Elizabeth Taylor

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Dame Elizabeth Rosemond Taylor, nota anche come Liz Taylor (Hampstead, 27 febbraio 1932West Hollywood, 23 marzo 2011), è stata un'attrice, imprenditrice e stilista britannica naturalizzata statunitense, considerata l'ultima grande diva dell'era d'oro di Hollywood per le sue doti recitative e la singolare avvenenza[1][2].

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Le origini e gli inizi della carriera[modifica | modifica sorgente]

Elizabeth Taylor nel 1942

Elizabeth Taylor nacque a Hampstead, Londra, seconda figlia dello storico Francis Lenn Taylor (28 dicembre 1897 - 20 novembre 1968) e di Sara Viola Warmbrodt (21 agosto 1895 - 11 settembre 1994), due statunitensi residenti in Gran Bretagna[3].

Ebbe un fratello maggiore, Howard Taylor (nato nel 1929). Alla secondogenita venne data la nazionalità statunitense. Entrambi i genitori erano originari di Arkansas City, nel Kansas. Suo padre commerciava arte e sua madre era un'ex-attrice famosa col nome d'arte di Sara Sothern, ritiratasi dalle scene quando si sposò nel 1926 a New York.

Anche se molto spesso ci si riferisce a lei come Liz, la Taylor dichiarò sempre di preferire il suo nome proprio per esteso; i suoi nomi di battesimo vennero scelti in onore della nonna paterna, Elizabeth Taylor, nata Elizabeth Mary Rosemond.

All'età di tre anni Elizabeth iniziò a prendere lezioni di danza. Dopo l'entrata in guerra del Regno Unito i suoi genitori scelsero di tornare negli Stati Uniti per evitare le ostilità. Elizabeth ed il fratello tornarono immediatamente assieme alla madre, mentre il padre per finire di sistemare gli affari a Londra li raggiunse poco tempo dopo. La famiglia si trasferì a Los Angeles, dove allora viveva la famiglia di Sara, i Warmbrodts.

Molti conoscenti della famiglia e addirittura estranei consigliarono ai suoi genitori di far interpretare a Liz il ruolo di Diletta in Via col vento (1939) di Victor Fleming, ma la madre rifiutò pensando che per la piccola Liz il ruolo fosse troppo estraneo.

All'età di nove anni, la Taylor apparve nel suo primo film, There's One Born Every Minute (1942), prodotto dagli Universal Studios. Scaduto il contratto con la Universal, che comprendeva solo quella pellicola, Elizabeth venne ingaggiata dalla Metro-Goldwyn-Mayer, dove il suo primo lavoro fu Torna a casa Lassie! (1943), che la impose all'attenzione del pubblico.

Dopo un altro paio di pellicole, una delle quali "in prestito" alla 20th Century Fox, apparve nel suo primo film come protagonista, interpretando Velvet Brown, una bambina che allena un cavallo per vincere l'Aintree Grand National, nel film Gran Premio (1944), di Clarence Brown, con Mickey Rooney. La pellicola ottenne un grandissimo successo, con un incasso di oltre 4.000.000$ al botteghino, e le fece guadagnare lo status di "bambina-prodigio". Il successo di pubblico e le ottime critiche spinsero la casa di produzione a proporle un lauto contratto a lungo termine.

La transizione verso i ruoli adulti (1949-1954)[modifica | modifica sorgente]

Elizabeth Taylor nel 1947

Ancora adolescente, la giovane Elizabeth Taylor era riluttante a continuare la carriera di attrice, ma la madre la forzò ad esercitarsi senza sosta per imparare a piangere a comando e la controllava durante le riprese, segnalandole errori. Elizabeth raramente incontrava persone della sua età sul set e la vita da attrice non le permetteva di avere una normale educazione: era così poco istruita da aver bisogno di usare le dita anche per le operazioni aritmetiche di base. A sedici anni la Taylor disse ai genitori che desiderava lasciare la recitazione per avere un'adolescenza normale, ma la madre le risposte che era un'ingrata: «Tu hai una responsabilità, Elizabeth. Non soltanto con questa famiglia, ma con il paese adesso, col mondo intero».

