Michelangelo Antonioni

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Michelangelo Antonioni
Statuetta dell'Oscar Oscar onorario 1995

Michelangelo Antonioni (Ferrara, 29 settembre 1912Roma, 30 luglio 2007) è stato un regista, sceneggiatore, montatore, scrittore e pittore italiano, considerato uno dei più grandi registi della storia del cinema[1][2][3].

Autore di riferimento del cinema moderno[4][5], fin dall'esordio nel 1950 con Cronaca di un amore, pellicola che "segna la fine del neorealismo e la nascita di una nuova stagione del cinema italiano"[6], Antonioni ha firmato alcune delle pagine più intense e profonde[7] del cinema degli anni sessanta e settanta.

In particolare, tra il 1960 e il 1962, grazie alla sua celebre "trilogia dell'incomunicabilità", composta dai tre film in bianco e nero, L'avventura, La notte e L'eclisse (con protagonista la giovane Monica Vitti, al tempo compagna di Antonioni anche nella vita), considerati a buon diritto le prime opere cinematografiche che affrontano i moderni temi dell'incomunicabilità, dell'alienazione e del disagio esistenziale[8], Antonioni riesce a "rinnovare la drammaturgia filmica"[6] e a creare un forte "smarrimento" tra pubblico e critica, che accolgono queste opere "formalmente molto innovative" in "maniera contrastante"[9].

Con i successivi Il deserto rosso (1964, Leone d'oro al miglior film al Festival di Venezia) e Blow-Up[10] (1966, Palma d'oro al Festival di Cannes del 1967) si consacra definitivamente all'attenzione internazionale vincendo i più prestigiosi Festival cinematografici. Negli anni settanta prosegue la sua ricerca sulla "crisi della modernità"[6], con opere discusse ed innovative quali Zabriskie Point del 1970 (un atipico road movie di grande originalità formale e narrativa e di forte critica al consumismo[11]) e Professione: reporter del 1975 (definito da Mereghetti uno "tra i [film] più belli e misteriosi di Antonioni: assolato, vitreo, impareggiabile nell'usare scenari tanto diversi").

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Formazione[modifica | modifica sorgente]

Di famiglia medio borghese, dopo il diploma all'istituto tecnico consegue la laurea in economia e commercio all'Università di Bologna. Durante il periodo universitario trova anche il tempo di vincere un Littoriale della cultura e dell'arte. Sempre in questo periodo persegue alcune esperienze teatrali mettendo in scena alcuni lavori di Pirandello, Ibsen e Cechov con la compagnia studentesca universitaria, ed incomincia ad interessarsi di cinema. Alla fine degli anni trenta inizia a scrivere articoli nella rubrica cinematografica del Corriere Padano di Nello Quilici e più tardi, dopo essersi trasferito a Roma nel 1940, sulla rivista Cinema, nella cui redazione incontra intellettuali come Cesare Zavattini, Umberto Barbaro, Massimo Mida.

In questi anni frequenta il Centro Sperimentale di Cinematografia e nel 1942 collabora alla stesura della sceneggiatura di Un pilota ritorna di Roberto Rossellini. Dopo essere stato aiuto regista di Marcel Carné in Francia, nel film Les visiteurs du soir, nel 1943 rientra in patria a causa degli eventi bellici ed inizia a girare il suo primo cortometraggio, Gente del Po, che riesce a terminare soltanto nel dopoguerra. Nel 1945 mette a punto con Luchino Visconti due progetti che non saranno mai tradotti in film e l'anno successivo scrive, con Carlo Lizzani, Cesare Zavattini ed altri, la sceneggiatura di Caccia tragica di Giuseppe De Santis, a cui fa seguito la regia del suo secondo documentario, N. U. - Nettezza urbana.

Primi lungometraggi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cronaca di un amore, I vinti (film 1953), La signora senza camelie e Le amiche.
« Cronaca di un amore mi era piaciuto, ma non era stato il colpo di fulmine; non avevo visto le novità nella messa in scena, ero stato colpito dall'aspetto di "romanzo noir americano". L'entusiasmo è venuto vedendo il secondo film, La signora senza camelie. Ho adorato Le amiche, sono tornato a vederlo il giorno dopo, e allora Cronaca di un amore si è ricomposto in modo diverso nella mia mente e mi è apparso totalmente "pavesiano".[9] »
(Alain Resnais)

Dopo altri cortometraggi, superate varie difficoltà, nel 1950 riesce finalmente a dirigere il suo primo lungometraggio: Cronaca di un amore, restaurato nel 2004, opera già personalissima in cui, all'interno di un solido intreccio noir, descrive la storia di un adulterio ambientata nel mondo dell'alta borghesia industriale lombarda. La scelta della descrizione di una torbida crisi di coppia rappresentativa di una certa società borghese del dopoguerra, è un'emblematica presa di distanza dai "soggetti populisti e pauperistici" del neorealismo per avvicinarsi ad un mondo rimasto fuori dall'obbiettivo cinematografico degli anni quaranta[12].

