Claudia Cardinale

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Claudia Cardinale al Women's World Award nel 2009

Claudia Cardinale, nome d'arte di Claude Joséphine Rose Cardinale (Tunisi, 15 aprile 1938), è un'attrice italiana, attualmente residente in Francia.

Foto con dedica (1960 circa )

È l'attrice italiana più importante emersa negli anni sessanta[1] e l'unica a conseguire una notorietà internazionale paragonabile a quella di Sophia Loren,[2] o di Gina Lollobrigida, entrambe facenti parte della precedente generazione di attrici negli anni cinquanta. La stampa internazionale l'ha spesso definita la donna più bella del mondo durante quel decennio.[3]

La sua «bellezza in pari tempo solare e notturna, delicata e incisiva, enigmatica e inquietante»[2] è stata utilizzata e valorizzata dai maggiori autori dell'epoca d'oro del cinema italiano. Si ricordano in particolare le sue interpretazioni per Visconti (Il Gattopardo, Vaghe stelle dell'Orsa), Fellini (), Bolognini (Il bell'Antonio, La viaccia, Senilità), Zurlini (La ragazza con la valigia), Comencini (La ragazza di Bube), Sergio Leone (C'era una volta il West), Luigi Zampa (Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata), Luigi Magni (Nell'anno del Signore) e Damiano Damiani (Il giorno della civetta).

Come le altre attrici della sua generazione, ha incarnato un nuovo modello femminile, una donna volitiva e battagliera, che vuole essere libera e indipendente,[2] afferma la proprietà di se stessa ed aspira ad un ruolo paritario nei rapporti affettivi e professionali.[4]

Compagna per oltre un decennio del produttore cinematografico Franco Cristaldi, principale artefice della sua carriera, dalla metà degli anni settanta è legata al regista Pasquale Squitieri e dalla fine degli anni ottanta risiede stabilmente in Francia. Ha due figli, Patrick e Claudia. Nel 1979 diventa nonna.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Le origini[modifica | modifica sorgente]

Una veduta di Tunisi nel 1942

I suoi genitori, Yolanda e Francesco, erano nati in Africa, figli di emigranti siciliani, Gaspare Greco e Rosa Matera i quali ebbero quattro figlie femmine, Yolanda, Maria, Dina e Rita e due figli maschi Saverio e Andrea, quest' ultimo morto in giovane età.

I nonni paterni, i Greco erano commercianti di Gela, trasferitisi poi in Tunisia quando era ancora un protettorato francese, dove avevano una piccola impresa di costruzione marittima a Trapani, ma poi si stabilirono a La Goletta, dove esisteva una numerosa comunità italiana continuando l'attività svolta in Sicilia. Pur essendo entrambi i genitori educati in scuole francesi, il radicamento nella terra d'origine era tale che il padre, ingegnere delle ferrovie, scelse di mantenere la nazionalità italiana invece di prendere quella francese, che avrebbe facilitato la vita della loro famiglia, soprattutto durante gli anni della seconda guerra mondiale, quando l'alleanza dell'Italia fascista con il regime nazista fece emergere un certo antiitalianismo. Proprio per rispetto della scelta del padre, quando la Cardinale nella maturità risiederà stabilmente in Francia, preferirà rimanere a sua volta italiana.[5] Agli inizi degli anni '50 vive per qualche tempo dai parenti a Trapani.

Le sue lingue native sono l'arabo tunisino, il francese e il siciliano, appreso dai suoi genitori. Fino all'età di sedici anni non parla bene l'italiano. Prende ad impararlo meglio una volta avviata la sua carriera di attrice. La Cardinale viene educata insieme alla sorella Blanche, più piccola di un solo anno, nella scuola di suore di Saint-Joseph-de-l'Apparition, a Cartagine, dove la sua irrequietezza le costa continue punizioni,[6] quindi studia alla scuola Paul Cambon, dove ottiene il diploma con la prospettiva di diventare maestra.[7] È un'adolescente controversa, silenziosa, bizzarra e selvaggia,[8] come tutte le ragazze della sua generazione affascinata da «BB», Brigitte Bardot, esplosa nel 1956 con E Dio creò la donna di Roger Vadim.

Il suo primo contatto con il mondo del cinema è la partecipazione, insieme alle compagne di scuola, ad un cortometraggio del regista francese René Vautier, Anneaux d'or, presentato con successo al Festival di Berlino. È sufficiente l'unico primo piano di quel film per farla diventare una piccola celebrità locale[9] ed essere richiesta dal regista Jacques Baratier per girare I giorni dell'amore, con l'attore egiziano Omar Sharif, una proposta che accetta con riluttanza, recitando in un ruolo di secondo piano (per la protagonista la produzione vuole un'attrice di nazionalità tunisina).[10]

Ma la svolta determinante è, nel 1957, durante la Settimana del cinema italiano a Tunisi organizzata dall'Unitalia-Film, quando vince in modo del tutto involontario e inconsapevole[11] il concorso per la «più bella italiana di Tunisia», che le vale in premio un viaggio a Venezia, durante la Mostra del Cinema. Al Lido l'affascinante diciottenne non passa inosservata agli occhi dei molti registi e produttori presenti.

Le viene offerto di frequentare il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma (sua maestra di dizione fu Tina Lattanzi), ma è un'esperienza breve ed insoddisfacente, durante la quale mette in evidenza una scarsa attitudine al mestiere di attrice (acuita dalle difficoltà con la lingua italiana), ma anche una straordinaria fotogenia.[12] Abbandona gli studi dopo un solo trimestre e decide di ritornare a casa, guadagnandosi il servizio di copertina del settimanale popolare Epoca per questa sua scelta inaspettata di rifiutare l'avventura del cinema.[13]

Tornata a Tunisi, si trova però di fronte all'inattesa scoperta di essere incinta. È il risultato di una drammatica esperienza personale: una breve, dolorosa relazione con un uomo francese, più grande di lei di una decina d'anni, iniziata quand'era ancora solo diciassettenne, con una violenza.[14] Decisa a non abortire, trova una via di salvezza nella proposta di un contratto di esclusiva da parte della casa di produzione Vides di Franco Cristaldi. È questo l'inizio, non desiderato ma imposto dalle circostanze, della sua carriera cinematografica.[15]

