfani, De Gaulle e le relazioni italo-francesi negli anni Cinquanta (in italiano), Franco Angeli, 2009. ISBN 9788856802900
- Umberto Coldagelli, La quinta Repubblica. Da De Gaulle a Sarkozy. L'evoluzione di un presidenzialismo extra-costituzionale (in italiano), Donzelli, 2009. ISBN 9788860363046
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
Wikisource contiene opere originali in lingua francese di Charles de Gaulle
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Charles de Gaulle
Wikiquote contiene citazioni di o su Charles de Gaulle
Wikisource contiene opere originali di o su Appello del 18 giugno
Wikisource contiene opere originali di o su Discorso del 30 maggio 1968
Wikisource contiene opere originali di o su Francia, elezioni presidenziali 1965
[modifica] Collegamenti esterni
- Il gollismo
- (FR) Charles de Gaulle sul sito della Presidenza della Repubblica francese
- (FR) Fondazione e Istituto Charles de Gaulle
- (FR) Cercle d'Études Charles de Gaulle
- (FR) 2 juillet 1940 : première apparition filmée du général de Gaulle depuis son arrivée à Londres
- (FR) Centro di informazioni sul gaullismo
| Predecessore: | Capo del Governo provvisorio della Repubblica francese | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Henri Philippe Pétain | 1944 - 1946 | Félix Gouin |
| Predecessore: | Presidente del Consiglio della Francia | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Pierre Pflimlin | 1958 - 1959 | Michel Debré |
| Predecessore: | Presidente della Repubblica Francese | Successore: | |
|---|---|---|---|
| René Coty | 1959 - 1969 | Georges Pompidou |
- Generali francesi
- Politici francesi del XX secolo
- Nati nel 1890
- Morti nel 1970
- Nati il 22 novembre
- Morti il 9 novembre
- Cavalieri di gran croce OMRI decorati di gran cordone
- Coreggenti
- Grand croix della Legion d'Onore
- Personalità francesi della seconda guerra mondiale
- Presidenti della Repubblica francese
- Primi ministri della Francia
- Personalità legate a Lilla