Nell'ottobre 1948, la Taylor salpò sulla nave RMS Queen Mary per raggiungere l'Inghilterra e iniziare le riprese del film Alto tradimento. Diversamente da altri bambini prodigio, la Taylor riuscì con facilità nella transizione verso i ruoli da adulta. Prima del rilascio nelle sale di Alto tradimento, nel 1949, un articolo di copertina del TIME la definì «un gioiello di grande valore, un vero zaffiro, una stella» e la principale tra le star della nuova generazione di Hollywood, tra cui si possono annoverare Montgomery Clift, Kirk Douglas e Ava Gardner. La giovane Elizabeth aveva già l'aspetto di una donna adulta, avvenente e prosperosa. Alto tradimento fu un fallimento al box-office, ma la sedicenne Taylor riuscì a interpretare credibilmente il ruolo di una debuttante ventunenne che sposa, senza saperlo, una spia comunista (interpretata da Robert Taylor, all'epoca trentottenne): la critica la elogiò per il suo primo ruolo maturo. La sbornia di David (1950) fu il primo film per cui la ragazza ottenne un compenso di 2.000 dollari a settimana, ma anche questo film fu un fallimento ai box-office. Il film fallì anche nel presentare Elizabeth come icona della sua ormai realizzata sensualità.

Elizabeth Taylor con Spencer Tracy ne Il padre della sposa (1950)

Il suo primo successo economico in un ruolo adulto fu quello nel ruolo di Kay Banks nella commedia Il padre della sposa (1950), accanto a Spencer Tracy e Joan Bennett. Il film ebbe un sequel, Papà diventa nonno (1951), che Tracy definì noiosissimo. Il film ebbe riscontro di pubblico, ma sarebbe stato il successivo film di Elizabeth Taylor a lanciarla definitivamente nella sua fortunata carriera di interprete di ruoli drammatici.

Verso la fine del 1949 iniziarono le riprese di Un posto al sole di George Stevens, ma il film fu rilasciato nelle sale soltanto nel 1951. La Taylor fu acclamata per la sua interpretazione di Angela Vickers, una ricca ragazza viziata che si frappone tra George Eastman (interpretato da Montgomery Clift) e la sua fidanzata, una povera ragazza, lavoratrice di fabbrica e per giunta incinta (interpretata da Shelley Winters). Il film, basato sul romanzo Una tragedia americana di Theodore Dreiser, rappresentava un atto di accusa al "sogno americano" e alle sue influenze corruttrici.

Nonostante la Taylor, ancora diciassettenne, non fosse del tutto consapevole delle implicazioni psicologiche della storia e delle sue potenti sfumature, la sua interpretazione fu convincente e divenne il vero lancio della sua carriera. Il regista Stevens, a proposito della giovane e bellissima star, disse che «il pubblico avrebbe capito perché George Eastman (Clift) avrebbe ucciso per un posto al sole con lei». La giornalista di Hollywood Hedda Hopper, a cui fu permesso di assistere alle riprese, rimase «a occhi aperti di fronte alla ragazzina di Gran Premio che seduceva Montgomery Clift dinanzi a una macchina da presa». Quando la scena fu conclusa, la Hopper andò da lei e le disse: «Elizabeth dove mai hai imparato a fare l'amore a quel modo?». La critica acclamò il film come un classico, una reputazione che mantiene tuttora dopo cinquant'anni di storia del cinema. A. H. Wiler del New York Times scrisse: «La rappresentazione di Elizabeth della ricca e avvenente Angela è lo sforzo più alto della sua carriera» e il recensore di Boxoffice affermò: «Miss Taylor merita un Premio Oscar».

Frequentò nel frattempo la scuola direttamente negli studi della Metro-Goldwyn-Mayer, e successivamente si diplomò alla University High School di Los Angeles il 26 gennaio 1950, lo stesso anno in cui, diciottenne, si sposò per la prima volta.

Elizabeth Taylor in L'ultima volta che vidi Parigi (1954)

La Taylor divenne sempre più insoddisfatta dei ruoli offertile in quel periodo. Mentre avrebbe voluto interpretare i ruoli da protagonista in La contessa scalza e in Piangerò domani, la MGM continuò a riservarle film poco memorabili: Callaway Went Thataway (1951) - solo nel cammeo di sé stessa! -, Marito per forza (1952), Ivanhoe (1952), Vita inquieta (1953), La pista degli elefanti (1954), Rapsodia (1954), Lord Brummell (1954).