Gli inizi in Italia[modifica | modifica sorgente]

Il suo primo film italiano è I soliti ignoti (1958) di Mario Monicelli, nel quale interpreta il piccolo ruolo di Carmelina, una ragazza segregata in casa dal fratello, il primo di tanti ruoli di donna siciliana a cui il suo aspetto mediterraneo - adatto ad essere tanto aristocratico quanto contadino - sembra destinarla. La commedia è un enorme successo e la Cardinale diventa immediatamente riconoscibile, addirittura già presentata da alcuni giornali come «la fidanzata d'Italia».[16]

Seguono altri due film, 3 straniere a Roma di Claudio Gora e La prima notte di Alberto Cavalcanti, durante i quali lavora segretamente incinta, fino al settimo mese, in uno stato di depressione, tormentata da pensieri suicidi.[17]

Molti film di Claudia Cardinale sono girati con Tomas Milian, tra cui Ruba al prossimo tuo di Francesco Maselli del 1968, Gli indifferenti del 1964, e I delfini (film) del 1960, e un famosissimo film del 1963 con Alain Delon Il Gattopardo di Luchino Visconti. Quando teme ormai di non poter più nascondere la gravidanza, incontra Cristaldi per chiedergli l'interruzione del contratto, in modo da potersene andare, ma lui intuisce il problema, l'aiuta ad affrontare la famiglia e la manda a partorire a Londra, lontano dagli sguardi della stampa, con la scusa di dover imparare la lingua inglese per un film.[18] Grata della comprensione da parte del produttore, è però sconvolta quando lui le impone di non rivelare la propria maternità, perché questa sarebbe un tradimento verso il pubblico e significherebbe la fine della sua carriera,[19] facendo leva sul dettagliatissimo contratto all'americana che la vincola in ogni aspetto della sua vita, compresa la propria immagine, privandola di qualsiasi capacità di autodeterminazione: «non ero più padrona né del mio corpo né dei miei pensieri. Persino a un'amica era rischioso raccontare qualcosa che prendesse le distanze dalla mia immagine pubblica, perché poteva essere divulgato, mettendomi nei guai. Tutto era in mano alla Vides».[20]

Per sette anni conserva questo segreto, al pubblico e anche al suo stesso figlio, Patrick, cresciuto in famiglia come un fratello, finché un giornale scandalistico non scoprirà la verità e la Cardinale deciderà di narrarla, con liberazione, al giornalista Enzo Biagi, in un articolo pubblicato su Oggi e L'Europeo.[21]

Il primo film importante della sua carriera è Un maledetto imbroglio (1959) di Pietro Germi, che per lei è una vera rivelazione.[22] Fino a quel momento ha lavorato senza essere conquistata dal cinema, ma grazie alla sapiente direzione del burbero e laconico regista-attore, con il quale nasce un'immediata affinità tra due caratteri simili,[23] comincia ad imparare cosa sia il mestiere della recitazione e a sentirsi a proprio agio davanti alla macchina da presa.

Si tratta della sua prima vera prova di attrice,[24] per la quale riceve una lusinghiera recensione da parte di Federico Fellini («una Cardinale che io mi ricorderò per un pezzo. Quegli occhi che guardano con gli angoli accanto al naso, quei capelli bruni lunghi e spettinati (...) quel viso di cerva, di gatta, e così passionalmente perduta nella tragedia»),[25]

1960-1961: Mauro Bolognini e Valerio Zurlini[modifica | modifica sorgente]

Mentre la maternità nascosta le fa condurre una vita sempre più appartata, impedendole di viverne a pieno la parte pubblica, tutta la sua esistenza si riduce al solo dovere, ad un lavoro serrato e ininterrotto, un film dietro l'altro (sono cinque i film datati 1960 a cui partecipa), Il bell'Antonio di Mauro Bolognini, la poco riuscita megaproduzione internazionale Napoleone ad Austerlitz di Abel Gance, Audace colpo dei soliti ignoti diretto da Nanni Loy continuazione de I soliti ignoti, il primo incontro professionale con Luchino Visconti in Rocco e i suoi fratelli e I delfini di Citto Maselli. La strategia di Cristaldi è quella di farle girare piccoli ruoli, ma con i più grandi autori.[26]

È Barbara Puglisi ne Il bell'Antonio (1960)

La successiva tappa professionale è segnata dall'incontro con Mauro Bolognini. È l'inizio di un fortunato rapporto professionale e privato, che darà vita a cinque film, fra i quali alcuni che lei considera tra i suoi preferiti, come Senilità, Libera, amore mio! e soprattutto La viaccia.[27] «Con lui, dietro la macchina, ancora una volta, come con Germi, mi sono sentita sicura di me»,[28] «considero Mauro Bolognini un grandissimo regista: un uomo di rara sapienza professionale, di grandissimo gusto e cultura. Oltre che, per me personalmente, un amico sensibile e sincero.»[29]

Nei film di Bolognini, la Cardinale incarna la figura della donna come perdizione per l'uomo, la mantide religiosa, grazie alla sua grande femminilità estetica.[30] In effetti, durante le riprese del primo di questi, Il bell'Antonio, la star della Dolce vita Marcello Mastroianni si innamora di lei che, pur attratta dal suo fascino gentile, lo respinge, perché non lo prende sul serio[31] e lo considera uno di quegli attori che non possono fare a meno di innamorarsi delle loro compagne di lavoro.[30] Mastroianni, anche a distanza di molti anni, le rinfaccerà di non aver creduto all'autenticità dei suoi sentimenti.[32] Malgrado il dispiacere di Bolognini per la situazione, l'atmosfera di tensione tra i due interpreti si rivela ideale per trasmettere quella fra i personaggi del film.

