Miklós Jancsó

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Miklós Jancsó nel 2000

Miklós Jancsó (Vác, 27 settembre 1921) è un regista e sceneggiatore ungherese.

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[modifica] Biografia

Nato vicino a Budapest da padre ungherese e madre rumena, si forma in ambiente religioso, mentre il suo paese vive travagliate vicende storiche. Iscrittosi all'Università di Kolozsvár in Transilvania, vi compie gli studi di giurisprudenza, laureandosi nel 1944. In quello stesso periodo l'Ungheria, alleata con la Germania hitleriana, viene occupata dalle truppe sovietiche.

Orientato onestamente verso i principi del socialismo, dopo la guerra Jancsó aderisce ai cosiddetti collegi popolari, nati con lo scopo di rifondare la cultura e di creare una "coscienza di classe" nei figli dei contadini e degli operai per la costruzione di una autentica "democrazia popolare". Entra così in un gruppo teatrale e si iscrive all'Istituto di arte drammatica e cinematografica di Budapest, ma l'entusiasmo si spegne quando il movimento dei collegi popolari viene assorbito dalla burocrazia di partito, che soffoca gli slanci di democrazia e impone i metodi polizieschi dell'epurazione e della repressione staliniana. Jancsó riesce a diplomarsi in cinematografia nel 1951, ma comincia a capire che «lo stalinismo, più che un errore, è un crimine».

Dal matrimonio con Katalin Wowesznyi, sua moglie dal 1949, nascono Nyika (Miklós Jancsó Jr., 1952) e Babus (Katalin Jancsó, 1955).

Alla morte di Stalin si creano in Ungheria le condizioni favorevoli per un allontanamento dal regime sovietico. L'ascesa al potere del moderato Imre Nagy porta alla proposta di uscire dal Patto di Varsavia e al conseguente, tragico intervento militare dell'Armata Rossa nell'autunno 1956. In questo clima e dall'inevitabile repressione che farà seguito al fallimento dell'insurrezione del '56, nasce il cosiddetto "Nuovo cinema ungherese", di cui Miklós Jancsó sarà uno dei più autorevoli esponenti.

All'inizio, la cinematografia di Jancsó è influenzata dalla tradizione del realismo e dell'espressionismo: egli gira documentari dai toni accesi ed esasperati, sovraccarichi di simboli e di pesanti metafore. Il primo lungometraggio è del 1958 e si intitola A harangok Rómába mentek (Le campane sono partite per Roma). Si svolge nell'aprile 1945, durante le ultime ore dell'occupazione nazista in Ungheria e termina con la "liberazione" del paese da parte dell'armata sovietica.

Dopo il divorzio da Katalin Wowesznyi, sposa la regista Márta Mészáros nel 1958. Nel 1959 conosce l'autore e sceneggiatore Gyula Hernádi, che collaborerà con Jancsó fino alla sua morte, avvenuta nel 2005.

Jancsó conquista la notorietà internazionale con quella che viene definita una trilogia e comprende I disperati di Sandór (Szegénylegények), 1964, L'armata a cavallo (Csillagosok, katonák), 1967, e Silenzio e grido (Csend és kiáltás), 1968. Distribuiti a suo tempo nei cinema d'essai e nelle rassegne dei circoli universitari, oggi è difficilissimo visionarli in quanto non sono disponibili in home-video e vengono trasmessi solo in rarissime occasioni da Raitre nella programmazione notturna.

I tre film sono passati alla storia del cinema anche per il significativo utilizzo del piano sequenza, che diventa per Jancsó una sorta di marchio di fabbrica.

Nel 1968, Jancsó conosce a Budapest la giornalista e sceneggiatrice italiana Giovanna Gagliardo; insieme si trasferiscono a Roma dove lavorano insieme per più di dieci anni. Del 1970 è il primo film realizzato in Italia, La pacifista, che ha come protagonista Monica Vitti. Segue subito dopo La tecnica e il rito, sempre realizzato con capitali italiani. Ancora con la Gagliardo gira Roma rivuole Cesare (1973) e Vizi privati, pubbliche virtù (1975) che dà scandalo al Festival di Cannes di quell'anno per le scene di nudo che vedono, tra l'altro, la partecipazione come figurante di una giovanissima Ilona Staller, da poco stabilitasi in Italia e non ancora conosciuta come "Cicciolina".

Nel 1980 si separa dalla Gagliardo e l'anno dopo sposa Zsuzsa Csákány. Nel 1982 nasce l'ultimo figlio Dávid. Da allora Miklós Jancsó lavora soprattutto in teatro e in produzioni televisive nazionali.

Ha vinto il Leone d'oro alla carriera a Venezia nel 1990.

[modifica] Filmografia parziale

[modifica] Bibliografia

  • Giovanni Buttafava, Miklós Jancsó, Il Castoro Cinema n. 10, La Nuova Italia, 1975

[modifica] Altri progetti

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