Negli anni seguenti dirige tre lungometraggi di assoluto valore, tutti ben accolti dalla critica ma non altrettanto apprezzati dal grande pubblico: I vinti, del 1953, sulla violenza nel mondo giovanile; La signora senza camelie, ancora del 1953, sui meccanismi sconcertanti che regolano il divismo cinematografico; Le amiche, del 1955, film tratto dal romanzo di Cesare Pavese Tra donne sole.

Con Il grido, film del 1957 tenta di superare stili e tematiche dei precedenti lavori per concentrare l'attenzione sull'individuo, sulle sue crisi esistenziali, sul suo vivere in una società che sente estranea. L'insuccesso commerciale del film costringe il regista a dedicarsi brevemente al teatro e a collaborare più o meno anonimamente e comunque con scarso interesse a film altrui, spesso di irrilevante valore artistico.

La tetralogia esistenziale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi L'avventura, La notte (film 1961), L'eclisse e Il deserto rosso.
« Dopo Il grido, un film stupendo, c'è stato L'avventura. Mi ha colpito in questo film mitico la padronanza straordinaria della disposizione degli attori in rapporto alla scenografia (e viceversa). Antonioni ha un modo singolare di introdurre i personaggi attraverso il paesaggio (e il contrario). La sua utilizzazione della profondità di campo ci imprigiona come mosche in una tela di ragno.[9] »
(Alain Resnais)

Ritorna al cinema nel 1960, con la sua celeberrima tetralogia: L'avventura, del 1960 (che nell'ottobre 1960 sarà sequestrato per qualche giorno dalla magistratura per oscenità), La notte, del 1961, L'eclisse, del 1962 (questi primi tre film sono a volte citati come la trilogia della malattia dei sentimenti) e Il deserto rosso, del 1964 (il suo primo film a colori); dove seziona compiutamente la tematica dell'alienazione e dell'incomunicabilità, i grandi mali dell'uomo del Novecento, in autentici capolavori nei quali l'universalità del discorso intrapreso si fonde alla perfezione col rigore stilistico e la grande tecnica.

I lungometraggi girati in lingua inglese[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Blow-up, Zabriskie Point (film) e Professione: reporter.

Dopo la cosiddetta "tetralogia", Antonioni intraprende un'avventura decennale all'estero, girando in lingua inglese e con attori protagonisti stranieri, tre lungometraggi per il produttore Carlo Ponti: Blow-Up, del 1966, Zabriskie Point, del 1970 e Professione: reporter (The Passenger), del 1975. Con Blow-up (anch'esso sequestrato dalla magistratura per oscenità nell'ottobre 1967) il suo pessimismo angoscioso si trasforma nel totale rifiuto della realtà in cui l'uomo vive: egli non è più in grado di stabilire alcun rapporto con ciò che lo circonda e anche le certezze più elementari sono messe in discussione.

Sulla stessa falsariga Zabriskie Point, incentrato sulla contestazione giovanile, che sviluppa in maniera più spettacolare del consueto una feroce critica alla società dei consumi. Professione: reporter, opera interessante dal punto di vista narrativo e straordinaria da quello figurativo col lungo e celebre piano sequenza finale, affronta l'impenetrabilità della realtà attraverso un repentino cambio di identità del protagonista.

Nuove produzioni italiane[modifica | modifica sorgente]

Dopo cinque anni di silenzio creativo, torna alla regia con un film sperimentale per la televisione, Il mistero di Oberwald, del 1980, girato con innovativi ed anomali mezzi elettronici. Nel 1982 torna al cinema vero e proprio con Identificazione di una donna, dove mette in risalto la crisi sentimentale e comportamentale più di quella esistenziale. Dopo la lavorazione di questo film, viene colpito da un ictus che lo priva quasi completamente dell'uso della parola e che lo lascia paralizzato dal lato destro. Assistito dalla seconda moglie Enrica Fico (sposata nel 1985), Antonioni si limita a dirigere qualche documentario e accetta di dirigere il videoclip di Fotoromanza per Gianna Nannini e uno spot pubblicitario per la Renault.