Il successivo lavoro con Bolognini, La viaccia, le fa incontrare invece Jean-Paul Belmondo, con il quale girerà poi l'avventuroso Cartouche (1962), il film della popolarità per l'attrice in Francia, ma con il quale soprattutto avrà una piccola storia d'amore.[33]

Un vero e proprio «film della vita»[34] è La ragazza con la valigia di Valerio Zurlini, che mette in scena involontariamente la parte più dolorosa della sua vita reale, il figlio nascosto, e le permette un'identificazione totale con il personaggio della ragazza-madre Aida.[35] Il coinvolgimento è tale che le richiede poi un paio di mesi per essere superato e lasciato alle spalle.[36]

Il regista la sceglie contro il parere di tutti, per un personaggio così difficile, quando lei non è ancora considerata una «vera» attrice, tanto come la maggiore bellezza nazionale.[37] Come Germi, le si mette accanto durante la lavorazione: «Zurlini era di quelli che amano molto le donne: aveva una sensibilità quasi femminile. Mi capiva da uno sguardo. Mi ha insegnato tutto, senza impormi niente. (...) Mi ha voluto veramente bene.»[35] Con lui nasce una vera amicizia, basata su una profonda comprensione reciproca.[38]

Tanto La viaccia di Bolognini quanto La ragazza con la valigia di Zurlini vengono selezionati in concorso per il Festival di Cannes 1961. Alla Croisette l'attrice ventiduenne non è paragonabile alle due dive italiane presenti, Sophia Loren (che vince il premio per la migliore interpretazione femminile con La ciociara) e Gina Lollobrigida, ma per alcuni giornali appare come una credibile antagonista di Brigitte Bardot, tanto che la rivista francese Paris Match le dedica una copertina intitolata «La chiamano già CC. È Claudia Cardinale la giovane rivale di BB».[39] Nel 1962 la Cardinale realizza la celebre intervista con Alberto Moravia nella quale lo scrittore si concentra esclusivamente sul suo corpo, trattandola come un oggetto, ma lei stessa trova adeguato che le si chieda solo di quello che è il suo strumento dell'essere attrice: «Io usavo il mio corpo come una maschera, come rappresentazione di me stessa».[40] L'articolo, pubblicato su Esquire con il titolo The next goddess of love, è ripreso in tutto il mondo e poi ampliato in un libro intitolato La dea dell'amore, pubblicato nel 1963. L'attrice si rende conto, con un certo divertimento, di mettere a disagio lo scrittore, per il suo prorompente aspetto fisico (1.70 cm distribuiti su curve naturali esuberanti, a partire da una quarta di reggiseno), che l'avvicina ai personaggi femminili dei suoi romanzi.[40] E qualche anno dopo interpreterà proprio uno di essi nel film Gli indifferenti, tratto dal suo omonimo romanzo.

L'attrice e il produttore: il rapporto con Franco Cristaldi[modifica | modifica sorgente]

Il rapporto professionale con il produttore Cristaldi si evolve progressivamente e, dopo un paio di anni dall'inizio del contratto con la Vides, diventa anche personale.[41] Fin dall'inizio, la Cardinale è consapevole che si tratta di un legame senza prospettive di future ufficializzazioni[41] e, almeno per un certo periodo, è dolorosamente consapevole di rappresentare lo stereotipo dell'avventura del produttore con l'attrice.

A posteriori, sostiene di non essersi mai sentita davvero la compagna di Cristaldi, perché non si è trattato di un rapporto alla pari: è sempre stata in una posizione svantaggiata, subordinata rispetto al produttore, «Cenerentola gratificata dalla sua generosità»,[42] da un lato per il grande debito di riconoscenza nei suoi confronti per averla aiutata nel momento critico della gravidanza segreta, dall'altro per il fatto di essere legata da un rapporto lavorativo, per lui impossibile da scindere da quello personale,[42] che gli ha permesso di tenerla costantemente sotto controllo (attraverso lo staff personale formato da responsabile stampa, segretaria e autista), di privarla di qualsiasi libertà personale e autonomia,[43] facendola sentire prigioniera in una torre d'avorio[44] e ricordandole sempre che l'aveva creata e gli apparteneva.[45] Non solo non hanno mai vissuto una vita di coppia e hanno condotto vite separate se non durante brevi viaggi, ma addirittura lei non l'ha mai chiamato Franco, solo Cristaldi.[46]

Per lungo tempo sopporta la situazione, ma con insofferenza crescente, che porterà ad un'inevitabile rottura.[47]

1963, l'anno della consacrazione: Visconti, Fellini e Comencini[modifica | modifica sorgente]

Il 1963 rappresenta un anno cruciale per la carriera della Cardinale.

Ha l'irripetibile occasione di lavorare contemporaneamente con due dei maggiori maestri del cinema italiano dell'epoca in veri e propri film-simbolo della loro intera carriera, con Luchino Visconti per Il Gattopardo e con Federico Fellini per , sperimentando in prima persona come due artisti possano essere dei geni in maniera totalmente diversa: seguendo strade, istinti, metodi addirittura opposti.[48]

Sul set di Visconti, il clima è quasi religioso, si vive solo per il film, lasciando fuori il mondo esterno. Tanto Visconti ha bisogno del silenzio per lavorare, quanto Fellini ne ha invece di essere immerso nella confusione e circondato dal massimo della volgarità e del rumore.[49] Con il primo, è impossibile cambiare una virgola, con il secondo il clima è di improvvisazione totale, anche se di fatto si viene portati dove lui vuole, senza nemmeno accorgersi.[50]

Visconti, che con il ruolo di Angelica le ha fatto «il più bel regalo della mia vita d'attrice»,[51] ha il vezzo di parlarle in un ottimo francese, quasi da madre lingua, imparato quando era assistente di Jean Renoir,[52] Fellini la coinvolge in lunghe passeggiate e chiacchierate. Entrambi sono molto teneri con lei e la chiamano con lo stesso diminutivo affettuoso, Claudina,[53] entrambi lasciano un segno nella sua vita: «Luchino ha fatto e farà parte per sempre della mia vita: è nei miei pensieri, nei ricordi, nei sogni, ma lo ritrovo persino più concretamente, materialmente, nel viso e nello sguardo che ho oggi, nelle mie mani...»;[54] «Con Federico ho girato un solo film. Mi ha fatto sentire il centro del mondo: la più bella, la «più speciale» di tutte, la più importante.»[50]

Fellini fa esprimere al proprio alter ego Mastroianni una reverente dichiarazione d'amore all'attrice («Quanto sei bella, mi metti in soggezione, mi fai battere il cuore come un collegiale. Che rispetto vero, profondo, comunichi.»)[55] e la trasforma in una sorta di ideale femminile salvifico, l'interprete ideale della "ragazza della fonte": «bellissima, giovane e antica, bambina e già donna, autentica, misteriosa».[55] È lui il primo a volerla non doppiata: per lui, ogni differenza è poesia, compresa quella voce caratteristica che, per merito suo, viene finalmente rivelata su grande schermo, aggiungendo ulteriore fascino a quello già irresistibile derivato dall'intensità dello sguardo e la magnificenza dei tratti.

