Anna dei mille giorni

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Anna dei mille giorni
Anna dei mille giorni.png
Richard Burton e Geneviève Bujold in una scena del film
Titolo originale Anne of the Thousand Days
Paese di produzione Gran Bretagna
Anno 1969
Durata 145 min
Colore Colore
Audio sonoro
Genere storico
Regia Charles Jarrott
Soggetto Maxwell Anderson
Sceneggiatura Bridget Boland, John Hale e Richard Sokolove
Produttore Hal B. Wallis
Casa di produzione Hal Wallis Productions
Fotografia Arthur Ibbetson
Montaggio Richard Marden
Musiche Georges Delerue
Scenografia Maurice Carter
Costumi Margaret Furse
Interpreti e personaggi

Anna dei mille giorni è un film del 1969, diretto dal regista Charles Jarrott.

Nonostante le numerose recensioni ampiamente negative[1] e una recensione mista, ma lodevole, del New York Times[2], il film ricevette dieci nomination agli Oscar e ne vinse uno per i migliori costumi.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

(nota: i dialoghi, in corsivo, sono quelli dell'edizione con doppiaggio in italiano - la grafia a volte italiana ed a volte inglese dei nomi segue la loro pronuncia nella versione italiana)

Il film inizia nel 1527 quando Enrico VIII rivela pubblicamente la sua insoddisfazione per la sua sposa, Caterina di Aragona. Ha da tempo intrecciato una relazione extraconiugale con Mary Boleyn, la figlia di uno dei suoi cortigiani, ma ormai si è stancato di lei. Ad un ballo di corte, egli nota la sorella diciottenne di Maria, Anna, che ha da poco fatto ritorno dalla Francia. Lei è promessa a Henry Percy figlio del Conte di Northumberland e la coppia vuole ottenere per intercessione del Lord Cancelliere, Cardinale Wolsey il permesso di sposarsi. Il Re, tuttavia, viene rapito dalla bellezza di Anna e ordina a Wolsey di sciogliere il fidanzamento.

Quando la notizia della sua decisione è portata ad Anna, la reazione di quest'ultima è furiosa. Costei accusa infatti il Cardinale ed il Re di aver rovinato la sua felicità. Non appena Enrico fa il suo primo timido tentativo per sedurla, ella gli comunica senza mezze misure la pessima opinione che nutre nei suoi confronti: " Siete bizzoso, vendicativo e spietato. La vostre poesie sono insulse e la vostra musica anche peggio. Fate l'amore come mangiate — facendo un gran chiasso e senza eleganza." Enrico la riporta con lui a corte, nonostante lei continui a resistere alle sue avances fuori misura, per ripugnanza verso Enrico e per la rabbia costante per il suo fidanzamento spezzato. Tuttavia è intossicata dal potere che l'amore del re le ha dato. "Il potere è eccitante quanto l'amore, ho scoperto" dice al fratello, "e chi ne possiede di più è il nostro re."

Usando questo potere, lei tenta continuamente di minare l'influenza del Cardinale Wolsey - che all'inizio vedeva Anna come uno dei tanti amori passeggeri del re - e riesce con un abile sotterfugio a farsi regalare il castello di Hampton Court a Londra. Quando Enrico preme ancora Anna perché diventi la sua amante, lei ripete che non farà mai nascere un bambino illegittimo. Disperando di avere un figlio, Enrico improvvisamente si alza con l'idea di sposare Anna al posto di Caterina. Anna è sbalordita, ma acconsente. Wolsey supplica il re di abbandonare l'idea a causa delle conseguenze politiche del divorziare da Caterina. Enrico rifiuta di ascoltare.

Quando Wolsey fallisce nel tentativo di persuadere il Papa a concedere il divorzio ad Enrico, Anna fa notare questo fallimento al re ormai furioso verso il cardinale, che viene sollevato dalla sua carica. Anna prende possesso del palazzo di Hampton Court e, nello splendore del castello, Anna si rende conto di essersi alla fine innamorata di Enrico. Dormono insieme e, dopo aver scoperto che lei è incinta, si sposano segretamente. Ad Anna è offerta una splendida incoronazione, ma il popolo inveisce disgustato contro di lei come "la puttana del re" mentre lungo il percorso del corteo reale alcuni sudditi addirittura acclamano Caterina, considerandola ancora la vera regina.