Ultimi film e morte[modifica | modifica sorgente]

Nel 1995, nello stesso anno in cui gli viene assegnato il tardivo riconoscimento dell'Oscar alla carriera, torna dopo più di dodici anni dietro la macchina da presa assistito alla regia da Wim Wenders, suo grande ammiratore, con il film Al di là delle nuvole, dove traduce in immagini alcuni racconti del suo libro Quel bowling sul Tevere.

In occasione dell'Oscar alla carriera fu aperto nella città natale del regista, Ferrara, il Museo Michelangelo Antonioni. Tale museo cinematografico avrebbe dovuto contenere alcuni documenti e materiali preziosi appartenuti al maestro ed assurgere a luogo culturale di divulgazione della sua opera, ma dopo varie traversie dovute all'esiguità della collezione ed alle condizioni precarie dell'edificio, il Comune di Ferrara ha deciso di chiuderlo definitivamente nel 2006.

Nel 2004, il cortometraggio Il filo pericoloso delle cose, tratto da un altro episodio del libro Quel bowling sul Tevere, sarà inserito assieme ad altri due cortometraggi firmati da Wong Kar Wai e Steven Soderbergh, nel film Eros. Nello stesso anno dirige il suo ultimo documentario Lo sguardo di Michelangelo, film sul risultato del restauro atto a ripristinare l'aspetto e l'illuminazione originaria della Tomba di Giulio II e del Mosè della Basilica di San Pietro in Vincoli di Michelangelo Buonarroti.

Ormai estremamente limitato dalla malattia nella capacità di comunicare, si dedica negli ultimi anni alla pittura, esponendo in diverse mostre. Muore il 30 luglio 2007 nella sua casa romana, assistito dalla moglie, nello stesso giorno in cui scompare anche il regista svedese Ingmar Bergman. Viene sepolto, per sua espressa volontà, nel cimitero monumentale della Certosa di Ferrara. Era ateo: cfr. il volume "Michelangelo Antonioni", "Comincio a capire", Catania, Il girasole, 1999, in cui al riguardo dichiara «Se voi cristiani vi preoccupaste di Dio tanto quanto me ne preoccupo io che sono ateo, sareste tutti santi».

A Busto Arsizio, luogo in cui il regista ricevette l'ultimo premio alla carriera (BA Film Festival 2006), è nato nel 2008 l'Istituto Cinematografico Michelangelo Antonioni (ICMA), per la formazione di nuove leve della cinematografia[13]. A partire dal 2010 il BIF&ST di Bari assegna al miglior cortometraggio – tra tutti quelli prodotti nell'anno che precede il festival - un Premio intitolato a Michelangelo Antonioni.

Nel marzo 2011, la nipote Elisabetta Antonioni, fonda l'Associazione "Michelangelo Antonioni" al fine di divulgare l'opera del maestro tra i giovani e di favorirne lo studio[14]. Il 29 settembre 2012 il Comune di Ferrara ha promosso una grande festa per il centesimo compleanno di Antonioni, nato a Ferrara.

Tributi[modifica | modifica sorgente]

A partire dal 2009 il Bif&st di Bari assegna un Premio intitolato a Michelangelo Antonioni per il miglior film di cortometraggio tra i film del festival. Ferrara Arte organizza la prima mostra sulla sua opera: "Lo sguardo di Michelangelo. Antonioni e le arti", Palazzo dei Diamanti, dal 10 marzo al 9 giugno 2013.

Breve antologia critica[modifica | modifica sorgente]