Entrambi i film partecipano con successo al Festival di Cannes: Il Gattopardo conquista trionfalmente la Palma d'oro, mentre è presentato fuori concorso. La Cardinale presenzia brevemente sulla Croisette, giusto il tempo sufficiente per la storica fotografia sulla spiaggia in compagnia dei "tre gattopardi", Luchino Visconti, Burt Lancaster e un vero ghepardo.[56]

Se l'interpretazione di Angelica nel Gattopardo e la breve apparizione nel ruolo di se stessa in segnano la sua definitiva consacrazione come stella di prima grandezza,[1][2] la sua prima vera interpretazione con la propria voce, nel film La ragazza di Bube di Luigi Comencini (che segue saggiamente l'esempio di Fellini), le vale il primo importante riconoscimento al suo lavoro di attrice, il Nastro d'Argento alla migliore attrice protagonista.

Dopo Visconti e Fellini, anche quello con Comencini è un incontro importante: «[Luigi Comencini] è un altro di quelli che mi ha capita subito, senza parole. (...) Ci siamo parlati poco anche mentre giravano insieme: a me non servono le parole del regista, mi serve sentirmi capita, amata da lui. E lui mi ha sempre amata e capita.»[29]

In questo stesso anno partecipa anche al suo primo film americano (seppur girato in Italia), La pantera rosa di Blake Edwards, nel quale recita accanto ad un attore del calibro di David Niven, dall'eccezionale humour, che conia per lei l'eccentrico complimento «la più bella invenzione italiana... dopo gli spaghetti!».[57] A distanza di trent'anni, ritroverà poi Blake Edwards per Il figlio della pantera rosa (1993).

Fra Hollywood e l'Italia[modifica | modifica sorgente]

I pieni anni sessanta la vedono all'apice della carriera e della fama internazionale.

Per tre anni lavora negli Stati Uniti, vivendoci stabilmente sei mesi all'anno, riuscendo a mantenersi fredda e a non lasciarsi andare alla favola:[58] «Il mio vantaggio a Hollywood è stato che l'iniziativa non è partita da me, ma da loro: era il periodo in cui invitavano tutte le attrici europee di un certo successo, non tanto per apertura e generosità, quanto piuttosto perché gli americani volevano avere il monopolio delle star e, se ne intravedevano altrove, cercavano di farle immediatamente proprie. (...) Il più delle volte, in realtà, ti distruggevano: andavi in America, e tornavi che non eri più niente o nessuno. Io mi sono difesa, per esempio rifiutando con decisione l'offerta di un contratto in esclusiva con la Universal: firmavo di volta in volta, per singoli film. E alla fine me la sono cavata.»[59]

Il circo e la sua grande avventura (1964) di Henry Hathaway le permette di lavorare con due star assolute come John Wayne e Rita Hayworth ma, mentre instaura un rapporto molto amichevole con "the Duke", deve assistere suo malgrado alla straziante decadenza della Hayworth.[60]

Lavora poi con Rock Hudson in L'affare Blindfold (1965) di Philip Dunne e con Anthony Quinn in Né onore né gloria (1966) di Mark Robson. Proprio il primo, di cui non ignora le segrete preferenze sessuali, è il miglior compagno del suo periodo hollywoodiano:[61] Hudson si dimostra molto protettivo nei suoi confronti, comprendendo il suo disagio di europea in un mondo diverso.[62] Frequenta anche Barbra Streisand ed Elliott Gould, diventa amica di Steve McQueen,[63] ma continua a sentirsi inevitabilmente estranea a quel mondo.[64]

Nel frattempo in Italia torna a lavorare con Visconti in Vaghe stelle dell'Orsa (1965), vincitore di un "riparatorio" Leone d'oro alla Mostra del Cinema di Venezia ma anche insuccesso commerciale, nel quale ha modo di esprimere al massimo le proprie capacità drammatiche.[2]

Lavora per la prima volta con Antonio Pietrangeli e Ugo Tognazzi nel film Il magnifico cornuto (1965), nel quale appare al culmine della propria sensualità, ma è un'esperienza di cui ha «solo ricordi poco gradevoli: con Pietrangeli, mi dispiace dirlo, non c'è stato un gran feeling. E poi c'era Tognazzi che, all'epoca, mi faceva una corte spietata...»[65]

Torna anche a lavorare con Monicelli per un episodio del film Le fate (1966).

A dimostrazione dello status divistico raggiunto dall'attrice, nel 1966 la casa editrice Longanesi pubblica l'insolito volume Cara Claudia... Lettere dei fans alla Cardinale.

Una foto della Cardinale venne inserita, a sua insaputa, nella copertina interna dell'album Blonde on Blonde (1966) del cantautore statunitense Bob Dylan, pare per volere dell'artista stesso.[66][67] Gli avvocati dell'attrice minacciarono di intentare causa alla Columbia Records, etichetta discografica di Dylan, e nelle successive ristampe dell'album la fotografia dell'attrice venne eliminata. Le versioni originali comprendenti anche la foto della Cardinale sono diventate nel corso degli anni un raro oggetto per i collezionisti.[68]

Sempre nel '66 si cimenta con il genere western in I professionisti di Richard Brooks, il suo miglior film americano,[69] nel quale ha il piacere di ritrovare Lancaster, con il quale ha condiviso l'indimenticabile esperienza del Gattopardo. È protagonista assoluta della commedia d'ambientazione brasiliana Una rosa per tutti (1967) di Franco Rossi. Affianca Tony Curtis e Sharon Tate in Piano, piano non t'agitare (1967) di Alexander Mackendrick.