Mesi dopo, Anna dà alla luce una figlia — la principessa Elisabetta. Enrico, che sperava ardentemente in un figlio maschio, è contrariato dalla notizia e le loro relazioni iniziano a raffreddarsi. Le sue attenzioni si rivolgono presto a Lady Jane Seymour, una delle damigelle di Anna. Quando scopre questa relazione, Anna bandisce Jane dalla corte. "Quella ha il viso di una pecora smorfiosa" esplode con Enrico " ed anche il modo di fare, ma non la stessa modestia. Io non la voglio più vicino a me."

Dopo una discussione riguardo alle obiezioni di Sir Thomas Cromwell al potere regale di Anna, lei rifiuta di dormire con suo marito finché Sir Thomas More e tutti coloro che si opponevano all'idea di Elisabetta quale erede al trono non fossero stato messi a morte. "Io ne firmerei diecimila (di condanne a morte) piuttosto che diseredare il mio sangue! O sarà così o avrai il mio sangue e quello di Elisabetta!" urla istericamente. More è messo a morte ma la gravidanza in corso di Anna finisce con un maschio nato morto.

Henry ordina che il suo nuovo ministro, Thomas Cromwell, trovi il modo di sbarazzarlo di Anna. Cromwell tortura il musicista (di Anna) nella sua casa per fargli confessare di aver commesso adulterio con la regina, quindi arresta altri quattro cortigiani che sono ugualmente accusati di essere amanti di Anna. Anna è condotta alla Torre e messa in stato di arresto. Quando le viene detto che è stata accusata di adulterio, lei ride. "E io che ho creduto che dicessi sul serio!" dice, prima di venire avvertita (da suo zio, esecutore materiale dell'arresto) che questa accusa è mortalmente seria. Quando vede suo fratello essere portato alla Torre, Anna chiede perché è stato arrestato. "Accusato anche lui d'essere stato un tuo amante... " mormora il suo imbarazzato zio. La faccia di Anna impallidisce dall'orrore prima che lei dica con un fil di voce "Incesto... O Dio aiutami, il Re è impazzito! Io sono perduta."

Al processo, Anna chiede di interrogare ella stessa Mark Smeaton, il musicista torturato che finalmente ammette che le sue accuse contro Anna erano menzogne. Enrico fa un'apparizione in tribunale prima di visitare Anna, nella sua camera alla Torre quella stessa notte. Egli le offre la libertà se lei accetterà di far annullare il loro matrimonio e dichiarare Elisabetta illegittima. Anna rifiuta dicendo che preferirebbe morire piuttosto che tradire la loro figlia. Enrico la schiaffeggia prima di dirle che la sua disobbedienza significa morte.

Alcuni giorni dopo, Anna è portata al patibolo e decapitata da un boia francese. Enrico si allontana a cavallo per andare a sposare Jane Seymour e l'inquadratura finale del film mostra la sua figlioletta Elisabetta allontanarsi da sola nel giardino mentre ascolta i cannoni tuonare per annunciare la morte di sua madre. Sussurrata, in sottofondo, si ode la voce di Anna che dall'oltretomba profetizza " La mia Elisabetta sarà una regina più grande di tutti i tuoi re ... la sua Inghilterra sarà più grande di quella che tu avresti mai creato! La mia Elisabetta sarà la prima Regina ed il mio sangue non sarà stato versato invano... "

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Inesattezze storiche[modifica | modifica wikitesto]

  • Anne Boleyn potrebbe non aver avuto realmente 18 anni nel 1527. La sua vera data di nascita non è nota con certezza, anche se si ipotizza - sulla base di prove indirette quali lettere e documenti - che sia nata verso la fine dell'estate del 1507 (per cui nel 1527 avrebbe avuto 19 o 20 anni).
  • Un'altra inesattezza è il modo e la collocazione temporale del dono di Hampton Court ad Anna. Nel film Anna lo ottiene con un sottile sotterfugio ai danni del Cardinale Wolsey e prima della caduta del medesimo, mentre nella realtà storica è il Cardinale Wolsey stesso a regalarlo al re nella speranza di ingraziarselo dopo aver fallito nel tentativo di ottenere dal Papa il divorzio per il sovrano.
  • Non c'è prova che suggerisca il fallimento del matrimonio quale conseguenza immediata della nascita di Elisabetta, nel settembre 1533. L'idea di sostituire Anna con una moglie che potesse dargli un figlio maschio sembra nascere in Enrico VIII dopo l'aborto di Anna nell'estate del 1534. Ma Anna può aver avuto più di quattro gravidanze, nei tre anni di matrimonio, che non sembra avessero pregiudicato la sua capacità di procreare, fino all'aborto di un figlio maschio nel 1536.
  • Nel film la principessa Maria (figlia di Enrico e Caterina) è al capezzale della madre morente, ma in realtà Enrico le separò pochi mesi dopo l'aver allontanato Caterina dalla corte e non permise mai che si rivedessero.
  • Il matrimonio di Anna con Enrico VIII fu annullato, ma nessuno le offrì mai salva la vita in cambio del suo consenso all'annullamento. L'atteggiamento più saggio da parte di Anna, per salvaguardare la sicurezza di Elisabetta, sarebbe stato l'accettare le richieste di Enrico, ma non si sa se lei abbia realmente acconsentito o se i suoi nemici lo avessero semplicemente affermato.
  • Enrico non intervenne mai al processo contro Anna, né a lei fu data mai l'opportunità di invocare testimoni a sua difesa (si dice, ma non è certo, che abbia solo potuto interrogare in udienza Mark Smeaton). Enrico e Anna non si videro mai nella cella della Torre di Londra dove lei era rinchiusa: nella realtà si incontrarono per l'ultima volta ad una giostra, il giorno prima che lei fosse arrestata.
  • Si è a lungo discusso se uno o entrambi i figli di Mary Boleyn fossero figli di Enrico VIII. Alcuni scrittori, come Alison Weir, danno per certo che Henry Carey (il figlio maschio di Mary) fosse figlio del re[3]. Altri scrittori, come il Dr. G.W. Bernard (autore of The King's Reformation) e Joanna Denny (autrice di Anne Boleyn: A New Life of England's Tragic Queen e di Katherine Howard: A Tudor Conspiracy) lo danno come possibile ma non certo. Nel film si parla di una figlia, per bocca di Anna, ma successivamente il re parla di un figlio.
  • Nella scena della decapitazione, Anna Bolena si gira di scatto verso il boia francese il quale, ad un certo punto, esclama: “Mon Dieu non deve guardarmi, voltatela!”. In realtà il boia aveva nascosto la spada tra la paglia sparsa sulle tavole di legno del patibolo e il suo gesto era spiegabile con l'intenzione di cogliere di sorpresa la condannata ed evitarle il prolungamento dell'angoscia per l'attesa, così come eventuali movimenti repentini. Inoltre, per impedire ad Anna di voltare istintivamente indietro la testa al momento della decapitazione, come erroneamente descritto nel film, il boia gridò alla folla antistante il patibolo "Portatemi la spada", in modo che Anna d'impulso volgesse lo sguardo avanti, tenendo il collo dritto. In quell'esatto istante il boia calò la spada sul suo collo, staccandole la testa in un colpo solo.[4][5]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Home video[modifica | modifica wikitesto]

In Italia il film non è mai stato distribuito su alcun tipo di supporto a differenza del resto del mondo dove, comunque, nelle varie edizioni era sempre mancante la traccia audio in lingua italiana. Solo il 3 ottobre 2013 è stato pubblicato in DVD, una versione con audio tecnicamente abbastanza impreciso e con alcune parti di dialogo mancanti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Anna dei mille giorni" sembra essere stato girato per una sola persona: la Regina d'Inghilterra. Time Magazine
  2. ^ Anne of the Thousand Days (1969) - Movie Review, «The New York Times», 21 gennaio 1970. URL consultato il 13 febbraio 2011.
  3. ^ Weir, Henry VIII: The King and His Court, p.216.
  4. ^ Antonia Fraser, Le sei mogli di Enrico VIII, Mondadori, 1997
  5. ^ Christopher Hibbert, Tower Of London: A History of England From the Norman Conquest, 1971.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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