L'ennesimo ruolo insoddisfacente in Rapsodia (1954), drammone romantico e noioso, si rivelò altrettanto frustrante. La Taylor interpretò Louise Durant, una bella ragazza ricca innamorata di un violinista (Vittorio Gassman) e di un giovane pianista (John Ericson). Un critico del New York Herald Tribune scrisse: «C'è senza dubbio bellezza nel film, con Miss Taylor che brilla nella scena ad ogni inquadratura… ma le pretese drammatiche sono deboli, nonostante le espressioni nobili e graziosi manichini in posa».

Il successivo Lord Brummell, girato subito dopo La pista degli elefanti e Rapsodia, vide la Taylor nel ruolo di Lady Patricia, molto elaborato da un punto di vista figurativo, ma in sostanza splendidamente vuoto, utile solo a far da sostegno al protagonista del film, Stewart Granger. L'ultima volta che vidi Parigi (1954) andò leggermente meglio dei precedenti film, con la Taylor riunita a Van Johnson, con cui aveva girato La sbornia di David. Il ruolo di Helen Ellsworth Willis era basato su Zelda Sayre Fitzgerald, giornalista dalla vita spregiudicata e tragica, e la Taylor, benché incinta del suo secondo figlio, andò avanti col film (il quarto in dodici mesi). Nonostante un discreto successo al box office, Elizabeth continuava però a desiderare ruoli più sostanziosi.

1956-1979[modifica | modifica sorgente]

Elizabeth Taylor ne Il gigante (1956)

Nel 1956 ottenne una scrittura più interessante ne Il gigante, epico film di George Stevens, nel ruolo da protagonista femminile accanto ai protagonisti maschili Rock Hudson (sul set iniziò la loro amicizia, durata sino alla morte di quest'ultimo) e James Dean (nel suo ultimo film, prima della sua tragica scomparsa).

Seguirono tre film di successo e per tutti e tre ottenne la nomination agli Oscar come miglior attrice protagonista. Nel 1957 girò il film drammatico in costume L'albero della vita col suo migliore amico, Montgomery Clift, che, proprio durante le riprese di questa pellicola, ebbe il grave incidente stradale che lo sfigurò e lo condizionò per il resto della carriera. Fu proprio Elizabeth Taylor, accorsa sul luogo, a salvargli la vita estraendogli dalla bocca i denti spezzati che lo stavano soffocando. Nei due anni successivi lavorò in due film tratti da celebri drammi di Tennesse Williams: La gatta sul tetto che scotta (1958), nel ruolo della bella ma infelice moglie di uno sportivo (Paul Newman), in crisi con sé stesso a causa della morte del suo migliore amico, il quale, prima di morire, gli aveva detto di avere avuto una relazione con sua moglie, e Improvvisamente l'estate scorsa (1959), dove interpretò una giovane donna, sostenuta dal suo medico (ancora Clift), in lotta contro la potente zia (Katharine Hepburn), che vorrebbe farla sottoporre alla lobotomia per mettere a tacere uno scandalo familiare. Quest'ultima sentita interpretazione rese la Taylor una delle attrici più acclamate, nella rosa dei dieci attori di maggior successo (sarebbe rimasta nella top ten per quasi tutta la decade successiva). Nel 1961 ottenne finalmente l'ambita statuetta per il film Venere in visone, nel ruolo di drammatico di una prostituta, che tenta di riconquistare il suo primo amore ormai sposato. Tuttavia, alcuni critici ritennero che il premio le fosse stato conferito per compassione: infatti, alcuni mesi prima della premiazione, la Taylor era quasi morta a causa di un gravissimo attacco di polmonite.

Elizabeth Taylor insieme a Paul Newman ne La gatta sul tetto che scotta (1958)

Nel 1960 la Taylor divenne l'attrice più pagata di Hollywood quando firmò un contratto da un milione di dollari (lievitati a sette alla fine delle riprese) con la 20th Century Fox per interpretare la regina Cleopatra nell'omonimo film in costume. Accanto avrebbe avuto Rex Harrison nel ruolo di Giulio Cesare e Richard Burton in quello di Marco Antonio. La lavorazione del film fu particolarmente complicata: le riprese iniziarono nel 1960 sotto la regia di Rouben Mamoulian, ma dopo poche settimane dovettero essere interrotte a causa della polmonite che portò Elizabeth Taylor vicina alla morte (le fu praticata una tracheotomia di urgenza). Dal momento che il rigido clima inglese non avrebbe permesso alla Taylor di guarire, l'intero set dovette essere distrutto e completamente ricostruito a Roma. La produzione riprese nel 1961 con la regia di Joseph L. Mankiewicz e il film fu rilasciato nel 1963. Nato come un progetto da 2 milioni di dollari, alla fine raggiunse l'esorbitante cifra di 44 milioni, che, aggiustati all'inflazione, sono 323 milioni nel 2012: si tratta del film più costoso della storia del cinema.