All'inizio del 1967, viene raggiunta negli Stati Uniti da Cristaldi, che ha organizzato a sua insaputa il loro matrimonio, che viene celebrato ad Atlanta, ma mai ufficializzato in Italia.[70] Questo «sedicente matrimonio»[47], come lo definisce la Cardinale, e la successiva affiliazione di Patrick, sono vissute dall'attrice come un altro modo per tenerla legata, sempre meno libera di decidere della propria vita, piuttosto che il risultato di sentimenti autentici.[47]

Nel ruolo di Jill McBain in C'era una volta il West (1968)

Nel 1968, la Cardinale interpreta senza sosta numerosissime opere cinematografiche, film che rendono l'attrice sempre più imponente al pubblico internazionale, consacrandola anche per gli anni settanta.

Questo è l'anno de Il giorno della civetta di Damiano Damiani, capostipite dei film di denuncia, e soprattutto del capolavoro del western all'italiana C'era una volta il West di Sergio Leone, nel quale interpreta la prostituta Gill, l'unico ruolo femminile di rilievo di tutto il cinema del regista.

L'esperienza con Leone è particolarmente positiva, sia sul piano umano che professionale: «Ho voluto un gran bene a Sergio: il nostro era un legame di grande affetto. Con il suo bellissimo film mi ha regalato un personaggio magnifico (...) Tutto il periodo è legato a un'impressione complessiva di grande benessere: con Sergio mi sono sentita diretta sempre nel modo giusto (...) ho provato la sensazione di essere sempre perfetta, grazie a Sergio: mai avuto un problema.»[65]

Il decennio dorato si chiude con la megaproduzione italosovietica La tenda rossa (1969) di Mikhail Kalatozov, che le permette di recitare accanto a Sean Connery.

I primi anni settanta[modifica | modifica sorgente]

La partecipazione alla commedia Le avventure di Gerard (1970) di Jerzy Skolimowski, una produzione americana girata a Cinecittà, è una delle esperienza più divertenti della sua carriera, il regista polacco al suo primo film straniero si rivela un «pazzo scatenato»[71] e la Cardinale si deve impegnare in prima persona per impedire che i produttori lo licenzino.[72]

Anche L'udienza (1971) di Marco Ferreri è una «bella avventura»,[72] grazie allo spirito del regista: «Anche nei momenti drammatici del lavoro, lui ti fa sempre ricordare che "in fondo è solo un film".»[72]

In Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata (1971) di Luigi Zampa recita con Alberto Sordi, da cui in seguito sarà anche diretta, nel film Il comune senso del pudore (1976).

Dopo Cartouche per dieci anni non ha più lavorato in Francia, per l'assenza di proposte abbastanza interessanti. Ma ora gliene arriva una impossibile da rifiutare,[73] un incontro-duello con il sex symbol planetario e bandiera francese Brigitte Bardot. Il risultato è il western al femminile Le pistolere (1971) di Christian-Jaque, ottimo successo popolare dato dalle straordinarie presenze delle protagoniste, ma stroncato dalla critica.

Intanto, sta già maturando progressivamente il distacco da Cristaldi e dalla Vides,[74] che avverrà però solo nel 1975, con il mancato rinnovo del contratto.

Torna a lavorare per un'ultima volta con due dei "suoi" registi, Bolognini, in Libera, amore mio... (1973), e Visconti, profondamente segnato dalle conseguenze di un ictus («Era costretto a dirigerti solo con lo sguardo: e dietro quella persona curva, immobile, silenziosa, tu rivedevi l'ombra di quel leone ruggente che era stato fino a poco prima»),[75] in Gruppo di famiglia in un interno (1974).

Ma soprattutto nel film I guappi (1974) lavora per la prima volta con il regista emergente Pasquale Squitieri, suo coetaneo, che sarà il protagonista di qui in avanti della sua vita professionale e privata. Il loro primo incontro è decisamente tempestoso, caratterizzato in apparenza da reciproca diffidenza ed antipatia,[74] ma la Cardinale rimane anche fortemente attratta da quell'ombroso regista napoletano, dallo sguardo azzurro e trasparente.[76] È lei, inavvicinabile in quanto compagna di uno degli uomini più potenti dell'ambiente cinematografico italiano, a farsi avanti, malgrado tutte le voci negative sul regista, che viene generalmente dipinto come un uomo imprevedibile, collerico, collezionista di donne.[77] Ma ai suoi occhi Squitieri rappresenta proprio quella vitalità ed anche quella follia e quegli eccessi di cui sente un bisogno crescente, dopo molti anni costretta ad «una vita tutta regolata, tutta programmata, tutta razionale e razionalizzata... Pasquale era l'opposto: ed è stato l'opposto a sedurmi.»[78] La loro relazione ha inizio nel 1973, ma solo due anni dopo la ufficializzeranno, pur senza sposarsi.

1975, l'inizio di una nuova vita[modifica | modifica sorgente]

Due commedie accanto all'altra principale attrice italiana della sua generazione, Monica Vitti, A mezzanotte va la ronda del piacere (1975) di Marcello Fondato e Qui comincia l'avventura (1975) di Carlo Di Palma, segnano la fine del lungo rapporto professionale della Cardinale con la casa di produzione Vides, a cui è ben consapevole di dovere tutto, nel bene, ma anche nel male: «sono stati loro che mi hanno costruita, lanciata. Mi hanno dato le copertine dei giornali di tutto il mondo, però mi hanno tolto la libertà e la mia vita personale. (...) Per anni mi sono sentita stupida, incapace: c'era sempre qualcuno che parlava al mio posto, che decideva per me quello che dovevo fare, dire e pensare.»[79]

Subito dopo le riprese di Qui comincia l'avventura, che le costano un esaurimento nervoso,[74] per la difficoltà di lavorare con la Vitti («Monica, che io frequentavo moltissimo e che mi è sempre stata simpatica sul piano umano, nella vita, sul set era una persona impossibile: lavorare con lei è stato difficile»),[80] parte per gli Stati Uniti e raggiunge Squitieri, con il quale intraprende un viaggio on the road che segna l'inizio di una nuova fase della sua vita. Per la Cardinale, si tratta della riconquista di una parte dell'esistenza che le era stata a lungo negata, della riscoperta del piacere di vivere e della libertà personale:[81] «con Pasquale, ho recuperato una parte della mia vita che non ho vissuto: e cioè tutta la mia adolescenza, la mia spensieratezza, tutto quello che mi è stato impedito o mi sono impedita di vivere.»[78]