« Antonioni non ha mai cercato di far tornare perfettamente i conti, di scoprire tutti i legami logici e perfettamente concatenati tra una serie di fatti e indizi: alla misurazioni degli spazi reali ha cercato di sostituire le misurazioni degli spazi interiori.[15] »
(Gian Piero Brunetta)
« Antonioni fa parte della ristrettissima schiera di cineasti-poeti che si creano il proprio mondo, i suoi grandi film non solo non invecchiano ma col tempo si riscaldano.[9] »
(Andrej Tarkovskij)
« Dicono che in Antonioni i personaggi sono assenti; non sono assenti, si tratta di un altro tipo di coscienza proiettata fuori da se stessa, e questo fa emergere gli oggetti in un modo completamente diverso. L'oggetto "balzachiano" si può dire che sia familiare poiché appartiene alla familiarità dell'autore, l'oggetto di Antonioni è costantemente estraneo, enigmatico, unheimlich, diceva Husserl, non-familiare. La familiarità tra l'uomo e le cose è scomparsa; ma il mondo pertanto appare con maggior forza, il mondo è molto più presente.[9] »
(Alain Robbe-Grillet)
« L'assenza. L'attesa. Il desiderio dell'altro... Troppo spesso l'opera di Antonioni è stata percepita come un rapporto desolato, solitario sull'incomunicabilità. Si tratta, al contrario, di comunicazione, affettiva e viva, in ogni suo film (e nei suoi disegni A volte si fissa un punto...): una comunicazione appassionata, passionale, infinitamente più concreta di tutti i dialoghi a vanvera e convenzionali che ingombrano i nostri schermi. Sulle rovine di questa pretesa comunicazione, attraverso la parola si crea sotto i nostri occhi distratti uno scambio più intenso, più segreto, meno razionale e al contempo meno vano. Cinema d'evidenza svelata.[9] »
(Alain Robbe-Grillet)
« Non ci sono invenzioni pittoriche in Visconti, mentre in Antonioni, ed in maniera diversa in Fellini, c'è una cultura grafica e pittorica eccezionale.[9] »
(Claude Sautet)
« Antonioni è un ipnotizzatore geniale, mi ha comunicato la passione, l'ossessione per l'immagine. C'è qualcosa di ossessivo nelle suo immagini, le "compone" con una cura straordinaria. Vien voglia di paragonarlo a certi pittori ferraresi come Cosmé Tura e Francesco del Cossa. Le sue immagini sono molto ricercate, ma sempre necessarie. Antonioni maestro dell'astrazione al cinema? Io lo vedo piuttosto come un artista figurativo, perché fa sempre sentire con molta precisione dove ci troviamo...[9] »
(Alain Resnais)
« Nei suoi film abbiamo l'impressione che ci sia molto silenzio. I dialoghi in effetti sono meno importanti delle immagini, sono là per dare l'impressione, per così dire, che non si tratta di un film muto. Questo grande regista è un sottile analista dei sentimenti (si scala una montagna, si raggiumge una pianura, e ci si accorge che ci sono altre montagne da scalare...). Non è un pensatore, è un poeta. Quello che mi colpisce di più non è soltanto la maestria formale dei suoi film, è soprattutto l'intensa emozione che mi comunicano. Si è detto a volte che Antonioni è di ghiaccio: trovo che non sia affatto freddo, al contrario quel "ghiaccio brucia". I film di Rossellini, per esempio, non mi danno questa emozione diretta che provo davanti ai film di Antonioni, con i quali ho un contatto più fisico.[9] »
(Alain Resnais)
« Ha un modo molto peculiare di orientare gli sguardi: i suoi attori, un po' come in Ozu, non si guardano quando parlano. Si direbbe che Antonioni ci intrappola continuamente per ipnotizzarci.[9] »
(Alain Resnais)
« Antonioni ha un modo molto personale di usare i piani sequenza, con delle sorprendenti "entrate" ed "uscite" di campo. A differenza di Max Ophuls, il grande specialista del piano sequenza dinamico, Antonioni nasconde i movimenti della cinepresa. E questo è il massimo. Eccellente è anche il suo modo di servirsi della musica: lui che è, come Bresson, contrario alla musica, sceglie sempre degli ottimi musicisti, basti pensare al grande Fusco.[9] »
(Alain Resnais)
« Quando tu [Antonioni] dichiari in un'intervista con Godard: "Provo il bisogno di esprimere la realtà in termini che non siano affatto realistici", tu testimoni una corretta percezione del senso: non lo imponi, ma non lo abolisci. Tale dialettica conferisce ai tuoi film una grande sottigliezza: la tua arte consiste nel lasciare la strada del senso sempre aperta, e come indecisa, per scrupolo. È proprio in questo che tu assolvi il compito dell'artista di cui il nostro tempo ha bisogno: né dogmatico, né insignificante. »
(Roland Barthes, dalla sua orazione ufficiale in occasione della consegna dell'"Archiginnasio d'oro", premio della città di Bologna, a Michelangelo Antonioni, febbraio 1980)

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Michelangelo Antonioni

Regista[modifica | modifica sorgente]

Film[modifica | modifica sorgente]

Documentari[modifica | modifica sorgente]

Sceneggiatore[modifica | modifica sorgente]

