Anonimo veneziano

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Anonimo veneziano
Anonimo veneziano.png
Florinda Bolkan nella scena finale del film
Paese di produzione Italia
Anno 1970
Durata 91 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Enrico Maria Salerno
Soggetto Enrico Maria Salerno
Sceneggiatura Giuseppe Berto, Enrico Maria Salerno
Produttore Turi Vasile per Ultra Film
Distribuzione (Italia) INTERFILM (1970)
Fotografia Marcello Gatti
Montaggio Mario Morra
Musiche Stelvio Cipriani
Scenografia Luigi Scaccianoce
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Anonimo veneziano è un film del 1970 diretto da Enrico Maria Salerno con Florinda Bolkan e Tony Musante. La pellicola segnò l'esordio alla regia di Salerno, già allora popolare personaggio televisivo; uscita in Italia il 30 settembre 1970 riscosse un enorme favore di pubblico, totalizzando il quarto incasso della stagione superando tra l'altro Love Story.

Il film è recitato in inglese: nella versione italiana, i due interpreti – lui statunitense, lei brasiliana – sono doppiati da Sergio Graziani e Maria Pia Di Meo.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Enrico è un oboista della Fenice di Venezia che non è riuscito a diventare un grande direttore d'orchestra come sperava. Dopo aver appreso di essere ammalato di un tumore incurabile, decide di invitare a Venezia sua moglie, da cui è separato da anni e con cui ha avuto anche un figlio. All'arrivo della donna, rinuncia a rivelarle di essere malato.

Lei, Valeria, acconsente nonostante il timore che la richiesta possa rivelarsi un tentativo di riconciliazione o, peggio, un ricatto nei confronti del suo nuovo compagno di vita, un uomo maturo e benestante di Ferrara con cui lei ha costruito una nuova famiglia: una legge sul divorzio, infatti, non esiste ancora.

Enrico e Valeria trascorrono la giornata girovagando in una Venezia splendida ma profondamente malinconica e decadente e, alternando furiosi alterchi a teneri momenti, rivivono i bei tempi passati insieme. Lei capisce di amare ancora Enrico e quando questi le confida di essere ammalato e di avere ancora poco da vivere, Valeria gli si concede un'ultima volta, nella consapevolezza che oramai è troppo tardi per tornare indietro e cambiare il corso delle loro vite.

Alla fine del film, quando termina la giornata, i due si congedano consci che non ci saranno altre occasioni per rivedersi. Mentre lei si allontana di corsa e in lacrime dalla chiesa sconsacrata trasformata in studio di registrazione, Enrico dirige con passione un'orchestra di studenti nel concerto di un "anonimo" autore di origine veneziana che diventa così colonna sonora del finale.

La genesi[modifica | modifica wikitesto]

L'idea del film fu di Enrico Maria Salerno, che già nel 1966 chiese a Giuseppe Berto di scrivere una sceneggiatura. Berto trovò la storia molto congeniale alle proprie corde, ma preferì scrivere solo i dialoghi, anzi – come spiegò poi – « un solo unico dialogo tra due personaggi », chiedendo di riservarsi i diritti di sfruttamento teatrale. Così fu. Pochi mesi dopo l'uscita del film, Rizzoli pubblicò Anonimo Veneziano – Testo drammatico in due atti, dove l'autore spiega la genesi del film con curiosi particolari: per esempio che all'inizio, per i ruoli dei protagonisti, scriveva pensando allo stesso Salerno e un'attrice tipo Annie Girardot o Ingrid Thulin. Ma quando Salerno riuscì a trovare un produttore e i due interpreti sarebbero stati la Bolkan e Musante, lo scrittore ebbe una piccola « crisi ».[1] Poi un incontro con la Bolkan e la produttrice, servì ad introdurre proficui adattamenti alla figura della protagonista, con soddisfazione dell'Autore.

La prefazione al testo si conclude con una curiosa precisazione, anzi “Avvertenza”: « L'autore avverte che, per impegni da lui presi con la società produttrice del film Anonimo Veneziano, questo lavoro non potrà essere rappresentato in pubblico prima dell'ottobre 1973. »

Ancora oggi il testo viene periodicamente riproposto sulle scene italiane: fra gli ultimi allestimenti, quello con Antonella Attili e Paolo Bessegato (2001) o quello con Masha Musy e Max Malatesta (2003).