Elizabeth Taylor in Cleopatra (1963)

Sul set Elizabeth Taylor conobbe Richard Burton e tra i due nacque una chiacchieratissima storia d'amore, dal momento che erano entrambi sposati (la Taylor era già al suo quarto matrimonio). Dopo i rispettivi divorzi, nel 1964, convolarono a nozze e, nonostante lo scandalo, la loro carriera non ne uscì intaccata.

Nel 1967 la Taylor ottenne il suo secondo Oscar come migliore attrice protagonista per Chi ha paura di Virginia Woolf? (1966). Nel film interpreta il ruolo di Martha, una donna alcolizzata e isterica, che affronta una grave crisi coniugale col marito George (interpretato dallo stesso Burton). Il film rappresentò un traguardo interpretativo nella carriera di entrambi: «il progetto più entusiasmante e complesso che avessero mai contemplato» secondo un biografo dell'attrice. Elizabeth guardò al film come ad una possibilità di cambiare recitazione ed emulare la sua attrice preferita, Vivien Leigh, tragica eroina per eccellenza. La Taylor, temendo di non apparire abbastanza vecchia (il ruolo aveva vent'anni in più rispetto a lei), non esitò a sopporsi a una sfida fisica e a mortificare la sua prodigiosa bellezza per essere più credibile: ingrassò, si tinse i capelli di grigio ed adottò un trucco che appesantisse il suo volto.

Nel corso degli anni sessanta la Taylor e Burton apparvero insieme in altri sei film: International Hotel (1963), Castelli di sabbia (1965) e La bisbetica domata (1967), sontuoso adattamento di Franco Zeffirelli della nota commedia shakespeariana. Nel 1967 i loro film avevano guadagnato da soli ben 200 milioni di dollari. La pausa di tre mesi che i due attori presero dai set causò allarme a Hollywood, dal momento che quasi metà degli incassi dell'industria cinematografica statunitense dipendeva da loro. Nel 1967 seguirono altri due film in coppia, Il dottor Faustus e I commedianti, mentre l'anno successivo andarono in Italia per le riprese de La scogliera dei desideri: tuttavia, nessuno dei tre film ebbe successo.

Da sola Elizabeth Taylor apparve in Riflessi in un occhio d'oro (1967) di John Huston accanto a Marlon Brando (che sostituì l'amico di Elizabeth, Montgomery Clift, morto prima che iniziassero le riprese) e in Cerimonia segreta (1968) accanto a Mia Farrow. Alla fine degli anni sessanta il potere di attrazione ai box office della Taylor era molto diminuito, come dimostrò il fiasco del successivo film, L'ultimo gioco in città (1970).

Benché sempre limitata da una «voce sottile e inflessibile», la Taylor continuò a recitare in molti film di circuito per tutti gli anni settanta: X, y & "Zi" (1972) con Michael Caine, Una faccia di c... (1972) di Peter Ustinov, Il giardino della felicità (1976) di George Cukor e il musical Gigi (1978). Recitò ancora con Burton in Under Milk Wood (1972).

1980-Anni 2000[modifica | modifica sorgente]

Nel 1980 apparve come protagonista nel giallo Assassinio allo specchio, riuscito adattamento di un romanzo di Agatha Christie, con accanto l'amico Rock Hudson e Angela Lansbury, attori con cui aveva lavorato in fortunati film della sua giovinezza (rispettivamente Il gigante nel 1955 e Gran Premio nel 1945). Nel 1988 recitò di nuovo per Franco Zeffirelli ne Il giovane Toscanini, ma il film fu molto criticato. Il suo ultimo film cinematografico fu I Flintstones (1994), nel divertente ruolo cammeo della suocera di Fred.