La Cardinale si aspetta che Cristaldi, sempre così distaccato, sia comprensivo e le permetta di rifarsi una vita,[82] invece la sua reazione è meschina e vendicativa: le crea attorno il vuoto nell'ambiente cinematografico, per mettere fine alla sua carriera, e chiede esplicitamente a Visconti di non chiamarla per L'innocente (1976), impedendole così di partecipare a quello che si rivelerà essere l'ultimo film del regista.[83] Per di più, la Vides la lascia con un debito nei confronti del fisco di cento milioni di lire.[84]

Si ritrova quindi a pagare il raggiungimento della felicità privata con l'inattività professionale. Anche Squitieri da uomo di successo si ritrova disoccupato, perché non trova produttori disposti ad inimicarsi Cristaldi.[85] L'ultimo contatto con Cristaldi saranno, in seguito, solo le pratiche del divorzio necessarie per consentire al produttore di sposare Zeudi Araya.[74]

Dopo diciassette anni di lavoro ininterrotto, con almeno tre-quattro film all'anno, l'attrice rimane ferma per quasi due anni prima che Franco Zeffirelli la chiami per il ruolo dell'adultera nel suo Gesù di Nazareth televisivo. Le sembra di uscire da una lunga convalescenza[86] e il fatto che le riprese si svolgano a Monastir, in Tunisia, non fa che accentuare la sensazione di un nuovo inizio.

Negli anni seguenti lavora ripetutamente con Squitieri, che l'affianca a Giuliano Gemma in Corleone (1977) e Il prefetto di ferro (1977).

A quarant'anni può permettersi una seconda maternità desiderata, quanto tardiva, vissuta però con grande serenità, come un riscatto della prima.[87] Ma per tutta la durata della gravidanza è perseguitata dai fotografi, una situazione che culmina nel famigerato episodio in cui Squitieri minaccia con la pistola i fotografi che assediano letteralmente la loro villa fuori Roma (secondo la Cardinale, un equivoco generato da un periodo di tensione generale).[88]

Gli anni ottanta e novanta[modifica | modifica sorgente]

Claudia Cardinale a Parigi nel 1995

Gli anni ottanta si aprono per la Cardinale con due film importanti, La pelle (1981) di Liliana Cavani, che le vale un secondo Nastro d'argento, e Fitzcarraldo (1982) di Werner Herzog, un'autentica avventura in Amazzonia: «su quel set è successo veramente di tutto (...) Ci si chiedeva ogni giorno se saremmo riusciti a girare»,[89] «più che un film (...) una specie di lotta per sopravvivere (...) una lotta contro il caldo terrificante, contro le mille difficoltà per girare in un posto fuori dal mondo».[90] Le oggettive difficoltà ambientali sono acuite dal dover fronteggiare tanto il famigerato Klaus Kinski quanto il non meno imprevedibile Herzog.

L'interpretazione del controverso personaggio storico di Claretta Petacci in Claretta (1984), diretta per l'ennesima volta da Squitieri, le fa ottenere il Premio Pasinetti alla Mostra del Cinema di Venezia e il suo terzo Nastro d'argento. Di qui in avanti, cominceranno ad arrivare solo premi alla carriera perché, malgrado la sua splendida maturità, il cinema sembra non offrirle più ruoli all'altezza.

Recita nell'Enrico IV di Marco Bellocchio (1984), di nuovo a fianco di Mastroianni, e poi in La Storia di Luigi Comencini (1986), uno dei suoi ruoli più drammatici, che le richiede di apparire prematuramente invecchiata, ma ormai la sua attività si è spostata prevalentemente in Francia, dove continua a lavorare ininterrottamente, anche se spesso i suoi film non arrivano in Italia. Fra gli altri, nel kolossal celebrativo La rivoluzione francese (1989) di Robert Enrico e Richard T. Heffron interpreta il ruolo della duchessa di Polignac.

Dopo la vita nomade da attrice internazionale, con base a Roma, nel 1989 si trasferisce stabilmente a Parigi, che sente come la sua vera città, perché ha bisogno di sentir parlare francese per sentirsi davvero a casa.[91] Nel 1999 collabora ancora con Squitieri interpretando Assunta in Li chiamarono... briganti![92].

Gli anni Duemila: la scoperta del teatro[modifica | modifica sorgente]

Claudia al Festival di Cannes nel 2010

Solo già sessantenne la Cardinale debutta a teatro, accettando la proposta di Squitieri, mentre in passato aveva rifiutato quelle prestigiose di Luchino Visconti e Giorgio Strehler, temendo la propria inadeguatezza:[93]«per molti anni ho avuto il dubbio di non essere preparata a recitare dal vivo. (...) Finché ho trovato la preziosa guida di Maurizio Scaparro (...) Ho superato lo scrupolo dettato dal mio tipo di voce.»[94]

Nel 2000 recita nella commedia La Venexiana, adattata da René de Ceccatty, diretta da Maurizio Scaparro e rappresentata al teatro Rond-Point di Parigi.

Seguono nel 2002/2003 Come tu mi vuoi di Luigi Pirandello, messo in scena da Squitieri, rappresentato in una tournée teatrale in Italia, nel 2005 Doux oiseaux de jeunesse di Tennessee Williams, messo in scena da Philippe Adrien, e nel 2006/2007 Lo zoo di vetro, sempre di Williams, diretto da Andrea Liberovici.

Claudia Cardinale al Women's World Award nel 2009

L'impegno civile[modifica | modifica sorgente]

Convinta che gli artisti, in quanto punto di riferimento e voce per molti, abbiano il dovere di essere generosi con gli altri come la vita lo è stata con loro,[95] la Cardinale ha speso il suo impegno pubblico soprattutto per la causa dei diritti delle donne, ed è madrina di un'associazione per la lotta contro l'AIDS e nel 2000 è stata nominata ambasciatrice (Goodwill Ambassador) dell'UNESCO.[96]

Il mestiere di attrice[modifica | modifica sorgente]

« Io non mi sono mai considerata un'attrice. Sono solo una donna con una certa sensibilità: è con quella che ho sempre lavorato. Mi sono accostata ai personaggi con grande umiltà: cercando di viverli dal di dentro, usando me stessa, e senza far ricorso a nessun tipo di tecnica.[97] »

Dedicatasi alla recitazione in maniera piuttosto casuale, senza coltivare particolari ambizioni,[98] la Cardinale ha mantenuto per tutta la carriera un atteggiamento piuttosto naif verso il proprio lavoro, convinta di non esserselo né conquistato né meritato.[99] Ha frequentato alcune scuole, fra cui il Centro Sperimentale, ma senza crederci davvero, facendo affidamento piuttosto sulle proprie esperienze di vita: «Io amo calarmi nei personaggi con l'esperienza che ho della vita, della mia vita. Mi piace recitare, per la possibilità che mi dà di vivere, oltre la mia, altre vite, altre storie: parto da me, e cerco di inventarmi nuovi modi di essere donna.»[97]

Nei suoi primi film ha recitato letteralmente terrorizzata, salvata solo dalla propria fotogenia, finché con il suo primo vero ruolo importante, drammatico, in Un maledetto imbroglio, grazie a Pietro Germi, uomo chiuso, scontroso, di poche parole, piuttosto simile a lei, con il quale c'è stata un'immediata affinità,[35] ha cominciato a capire veramente ed apprezzare il mestiere dell'attore: «Pietro Germi è stato il primo che mi ha insegnato che cos'era veramente la recitazione»,[100] «mi si è messo vicino, durante la lavorazione del film, e mi ha spiegato, scena per scena, cosa significava, cosa dovevo esprimere (...) Per la prima volta, con Pietro Germi, mi sono sentita a mio agio davanti alla macchina da presa: ho cominciato a capire che potevo fare tutt'uno con quell'occhio fisso su di me (...) Ho cominciato a vivere la cinepresa nel ruolo di un'amica, la mia complice.»[24] E soprattutto ha cominciato a capire quale fosse il proprio "metodo": «Mi sono resa conto (...) che per recitare usavo molto la mia vita interiore, che il mio modo di essere attrice era di mettere me stessa dentro i miei personaggi. Il mestiere del cinema, non per scappare dalla vita, ma per viverla meglio di come ho vissuto la vita vera: se non altro con più sincerità e consapevolezza.»[101]

Se Un maledetto imbroglio di Germi ha segnato l'inizio della sua evoluzione come attrice, l'esperienza del Gattopardo con Luchino Visconti ne ha segnato invece la maturazione. Visconti le ha insegnato, soprattutto, ad avere una piena consapevolezza del proprio corpo: «mi ha insegnato a guidare, e a non farmi guidare ciecamente dal corpo. Mi ha restituito, se così posso dire, uno sguardo, il sorriso».[54]

I molti, proficui rapporti professionali e anche personali instaurati nel corso della sua carriera con diversi registi, da Germi a Zurlini, da Bolognini a Visconti, l'hanno convinta che il rapporto stabilito sul set con il regista sia determinante per la riuscita del film:[100] «Considero che la cosa più importante, per fare bene il lavoro di attore o di attrice, sia l'atteggiamento verso il regista. Con lui penso che debba esistere una specie di transfert: l'attore deve capire quello che il regista si aspetta e a questo punto gli basterà seguire quella prima intuizione, una specie di impulso. Il segreto è nel lasciarsi andare.»[97]

Il suo atteggiamento distaccato verso il proprio lavoro è stato certamente influenzato dall'immagine non idilliaca ottenuta dalla frequentazione dei colleghi, «tanta gente cupa, silenziosa, pochissimo comunicativa.»[102]

« Le donne che fanno il mio mestiere spesso sono disperate. Gli uomini, solitari, quasi sempre e quasi tutti: aspettano di esprimersi solo davanti alla macchina da presa. Che Dio conservi tra noi gli ironici, quelli che amano la vita più del loro lavoro. E soprattutto i pazzi.[103] »

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Claudia Cardinale nel 1967

Premi cinematografici[modifica | modifica sorgente]

Mostra del Cinema di Venezia
Festival di Berlino
David di Donatello
Nastro d'argento
Globo d'oro
Bif&st
Festival del film Locarno

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana
— Roma, 2 giugno 1995[104]
Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana
— Roma, 1º giugno 2002[105]
Chevalier (Cavaliere) Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Chevalier (Cavaliere) Legion d'Onore
— Parigi
Officier (Ufficiale) Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Officier (Ufficiale) Legion d'Onore
— Parigi
Commandeur (Comandante) Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Commandeur (Comandante) Legion d'Onore
— Parigi, 3 luglio 2008[106]

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Documentari[modifica | modifica sorgente]

La Cardinale è apparsa in diversi documentari, per raccontare se stessa e la propria carriera, o per rendere la propria testimonianza sulle personalità cinematografiche incontrate e conosciute nel corso degli anni.

Teatrografia[modifica | modifica sorgente]

Doppiatrici italiane[modifica | modifica sorgente]