La critica[modifica | modifica wikitesto]

Gian Luigi Rondi definisce il film «una meditazione sulla morte e sulla vita: difficili entrambe, dure, dolorose. Con lo sfondo di una città, Venezia, che, se non è morta, sembra morente e può benissimo venire assunta a simbolo di una simile meditazione».[2] «Fu il primo film diretto da Enrico Maria Salerno», scrive Pino Farinotti nel suo Dizionario di tutti i film «e fu uno dei più grandi successi del cinema italiano di quegli anni» attribuendo al film ben quattro stelle su cinque (4/5 stelle).[3] Nel Dizionario dei film il Morandini assegna al film due stelle e mezzo su un massimo di cinque (2.5/5 stelle) affermando che il grande successo di pubblico è da attribuirsi alle «galeotte» musiche settecentesche, alla colonna sonora originale e alla fotografia.[4]

Molto severo invece Il Mereghetti che assegna una sola stella su un massimo di quattro (1/4 stelle): definisce il film una «Love Story all'italiana» e pur sottolineando lo «straordinario successo di pubblico» per questa opera prima, critica l'utilizzo di «tutti gli ingredienti del film patetico e strappalacrime, compreso un attacco al divorzio che era diventato legge proprio in quel periodo».[5] Critica simile è quella di Gianni Rondolino che nel Catalogo Bolaffi del cinema italiano 1966/76 scrive: «Sul tema abusato dell'amore e della morte, sul quale sono stati scritti tantissimi romanzi e realizzati innumerevoli film, Enrico Maria Salerno, novello regista, ha puntato tutte le sue carte. C'erano tutti gli elementi perché la cosa riuscisse: due personaggi giovani, belli, Venezia, infine la rivelazione della morte imminente che fa precipitare la storia nella tragedia. Su queste basi non era difficile comporre un film accattivante e commovente. Che negli anni '70 un'operazione del genere possa ancora riuscire è motivo di studio sociologico».

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Il brano diretto dal protagonista in chiusura, che nel film viene chiamato « Concerto in Do minore per oboe, archi e basso continuo di Benedetto Marcello », in realtà è il Concerto in Re minore per oboe, archi e basso continuo di Alessandro Marcello, fratello più vecchio ma meno famoso di Benedetto (il quale tuttavia fece un trascrizione di tale concerto, come pure ne fece una – per clavicembalo – Johann Sebastian Bach). In particolare, si tratta del secondo di tre movimenti: l'Adagio. Divenuto celeberrimo anche grazie a questo film, è qui trascritto e diretto da Giorgio Gaslini.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nella stessa edizione dei David di Donatello in cui la Bolkan fu premiata quale miglior attrice protagonista per Anonimo Veneziano (e Salerno ottenne un David “speciale”), ricevettero un David anche i protagonisti di Love Story, peraltro non ancora uscito in Italia alla data della premiazione (sic): Ali MacGraw quale migliore attrice straniera e Ryan O'Neal come attore straniero. La concorrenza fra i due film (che escono quasi contemporaneamente e hanno in comune il target e il tema di eros e thanatos) si estende anche alle colonne sonore: Stevio Cipriani subì una denuncia per plagio perché le battute iniziali del tema musicale erano molto simili a quelle di Love story, di Francis Lai.[6]

Location[modifica | modifica wikitesto]

Alcune scene hanno come scenario l'originale architettura della Casa dei Tre Oci; quella del pranzo è stata girata nella famosa Locanda Montin, in Dorsoduro 1147.[7] La scena in cui Enrico compra un vestito per Valeria è girata all'interno della Tessitura Luigi Bevilacqua[8].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Anonimo Veneziano – Testo drammatico in due atti, Rizzoli, Milano 1971
  2. ^ "Anonimo veneziano" critica di Gian Luigi Rondi, MYmovies. URL consultato il 16 settembre 2014.
  3. ^ Il Farinotti 2010. Dizionario di tutti i film, Roma, Newton Compton Editori, 2009, p. 146.
  4. ^ Laura, Luisa e Morando Morandini, Il Morandini. Dizionario dei film 2007, Zanichelli, 2006, pp. 99.
  5. ^ Paolo Mereghetti, Il Mereghetti. Dizionario dei film 2011, Dalai Editore, 2010, p. 231.
  6. ^ Michele Bovi, Il plagio nelle colonne sonore
  7. ^ Le location esatte di "Anonimo veneziano"
  8. ^ Doretta Davanzo Poli, Il genio della tradizione: Otto secoli di tessuti a Venezia: la Tessitura Bevilacqua, a cura di Doretta Davanzo Poli, Gabriella Delfini Filippi, Stefano Filippi, Antonella Rossi e Emanuela Zucchetta, Venezia, Cicero [2004], 2004, p. 25, ISBN non esistente.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema