Trilogia del tempo

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Con la Trilogia del tempo ci si riferisce a tre film diretti da Sergio Leone nell'arco di sedici anni, tra il 1968 e il 1984.

I tre film[modifica | modifica wikitesto]

Dettagli e punti in comune[modifica | modifica wikitesto]

Delle tre pellicole, solo la prima appartiente propriamente al genere prediletto da Leone, il western: Giù la testa rientrerebbe forzatamente in quel genere, per cui si preferisce definirla come un dramma avventuroso, mentre C'era una volta in America, rientra, genericamente parlando, al genere gangster.
Curiosamente, è proprio il terzo film del trio ad essere considerato il vero e proprio capolavoro del regista romano[1][2], pur essendo come detto un genere di film a lui meno vicino.
Ovviamente punto di incrocio delle tre pellicole è il regista e la tematica che dà il nome alla trilogia: il tempo. Questi tre film, specialmente C'era una volta in America, hanno alla loro origine il tempo con la sua vertigine (così dice Morandini nel suo dizionario dei film[3]) e si svolgono in un'epoca dilatata, generando di conseguenza una notevolissima durata della pellicola:

Da non dimenticare però altri due punti in comune fondamentali tra le pellicole: le musiche di Ennio Morricone conosciute in tutto il mondo e comprendenti temi fra i suoi migliori mai realizzati[4] e il montaggio di Nino Baragli, sempre presente nella post-produzione dei tre lavori.

C'era una volta il west[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi C'era una volta il west.

Primo capitolo della trilogia, C'era una volta il west è anche un punto di svolta nella carriera di Sergio Leone, che abbandona il suo spaghetti-western per approdare ad una rilettura più classica del genere, anche se pur sempre personale. Abbandonando il genere e le sue caratteristiche, di conseguenza cambia anche l'ambientazione: non ci troviamo più in Andalusia, come nei film della "trilogia del dollaro", ma siamo nella Monument Valley, in omaggio al grande regista John Ford (di cui Leone aveva una sconfinata stima [5]). Ancora una volta accompagnato dalle musiche di Ennio Morricone, il film avrà un grandissimo successo[6][7].

Giù la testa[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Giù la testa.

Ulteriore passo in avanti verso la completa maturità artistica di Leone, Giù la testa è un ulteriore distacco dal western della prima parte della carriera del regista, che qui sembra quasi dissacrare proprio quel genere che lo ha reso famoso[8]. Il film alterna il dramma (anche melodramma) al comico, il tragico all'ironico.
Inoltre in questo lavoro, Leone introduce un'ulteriore tema: la rivoluzione.
Un tema che risulterà fondamentale nello svolgimento del film, che parte proprio con una frase di Mao Tse Tung riguardante il senso di rivoluzione:

« La Rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia. La Rivoluzione è un atto di violenza. »
(Frase all'inizio del film[9])

C'era una volta in America[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi C'era una volta in America.

Ultimo capitolo della trilogia e ultimo film di Sergio Leone, morto prematuramente nel 1989, all'età di 60 anni. Con un alto budget e 13 anni di lavorazione, C'era una volta in America è il film più complesso e riuscito del regista romano che, anche grazie a questo film, sarà riconosciuto come uno fra i più grandi registi italiani[10].
La pellicola è certamente quella più aggrappata al tempo, essendo strutturata in flashback e flashforward ed eliminando quasi completamente il tempo presente o almeno ciò che sembra presente. Percorrendo la scalata al potere nella malavita organizzata, attraverso gli occhi di uno dei criminali, David "Noodles" Aaronson (protagonista del film e vero nome dell'autore del romanzo Mano armata, di cui il film è una trasposizione), il regista gioca nell'incastrare le epoche e le situazioni, un gioco che cerca il più possibile di trasportare lo spettatore dentro al film.
La pellicola rimane nella memoria come uno dei più grandi film realizzati e come un testamento della carriera del regista Sergio Leone[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Recensione di Gian Luigi Rondi su Il Tempo del 21 maggio 1984. URL consultato il 2 agosto 2010.
  2. ^ Scheda su mymovies.it con la recensione di Farinotti. URL consultato il 2 agosto 2010.
  3. ^ a b Scheda su mymovies.it con la recensione di Morandini. URL consultato il 2 agosto 2010.
  4. ^ dal sito Pasolini.net. URL consultato il 2 agosto 2010.
  5. ^ Intervista a Sergio Leone da cinemadelsilenzio.it. URL consultato il 2 agosto 2010.
  6. ^ dal sito Filmscoop.it. URL consultato il 2 agosto 2010.
  7. ^ una traccia della colonna sonora di Ennio Morricone da Youtube. URL consultato il 2 agosto 2010.
  8. ^ Scheda su mymovies.it con la recensione di Morandini. URL consultato il 2 agosto 2010.
  9. ^ La frase all'inizio del film, da Youtube. URL consultato il 2 agosto 2010.
  10. ^ Recensione di Stefano Reggiani del 1 maggio 1984. URL consultato il 2 agosto 2010.
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