Teatro e televisione[modifica | modifica sorgente]

Oltre al cinema, Elizabeth Taylor recitò in diversi film per la televisione, tra i quali Divorzia lui divorzia lei (1973), ultimo film girato col marito Richard Burton. Nel 1985 interpretò la giornalista di cronaca rosa Louella Parsons in Malizia a Hollywood, accanto a Jane Alexander, che interpretava Hedda Hopper, ed apparve anche nella miniserie Nord e Sud.

Negli anni ottanta Elizabeth Taylor iniziò anche a recitare a teatro, facendo il suo debutto a Broadway e nel West End nel 1982 col dramma Piccole volpi di Lillian Hellman. Recitò poi in Private Lives (1983) di Noël Cowards accanto all'ex-marito Richard Burton.

La Taylor apparve in varie serie televisive, tra cui General Hospital (1981) e La valle dei pini (1984). Nel 1996 comparve in un episodio della fortunata sitcom La tata nel ruolo di sé stessa, con una certa ironia: la protagonista Francesca fa numerose battute sui matrimoni e in una scena la chiama "Elizabeth Taylor-Hilton-Wilding-Todd-Fisher-Burton-Burton-Warner-Fortensky", usando cioè i cognomi di tutti i mariti. In quegli anni si dedicò anche al doppiaggio di ruoli speciali nel famoso cartone I Simpson: una volta nel ruolo di sé stessa e una volta come voce della poppante Maggie Simpson, quando pronuncia la sua prima parola («papà»). Nel 2001 recitò nel suo ultimo film televisivo These Old Broads.

I matrimoni[modifica | modifica sorgente]

Elizabeth Taylor è stata sposata otto volte e ha avuto sette mariti:

Secondo il settimanale britannico "The Sunday Express", Liz sarebbe stata intenzionata a sposarsi per la nona volta con un fotografo di origini iraniane di nome Firooz Zahedi, diciassette anni più giovane della diva, di cui si era follemente innamorata.

La Taylor ha avuto tre figli: Michael Howard Wilding (nato il 6 gennaio 1953) e Christopher Edward Wilding (nato il 27 febbraio 1955) dal matrimonio con Michael Wilding; e Elizabeth Frances Todd (nata il 6 agosto 1957) dal matrimonio con Mike Todd. Nel 1964 lei ed Eddie Fisher iniziarono le pratiche per l'adozione di una bambina tedesca, poi in seguito adottata da Richard Burton e chiamata Maria Burton (nata il 1º agosto 1961). Durante il suo matrimonio con Fisher, nel 1959, la Taylor si convertì al Giudaismo, dopo aver fatto parte del Cristianesimo scientista dalla nascita. Elizabeth divenne suocera per la prima volta a 38 anni, e nonna a 39. Al momento della morte aveva dieci nipoti e quattro pronipoti.

Altri interessi[modifica | modifica sorgente]

Elizabeth Taylor ha sempre dichiarato la sua passione per la gioielleria. Nel corso degli anni ha posseduto una grande quantità di famosi gioielli, due dei quali, tra i più celebri, sono stati il diamante Krupp di 33,19 carati (6,64 g) e il diamante Taylor-Burton, a forma di goccia, di 69,42 carati (13,88 g), che fu uno dei numerosi costosissimi regali del marito Richard Burton. La sua collezione di gioielli venne immortalata dal libro My Love Affair with Jewelry (2002). Nel 2005 costituì una società con Jack e Monty Abramov della "Mirabelle Luxury Concepts" di Los Angeles per presentare la gioielleria "House of Taylor Jewelry".

Si occupò personalmente anche della creazione e del lancio di tre profumi col suo nome, "Passion," "White Diamonds" e "Black Pearls", che insieme hanno incassato complessivamente circa 200 milioni di dollari in vendite annuali.

La Taylor ha impegnato molto tempo e molte energie nella lotta all'AIDS, attraverso manifestazioni e raccolte fondi. Dopo la morte del suo collega ed amico Rock Hudson è stata tra le fondatrici della "American Foundation for AIDS Research" (AMFAR, amfar.org). Ha anche dato vita ad una propria fondazione. Fino al 1999, ha contribuito a raccogliere circa 50 milioni di dollari per la lotta alla malattia. Fu grande amica del cantante Michael Jackson che conobbe nel 1985. Da quel momento unirono spesso il loro nome in diverse iniziative benefiche (tra cui appunto la lotta contro l'AIDS). Nei primi anni ottanta si trasferì a Bel Air, un sobborgo di Los Angeles, dove risiedeva ultimamente. La proprietà, la cui sicurezza è garantita da alte recinzioni e cancelli, è una delle fermate principali del "Tour delle case delle Star", ed è indicata sulle mappe turistiche.