Montatore[modifica | modifica sorgente]

Aiuto regista[modifica | modifica sorgente]

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana
— Roma, 18 novembre 1992[17]
Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte
— Roma, 13 gennaio 1997[17]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ "Per me Antonioni è il più grande regista vivente al mondo. l'insieme della sua opera è qualcosa di assolutamente monumentale, è un'opera che implica una vera e propria metafisica, un'opera che può essere studiata nelle Università come Flaubert e Mallarmé", Alain Robbe-Grillet, in A. Tassone, op. cit., 2002
  2. ^ "Antonioni ha rivoluzionato il cinema. Nei primi tre quarti d'ora de L'avventura, nel finale di Blow-Up, nella prima parte di Professione reporter, Antonioni è riuscito ad entrare in zone e situazioni narrative mai esplorate prima, è riuscito cioè a servirsi di elementi di cui non ci si serviva, a creare delle tensioni insostenibili, un po' come in Jeux di Debussy", Claude Sautet, in A. Tassone, op. cit., 2002
  3. ^ "[...] già nel 1961 Antonioni è assunto a forza nell'empireo dei massimi maestri del cinema mondiale e per merito dell'Avventura e della Notte, oltre che della Dolce vita [di Federico Fellini], il cinema italiano riguadagna quel prestigio che alla fine degli anni cinquanta appariva un po' appannato", in Gian Piero Brunetta, Storia del cinema italiano : dal 1945 agli anni ottanta, Roma, Editori riuniti, 1982, p. 738
  4. ^ "Ha lasciato un'impronta su centinaia di registi contemporanei", Francis Ford Coppola, in A. Tassone, op. cit., 2002
  5. ^ "Antonioni è il grande artista del nostro tempo", Stanley Kubrick, in A. Tassone, op. cit., 2002
  6. ^ a b c Le Garzantine - L'Universale Cinema, 2006, p. 37
  7. ^ "Nell'indagine dei sentimenti è sceso a profondità insondabili", Akira Kurosawa, in A. Tassone, op. cit., 2002
  8. ^ "Antonioni è stato il primo a trattare della difficoltà di comunicare. Forse è il vero erede di Pavese. Nei suoi film l'uomo non agisce, non è attivo, è complessato di fronte all'attivismo sentimentale, sensuale, creativo delle donne", Claude Sautet, in A. Tassone, op. cit., 2002
  9. ^ a b c d e f g h i j k Citazioni tratte dal saggio di Aldo Tassone, I film di Michelangelo Antonioni : un poeta della visione, Roma, Gremese, 2002. ISBN 88-8440-197-6
  10. ^ Brigitte Tast, Hans-Jürgen Tast: light room - dark room. Antonionis "Blow-Up" und der Traumjob Fotograf, Kulleraugen Vis.Komm. Nr. 44, Schellerten 2014, ISBN 978-3-88842-044-3
  11. ^ "la grande originalità formale di Zabriskie Point sta proprio nella maledizione finale che proietta il film fuori dalla durata narrativa [...]", Alberto Moravia da "È esplosa anche l'arte di Antonioni", in Zabriskie point, Bologna, Cappelli, 1970
  12. ^ Gian Piero Brunetta, Storia del cinema italiano: dal 1945 agli anni ottanta, Roma, Editori riuniti, 1982
  13. ^ Istituto Antonioni
  14. ^ Associazione Michelangelo Antonioni: scopi dell'Associazione: favorire lo studio dell'attività artistica e culturale del grande maestro del cinema italiano ed internazionale; diffondere tra i giovani l'opera di M. Antonioni per avvicinarli non solo alla sua poetica, ma alla passione per il cinema come forma d'arte; scoprire aspetti inediti nella sua attività; favorire lo studio approfondito e la diffusione del materiale acquisito dal Comune di Ferrara, (Fondo Antonioni)
  15. ^ Gian Piero Brunetta, Cent'anni di cinema italiano, Bari, Laterza, 1991 - p. 392. ISBN 88-420-3851-2
  16. ^ Il film ottiene un finanziamento pubblico equivalente a 3.160.000 euro, CINEMA. PROFONDO ROSSO di Vittorio Feltri e Renato Brunetta. Come la sinistra ha costruito l'egemonia sul cinema italiano, facendone una sprecopoli di celluloide, capace di produrre soltanto film-flop], Libero- Free Foundation 2007