Con una certa regolarità fino al 1969, più raramente fino al 1979, Claudia Cardinale è stata doppiata in lingua italiana da diverse attrici[107]:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Brunetta 1993, p. 180
  2. ^ a b c d e Brunetta 1993, p. 160
  3. ^ Brunetta 1993, p. 142
  4. ^ Brunetta 1993, p. 159
  5. ^ Cardinale 1995, p. 264
  6. ^ Cardinale 1995, p. 12
  7. ^ Cardinale 2006, p. 28
  8. ^ Cardinale 1995, p. 19
  9. ^ Cardinale 2006, p. 23
  10. ^ Cardinale 1995, p. 21
  11. ^ Cardinale 1995, p. 23
  12. ^ Cardinale 1995, p. 41
  13. ^ Cardinale 1995, p. 42
  14. ^ Cardinale 1995, p. 29-30
  15. ^ Cardinale 1995, p. 31
  16. ^ Cardinale 2006, p. 55
  17. ^ Cardinale 1995, p. 32
  18. ^ Cardinale 2006, p. 58
  19. ^ Cardinale 1995, p. 33-34
  20. ^ Cardinale 1995, p. 52
  21. ^ Cardinale 1995, p. 120-121
  22. ^ Cardinale 2006, p. 66
  23. ^ Cardinale 1995, p. 194
  24. ^ a b Cardinale 1995, p. 44
  25. ^ Federico Fellini. I film degli altri. Parma, Guanda, 1996. ISBN 88-7746-860-2. p. 20
  26. ^ Cardinale 2006, p. 64
  27. ^ Cardinale 2006, p. 74
  28. ^ Cardinale 1995, p. 45
  29. ^ a b Cardinale 1995, p. 144
  30. ^ a b Cardinale 2006, p. 76
  31. ^ Cardinale 1995, p. 46
  32. ^ Cardinale 2006, p. 79
  33. ^ Cardinale 1995, p. 47
  34. ^ Cardinale 1995, p. 40
  35. ^ a b c Cardinale 1995, p. 141-142
  36. ^ Cardinale 2006, p. 88
  37. ^ Cardinale 2006, p. 85
  38. ^ Cardinale 1995, p. 193
  39. ^ Cardinale 2006, p. 90
  40. ^ a b Cardinale 1995, p. 198-199
  41. ^ a b Cardinale 1995, p. 51-52
  42. ^ a b Cardinale 1995, p. 56
  43. ^ Cardinale 1995, p. 53
  44. ^ Cardinale 1995, p. 55
  45. ^ Cardinale 2006, p. 60
  46. ^ Cardinale 2006, p. 137
  47. ^ a b c Cardinale 1995, p. 57
  48. ^ Cardinale 1995, p. 145
  49. ^ Cardinale 1995, p. 145-146
  50. ^ a b Cardinale 1995, p. 147
  51. ^ Cardinale 2006, p. 96
  52. ^ Cardinale 1995, p. 102
  53. ^ Cardinale 1995, p. 103
  54. ^ a b Cardinale 1995, p. 101
  55. ^ a b Dai dialoghi del film .
  56. ^ Sito ufficiale del Festival di Cannes - Galleria fotografica. URL consultato il 28 settembre 2008.
  57. ^ Cardinale 2006, p. 143
  58. ^ Cardinale 1995, p. 157
  59. ^ Cardinale 1995, p. 158
  60. ^ Cardinale 2006, p. 147
  61. ^ Cardinale 2006, p. 153
  62. ^ Cardinale 1995, p. 195
  63. ^ Cardinale 1995, p. 160
  64. ^ Cardinale 1995, p. 161-162
  65. ^ a b Cardinale 1995, p. 150
  66. ^ Bob Dylan "Blonde On Blonde" Columbia Records Stereo C2S 841 Vinyl lp - inner gatefold right
  67. ^ (EN) The "Blonde On Blonde" Missing Pictures. URL consultato il 19 novembre 2013.
  68. ^ Zoom sur le mythe Dylan, 2006
  69. ^ Cardinale 2006, p. 149
  70. ^ Cardinale 2006, p. 161
  71. ^ Cardinale 1995, p. 151
  72. ^ a b c Cardinale 1995, p. 152
  73. ^ Cardinale 2006, p. 171
  74. ^ a b c d Cardinale 1995, p. 59
  75. ^ Cardinale 1995, p. 111
  76. ^ Cardinale 2006, p. 191
  77. ^ Cardinale 1995, p. 68
  78. ^ a b Cardinale 1995, p. 82
  79. ^ Cardinale 1995, p. 61
  80. ^ Cardinale 1995, p. 58
  81. ^ Cardinale 1995, p. 65
  82. ^ Cardinale 2006, p. 207
  83. ^ Cardinale 1995, p. 112
  84. ^ Cardinale 2006, p. 213-214
  85. ^ Cardinale 1995, p. 71-72
  86. ^ Cardinale 2006, p. 215
  87. ^ Cardinale 1995, p. 131
  88. ^ Cardinale 1995, p. 73
  89. ^ Cardinale 1995, p. 172
  90. ^ Cardinale 1995, p. 173
  91. ^ Cardinale 2006, p. 166
  92. ^ Li chiamarono briganti!, Corriere della Sera. URL consultato il 1º marzo 2010.
  93. ^ Cardinale 2006, p. 244
  94. ^ Giorgio Dell'Arti e Massimo Parrini. Catalogo dei viventi. Venezia, Marsilio, 2006. ISBN 88-317-9078-1. p. 400
  95. ^ Cardinale 2006, p. 242
  96. ^ (EN) UNESCO Celebrity Advocates. URL consultato il 30 settembre 2008.
  97. ^ a b c Cardinale 1995, p. 139
  98. ^ Cardinale 1995, p. 244
  99. ^ Cardinale 1995, p. 301
  100. ^ a b Cardinale 1995, p. 140
  101. ^ Cardinale 1995, p. 39-40
  102. ^ Cardinale 1995, p. 181
  103. ^ Cardinale 1995, p. 187
  104. ^ Quirinale - Le Onorificenze
  105. ^ Quirinale - Le Onorificenze
  106. ^ Legion d'Onore a Claudia Cardinale 2008 e Legion d'Onore a Claudia Cardinale 2004
  107. ^ Il doppiaggio nel cinema italiano di Enrico Lancia

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gian Piero Brunetta, Storia del cinema italiano. Volume quarto: Dal miracolo economico agli anni novanta 1960-1993, Roma, Editori Riuniti, 1993. ISBN 88-359-3788-4
  • Claudia Cardinale (con Anna Maria Mori), Io, Claudia - Tu, Claudia. Milano, Frassinelli, 1995. ISBN 88-7684-337-X
  • Claudia Cardinale (con Danièle Georget), Le stelle della mia vita. Casale Monferrato, Edizioni Piemme, 2006. ISBN 88-384-8646-8
  • Simona Previti, Claudia Cardinale, Edizioni L'Epos, Collana La carrozza d'oro, 2011. ISBN 978-88-8302-381-1

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore David di Donatello per la migliore attrice protagonista Successore
Silvana Mangano
per Le streghe
1968
per Il giorno della civetta
Gina Lollobrigida per Buonasera, signora Campbell
ex aequo con Monica Vitti per La ragazza con la pistola
I
Florinda Bolkan per Anonimo veneziano ex aequo con
Monica Vitti per Ninì Tirabusciò la donna che inventò la mossa
1972
per Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata
Florinda Bolkan per Cari genitori
ex aequo con Silvana Mangano per Lo scopone scientifico
II

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