Gli anni recenti[modifica | modifica sorgente]

Nel novembre 2004 la Taylor annunciò di essere affetta da una grave forma di insufficienza cardiaca, una condizione terminale nella quale il cuore non riesce a pompare nel corpo una quantità sufficiente di sangue. Nel corso della sua esistenza si infortunò alla schiena cinque volte, la prima delle quali all'età di nove anni mentre girava There's One Born Every Minute (1942); è sopravvissuta ad un'operazione per la rimozione di un tumore benigno al cervello, un cancro alla pelle e a due polmoniti. Per lunghi periodi ha vissuto, anche per colpa della cattiva salute, da reclusa, dovendo spesso rinunciare ad apparizioni pubbliche. Secondo le ultime notizie, nell'ultimo periodo della sua vita la sua mobilità era ormai limitata ed era costretta su una sedia a rotelle.

Il 27 aprile 2006 si diffuse la notizia che la Taylor fosse vicina alla morte proprio per i suoi problemi cardiaci, e che, consapevole della fine vicina, stesse dettando le sue volontà per i funerali. La notizia venne prontamente smentita dal suo portavoce, Dick Guttman, secondo il quale le informazioni diffuse su Internet e da alcuni giornali non trovavano fondamento, mentre Elizabeth Taylor godeva di buona salute ed aveva una vita impegnata sia negli affari con le sue linee di profumi e gioielli, sia sul fronte umanitario con il suo impegno nella lotta all'AIDS.

Durante gli ultimi anni, secondo diverse fonti, la Taylor si affezionò sempre di più al suo cagnolino, un cucciolo di maltese di nome Sugar, senza il quale non si spostava mai. In un'intervista al magazine W raccontò che era più felice quando era con i mariti Todd e Burton, ma si doveva ora accontentare di Sugar per avere un po' di compagnia. Dopo la morte di Sugar, avvenuta nel giugno 2005, la Taylor nel settembre dello stesso anno adottò un nuovo cane di nome Daisy.

Nel febbraio 2007 festeggiò i 75 anni con un favoloso party a Las Vegas, al quale partecipò anche l'amica Debbie Reynolds.

La morte[modifica | modifica sorgente]

Elizabeth Taylor morì il 23 marzo 2011, all'età di 79 anni al Cedars Sinai Medical Center di West Hollywood. Era da tempo malata di cuore. Nel mese di luglio 2010, infatti, a causa di problemi alle coronarie, era stata costretta a un ricovero in una clinica di Los Angeles[4][5].

Ebraismo, Israele e sionismo[modifica | modifica sorgente]

Nel 1959, all'età di 27 anni, dopo nove mesi di studio, Elizabeth Taylor si convertì dal Cristianesimo scientista all'Ebraismo[6], assumendo il nome ebraico di Elisheba Rachel. Ha affermato che la sua conversione era stata valutata a lungo e non era legata ai suoi matrimoni. Era una seguace della Kabbalah e un membro del Kabbalah Centre[7]. Dopo la sua conversione, Taylor si dedicò al sionismo e a cause legate ad Israele per tutta la vita.[8]

Nel 1959, i suoi acquisti su larga scala di bond israeliani scatenarono il boicottaggio arabo dei suoi film[9]. Nel 1962, le fu impedito di entrare in Egitto per completare le riprese di Cleopatra; il governo egiziano annunciò che a Miss Taylor non sarebbe stato consentito l'ingresso in Egitto, poiché aveva adottato la fede ebraica e supportava le cause israeliane. Nel 1974, la Taylor e Richard Burton valutarono di sposarsi in Israele, ma non poterono perché Burton non era ebreo[10]. Taylor contribuì a raccogliere fondi per organizzazioni come il Jewish National Fund, sostenne il diritto degli ebrei sovietici di emigrare in Israele e cancellò una visita nell'URSS a causa della sua condanna di Israele per la Guerra dei Sei Giorni, firmò una lettera di protesta contro la risoluzione 3379 dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 1975 che equiparava il sionismo al razzismo e si offrì come sostituta per gli ostaggi del gruppo di terroristi palestinesi del dirottamento Entebbe[10].