  17. ^ a b Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Michelangelo Antonioni, Sei film: Le amiche, Il grido, L'avventura, La notte, L'eclisse, Deserto rosso, Einaudi 1964
  • Michelangelo Antonioni, Blow-up, Einaudi 1967
  • Michelangelo Antonioni, Tecnicamente dolce, Einaudi 1976
  • Michelangelo Antonioni, Quel bowling sul Tevere, Einaudi 1983
  • Michelangelo Antonioni, I film nel cassetto, Marsilio 1995
  • Michelangelo Antonioni, Tonino Guerra, L'aquilone. Una favola per il terzo millennio, con illustrazioni di V. Medzibouskiy, Delfi 1996
  • Michelangelo Antonioni, Fare un film è per me vivere. Scritti sul cinema, Venezia, Marsilio 2001
  • Michelangelo Antonioni, Carlo di Carlo e Giorgio Tinazzi (a cura di), Sul cinema, Venezia, Marsilio, 2004
  • Anna Maria Giacomelli, Italia Saitta, Crisi dell'uomo e della società nei film di Visconti e di Antonioni, Alba, Paoline, 1972
  • Carlo Di Carlo (a cura di), Il primo Antonioni, Cappelli 1973
  • Piero Mechini e Roberto Salvadori (a cura di), Rossellini, Antonioni, Bunuel, Padova, Marsilio, 1973
  • Giorgio Tinazzi, Michelangelo Antonioni, Firenze, La nuova Italia, 1976. Il Castoro Cinema n. 1
  • Roberto Tassi (a cura di), Michelangelo Antonioni: le montagne incantate: catalogo della Mostra del 20 ottobre-30 novembre 1984, Parma, Consigli Arte, 1984
  • Cesare Biarese e Aldo Tassone, I film di Michelangelo Antonioni, Roma: Gremese, 1985. ISBN 8876051864
  • Michele Mancini e Giuseppe Perrella (a cura di), Michelangelo Antonioni, architetture della visione = Michelangelo Antonioni, architecture in vision, Roma, Coneditor, 1986
  • Aldo Tassone, I film di Michelangelo Antonioni, Roma, Gremese, 1990. ISBN 8876055452
  • Giorgio Tinazzi, Michelangelo Antonioni, 5. ed. aggiornata, Roma, Il Castoro, 1994. ISBN 88-8033-013-6
  • David Gianetti, Invito al cinema di Michelangelo Antonioni, Milano, Mursia 1999. ISBN 88-425-2559-6
  • Carlo Di Carlo (a cura di), Il cinema di Michelangelo Antonioni, Il Castoro 2002, ISBN 8880330136
  • Giorgio Tinazzi, Michelangelo Antonioni, ed. accresciuta, Roma, Il Castoro, 2002
  • M. Orsini (a cura di), Michelangelo Antonioni. I film e la critica 1943-1995: un'antologia, Roma, Bulzoni 2002
  • Aldo Tassone, I film di Michelangelo Antonioni: un poeta della visione, 3. ed. riveduta e aggiornata, Roma, Gremese, 2002
  • Saverio Zumbo, Al di là delle immagini. Michelangelo Antonioni, Alessandria, Falsopiano 2002
  • Sandro Bernardi, Il paesaggio nel cinema italiano, Venezia, Marsilio 2002
  • Debora Farina, Eros is sick. Il cinema di Michelangelo Antonioni, Editrice Cinetecnica 2005
  • G. Martini (a cura di), Michelangelo Antonioni, Alessandria, Falsopiano 2007
  • Anna Imponente (a cura di), Michelangelo Antonioni: le montagne incantate: catalogo della Mostra del 30 ottobre-9 dicembre 2007, Roma, Gangemi 2007
  • Seymour Chatman, Michelangelo Antonioni. Tutti i film, a cura di Paul Duncan. Köln: Taschen, 2008
  • Nicola Ranieri, Amor vacui. Il cinema di Michelangelo Antonioni, II edizione. Treglio: Meta Edizioni, 2013
  • Dominique Païni (a cura di), Lo sguardo di Michelangelo. Antonioni e le arti, Catalogo della mostra di Ferrara, Palazzo dei Diamanti 10 marzo - 9 giugno 2013. Ferrara: Ferrara Arte, 2013. ISBN 9788889793220
  • Brigitte Tast, Hans-Jürgen Tast: light room - dark room. Antonionis "Blow-Up" und der Traumjob Fotograf, Kulleraugen Vis.Komm. Nr. 44, Schellerten 2014, ISBN 978-3-88842-044-3

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