Eredità di immagine[modifica | modifica sorgente]

Elizabeth Taylor negli anni sessanta

Elizabeth Taylor è stata definita dal biografo William J. Mann la «più grande stella cinematografica di sempre». Bambina prodigio all'età di dodici anni, fu presto lanciata dalla MGM di fronte all'opinione pubblica in una serie di film, oggi considerati grandi "classici". La sua risultante celebrità la rese una vera e propria icona di un'epoca e «creatrice del modello per la celebrità», sempre secondo Mann.

Altri osservatori espressero giudizi simili, come la critica sociale Camille Paglia, che descrive la Taylor come «la più grande attrice nella storia del cinema», anche grazie «al limpido regno di emozione» che riuscì a creare sullo schermo. La Paglia descrive l'effetto che la Taylor faceva in alcuni dei suoi film come «un'elettrica, erotica carica che fa vibrare lo spazio tra il suo volto e lo schermo. Si tratta di un fenomeno extrasensoriale, pagano».

Elizabeth Taylor ha avuto un ruolo chiave nella rivoluzione sessuale degli anni sessanta come immagine disinibita di sensualità. Fu una delle prime attrici di primo livello a posare quasi nuda su Playboy e sempre tra le prime ad apparire senza veli in un film di circuito. In Un posto al sole (1951), girato quando aveva soltanto diciassette anni, la sua sorprendente maturità sorprese la famosa giornalista di Hollywood Hedda Hopper, che scrisse della sua precoce sensualità. Lo storico cinematografico Andrew Sarris descrive le scene d'amore di questo film con Montgomery Clift come «snervanti-sibaritiche-come quando ci si rimpinza di gelato al cioccolato».

Nella vita reale fu considerata «una stella senza arie», nota Mann. La scrittrice Gloria Steinem similmente descrive la Taylor come «una regina del cinema senza ego… esperta in quello che fa, mai malevola nei suoi rapporti lavorativi con le altre attrici». Mike Nichols, che la diresse in Chi ha paura di Virginia Woolf? (1966), disse che tra tutti gli attori con cui lavorò, la Taylor era quella con «l'anima più democratica». Mann aggiunge che era solita trattare gli elettricisti e gli assistenti di scena «allo stesso modo di un Rothschild ad un gala di beneficenza». George Cukor, celebre "regista delle donne", disse alla Taylor che possedeva «la più rara delle virtù: semplice gentilezza».

Il più famoso degli ex-mariti di Elizabeth Taylor, Richard Burton, che lavorò con lei in numerosi film, espresse sempre grande ammirazione per il talento della moglie come attrice. Burton disse: «Penso che sia una delle attrici cinematografiche più sottovalutate che siano mai vissute, e credo sia una delle migliori mai vissute. Al suo meglio è incomparabile».

Premi e onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Dame Elizabeth Taylor ha vinto due Oscar alla migliore attrice. La prima statuetta le venne attribuita per l'interpretazione in Venere in visone (1960) di Daniel Mann, e la seconda per Chi ha paura di Virginia Woolf? (1966) di Mike Nichols, che molti considerano la sua miglior performance. Per la stessa interpretazione riceve un BAFTA quale attrice britannica dell'anno.

La Taylor ha ricevuto dall'Academy of Motion Picture Arts and Sciences anche il Premio umanitario Jean Hersholt nel 1992. L'anno successivo, 1993, ha ricevuto dall'American Film Institute il Life Achievement Award, il premio alla carriera. Nel 2002 ha ricevuto l'onorificenza del Kennedy Center Honors dal "John F. Kennedy Center for the Performing Arts".

Le impronte delle mani e dei piedi di Elizabeth Taylor sono impresse ed immortalate nel pavimento davanti al Grauman's Chinese Theatre, ed ha una stella sulla Hollywood Walk of Fame, al numero 6336 di Hollywood Boulevard a Hollywood, California.

Il 10 novembre 2005 ha ricevuto il Britannia Award for Artistic Excellence in International Entertainment.

Commendatore dell'Ordine delle Arti e delle Lettere - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine delle Arti e delle Lettere
— 1985[11]
Cavaliere della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere della Legion d'Onore
— 1987
Dama di Commenda dell'Ordine dell'Impero Britannico - nastrino per uniforme ordinaria Dama di Commenda dell'Ordine dell'Impero Britannico
— 1999
Presidential Citizen Medal - nastrino per uniforme ordinaria Presidential Citizen Medal
«Per i suoi meriti e l'impegno per fini filantropici»
— 2001

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Doppiatrici italiane[modifica | modifica sorgente]

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Nei media[modifica | modifica sorgente]

Sulla storia della coppia Elizabeth Taylor-Richard Burton sono stati girati due film per la televisione.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Nelle biografie scritte da Donald Spoto e J.Randy Taraborrelli viene posto in evidenza che sarebbe venuta al mondo con una mutazione genetica chiamata "distichiasi" (doppia fila di ciglia), che tuttavia spesso crea disfunzioni cardiache. Altra particolarità: è sempre stata descritta come "la diva dagli occhi viola" ed intervistata a tale proposito rispose: "I miei occhi sono navy blu, ma hanno delle screziature rosse (vasi sanguigni visibili), quando illuminati dalla giusta luce il mix li fa apparire viola." Celebrità come Angela Lansbury, John Travolta, Robert Wagner, Paul Newman, George Michael, Larry King e Madonna hanno descritto con "viola" o "blu lavanda" il suo inusuale colore degli occhi ed i fotografi Douglas Kirkland e Bruce Weber lo hanno confermato in diverse occasioni.
  • Fu una grande amica di Montgomery Clift fino alla sua morte avvenuta nel 1966[12].
  • Nel 1963 Andy Warhol le dedica un ritratto, che viene realizzato con i suoi classici "Multipli" su fondo rosso, su fondo silver, su fondo giallo e su fondo bianco. L'opera fondo Silver, grande 101,6x101,6 cm, è alla Hufkins Gallery.[13]
  • È apparsa su ben 14 copertine della rivista People, seconda solamente alla Principessa Diana[14].
  • Nel 2001 le viene dedicato un aperitivo: lo spritz taylor[15]. Un omaggio del poeta e artista interdisciplinare Norman Zoia in occasione del viaggio di Liz a Venezia e di un sogno jesolano che l'ha voluta celebrare.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ È morta Elizabeth Taylor, l'ultima diva di Hollywood. 8 mariti, 1 amore
  2. ^ Elizabeth Taylor, addio ultima diva
  3. ^ Elizabeth Taylor Biography (1932-)
  4. ^ È morta Elizabeth Taylor, addio all'utima grande diva
  5. ^ La scheda di Elizabeth Taylor. Biografia e filmografia - Trovacinema
  6. ^ Benjamin Ivry, A Jew by Choice: Elizabeth Taylor, 1932-2011 in The Forward, 23 marzo 2011. URL consultato il 25 marzo 2011.
  7. ^ Jessica Ravitz, Exploring Elizabeth Taylor's Jewish conversion, CNN, 24 marzo 2011. URL consultato il 25 marzo 2011.
  8. ^ A Jew by Choice: Elizabeth Taylor, 1932-2011
  9. ^ Burstein, Nathan, Elizabeth Taylor and Israel, a lasting love, Washington Post, 25 marzo 2011. URL consultato il 26 marzo 2011.
  10. ^ a b "JTA Archive", March 23, 2011
  11. ^ Vidéo Ina - Liz TAYLOR décorée par Jack LANG, vidéo Liz TAYLOR décorée par Jack LANG, vidéo Art et Culture Cinéma - Archives vidéos Art et Culture Cinéma : Ina.fr
  12. ^ Montgomery Clift: A Biography, di Patricia Bosworth
  13. ^ "AndyWarhol Portraits" - Ed. Phaidon
  14. ^ Elizabeth Taylor Trivia and Quotes
  15. ^ Spritz Taylor, un'idea di Zoia per omaggiare Liz, la diva dai mitici occhi viola che il 31 prossimo è madrina a Venezia nel contesto della raccolta fondi per la lotta all'Aids, [..] un aperitivo speciale a base di chardonnay con aggiunta di Amaro Speziale, curaçao e due mirtilli al posto della solita fettina d'arancia.- La Tribuna di Treviso, Sandro Bolognini, 19 agosto 2001, pag. 24.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Oscar alla migliore attrice Successore
Simone Signoret
per La strada dei quartieri alti
1961
per Venere in visone
Sophia Loren
per La ciociara
Predecessore Oscar alla migliore attrice Successore
Julie Christie
per Darling
1966
per Chi ha paura di Virginia Woolf
Katharine Hepburn
per Indovina chi viene a cena?

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